La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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“CONVENTO DEGLI ORRORI”: ALTRI DUE FRATI SONO STATI INDAGATI

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GIALLO ESCLUSIVO

Si allarga l’inchiesta sull’ordine religioso di Avellino al centro di una torbida vicenda: oltre a padre Manelli ci sono altri religiosi finiti sotto accusa

“CONVENTO DEGLI ORRORI”: ALTRI DUE FRATI SONO STATI INDAGATI

I frati Maurizio Abate e Pietro Luongo sono accusati di aver aiutato padre Stefano Manelli a impossessarsi in maniera illecita di un ingente patrimonio, quantificato in 30 milioni di euro
Frigento (Avellino) “Le indagini sull’impero patrimoniale riconducibile ai Frati Francescani dell’Immacolata di Frigento sono chiuse. Risultano indagati padre Stefano Manelli e altri due frati: Maurizio Abate e Pietro Luongo. I tre religiosi rischiano il processo per il reato di falso ideologico commesso in concorso tra loro, con una serie di aggravanti”.

E’ questo, in estrema sintesi, il contenuto dell’avviso di chiusura delle indagini recapitato nei giorni scorsi a padre Stefano Manelli e ai frati Maurizio Abate e Pietro Luongo. L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Fabio Massimo Del Mauro, della procura di Avellino, riguarda l’ingente patrimonio riconducibile alla congrega fondata da padre Manelli, il frate già indagato per maltrattamenti e violenza sessuale.

Si parla di un vero tesoro, del valore comprensivo di 30 milioni di euro, che, secondo gli inquirenti, padre Manelli avrebbe provato a sottrarre per poi affidarlo attraverso due associazioni travolte dall’inchiesta, a laici di sua conoscenza.

Questo tesoro, per cui padre Manelli rischia il processo, è costituito da 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, cinque impianti fotovoltaici e 102 autovetture, nonché da ingenti disponibilità finanziarie.

Le ricchezze sarebbero state affidate a due Associazioni, i cui vertici sono riconducibili agli altri due sacerdoti coinvolti nella scandalosa inchiesta.

E’ opportuno ricordare che parallelamente a questa inchiesta, la Procura ha avviato un’altra indagine, che vede Stefano Manelli indagato, ma per reati diversi: maltrattamento e violenza sessuale perpetrati ai danni di suore e frati che operavano nel famigerato “convento degli orrori” di Frigento (Avellino). Una inchiesta molto delicata che riguarda anche alcune morti sospette. Ma di questo parleremo più avanti. Torniamo ora all’inchiesta sull’impero patrimoniale dei tre preti.

Scrive il giudice: “Stefano Manelli, Maurizio Abate e Pietro Luongo sono indagati in concorso tra loro poiché in esecuzione del medesimo disegno criminoso… Hanno commesso violazioni a più norme di legge, anche non impedendo un evento che avevano l’obbligo giuridico di impedire”. Padre Manelli, nel frattempo trasferito in un convento di Albenga, in provincia di Savona, e gli altri due indagati “dichiaravano falsamente” (lo scrive il magistrato) una serie di circostanze pur di accaparrarsi l’ingente patrimonio .

E’ in questo scenario che si inserisce la misteriosa morte di padre Fidenzio Volpi, nominato dall’allora Papa Benedetto xvi commissario Apostolico, affinché potesse mettere ordine nell’Istituto fondato da Manelli e fare chiarezza sull’ingente patrimonio di cui parlavamo.

TROVATO DEL VELENO SU BARBA E CAPELLI

Sulla morte del frate la Procura di Roma ha aperto una inchiesta dopo che i familiari del religioso scomparso hanno presentato una denuncia a seguito del rinvenimento, da parte del medico legale incaricato, di alcune particelle di Arsenico sulla barba e tra i capelli.

Questo lascerebbe pensare che padre Volpi sia stato ucciso e che non sia morto per cause naturali.

