La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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L’ISTERISMO DI ALLCHRISTIAN

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UNA CONFERENZA ALLA CARLONA NELL’HOTEL CARLTON

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“Alessandro (fa gli) Gnocchi”

 

All’Hotel Carlton di Rimini, dal 28 al 30 ottobre 2016 si è svolto il 24° Convegno di Studi “Cattolici” organizzati dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X in collaborazione con la Rivista Tradizione Cattolica.

Con il magnanime gesto di Papa Francesco di estendere dopo l’Anno della Misericordia ai sacerdoti lefebvriani l’ascolto delle confessioni dei fedeli cattolici, credevamo che l’incontro di Rimini potesse stavolta significare una certa riconoscenza verso il pontefice regnante e un passo in avanti nella ricerca di una piena comunione con Roma.

Ci eravamo illusi fino a quando il cinquantasettenne pubblicista Alessandro Gnocchi ha preso la parola sul tema: “Caritatevoli soprusi: Dell’oscuramento dell’ordine divino alla violenza di una misericordia secolarizzata”.

Eterodossia, mondanità spirituale, paranoia, pseudomessianicità potrebbe essere il titolo che il tema merita per la forma e per il contenuto. Sembra nella prima parte un ossimoro illogico e nella seconda parte un’eresia materiale.

Il “conferenziere” del paese degli Orobi anche se non è titolato a sviluppare teologicamente un discorso sulla misericordia, dovrebbe almeno conoscere bene la misericordia di Papa Francesco.

Nel novembre del 2013 il suo amico Mario Palmaro, con il quale ha condiviso la stesura di alcuni libri “accademici” (… le vecchie zie,  … la bella addormentata, … antijuventino e … sopravvivenza interisti...) fu raggiunto da una telefonata personale di Papa Francesco che lo volle confortare nel decorso della sua malattia terminale.

Il gesto commosse l’interessato e colpì specialmente per il fatto che poco tempo prima sia Mario Palmaro che proprio Alessandro Gnocchi, avevano pubblicato per “Il Foglio” di Giuliano Ferrara l’articolo sarcastico “Questo Papa mi piace troppo” in piena polemica con l’incipiente pontificato. I due erano stati anche allontanati per questo da Radio Maria, nella quale avevano uno spazio fisso di collaborazione.

L’intervento di Alessandro Gnocchi al convegno di Rimini è fruibile sul canale youtube “Pascendi Domini Regis”  il cui archivio sembra espressione di un cristianesimo fondamentalista in direzione filolefevbriana.

Nel suo “caritatevole sopruso” lo Gnocchi cita la domanda dell’amico Luigi Girlanda che chiede: “E’ vero che l’idea della conquista appartiene all’ Islam ma si può intendere conquista anche quando Gesù manda i suoi discepoli nel mondo?”

Rivolgendosi alla platea del Carlon, in una sorta di indovinello a risposta multipla, lo Gnocchi chiede ex abrupto: “Chi afferma questa idea?

A ) Il Mago di Milano?

B ) Alessandro Cecchi Paone?

C ) Emma Bonino?

D ) Il Vescovo di Roma?”

E’ molto compiaciuto nel sentire come risposta di una pubblico divertito: “Bergoglio!”

 

Per onestà intellettuale (nostra) riportiamo integralmente quanto il Papa dichiarò nel maggio del 2016 al corrispondente del giornale francese “La Croix”: «Oggi io non credo che ci sia paura dell’islam ma dell’Isis e della sua guerra di conquista che è in parte tratta dall’islam. È vero che l’idea della conquista appartiene allo spirito dell’islam. Ma si potrebbe interpretare secondo la stessa idea di conquista la fine del Vangelo di Matteo, quando Gesù invia i suoi discepoli a tutte le nazioni. Di fronte al terrorismo islamico, sarebbe meglio interrogarci sul modo in cui un modello troppo occidentale di democrazia è stato esportato in paesi come l’Iraq, dove un governo forte esisteva in precedenza. Oppure, in Libia, dove esiste una struttura tribale. Non possiamo andare avanti senza prendere in considerazione queste culture. Come ha detto di recente un libico: “Eravamo abituati ad avere un Gheddafi, ora ne abbiamo cinquanta.” La coesistenza tra cristiani e musulmani è ancora possibile. Io provengo da un paese dove coabitano bene».

Fraternità Sacerdotale San Pio X logo

Conquistata la simpatia della platea del Carlon, secondo lo schema “amicus meus, inimicus inimici mei”,  lo Gnocchi parla della sua partecipazione a un corso di aggiornamento di giornalisti a Mestre al quale è andato suo malgrado poiché non ama partecipare a quelli che trattano di gender o di immigrazione; avendo il dono mistico della scienza infusa ed essendo leghista lui non ha bisogno né dell’uno, né dell’altro.

Con rammarico fa presente che a quel corso un anziano giornalista ha osato parlare per tre quarti d’ora di Papa Francesco, cosa che lo ha reso paonazzo dalla rabbia poiché per lo Gnocco il Papa – che chiama semplicemente “Bergoglio” –  andrebbe solo criticato e messo alla gogna pubblica.

Lo Gnocchi cita poi l’affermazione di Papa Francesco rivolta ai giornalisti: “Si deve cercare la verità sennò si schiacciano le persone…” e continua di più bella dicendo: “Bergoglio parla di sé stesso! E’ il tema della nostra giornata!”

Caspita!

Poiché non si capisce bene dove voglia atterrare con i primi cinque minuti del suo discorso, lo Gnocchi tira fuori “il caso scuola”, quello di cui “tutta la cronaca ne parla”  – lo dice lui –  e cioè i Francescani dell’Immacolata (sic)!

Lo Gnocchi cita due documenti: quello del decreto di commissariamento della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata sul commissariamento dei Frati e la lettera con la quale Padre Fidenzio Volpi si presentava all’Ordine dei Francescani dell’Immacolata.

Lo Gnocchi considera scandalosa la richiesta della Santa Sede di rimborso spese e l’onorario di servizio al Commissario ed eventuali collaboratori a carico dei Francescani dell’Immacolata.

“Nel regime sovietico e comunista – dice – i familiari pagavano le pallottole dei condannati”.

Lo Gnocchi sembra indignato e forse vorrebbe dire che nel regime capitalista i guai di casa propria sono gli altri a pagarli, proprio così come accade nel welfare statunitense…

Come se fosse un dirigente in un ufficio pubblico, lo Gnocchi si chiede addirittura come sia possibile che un numero di protocollo di un Dicastero vaticano sul decreto di commissariamento emesso nel 2013, porti la cifra 2012.

E’ sicuro che quel numero sia la datazione dell’annata?

Secondo lui è stato scritto un anno prima, addirittura prima del ricorso dei frati e della visita canonica…

Senza dare scampo a nessuno, come gli estremisti alla strage del Bataclan parigino, lo Gnocchi innesta un nuovo caricatore per le sue sparate e prosegue ironizzando sulla seguente citazione del defunto Padre Volpi su Papa Francesco: “non è possibile che dei consacrati non sentano con la Chiesa che ci ha generato nel battesimo e trovino l’espressione filiale nella comunione con i pastori e il Papa segno della visibile unità”.

Ecco la lettura di Gnocchi: “E’ una risoluzione delle Brigate Rosse in forma di enciclica!”

Gnocchi, poi, dimenticando il principio cristiano di non parlare male degli assenti, cita Massimo Introvigne definendolo ironicamente “il più grande sociologo degli ultimi cento anni”.