Ma questa non è l’unica morte sospetta avvenuta nel periodo in cui padre Manelli era a capo della congrega che aveva la sua direzione generale presso il convento di Frigento.

Un episodio misterioso su cui si stanno concentrando gli inquirenti riguarderebbe la morte di un altro sacerdote: il frate filippino Mattew Lim, 30 anni, originario di Quezon City. Sulla morte del frate aleggia l’ipotesi dell’omicidio. Lo dicono ex frati ed ex suore.

Fra Matteo morì la mattina del 22 luglio del 2002. Si trovava nell’orto insieme con altri confratelli, all’interno del convento di Frigento, quando precipitò in un pozzo morendo annegato. Le sue urla disperate le sentirono in molti, ma nessuno intervenne.

In merito a questo atipico incidente, la Procura ha in mano la testimonianza di una ex sorella, I.T., che disse: “Ho conosciuto personalmente Fra Matteo: era una persona sorridente, solare, molto allegra, giocherellona. Gli ho parlato prima che morisse e il frate mi rivelò con sgomento: “In questo Istituto ci sono troppe cose che non vanno e che non andrebbero fatte”.”

di Gian Pietro Fiore

Giallo settimanale – Anno IV – Num 35 – 31 agosto 2016

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Daily Mail: Nuns claim they were forced to brand themselves with fire, eat out-of-date food and write orders of obedience in their own blood in Mafia-style initiations at Italian convent

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Nuns claim they were forced to brand themselves with fire, eat out-of-date food and write orders of obedience in their own blood in Mafia-style initiations at Italian convent

  • Italian nun claims she was forced to self-flagellate and eat old food
  • She also says she was encouraged to write her vows in blood 
  • Woman, then 17, says rituals were common at her convent in the 1990s 

A former nun has claimed that she was forced to engage in daily self-flagellation and encouraged to write her vows in her own blood while living in a convent in southern Italy.

The woman, now in her 30s, alleges that nuns of Franciscan Sisters of the Immaculate, which has its headquarters in Frigento, Avellino province in Campania, took part in the rituals in the 1990s.

In addition to the punishing rituals, she says she was fed out-of-date yoghurt and corned beef, which the nuns were told would not affect them if they ate it ‘with true obedience’.

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Accusations: A former members of the Franciscan Sisters of the Immaculate has claimed that nuns in the order were forced to perform daily self-flagellation, eat expired food and writer their vows in their own blood

In an interview with an Italian newspaper where she makes the damaging allegations, the former nun shows off a post card with her vows, signed by the head of the order.

She claims the vows were written using in her own blood, on the day of her initiation in 1996, when she was 17 years old.

‘Father Manelli [head of the order] was satisfied that we did this practice because it made our love for God more authentic, this eternal vow with God…made with blood,’ she told Correriere Della Sera.

‘All the practices related to expired food are true – expired yogurt or corned beef for example. We were told that if we ate that food with obedience nothing would have happened… but that’s not true because I had many stomach aches and abdomen pains.’

Claims: Italian newspaper Correriere Della Sera published the claims in November, and have since been contacted by a number of former members of the order making similar claims (stock image)

She also revealed that nuns of the order would ‘flagellated ourselves in the evening during the time it took to say these prayers: five Our Father, five Ave Maria and five Salve Regina’

The newspaper claims to have been contacted by a number of former priests and nuns with the Franciscans of the Immaculate who have told stories of alleged beatings, oppressions, violence and extreme practices such as flagellations, branding with fire, expired food and other abuses.

The allegations first surfaced in November last year, after which a dossier was compiled by the Vatican and handed over to investigators in Avellino.

The dossier reportedly contains a number of testimonies of members and ex-members of the Franciscans of the Immaculate order who back up the claims of the rituals being encouraged.

Father Stefano Maria Manelli, the General Minister of the order who founded it in the early 1970s, has denied all wrongdoing.

 

http://www.dailymail.co.uk/embed/video/1241291.html

Original: http://www.dailymail.co.uk/news/article-3384108/Nuns-claim-forced-brand-fire-eat-date-food-write-orders-obedience-blood-Mafia-style-initiations-Italian-convent.html#ixzz3wMgITYdW

Le accuse a padre Manelli. E’ davvero il “boia di Frigento”?

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22 dic 2015

“Il convento degli orrori di Frigento”. Titola così la stampa irpina raccontando che una cinquantina di suore sostengono di essere state seviziate, umiliate, costrette a frustarsi e a scrivere lettere con il proprio sangue. Una delle religiose, in un filmato andato in onda a Pomeriggio5, ha raccontato, con il viso oscurato, le sevizie e le violenze fisiche, sessuali e psicologiche alle quali erano sottoposte lei e le sue consorelle, costrette addirittura – affermano – a prostituirsi con dei benefattori.

Le testimonianze delle suore e dei frati sono in un dossier, ora nelle mani della procura di Avellino (e forse del Vaticano). L’uomo sotto accusa è padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata ed anche del ramo femminile che attualmente è commissariato dal Vaticano. Il prete vive tutt’oggi dentro le mura del convento a Frigento (Avellino) . Padre Manelli continua a chiedere di poter incontrare Papa Francesco, ma finora il suo appello è rimasto inascoltato.

L’avvocato Giuseppe Sarno ha avuto accesso al dossier: “padre Manelli – racconta il legale – pretendeva un’obbedienza assoluta e patti di sangue spero che le cose scritte nel dossier non siano vere, perché si parla di reati molto gravi. Sembra che alcune suore si siano fatte marchiare a fuoco. Si tratta di una serie di comportamenti che avrebbero fatto, di questo istituto, una specie di lager”.

Don Pietro, un parroco della zona, difende padre Manelli: “E’ una persona di 83 anni, va assistito – dichiara il sacerdote – io non ho mai avuto sentori di queste forme di accuse, non so perché stiano venendo fuori queste cose”. “Sulla lettera vergata col sangue, è una cosa – prosegue Don Pietro – che si faceva fino a 30 anni fa in istituto. Chi manifesta il disappunto ora, quando si è fatto marchiare a fuoco 30 anni fa era consapevole o è stato costretto? Dobbiamo capire questo”. Dichiarazioni che hanno fatto del tutto inorridire Barbara D’Urso, conduttrice di Pomeriggio5, che si chiede come si possano giustificare simili comportamenti anche se avvenuti forse 30 anni fa.

Edoardo Izzo

http://www.farodiroma.it/2015/12/22/le-accuse-a-padre-manelli-e-davvero-il-boia-di-frigento/

FINE DELLE VIOLAZIONI ALLA REGOLA DI SAN FRANCESCO

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Il MATTINO DI AVELLINO Pagina 34 del 24 novembre 2015

Frigento. L’indagine sui Frati francescani

Loredana Zarrella

Frigento. Un ritorno quasi in sordina nella casa madre dei Frati Francescani dell’Immacolata, dopo la lunga permanenza nel convento di suore a San Giovanni Rotondo.È stato questo il rientro di Padre Stefano Maria Manelli a Frigento, nella frazione Pagliara, dove il Santuario della Madonna del Buon Consiglio è un tutt’uno con il convento dove abitano i Frati dall’abito grigio-celeste.

Nessuno fino a ieri si era accorto della sua presenza. Solo voci che si rincorrevano di casa in casa e che hanno portato pure il furgone della Rai davanti il piazzale del complesso religioso, per una trasmissione durante il programma «La vita in diretta». Dopotutto, avendo celebrato finora la messa soltanto in privato, solo qualcuno aveva potuto sapere, per averlo magari intravisto.

Padre Stefano è tornato lo scorso sabato mattina accompagnato da uno dei nuovi commissari dell’Ordine, che è poi andato via già in serata, lasciando il Fondatore dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata alla sua nuova dimora.

Era da tempo che i suoi Superiori richiedevano l’allontanamento da S.Giovanni Rotondo, dove non avrebbe potuto dimorare perché in aperta violazione della Regola di San Francesco secondo cui «i frati non devono entrare nel convento delle monache».