La definizione gli occorre per attaccare il termine “dissidente” che Massimo Introvigne nella sua “ultima esibizione di stampa” – così come dice lo Gnocchi –  attribuisce a coloro che criticano il Papa.

Nel continuare a parlare a braccio lo Gnocco dice: “cerchiamo di capire le ragioni” (? ndr) e cita la lettera di un religioso che riassumeva la situazione che si era instaurata all’interno dell’Ordine (dei Francescani dell’Immacolata ndr).

Secondo lo Gnocchi che cita la lettera del religioso (quale? ndr) la situazione era questa già nel 2013:

 

  • Obbligo di non celebrare la Santa Messa secondo il Vetus Ordo;
  • Divieto del Breviario e dei rituali tridentini “come permesso da Papa Benedetto” (? ndr);
  • Divieto di scrivere al Fondatore;
  • Proibizione di scrivere articoli sulle riviste della Casa Mariana editrice;
  • Proibizione di diffondere le pubblicazioni di Casa Mariana Editrice;
  • Divieto di avere un gruppo di laici che seguivano i Frati;
  • Divieto di avere un proprio Seminario;
  • Divieto di gestire autonomamente l’economia…

 

Su quest’ultimo punto lo Gnocchi dice che questo è un “severo e costante rimprovero del Commissario” e sottolinea che il religioso che fa la lista dei divieti scrive “commissario” con la lettera “C” anziché la “K”, sbagliandosi.

A tale affermazione l’assemblea applaude…

Il religioso scrivano poi dichiara che “secondo voci” (Daniele Murgia nipote di Stefano Manelli e giornalista a TV2000 ndr) il commissario percepisca “a spese nostre” 5.300 euro al mese (nostre di chi? ndr);

c’è poi la chiusura di alcuni conventi;

non si può liberamente usare il cellulare e il computer:

“tutto è controllato da un sofisticato sistema e sarà utilizzato per darlo al commissario”.

A questo punto lo Gnocchi interrompe la lista delle doglianze e dice: “non so se era utilizzato questo sistema, ma i frati hanno estorto confidenze telefoniche registrate e portate al commissario”.

Chiuso l’argomento dei Francescani dell’Immacolata, lo Gnocchi dice che lo stesso problema lo stanno vivendo quelli del “Verbo Incarnato”, istituto argentino “odiato da Bergoglio” che “sta diffondendo l’opera di Cornelio Fabro”.

Dopo questa sgaloppata mentale lo Gnocchi dice: “E’ tutto il problema della Messa col Rito Tradizionale (sic). “Quando morì mio padre – scrive – io volevo fargli celebrare il funerale tridentino, ma il parroco disse: ‘ se sei ortodosso o protestante per ecumenismo te lo potrei fare, ma se sei cattolico non lo posso fare’…”.

Tronca così il discorso e senza raccordo logico continua lo Gnocchi dicendo: “E’ la distruzione della ragione e dell’essere uomini! E’ la traduzione tipica della rivoluzione giacobina e dei paesi comunisti, l’odio per il proprio popolo. E’ ciò che accade nella Chiesa contro il popolo di Dio (sic). E’ la distruzione di ciò che c’è nei confini. Si parla del male solo per la Germania nazista, ma l’odio per il popolo è dei comunisti!”

Per altri cinquanta minuti la “conferenza” scientifica dello Gnocchio continua con questo tenore tra qualche sbadiglio e visione del cellulare del popolo che si rianima solo agli insulti per “Bergoglio”…

 

Ho atteso qualche giorno prima di rispondere a questa provocazione che offende i sentimenti dei cattolici per il rispetto dovuto alla persona del Pontefice felicemente regnante, di servitori della Chiesa come Padre Fidenzio Volpi e di onesti cittadini e studiosi come Massimo Introvigne.

Ho fatto alcune ricerche su internet, ho incontrato e telefonato a qualche frate ed ex suora e sono arrivato alle seguenti conclusioni:

  • La celebrazione secondo il Vetus Ordo non è stata mai proibita, ma si trattava di regolamentarla visti gli abusi. I seminaristi assistevano solo al cosiddetto rito tridentino perché il Manelli diceva che solo questa Messa era oro, mentre quella di Paolo VI era argento: valida ma non lecita! (sic);
  • Benedetto XVI non ha mai autorizzato ad hoc l’uso del breviario tridentino, ma nel motu proprio Summorum Pontificum ne sdoganava l’uso e faceva riferimento a quegli istituti che normalmente ne facevano uso o che conservavano quei libri liturgici: non era il caso dei Francescani dell’Immacolata. Mi hanno riferito, inoltre, che in ogni convento c’erano due cappelle: una per i frati dotti che recitavano il Breviario in latino e un’altra per i frati “ignoranti” che recitavano il breviario in italiano. A qualcuno, l’esperto liturgista padre Stefano Manelli disse addirittura: “se non sei sacerdote, ti basti la recita dei Pater Noster…;
  • Risulta con evidenza che non solo non era vero che Padre Stefano non poteva ricevere i Frati, ma si permetteva di ricevere anche Suore e laici liberamente, continuando a fare vestizioni e ricevere i voti; qualcuno dice addirittura che nei pressi di Cassino faceva la prova di verginità alle aspiranti religiose;
  • Scrivere articoli è regolato per i chierici dal Diritto Canonico e rileva dall’autorizzazione dell’Ordinario. Nella fattispecie la Casa Mariana editrice che apparteneva a tutti gli effetti all’Istituto, venne sottratta ai Frati e affidata a un certo Claudio Circelli. Non si capisce quindi perché i Frati dovessero scrivere per un tale che aveva sottratto loro un’opera. Tale editrice ci è stato riferito che è sotto inchiesta giudiziaria per non chiari passaggi finanziari e inadempienze fiscali: come dichiarò l’avvocato Sarno in televisione, su un fatturato di ventiquattromila euro c’erano entrate annuali per novecentomila euro e altrettante uscite senza una identificata provenienza e destinazione. Sembra inoltre che il Signor Claudio Circelli avesse una figlia suora francescana dell’Immacolata la quale ha poi abbandonato la vita religiosa e forse sposato un ex frate… Non siamo sicuri se sia proprio lei o si tratti di un altro caso analogo nell’ambito dei sodali del Manelli nell’operazione ai danni ai beni e alle opere dell’Istituto di Diritto Pontificio;
  • E’ accertato che non è vero che il commissario proibì al gruppo di laici che seguivano la spiritualità dei Frati di continuare gli incontri. Da più di una testimonianza formalizzata nelle opportune sedi canoniche e giudiziarie, un certo Pio Manelli, il fratello più piccolo di Padre Stefano Manelli, si rese attivista di una campagna divisoria all’interno del gruppo dei laici. Pio Manelli era stato nominato da padre Stefano Manelli maestro dei laici terziari. Aveva creato come un certo Claudio Nalin condannato e poi assolto solo in appello al Tribunale di Bolzano per violenza sui figli, una associazione parallela ai frati. In buona sostanza c’erano i laici che si reputavano fedeli al Fondatore e quelli che invece obbedivano al Papa, alla Chiesa, crudele e nemica di un “santo” come Padre Manelli, novello San Francesco e Padre Pio del secolo XXI.
  • “La chiusura del Seminario interno è stata una delle più grandi grazie dell’Istituto” mi ha confidato un seminarista che frequenta una Pontifica Università. Padre Settimio Manelli, il nipote di Padre Stefano Manelli era il papa e l’imperatore dei futuri sacerdoti dell’Istituto che governandoli in modo monocratico secondo le disposizioni del Fondatore – zio aveva fatto di loro degli zingari che si esibivano nel servizio liturgico in tridentino. Mi hanno assicurato anche che in quel seminario era addirittura messo sotto censura l’Osservatore Romano! Un modello di rettore.
  • Se il Manelli fece fare piazza pulita di tutti i beni e le opere dopo un mese dal commissariamento, non si capisce cosa non potesse più gestire autonomamente. Qualora fossero rimasti dei beni e delle opere, un superiore generale ne è forse il padrone-proprietario?
  • Vero che sono state chiuse diverse case. I frati non ne potevano più di stare in due o tre nei conventi solo perché Padre Manelli mettesse sul mappamondo o le cartine d’Europa delle bandierine imperialiste per dire: siamo anche qui!
  • Non si capisce come non si potesse usare liberamente computer e cellulare se erano strumenti interdetti ai Frati dal Manelli stesso. Un fraticello mi ha detto che Padre Manelli proibì addirittura con una lettera circolare l’uso dei pen disc! Risibile la bufala di spionaggio con “un sofisticato sistema”. Questo non è tecnicamente possibile per un privato;
  • Non risultano “estorsioni” di colloqui telefonici. Ho accertato che alcuni frati fedelissimi al Manelli facessero invece i centralinisti per cercare di far passare dei religiosi fedeli alla Chiesa e al Commissario, dalla parte del Manelli. Questo mi è stato riferito addirittura da un officiale della Congregazione per la Vita Consacrata.

 

In definitiva sono rimasto disgustato da Alessandro Gnocchi.

Non si comporta da figlio della Chiesa e offende i sentimenti più sacri dei cattolici per come tratta il Papa.

Non rende servizio alla verità che cristallizza solo negli eventi polemici della prima fase del commissariamento rivelando una sua diretta implicazione.

Mi è stato detto che s’incontrasse a Roma con un certo Padre Alessandro Apollonio, ex Procuratore Generale che non saprei dire dove sta adesso. Alcuni laici di Cassino lo ricordano e rimasero male quando fu mandato via da Padre Manelli. Era infatti rettore dei seminaristi, ma Padre Stefano Manelli volle concentrare tutti i formandi del mondo in Italia nelle mani del nipote. Un frate nigeriano che sta a Roma mi ha detto che era molto offensivo verso gli africani.

Sarebbe il caso di dire che la formazione del nipote del Padre Stefano Manelli fosse fatta con i piedi poiché giocava e faceva giocare sempre a calcio: calcium et circens.

Padre Apollonio, prima che uscisse di scena stava a Roma e qualcuno mi ha detto che cercò di riscattarsi presso Padre Manelli facendo l’attivista a suo favore.

Sono dinamiche raccapriccianti che fanno riflettere.

L’Istituto era scaduto nel tradizionalismo estremo alla mercé del cardinale Burke e sodali contro Papa Francesco.

Fingendosi vittime il Fondatore e sodali misero in moto una campagna diffamatoria contro il Commissario Padre Fidenzio Volpi ostacolando il suo governo ed esasperandolo fino alla morte.

Che Alessandro Gnocchi non sia una grande mente ci può stare; non tutti sono chiamati ad essere geni e benefattori dell’umanità.

Che non mostri nemmeno rispetto per una persona defunta, questo però è inaccettabile.

Se incrociassi uomini di questo genere riterrei che la mia saliva è troppo preziosa per essere sprecata nello sputargli in faccia.

 

 

IL LUPO E LE VITTIME

LUPO

Quando Padre Stefano Manelli scelse l’austero convento di Frigento in Irpinia per iniziare un’esperienza di rivalsa sui Conventuali, non poteva immaginare che il suo personaggio sarebbe stato associato un giorno all’animale che da’ il nome a quell’area geografica della Campania: il lupo.

Irpinia infatti deriva da hirpus che nella lingua osca significa lupo.

La regione fu interessata nel 1980 da un terribile terremoto che provocò distruzioni e migliaia di vittime.

Il “terremoto” Manelli ha prodotto forse distruzioni e rovine sulle anime più di quanto non lo abbia fatto il sisma sulle case.

Il nome di Frigento è oggi associato a storie di sesso, sangue e soldi.

Un comitato civico vorrebbe chiedere i danni materiali e morali al Padre Manelli.

Eppure in paese qualche casa malandata si stava vendendo a qualche napoletano che la comprava per stare “vicino” al suo padre spirituale Stefano Manelli: un vero affare!

Si voleva riqualificare un’area depressa e rurale e padre Manelli, da buon profeta del commercio religioso, pensò di comprare un albergo.

“Qui diventerà una seconda San Giovanni Rotondo” venne detto all’allora sindaco del paesino di montagna che accordò tanti permessi e licenze ai fraticelli, compresa quella della tomba dei coniugi Manelli nella cripta del santuario nella quale si aggiunsero presto i corpi di qualche frate e qualche suora vittime del sistema e soprattutto di qualche gentil signora in cambio di una firmetta sul testamento olografo: “Se mi dai tutto – diceva Padre Manelli –  ti seppelliamo nella cripta del santuario. Vedrai quante preghiere e Messe per la tua anima!”

Oggi il Manelli cerca disperato di farsi scrivere su un disperato blog http://www.allchristian.it/dinamico.asp?idsez=11&idssez=12

alcune testimonianze, temendo la sicura compromissione del suo processo di canonizzazione, al quale ci teneva tanto fino a mettere da parte i soldini per la causa alla Congregazione dei Santi, così come qualche zelante pensionato mette da parte i soldini per il suo funerale e il loculo cimiteriale (per chi non può permettersi un posto esclusivo nella cripta di un santuario).

Da questo stesso blog al quale mi rivolgo, La verità sul commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, scopro che la proprietà del blog che fornisce tali testimonianze pro Manelli è di proprietà di un certo Claudio Circelli di Napoli. link

whoisallchristianIT

Ho interrogato qualche frate e qualche suora su questo Claudio Circelli e ho scoperto che è ben conosciuto da essi.

E’ colui al quale il Padre Manelli ha affidato durante il commissariamento la Casa Mariana Editrice confermando come da Fondatore considerasse beni e opere dell’Istituto come sua proprietà personale.

Il danno non è tuttavia molto grave poiché l’editrice è in fallimento: sempre gli stessi libri da decenni, mancanza di nuove idee e di progetti, assenza di vere collane, estemporanei plagi a firma di Stefano Manelli, così come si evince dal catalogo e così come mi è stato fatto rilevare da chi ne sa qualcosa in più.

Durante il governo commissariale, inoltre, sembra che si sia usata l’editrice per un’amministrazione parallela all’Istituto sotto la regia – dicono – di una tale suor Consiglia De Luca. Si parla di novecentomila euro in un anno con una dichiarazione ai fini fiscali di ventiquattromila.

Mi hanno detto che il sig. Circelli ha anche una figlia suora. Nel convento degli orrori?

Questo allora giustifica un certo linguaggio e una certa battaglia… personale a favore del Fondatore.

Le Suore Francescane dell’Immacolata, infatti, hanno un occhio di riguardo sulle figlie dei ricchi e sulle figlie degli attivisti.

In questo caso i loro genitori hanno la possibilità di vederle un po’ più spesso nel “convento degli orrori” e di stemperare una  vita frustrata.

MarcelloEP.Manelli

Arrivano lettere alla Santa Sede che sembrano come scritte da uno stesso pugno e dalle solite stesse persone che generano ilarità (risate) nelle autorità preposte al discernimento:

“Padre Stefano è una brava persona, non mi ha mai palpeggiata, mai guardata negli occhi, mai chiesto soldi, ville, macchine…”.