Così, dopo l’ennesimo rifiuto ad abbandonare il convento femminile per motivi di salute, Padre Manelli ha dovuto obbedire e tornare a Frigento, di certo più distante dalla «Casa Sollievo della Sofferenza» di Padre Pio, dove si recherebbe abitualmente per curarsi.

Frigento è un luogo troppo freddo per lui, che ha 82 anni, e che aveva chiesto di restare a San Giovanni Rotondo perché aveva l’ospedale vicino» ha detto ieri pomeriggio, a “La vita in diretta”, il programma di RaiUno, l’avvocato Enrico Tuccillo, che continua con forza a difendere, attraverso le vie legali e i media, il fondatore dell’Ordine commissariato dalla Santa Sede.

Intanto, a Frigento, Padre Manelli verrà ora accudito dai frati. I commissari – il salesiano don Sabino Ardito, il gesuita padre Gianfranco Ghirlanda e il cappuccino padre Carlo Calloni – gli avrebbero pure imposto il divieto di ricevere visite all’interno del convento, se non quelle dei suoi familiari. Non a caso, i festeggiamenti per il suo 60esimo sacerdozio sono stati ridimensionati drasticamente. Gli amici avevano organizzato per domenica scorsa, a mezzogiorno, una messa di accoglienza e benvenuto, e un pranzo, con tanto di persone che sarebbero dovute accorrere da fuori provincia con dei pullman. Festosi e grandiosi preparativi bloccati, però, dal commissario che ha consentito solo una messa a porte chiuse, e solo per amici e parenti.

IL FATTO QUOTIDIANO: ORRORE IN CONVENTO: SANGUE, MOLESTIE E SOLDI SPARITI


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IL FATTO QUOTIDIANO del 23 giugno 2015

Cronaca

di » ANTONELLA MASCALI

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Orrore in convento : sangue, molestie e soldi spariti

Accuse Ex suore ed ex frati denunciano padre Stefano Manelli, fondatore della comunità Francescani dell’ Immacolata a Frigento. Indaga la procura irpina.

Per i suoi fedelissimi è più santo di Padre Pio, per alcuni frati e tanti ex frati ed ex suore che sono fuggiti dall’ istituto dei Francescani dell’Immacolata (almeno 100 negli ultimi 10 anni) il fondatore della comunità religiosa, Padre Stefano Manelli è un traditore della Chiesa, artefice di terrorismo psicologico, atti di libidine, vessazioni e minacce ai danni di frati e suore. Ci sono un paio di testimonianze su suore che sarebbero state costrette a stare con uomini che pagavano l’Istituto, altre che parlano del divieto di curarsi, con gravi conseguenze per la salute : «  È contro la povertà prendere i medicinali”. Secondo una ex suora, padre Manelli avrebbe anche costretto delle consorelle a fare un giuramento di fedeltà assoluta con una lettera scritta con il sangue. 2015-06-24_040729

UNA MONTAGNA di soldi destinati alla carità, soprattutto alle missioni in Africa e in Brasile sono tornati in Italia e il sospetto è che avrebbero alimentato il conto corrente personale di Padre Manelli mentre le suore missionarie erano costrette a mangiare cibo avariato. Le denunce sulle presunte devianze nelle varie sedi di questo istituto, nato a Frigento, in Campania, sono cominciate nel ‘ 98 quando sette persone hanno scritto alla Congregazione dei religiosi, l’organismo in Vaticano che si occupa di indagare sul giusto operato delle comunità cattoliche. Hanno puntato il dito contro i vertici, gli unici artefici di presunti abusi a danno dei religiosi comuni. Ma tutto è rimasto nei cassetti fino a quando non è arrivato Papa Benedetto XVI, che ha mandato un visitatore apostolico.