Solo grazie alla “mediocri-crazia”, cioè alla scelta in posti chiave dei manovrabili mediocri dal burattinaio Manelli, per una prima volta nella loro vita, ormai cinquantenni, delle persone qualunque si sono sentite importanti e hanno creduto di fare almeno un’opera buona nella loro vita: difendere un santo, anzi un santone: Stefano Manelli!

Non tutte le ciambelle però riescono col buco.

Più di qualcuna delle vittime inizia a parlare e a testimoniare con la stessa dinamica raccontata nel recente libro shock, Giulia e il Lupo.

Il libro ha rivelato molte affinità con la vicenda delle suore usate e abusate e spiega qualche perché dei silenzi prodotti fino a poco tempo fa.

Ecco cosa Giulia (nome fittizio) testimonia sulla sua esperienza con una riflessione di padre Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori, istituita da Papa Francesco per far luce sugli scandali sessuali e la pedofilia dentro alla chiesa.

La prima volta, lei aveva 14 anni. Lui, trenta di più.

“Mi ha fatto sdraiare sul suo grande letto. Io mi ci perdevo, ero magrissima ed esile. Lui aveva modi gentili e paterni. Mi ha invitato a slacciarmi i pantaloni e poi mi ha aiutato a sfilarli, ha fatto lo stesso con le mutandine. Io mi vergognavo, ero tesa e non sapevo come comportarmi…”

 Il “Lupo” è il nome usato da Papa Bergoglio nei suoi discorsi contro i preti pedofili.
La suora della testimonianza, oggi  quarantenne, vive in convento e non aveva mai rivelato le violenze subite dal sacerdote.

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“Il Lupo … aveva ottenuto quello che voleva, mentre io ero inerme”.
Un racconto feroce che la vittima ha trovato la forza di tirar fuori l’anno scorso, a 15 anni di distanza dai fatti, dopo aver ascoltato in Duomo a Milano, l’invito a denunciare gli abusi fatto dal vescovo di Boston O’Malley, chiamato a Milano dall’arcivescovo Angelo Scola perché raccontasse la sua battaglia contro i preti pedofili.

Come tutte le ragazze abusate da adulti, si sentiva “sporca”, incapace di opporsi al “don” dell’oratorio, il suo confessore: “Era la mia guida spirituale. Dovevo fidarmi. Mi aveva chiesto di più, avevo concesso di più. Di fronte a ogni sua richiesta non sapevo dire di no. Subito dopo, mi pentivo. Il Lupo no. Mi trovavo bloccata da quella confusione mortale. Percepivo che qualcosa di me era come morto, perché riusciva a fare di me e con me tutto quello che voleva”. Dopo anni, finalmente, il prete maniaco si allontana. Ma rimane un dolore sordo nella testa della ragazza, la fatica di vivere, la paura di ogni uomo, l’orrore per il proprio corpo. La decisione di prendere i voti, spiegata in mezzo a pagine che documentano il tormento psicologico, la difficoltà di trovare qualcuno disposto ad ascoltarla e a crederle. “Ora si trattava di pronunciare, una volta per tutte, il nome del mio carnefice, rivelare la sua identità. Non lo avevo mai detto, illudendomi così di proteggere me stessa, invece proteggevo lui. Non lo pronunciavo perché mi vergognavo di me stessa”, spiega la suora che, da adulta, ha avuto modo di incontrare ancora altre volte il suo persecutore. “Mi ha detto: ‘Io non ho mai dimenticato. Spero che tu mi abbia perdonato’.

Ho risposto d’impulso: “Certo, tanti anni fa”. E lui: ‘Questo per me è un grande sollievo'”.
Le conclusioni sono chiare: “Ho scoperto che il perdono non c’era mai stato, perché c’era la consapevolezza che non eravamo stati due amanti, bensì vittima e carnefice.

E la nostra relazione era un abuso e una violenza.

Il dossier Manelli, come il libro “Giulia e il Lupo”, mette alla prova le persone che ne vengono a conoscenza.

Chi potrebbe mai credere che succedano queste cose?

Chi vorrebbe confrontarsi con il fatto che un ministro di sacramenti, un pastore delle anime, un proclamatore della buona novella, possa con tanta insidia e perfezione maligna fare del male per tanti anni?

Se dall’esterno è difficile gestire i sentimenti di ripudio, possiamo immaginare quanta più audacia, resilienza e forza interiore siano state necessarie alle vittime che hanno vissuto, che ha vissuto un abuso così grave sulla propria pelle.

“Tutte fandonie” ha ripetuto più volte l’avvocato Enrico Tuccillo, difensore di Padre Manelli; “hanno fallito nella vita serafica” incalza “il Lupo” contro le sue stesse vittime.

Accompagnare certe rivelazioni è un esercizio quasi fisicamente doloroso, e certamente una sfida psicologica e spirituale enorme.

È però necessario — e infine anche salutare — affrontare questa difficile prova: necessario, perché siamo chiamati ad assumerci la nostra responsabilità, a fare giustizia per coloro che hanno sofferto tanta ingiustizia e che sono stati feriti terribilmente; salutare, perché guardare in faccia i nostri peccati e le nostre mancanze nel commettere abusi e nel non fare tutto il possibile per evitarli è doloroso, ma ci apre anche gli occhi sulla nostra vera condizione umana e spirituale e, paradossalmente, ci prepara a ricevere l’effetto della redenzione gratuita che il Signore offre a coloro che si riconoscono peccatori e chiedono sinceramente il perdono.

Questo cammino, veramente cristiano, ci è stato esposto con autorevolezza unica dai Papi. Benedetto XVI ha incontrato vittime di abusi in molti suoi viaggi e ha enunciato la linea guida victims first: le vittime devono essere ascoltate, credute, protette, aiutate.

Papa Francesco approfondisce e amplia il processo di cambiamento che il suo predecessore aveva avviato. Lo ha fatto con un gesto forte e profetico quando ha invitato alcune vittime di violenza sessuale da parte di chierici; li ha invitati a Casa Santa Marta, dove egli vive, a pochi metri dalla basilica di San Pietro, dentro il Vaticano, cioè nel cuore della Chiesa cattolica. Il Papa, che ha dedicato tutta una mattinata ad ascoltare le vittime, rappresenta così un modello per tutti i vescovi e i responsabili nella Chiesa che incontrino una persona che abbia subito una ferita profonda da parte di un chierico. Il Papa si è voluto confrontare con la rabbia, la delusione, la solitudine, il buio, le ferite di cui le vittime gli hanno raccontato. Egli ha ascoltato queste persone molto più a lungo di quanto fosse previsto e i loro racconti lo hanno molto impressionato. In quei momenti tanto preziosi e densi è emerso anche quanto aggiunge alla gravità dell’abuso sessuale il fatto che esso sia commesso da un sacerdote: ciò mette radicalmente in dubbio nelle vittime la capacità di pregare e di credere in un Dio garante e protettore della vita. Nell’incontro con il Santo Padre, per le vittime è cambiato qualcosa di fondamentale: secondo la loro testimonianza, si è aperta una porta che per lungo tempo era rimasta chiusa. Le ansie, il rancore e il dolore stavano diminuendo; dove c’era la notte, era arrivata una luce di speranza: il processo di guarigione, e forse anche di riconciliazione, è possibile. Le biografie delle persone che sono state vittime di abuso sono uniche. Ci sono coloro che soffrono per tutta la vita per le conseguenze psichiche, relazionali e fisiologiche degli abusi subiti. Alcuni commettono suicidio, altri non si fidano più di nessuno e rimangono isolati, altri ancora diventano molto aspri e arrabbiati, mostrando la propria rabbia anche sui media. Ci sono vittime – non sappiamo realmente quante siano – che per «caso», per «fortuna» oppure per Provvidenza trovano le persone giuste nel momento giusto (terapeuti, mariti-mogli, partner, amici, eccetera) e le circostanze propizie.

Questo permette loro di intraprendere un cammino di comprensione e di lutto per il passato, di riorientamento del presente (liberato da questo macigno) e di possibile riconciliazione per un futuro più sereno.

A volte queste persone diventano testimoni della verità evangelica che le stimmate possono essere trasformate in uno spiraglio dal quale scorre la guarigione, che la morte con tutte le sue conseguenze è la via che conduce a una vita nuova. È impressionante incontrare queste persone che diffondono una umanità molto profonda e posseggono una sensibilità per la vita interiore che ovviamente le avvicina al mistero del Figlio di Dio il quale, assumendo tutto ciò che è umano, lo ha redento.

Una storia come quella di Giulia o delle vittime del Manelli ci ricorda che è solo il contatto immediato con la voce, il tremore, lo sguardo nel raccontare la propria verità di quelle donne offuscate elettronicamente nelle commoventi interviste televisive che ci permette di iniziare a intuire quanto profondamente siano state ferite.

Certo non è per nulla facile lasciarsi interpellare e provocare da tanto male e da tanto buio, soprattutto se uno sente di non essere personalmente responsabile per l’accaduto, però in quanto cristiani se seguiamo l’esempio di Gesù — che si piega verso i più deboli, gli ammalati, gli indifesi — siamo chiamati a imitare questo suo esempio.

In principio è una cosa molto semplice ascoltare ed essere presente con empatia e genuina comprensione; questo gesto semplice sembra invece essere molto difficile, per varie ragioni anche comprensibili.

La vergogna, l’insicurezza, l’incredulità giocano un ruolo importante in questo, e sono sentimenti che non possono essere negati. Quando tali sentimenti vengono affrontati si può sperimentare come alla fine questo sforzo non superi ciò che è nelle nostre possibilità; anzi, molte volte ci lascia con una ricchezza, perché siamo stati presenti alla sofferenza di una persona per la quale Gesù Cristo ha sofferto.

Narcisismo predatorio, megalomania, ignoranza pedagogica, avidità infantile, sono emersi come fattori del fallimento di un sistema di governo strutturato  sul modello dittatorial-manelliano.

In attesa del pronunciamento della Magistratura e della Chiesa, rimane la consolazione di aver smascherato uno dei più grandi fariseismi del Terzo Millennio.

Prendiamo esempio da Gesù quando dice «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il Regno dei Cieli».

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CASO MANELLI: TESTIMONIANZA DI UNA LAICA

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Raccogliamo e pubblichiamo la testimonianza di una signora che seguiva il movimento di padre Stefano Manelli.

Guardo oramai quasi ogni sera la TV  nell’imbarazzo della scelta  tra RAI e Mediaset che si contendono gli spettatori attirati dalla vicenda di Padre Stefano Manelli.

E’ triste vedere un uomo già considerato per alcuni santo, essere giudicato da milioni d’italiani un “santone”.

Padre Manelli voleva ricostruire la Chiesa e sta invece diventando il serial killer della sua immagine; si considerava un “riformatore” della vita religiosa e invece sta scoraggiando vocazioni e deturpando la bellezza della vita consacrata.

Vere o false che siano le accuse contro di lui, benché sia convinta che deve aver pur commesso degli errori, lo scandalo c’è ed è pesante, tutto per causa sua.

Il suo accanimento a farsi difendere provoca purtroppo un effetto collaterale disastroso per la Chiesa oltre che per i suoi Istituti e per se stesso; basta leggere i titoloni e gli attributi con i quali viene definito.

Finora, tuttavia, è stato trascurato un aspetto importante della vicenda.

Se frati e suore soffrono per la storia del loro fondatore, tutta la famiglia dei laici che ne seguiva le orme, risente fortemente della situazione di crisi.

Ho infatti simpatizzato per un certo periodo con la MIM, la Missione dell’Immacolata Mediatrice, il gruppo dei laici legato ai Francescani dell’Immacolata.

Ne apprezzavo la spiritualità, la vita di preghiera, il clima di famiglia, anche se notavo a tratti delle zone d’ombra.

Provvidenzialmente non sono mai riuscita a confessarmi da Padre Manelli ma col tempo scoprivo sempre più delle ambiguità nei suoi discorsi e nei suoi atteggiamenti: battute, sguardi, gesti.

Nessuno, tantomeno io, osava mettere in discussione apertamente le presunte qualità del fondatore ostentate e millantate dagli altri, specie dai parenti,  altrimenti ci sarebbe stata l’esclusione dal gruppo.

Qualcuno in Campania parlava di stimmate (invisibili?) di bilocazione, di guarigioni prodigiose, scrutazione dei cuori…

Mai notato nulla di tutto questo, ma all’epoca, dopo miei problemi di famiglia, me ne stavo zitta, non contestavo nulla, non alzavo il ditino perché avevo l’orrore di venire esclusa, messa da parte, isolata.

Oggi agirei diversamente; nelle condizioni di un tempo ero invece emotivamente ricattabile.

Il fondatore lo si vedeva per dei grandi avvenimenti, per il suo compleanno ed onomastico, tra applausi, pianti, poesie, regali, richieste di soldi, buste e bustarelle, concertini, torte e pasticcini e tutto finiva lì.

Sgomitate tra chi doveva parlargli con  dei soliti “raccomandati”  che avevano i “canali privilegiati”  per passare avanti.

Il mio vissuto quotidiano era condiviso fortunatamente più con i suoi frati che mi hanno invece sempre edificato anche se qualcuno aveva ultimamente assunto un atteggiamento arrogante e da fondamentalista.

Vorrei aggiungere che in ogni incontro col fondatore c’era un cordone opprimente di parenti, suoi ottimi promotori insieme a un pugnetto di pie donne napoletane che gli pendevano dalle labbra e ci raccontavano aneddoti sulle grazie ricevute attraverso “l’intercessione di padre Stefano”.

Non ho mai pensato a un atteggiamento settario, truffaldino, ma oggi sento il bisogno di rivedere il mio giudizio, poiché con il senno di poi riconosco che eravamo quasi tutte persone con difficoltà esistenziali o da poco convertite.

In alcune c’era l’eccesso di zelo, il fervore; in altre la paura, lo scrupolo e quindi la ricerca di sicurezze, di conferme che i pronunciamenti di padre Manelli, a modo di oracolo, ci fornivano.

Oggi tanti continuano ad andare ai festini, ma è solo per curiosità, creare confusione, spiare…

Il livello dei suoi seguaci e quello che è ed io ho preferito uscire dalla mischia.
Inutile prendere in giro delle persone o illudere un clan su un consenso che non c’è.
E’ la fine di un’epoca e di un personaggio.
 
Uno degli elementi che “mi ha aperto gli occhi” è stato il “porta a porta” di alcuni familiari di padre Stefano per convincermi a non seguire, anzi attaccare  il commissario appena eletto.

Era la fine dell’estate del 2013.

Abbiamo saputo poi che Padre Volpi è morto, sicuramente per lo stress e le sofferenze inflittegli.