La svolta c’è stata, però, con Papa Francesco che ha commissariato l’Istituto. In mano al Vaticano ci sono decine di testimonianze su quanto sarebbe accaduto nelle sedi dei Francescani dell’ Immacolata. Ora che i dossier, che Il Fatto ha potuto leggere, sono da un paio di settimane anche in mano alla Procura di Avellino che deve vagliare la loro veridicità e rilevanza penale. A consegnare la corposa documentazione, piena di racconti sconvolgenti, tutti da riscontrare, è stato l’ avvocato Giuseppe Sarno, legale dell’ Istituto e del commissario apostolico del Vaticano, padre Fidenzio Volpi, morto improvvisamente il 7 giugno scorso.

Ecco che cosa ha scritto un frate su padre Manelli, ascoltato da un parroco che ha raccolto diverse testimonianze all’ esame del Vaticano e ora anche dei magistrati : ” Erano evidenti i metodi di plagio sui ragazzi. Parlava di inferno e di dannazione se non fossero entrati nell’Istituto”. Il frate aveva già denunciato, inascoltato, a metà degli anni 90 i ” soprusi”. ” Oltre alle due lettere che inviai alla Congregazione, incontrai Padre… …mi rivelò con un dispiacere immenso che qualcuno non voleva che si mandasse il visitatore apostolico, anche se per lui era assolutamente urgente. Riporto qui solo alcuni insegnamenti – certamente suggeriti da lui diffusi da alcuni frati e suore: “Padre Manelli ha le stimmate invisibili; Padre Manelli ha ricevuto da Padre Pio tutti i suoi carismi e per questo scomparvero al Santo le stimmate alcuni giorni prima di morire.

Solo chi obbedisce ciecamente a Padre Manelli sta nella verità ”.

Un’ altra testimonianza : “Le suore hanno messo su, in modo arbitrario, un sistema lager. Madre per punizione fa pulire il pavimento strisciando con la lingua, cioè fa leccare la stanza”.

L’ ex suora che ha raccontato di giuramenti con il sangue ha scritto al Vaticano nel 2001 ma non è successo nulla. Il prefetto della Congregazione dei religiosi era il cardinale Eduardo Martinez Somalo.

QUANDO c’ è stato il commissariamento, nel 2013, ha testimoniato nuovamente su Manelli : quando si trovava a Montecassino, secondo la sua versione dei fatti, padre Manelli avrebbe chiesto obbedienza con il sangue a lei e a poche altre consorelle : ” Il Padre Abate di Montecassino era contrario alla presenza del Manelli nella vita delle suore, così ci fu riferito da Padre Stefano. La notte del nostro arrivo a Frattocchie il Manelli ci disse che avremmo dovuto scrivere una formula con il sangue con cui avremmo dovuto affermare la nostra obbedienza ai Padri Fondatori, specie a lui e di offrirci vittime per qualcuno. Io offrii la mia vita per lui. Tutto doveva essere svolto in gran segreto nella cappellina della baracca”.

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E ancora : “Finite le lezioni ci chiamava quasi tutti i giorni nella sua stanza da sole per fare direzione spirituale, così diceva lui. Una mattina, dopo la lezione, fui chiamata io, ma appena entrata si avvicinò a me con un atteggiamento per nulla spirituale e che mi fece ritrarre infastidita e confusa.

Cercò di tranquillizzarmi dicendomi che non dovevo vergognarmi ma che dovevo considerarlo come il mio sposo. A queste parole risposi in modo fermo e nauseato che il mio sposo era Gesù e Lui solo, e andai via sconvolta. A Pietrelcina per un ritiro spirituale, P. Stefano mi metteva la mano in petto e la muoveva in senso rotatorio, alla mia sorpresa a quel gesto insolito disse che poiché ero piena di Gesù e dell’ Immacolata nel mio cuore lui in quel modo li sentiva, era come accarezzare loro”.

Papa Francesco ha fatto chiudere anche il seminario interno dei frati francescani dell’ Immacolata, il cui rettore, Settimio Manelli, nipote del fondatore, ha proibito la partecipazione all’ insediamento del Pontefice il 19 marzo 2013. Nel seminario veniva persino censurata la lettura dell’Osservatore Romano, considerato “troppo di sinistra”.

 

AL PONTEFICE, il 30 agosto 2014, ha scritto il papà di una suora, tra coloro che presentarono denuncia già nel lontano ’98 : « Se queste ultime testimonianze hanno una valenza grave per la Chiesa e forse anche rilevante dal punto di vista penale, Santo Padre, in ginocchio, come un figlio, Le chiedo : perché l’efficace macchina da Lei messa in moto per far piena luce su questi fatti, sembra oggi che si sia in un certo modo quasi fermata?

Perché non si fa piena giustizia a tante persone che hanno sofferto e soffrono e sono (o sono state) vittime dì tanti abusi e soprusi in quell’ Istituto? Solo per questo grido di dolore profondo, mi sono permesso di importunarla, per supplicarla di dare compiuta e rapida soluzione, oltre che risposta adeguata, alla gravità dei fatti, riferita, ormai, da centinaia di testimonianze ».

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LA SCHEDA:

LE TESTIMONIANZE dei presunti soprusi dei vertici dell’istituto dei Francescani dell’Immacolata, fondato da padre Stefano Manelli, in Campania, sono state consegnate alla procura di Avellino perché è lì che c’è un’indagine per truffa aggravata e falso ideologico che ha portato, il 26 marzo scorso, al sequestro di 30 milioni di euro a due associazioni legate all’istituto, Missione dell’Immacolata e Missione del Cuore Immacolato, a quanto pare gestite « allegramente » all’insaputa dei semplici frati e suore. Il provvedimento eseguito dalla Guardia di Finanza, che sta lavorando per verificare tutti i movimenti bancari, riguarda un canale radio televisivo, svariati immobili e conto correnti tra Avellino e altre città italiane, compresa Roma. 

 

L’INDAGINE E’ NATA grazie a un esposto presentato dall’avvocato Giuseppe Sarno, nel 2014, per conto del commissario apostolico del Vaticano, padre Fidenzio Volpi, nominato nel 2013, che ha sospeso il superiore Padre Stefano Manelli.

 

C’E’ SEMPRE STATO UN FEELING tra Manelli e i tradizionalisti anche filo lefebvriani, gli anti Papa Francesco. Dopo il commissariamento, su diversi blog di quell’area si scatenano gli insulti al Pontefice, al prefetto della congregazione dei Religiosi, cardinale Joao Braz de Aviz e al segretario, monsignor José Rodriguez Carballo, al commissario Volpi e a padre Alfonso Bruno, nominato da Volpi segretario generale dell’Istituto. Contro il commissariamento scrive anche “Il Foglio”. Su “Corrispondenza romana”, diretto da Roberto De Mattei, ex consigliere di Gianfranco Fini ed ex vicepresidente del Cnr, viene promossa una petizione elettronica, senza riscontro anagrafico, per rimuovere Volpi: ottiene solo 8 mila firme.

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IL “FONDATERRORISMO” MANELLIANO

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Affinità e particolarità del Manelli nel confronto con Osama Bin Laden

 

Raul Caruso e Andrea Locatelli, nel gennaio del 2005 scrissero un saggio  intitolato «Pushing the Prize Up. A Few notes on al-Qaeda’s reward Structure and the Choice of Casualties».

L’idea interpretava Bin Laden come l’organizzatore di una specie di gara tra gruppi terroristici diffusi a livello mondiale.

In questo ruolo, si immaginava Bin Laden premiare ex-post il terrorista più bravo ed efficace nel colpire obiettivi occidentali piuttosto che pianificare personalmente l’ondata di violenza e terrore che andava diffondendosi in alcuni Paesi.

Il pericolo sembrava essere quindi che al-Qaeda sostenesse una specie di gara permanente spingendo gruppi auto-organizzati ad attivarsi e a perfezionarsi al fine di vincere questa competizione divenendo quindi sempre più brutali e sanguinosi.