Credo che padre Manelli e chi per lui e con lui, se lo porterà vergognosamente e colpevolmente sulla coscienza fino alla tomba.

Con telefonate incalzanti, incontri, petizioni, lettere da firmare, cattivi discorsi, sono stata sottoposta a un vero e proprio stalking.

Sembrava di dover partecipare a una battaglia per attaccare chissà quale furente nemico.

Ascoltavo critiche contro il Papa, insulti contro il Commissario, disprezzo e odio verso i frati…

Il colpo di grazia mi venne vibrato dalle suore.

Una delusione profondissima quando anche loro iniziarono a parlare a sproposito, tutte allo stesso modo, come se fossero state indottrinate da un insegnamento monotematico.

Dopo aver lasciato il gruppo dei laici legati all’Istituto ho cercato di saperne di più spigolando in rete, chiedendo a frati e suore e raccogliendo testimonianze presso vescovi, preti e religiosi di altri Istituti.

Nelle Marche la situazione non è molto confortante per il padre Manelli.

Ai suoi frati era stato contestato di aver creato nei pressi di Osimo un’isola di tradizionalisti con la creazione persino di una scuola che è stata poi chiusa da quando il superiore aveva preso le distanze dal Fondatore.

Il Cardinale di Ancona confidò a una mia conoscente,  suor Noemi, che il Papa gli disse: “ho tribolato tanto per ottenere da un istituto religioso una casa che serviva per un’altra famiglia religiosa che si trova in grave difficoltà!”

Si riferiva ai Frati Francescani dell’Immacolata!

Ho scoperto, infatti, che la proprietà del loro convento di Roma in via Boccea, era passata sotto il controllo di alcuni laici della MIM e che questi stavano facendo di tutto per mandare via i frati e affidare l’immobile a un nuovo istituto fondato da padre Manelli nelle Filippine.

Non so se ho capito bene e l’informazione è esatta, ma pochi mesi prima dell’estate del 2013 chi disponeva dell’immobile erano dei frati francescani dell’Immacolata.

Cosa è successo dopo?

Sembra che padre Stefano abbia suggerito un’azione truffaldina per cambiare i soci dell’associazione proprietaria, denominataAssociazione del Cuore Immacolato”.

Se prima i soci erano tutti religiosi, dal momento in cui padre Manelli non era più il loro superiore, quei beni sono stati affidati a dei nuovi soci, familiari e amici di padre Manelli, da lui controllabili e che sono gli stessi che vogliono cacciare i frati.

Fu per questo che il papa Francesco in persona ha cercato per l’Istituto una nuova casa in Roma individuandola in un immobile dell’ex APSA nei pressi della stazione Termini abitato però da oltre un secolo da un istituto religioso femminile.

I disagi creati dal Manelli a queste suore sono incalcolabili, così come al Vaticano per l’indennizzo da dare alle religiose che occupano ancora la metà dell’immobile.

Quando leggo su Vatican Insider che Alfonso Rocco (Saviano?) dichiara il caso chiuso, non capisco a cosa si riferisca se non è nemmeno iniziato il processo.

Si confonde il dissequestro confermato in Cassazione della sola associazione Missione del Cuore Immacolato con una sentenza di Cassazione sull’intera vicenda.

Ho saputo, inoltre, che i trenta milioni di euro di beni che erano stati sequestrati si riferiscono soprattutto all’altra Associazione proprietaria dei beni dei Francescani dell’Immacolata e denominata Associazione Missione dell’Immacolata.

Un gioco di scatole cinesi, una confusione voluta che tuttavia non fa perdere il bandolo della matassa e chi guarda i fatti con oggettività.

Tutti i beni, infatti, sono stati sempre nell’effettiva disponibilità di padre Manelli benché nominalmente il proprietario fosse una persona giuridica, un’associazione creata ad hoc e giustificata in nome della povertà comunitaria dei francescani.

Mi sono informata presso un cappuccino di Loreto che mi ha chiaramente spiegato che anche per la loro Provincia i beni non possono essere dati a terzi o ad Associazioni.

I beni dell’Ordine sono indisponibili, come i beni demaniali e si definiscono “beni ecclesiastici”.

Forse Padre Manelli ha voluto evitare da sempre il controllo della Santa Sede per operazioni di vendita e acquisto, sostanziose e spericolate.

L’avvocato Tuccillo, suo difensore, afferma in televisione di non sapere nulla sull’albergo acquistato dall’Istituto a Frigento e denominato “L’Abbazia”.

Il Parroco del paese di Frigento, sia sui giornali che in televisione aveva detto che tale acquisto indignò i frigentani.

Ho conosciuto quella struttura per le quale ci venne chiesto alcuni anni fa, tramite padre Stefano e padre Massimiliano Maffei, un generoso contributo economico.

Ci dicevano che dovevamo lasciare tutto e spogliarci di tutto, specialmente se saremo diventate terziarie.

Ho scoperto solo recentemente che il Terz’Ordine era addirittura una bufala poiché mai è stato riconosciuto dalla Chiesa.

Un’amica terziaria mi ha detto: “Ci facevano studiare, ci esaminavano, ci facevano emettere i voti e ci… mungevano!”

Non sono arrivata nel Terz’Ordine, ma mi chiedo se si possa prendere in giro il prossimo in questo modo.

In televisione, ultimamente, è apparso anche un accompagnatore dell’avvocato Tuccillo, il signor Claudio Circelli.

Costui si dichiara padre di una suora e si fa eco degli 800 genitori di suore che vedono le figlie serene.

Una monaca mi ha riferito che il numero complessivo delle Suore Francescane dell’Immacolata supera di poco le 300 unità e che con l’uscita dall’Istituto di Suor Maria Francesca Perillo e di alcune sue fedelissime portate in Inghilterra per fondare un nuovo Ordine, la cifra si è ulteriormente abbassata.

Il Signor Circelli dichiara che sua figlia è da cinque anni in convento ed è felice.

Credo che cinque anni siano troppo pochi per fare una valutazione vocazionale, tant’è vero che i voti definitivi si fanno molto dopo quel periodo.

Mi è stato riferito, sempre dall’amica terziaria, che questo signore ha avuto in passato un profilo basso e che solo dopo l’entrata in convento della figlia è diventato un attivista fedelissimo a padre Manelli.

Forse era un modo per accreditare la figlia; questo spiega perché la figlia stia bene in un istituto dove si commettono parzialità e dove – a quanto sembra – ci sono “figlie e figliastre”.

Il signor Circelli, inoltre, è il rappresentante legale della Casa Mariana Editrice che come le altre due associazioni si è vista sostituire i religiosi con dei laici.

Tutto sta su internet.

Come e perché ha assunto questo ruolo? E’ stipendiato? Ci sono degli introiti nell’editrice? Chi ci lavora? Solo le suore? Gratuitamente? Per conto di chi?

Io ci vedo solo confusione…

All’opinione pubblica poco interessa il populismo per scagionare padre Manelli il cui avvocato sta ottenendo l’effetto contrario a quanto sperato.

Nel mio gruppo di preghiera ci ha fatto ridere la storiella dell’avvocato che scrive col sangue la lettera d’amore alla sua fidanzatina francese. Credo che non sia vero, ma anche se così fosse, dimostra sicuramente squilibrio.

Mio marito non fece una cosa simile, ma ci siamo amati sempre e da sempre.

Che l’avvocato non sia sincero si scopre anche da altri dettagli delle sue narrazioni.

Le fandonie sono semmai sue.

Non mi risulta, anche dalle interviste televisive, che le suore che accusano padre Manelli siano solo due.