Nell’analizzare da un punto di vista criminologo la dinamica messa in opera da Stefano Manelli, notiamo come le comuni caratteristiche comportamentali abbiano originato la stessa dinamica fondamentalista e terrorista.

Per il principe saudita si trattava di estremizzare il wahabbismo – salafismo islamico affinché si armasse e in nome del Corano lanciasse una fatwa sanguinaria e distruttiva.

Per il religioso tarsatico si trattava di estremizzare il fondamentalismo cattolico e lanciare una crociata contro una presunta Chiesa corrotta.

Nel coniare un neologismo potremmo definire tale fenomeno con il termine di “fondaterrorismo” e cioè la parola composita formata da “fondamentalismo” e “terrorismo”.

Esistono tuttavia anche delle differenze tra i due personaggi:

se Osama Bin Laden intimidiva con le armi e incoraggiava gli adepti con la promessa escatologica della terra dove “scorre latte e miele”, il Manelli terrorizzava con maledizioni e invettive lanciate ai suoi oppositori e alle loro generazioni antecedenti e susseguenti promettendo invece il “paradiso” cristiano ai suoi fedelissimi.

In entrambi c’era sempre bisogno della dicotomia semplificativa premio-pena per la necessaria presa su persone poco inclini alle analisi e sintesi più elaborate, il cosiddetto discernimento.

Nel compound pakistano dove i soldati americani hanno eliminato l’autore ideologico dell’11 Settembre, c’erano le diverse  mogli  e i numerosi figli del fondaterrorista.

Il Manelli è a sua volta attorniato da un gruppo di fedelissimi e fedelissime, paghe di un solo suo sguardo e parola compiacente; meglio se di preferenza rispetto alle altre.

Più il loro odio e le loro azioni sono sadiche e violente contro i presunti oppositori di Padre Manelli, più i “manelliani” (= seguaci del Padre Manelli) dissipano l’insicurezza di non beneficiare di un ruolo di privilegio nell’harem cattolico.

Tale immagine non è solo concettuale, ma è risaputo che da decenni il Manelli ama risiedere in quelli che considera i suoi harem e cioè i conventi femminili delle Suore Francescane dell’Immacolata e delle Clarisse dell’Immacolata.

La sua mistificazione si sviluppa proprio dall’autopersuasione spavalda di stare al di sopra delle regole, cioè di non rispettare la clausura e l’intimità che spetta a delle consacrate.

Padre Manelli ha avuto la costante abilità di creare divisione fra i suoi adepti con l’espediente del macchiavellismo.

Come Bin Laden stimolava a una sorta di gara nel colpire i suoi avversari.

Al vincitore simulava per almeno ventiquattro ore il premio di una maggiore attenzione, di una generosa manciata di poetici elogi o, nei casi più impegnativi, il conferimento di qualche carica tra i religiosi o i laici a lui collegati.

Nel saggio «The Road to Martyrs’ Square» Anne Marie Oliver e Paul F. Steinberg notano che è impossibile capire la «cosmologia dell’intifada» se non si entra nella testa dell’aspirante martire che «si vede non solo come un vendicativo Ninja ma come una star del cinema, un sex simbol».

Osama Bin Laden prediligeva come letture le teorie del complotto e movimenti cospirazionisti di tutti i tempi: sulle mensole del covo in cui rimase dieci anni campeggiavano testi sull’Ordine degli Illuminati – una società segreta del Settecento, che aveva una struttura analoga alla Massoneria e aspirava al dominio del mondo attraverso l’instaurazione di un nuovo ordine – o  “Genealogia dei Cospiratori: Storia del Comitato dei 300″ di John Coleman, che nel 1992 pubblicò i nomi di 209 organizzazioni, 125 banche e 341 membri passati e presenti di questo comitato fondato dalla Nobiltà Nera veneziana nel 1729, tramandatosi nei secoli fino a comprendere l’intero sistema bancario mondiale e i più importanti rappresentanti delle nazioni occidentali.