Il problema che non si vuol capire, è che se anche con UNA sola religiosa o ex religiosa il fondatore si è comportato male, il crimine resta.

Che forse un omicida, uno stupratore, un ladro o un truffatore può essere assolto solo che ammazza, stupra, ruba e imbroglia una intera città?

Peccato, per il padre Manelli e per la Chiesa, che le vittime accertate, siano ben più di due…

In televisione, dopo il caso Manelli, appariva padre Fortunato, ex confratello dei Minori Conventuali di padre Manelli che parlava con fierezza del Natale ad Assisi.

Per decenni padre Manelli ha sempre parlato male dei Conventuali dicendo che erano “rilassati” e lui si separò da loro per fondare il nuovo Ordine.

Peccato che oggi i ruoli si rovescino e i Conventuali diano una lezione di responsabilità e aiuto alla Chiesa ben diversa dal fallimento del padre Manelli rimosso, lo ricordiamo, non per raggiunti limiti di età, come nella bugia dice l’avvocato, ma per il fatto che è stato commissariato, così come mi hanno spiegato ad Osimo.

Capisco che ognuno fa il suo mestiere e deve difendere i generosi clienti, ma per le bugie ci è bastato e avanzato p. Manelli; il resto ci disgusta.

Prendete pure informazioni e saprete e capirete…

L’Italia (indignata) s’è desta.

SEQUESTRO O DISSEQUESTRO… NON E’ QUESTO IL PROBLEMA!

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Novità sulla vicenda dei Francescani dell’Immacolata, ma la sostanza rimane la stessa.
Il 1 luglio 2015 viene data la notizia del dissequestro dei beni delle Associazioni Missione dell’Immacolata e Missione del Cuore Immacolato.
Ricorderemo che il Pubblico Ministero prima e il Giudice delle indagini preliminari poi, ne avevano invece disposto il sequestro cautelativo.

La stampa, tuttavia, titola:

Restituiti beni Francescani Immacolata; Dissequestrati beni dei fedeli dei Francescani dell’Immacolata; Il tribunale di Avellino restituisce i beni sequestrati ai Francescani dell’Immacolata.

Questo fa capire che anche nell’immaginario collettivo si tratta di beni legati in qualche modo all’Istituto religioso.

Non si realizza infatti da dove saltino fuori dei laici che ne reclamino la paternità e l’uso assoluto ed indiscusso secondo una finalità estranea alla destinazione ecclesiastica dei beni e cioè: sostentamento clero, apostolato, carità, culto, missioni.

Da testimonianze, articoli e constatazioni di fatto, non un centesimo di euro infatti è stato erogato dal “nuovo corso delle Associazioni “ ai Frati Francescani dell’Immacolata.

Al contrario, sembra addirittura che i religiosi siano stati oggetto di vessazioni con richieste di sfratto da alcuni immobili e consegna di alcuni veicoli.

Fa specie, inoltre, il fatto che si ribadisca ora l’ammontare di 30 milioni di euro di valore sugli immobili dissequestrati, cosa che in precedenza i seguaci di padre Manelli avevano ridicolmente ridimensionato al ribasso.

Il problema, comunque non è il sequestro o il dissequestro, ma la perplessità che sorge su una serie di azioni condotte da Padre Manelli Fondatore e Priore Maggiore dei Frati Francescani dell’Immacolata fino al suo esautoramento voluto dalla Santa Sede con provvedimento speciale di Papa Francesco nel luglio del 2013.

Benché il pubblico più ignorante creda che Padre Manelli abbia “vinto la causa” (che non c’è stata ancora) oppure sia innocente dalle accuse che ci hanno scandalizzato nei giorni scorsi (non c’entrano nulla col dissequestro) il cittadino medio si chiede come mai Padre Manelli abbia voluto cumulare un patrimonio immobiliare ingente (senza parlare delle liquidità e dei titoli) mantenendo i religiosi, in base alle testimonianze acquisite, al di sotto della soglia di povertà e della dignità.

Se quei beni sparsi sotto il sole fossero stati investiti per le missioni o per le opere di apostolato, come si sarà millantato nelle operazioni di raccolta, non si riesce a capire il  loro immobilizzo pluridecennale.

A cosa servivano?

A chi erano destinati quei beni?

Chi occupava gli immobili?

Chi li amministrava?

Come mai, inoltre, i suoi frati e suore non ne sapevano nulla, come da subito evidenziato dai quotidiani nazionali?

Com’è possibile che in un istituto religioso solo in pochi sapessero di quanto esso dispone in mobili ed immobili?

Dove va a finire la povertà francescana e lo spirito di fraternità e fiducia basato sulla trasparenza di gestione?

Esisteva un consiglio economico, un controllo, un contraddittorio o qualunque operazione si riduceva alla conoscenza del Fondatore e alla manualità degli economi dei Frati e delle Suore?

Come mai Padre Manelli aveva optato per la costituzione di associazioni private pur governando un Istituto Religioso di Diritto Diocesano prima e di Diritto Pontificio poi?

Come mai ha voluto sottrarsi – agendo in questo modo – al controllo dei Vescovi prima e della Santa Sede poi?

Come mai gli statuti delle associazioni contemplavano la presenza esclusiva di religiosi Frati e Suore quali associati e solo dopo un mese dal commissariamento si cambia lo statuto – all’insaputa di alcuni titolari – per inserire esclusivamente dei laici di fiducia di Padre Manelli?

Come mai fra i nuovi associati compare un cognato, una cognata e una nipote?

Quell’Araba Fenice del quotidiano “ROMA” il 2 luglio 2015 cita almeno quattro avvocati difensori di laici vicini a Padre Manelli.

Sorprende un numero così nutrito di legali che non si ricordano nemmeno ai processi di Berlusconi.

Le conclusioni logiche, nella libertà di opinione e di espressione, sono due: il caso è spinoso e le risorse di cui Padre Manelli dispone sono tante.

Il “Roma” poi scrive sempre nel citato pezzo: “Con il dissequestro – afferma il presidente dell’editrice Casa Mariana Claudio Circelli – si può attuare coerentemente la regola della povertà prescritta per i religiosi Francescani” . (sic /ndr)

A noi sembrerebbe il contrario. Forse c’è un errore di stampa o di trascrizione.

Si parla in modo trionfalistico di migliaia di fedeli che seguono Padre Manelli.

Dalla visione dei filmati dei raduni in suo onore non si direbbe, tuttavia anche Mons. Milingo aveva una clientela mondiale.

Cosa dire poi di Lady Gaga o di Beppe Grillo che affollano molto più di Padre Manelli le piazze e gli stadi?

Santi subito?

Come mai ritorna persino sul “Roma” la storia dei genitori di Padre Manelli Servi di Dio?

La santità si trasmette forse con il sangue?

Non è proprio il fatto di avere dei genitori potenzialmente canonizzabili, insieme a tanti eroici sconosciuti padri e madri di famiglia, che dovrebbe responsabilizzare maggiormente il Padre Manelli verso una più coerente testimonianza di virtù e docilità alla Chiesa?

E se continuando a farsene scudo sorgesse qualche dubbio e fosse passato al “riesame” anche il processo che li ha condotti ad essere Servi di Dio con la chiusura della fase diocesana al Vicariato di Roma proprio in concomitanza con la notifica del commissariamento?

Nulla avviene per caso…

“Tutto è provvidenza”, dicono i poveri; “tutto è dovuto”, dicono i ricchi.

LO STERCO DEL DIAVOLO

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Nota bene: Scrivono ancora “Editrice Cattolica dei Francescani dell’Immacolata”, per far credere che i proventi giungano anche ai frati

 

Una delle caratteristiche della propaganda politica sovietica era la lenta tempistica nelle repliche alle accuse della stampa straniera sulle malefatte del PCUS.

Il motivo era duplice: da un lato si sperava diluire con il passare dei giorni l’attenzione ai dettagli della vicenda; da un altro lato, la centralizzazione di governo dei Comunisti appesantiva oltremodo la macchina decisionale anche nella formulazione di semplici comunicati.

E’ sembrato rivivere quei tempi e quella dinamica nell’imbarazzato post del 2 febbraio 2015 collocato nel blog denominato Allchristian.

Il sempre anonimo autore stenta una difesa a favore delle Suore Francescane dell’Immacolata, senza mai riuscirvi.

Mancano infatti gli argomenti e quindi le prove convincenti.

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La memoria elettronica delle accuse non viene minimamente scalfita da qualche blanda giustificazione suffragata dalla clamorosa dichiarazione sulla Casa Mariana Editrice: “… non è neppure iscritta alla Camera di Commercio…”.

E’ difficile credere alla buona fede del vile autore del post che ci stimola ad approfondire le nostre ricerche e a sbugiardarlo.

Altrettanto difficile è credere all’escamotage della “lettera ricevuta da una persona…

Gli autori di Allchristian infatti, “se la cantano e se la suonano da soli…

Ci bastano appena 24 ore per scoprire che la Casa Mariana Editrice è iscritta eccome, alla Camera di Commercio!

Il 10 settembre 1997 veniva messa a repertorio economico amministrativo (REA) alla Camera di Commercio di Avellino con il Numero AV – 133549.

L’entità era stata costituita il 19 aprile 1996.

Altra particolarità è un passaggio – modificato dopo il commissariamento FI – sull’oggetto sociale: “ … tutte quelle attività che, secondo lo spirito di Padre Stefano Manelli, saranno ritenute opportune per realizzare lo scopo istituzionale…”

E’ questa l’ennesima prova di come il Fondatore si era appropriato delle opere dell’Istituto come se si trattassero della propria pelle.

L’infelice apologia del post rivela inoltre un altro dettaglio molto importante sugli abusi e gli imbrogli legati alle attività delle Suore.

L’anonimo dichiara “gratuitamente” a proposito della Casa Mariana Editrice: “Le sue entrate a volte non bastano neanche a coprire tutte le spese di stampa, ma si va avanti confidando unicamente nella Provvidenza, che mai viene meno”.

Se l’attività editoriale è rimasta prolifica malgrado le difficoltà che ingenuamente confermano “persone che ben conoscono la realtà delle Suore”, è lecito supporre che le offerte per le missioni venivano dirottate verso la stampa.

La carità verso i più poveri nelle missioni era evidentemente il pretesto per smuovere la generosità dei benefattori.

Altro che Provvidenza!

Purtroppo ogni difesa dell’indifendibile ci ricorda l’immagine dello sterco che quanto più viene maneggiato, tanto più emana fetore.

San Francesco non chiamava forse il denaro “lo sterco del Diavolo?”

Di tale fertilizzante la vicenda legata al Manelli sovrabbonda, così come liquidità milionarie e un patrimonio immobiliare da urlo, “secondo lo spirito di Padre Stefano Manelli”, come dichiarato nelle modifiche statutarie post commissariamento. La gestione e la disponibilità effettiva dei beni, naturalmente, è tutta nelle tasche delle Suore Francescane dell’Immacolata poverelle.

ODORE DI SIMONIA ?

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Riceviamo e pubblichiamo:

«Questa mattina sono stata raggiunta da un’amica che mi chiedeva come fare per offrire ai missionari dei Francescani dell’Immacolata delle intenzioni di Messa.

Le ho detto di recarsi ad Albenga, al Santuario della Madonna di Pontelungo, dove i Frati lì presenti continuano la distribuzione della stampa della Casa Mariana Editrice.

Nelle ultime pagine del messalino trimestrale prodotto dalle Suore Francescane dell’Immacolata, avrebbe trovato le coordinate bancarie per assolvere a questo pio desiderio.

Dopo poche ore, vengo richiamata dalla cara amica che mi dice di non trovare una destinazione specifica per i sacerdoti che sono nelle missioni.

Poiché ho l’abbonamento al messalino, mi incuriosisco e scopro che dal secondo semestre del 2014, dal numero 3, la dicitura è cambiata.

Mentre fino a giugno 2014 viene scritto, “I Frati Francescani dell’Immacolata che operano in terra di missione sono disponibili a celebrare Sante Messe  per le anime dei tuoi cari, o per qualsiasi altra tua intenzione…”, da luglio 2014 si legge invece: “Se lo desideri puoi far celebrare Sante Messe per le anime dei tuoi cari e per qualsiasi altra tua intenzione …”

Siamo rimaste basite perché ci chiediamo a chi le suore vogliano destinare le intenzioni di Messa.

Ciò che ci è dispiaciuto, però, è la tariffa per la serie di Messe Gregoriane: 500 €!!!

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Ho chiesto spiegazioni al mio Don, che mi ha detto come la tariffa normale sia normalmente di 350 €.

Lui giustificava il “sovrapprezzo” forse per l’aiuto ai missionari nei Paesi poveri.

Adesso mi chiedo: “se le suore non aiutano più i loro missionari, perché devono continuare a chiedere una cifra esorbitante per le Messe Gregoriane?”

Non è questa una forma di commercio del sacro?

Un amico di mio marito che vive a Roma, mi ha detto di aver visto entrare in qualche residenza delle Suore Francescane dell’Immacolata dei preti giovani, molto eleganti, in talare nera.

Non è che i preti di riferimento delle Suore Francescane dell’Immacolata appartengono ai lefebvriani o a qualche raggruppamento di quei tradizionalisti ostili a Papa Francesco?

A questa mia spontanea deduzione, ho sentito la mia amica gridare uno spaventato “nooo!” e poi piangere!

 Nel riconfortarla, per quanto possibile, le ho detto di pregare per la conversione delle suore e di non fare più affidamento ai loro canali per offrire delle intenzioni di Messe.

Noi non dobbiamo essere infatti complici di una ribellione sostenendo anche economicamente religiose che stanno facendo la guerra contro tutti e specialmente fanno insultare volgarmente la Visitatrice inviata dal Vaticano senza battere ciglio e forse sfregandosi le mani e ridendoci su.

Ma dove siamo!

E’ bello vederle nelle loro foto, come i pupazzi del Presepe, ma non è questa la cosiddetta “mondanità spirituale”?

Sono sempre più convinta che urge aiutare piuttosto chi segue la Chiesa.

 Se si tratta dei loro Frati appoggio quelli che seguono il Commissario, cioè la Santa Sede, stupita di come, di fronte a simili scivoloni delle sorelle, non sia ancora intervenuta la Chiesa allontanando da loro il Fondatore che sicuramente le incoraggia nelle cattive azioni per difendere se stesso.

Confrontandomi con i padri domenicani, ecco la loro risposta: “quando succedono dei fatti del genere bisogna rimuovere quelle superiore che condizionano l’intero Istituto con un’autorità oppressiva e che – nel miglior dei casi – applicano sulle suddite una pedagogia che genera scrupoli e sensi di colpa suscitando nelle suorine  un atteggiamento di vittime perseguitate dalla… Madre Chiesa con disturbo paranoico e patologie psichiatriche, come quelle, da mia personale verifica, che sono state rispedite in famiglia ”».

L.C.