Non meraviglierebbe se tra le letture del Manelli, così come emerge dalle sue conferenze ancora presenti su youtube o da qualche suoi scritto, ci fossero gli stessi interessi.

Il narcisista che diventa paranoico; Erode che cerca il bambino… e massacra gli innocenti!

Il messaggio di Fatima si trasforma allora in una “caccia alle streghe” , la Chiesa vittima di un complotto degno dei fantaromanzi di Dan Brown; il Concilio Vaticano II il vero Terzo Segreto mai rivelato e il tutto suffragato da penne poco titolate alla teologia come la Siccardi, il De Mattei o ancora il famigerato “fatimista” padre Nicholas Gruner, controverso sacerdote canadese deceduto il 30 aprile 2015.

Che Padre Manelli si fosse lasciato influenzare o avesse sfruttato movimenti e personaggi estremisti nella Chiesa, è un fatto vecchio e risaputo.

Proprio Padre Nicholas Gruner ricevette gli ordini sacri a Frigento (Avellino) nel 1976 protetto da Padre Manelli.

Nel 1978 cioè due anni dopo, a ordinazione ottenuta,  lasciò la Casa Mariana di Frigento  e ricevette dall’allora vescovo di Avellino il permesso di risiedere in Canada, dove iniziò il suo apostolato su Fatima spalleggiato da una lobby miliardaria che gli forniva alloggio nelle suites degli hotels a cinque o sette stelle delle capitali mondiali.

Chi volesse creare all’epoca e ancora oggi destabilizzazione all’interno della Chiesa, in anni nei quali si parlava del caso IOR, di Emanuela Orlandi e di Mons. Marcinkus, lo sanno anche le pietre, le stesse pietre che sanno degli appoggi passati e attuali del Manelli, le stesse pietre che la sanno lunga sul Vatileaks, sugli antibergogliani e sui Cavalieri di Malta il cui cappellano è il cardinale statunitense Raymond Burke, noto protettore del Manelli spalleggiato dall’estrema Destra italiana.

La differenza rispetto al saudita, tuttavia, era che mentre Bin Laden offriva una certa autonomia creativa alle cellule di Al-Qaida, il Manelli ha continuato e continua a tenere tutto sotto controllo come effetto collaterale della tecnica di spersonalizzazione totale che rende i suoi seguaci completamente incapaci di autodeterminazione.

Il fenomeno che da qualche anno la Chiesa sta studiando nei suoi più alti vertici e facendo analizzare anche da specialisti esterni, si confronta con il dovere della Magistratura che dispone di un quadro sempre più chiaro.

In quattro decenni si è prodotto un lento ma inesorabile genocidio morale nei confronti di centinaia e centinaia di giovani vite rovinate e intere famiglie sfruttate sul piano economico.

Esse si sono poi viste abbandonate a se stesse con figli e figlie restituiti una volta resi inservibili come malati psichiatrici.

Nella Provvidenza di Dio, sta per chiudersi una delle pagine più tristi e dolorose della storia della Chiesa del postconcilio che ha prodotto anche mostri dei quali si è corso ai ripari solo dopo evidenti abusi e denunce rimaste ancora in parte ancora inevase dal potere ecclesiastico.

Il Tribunale della storia ha già emesso la sua sentenza.

Il resto lo affidiamo alla Misericordia di Dio.

LA FINANZA NEL CONVENTO FRANCESCANO – da Il Mattino cronaca di Avellino

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Trasferimenti immobiliari nel mirino della Finanza
INDAGINE SUI FRANCESCANI

Una rete intricata di passaggi di mano di beni immobili al centro dell’indagine avviata dalla Finanza sulla gestione del patrimonio dei frati francescani dell’Immacolata.

La comunità monastica che dimora nel convento della frazione Pagliara, ossia nella struttura attigua al santuario della Beata Vergine del Buon Consiglio. L’Istituto commissariato da tempo per problemi interni all’ordine.

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LA FINANZA NEL CONVENTO FRANCESCANO

Il trasferimento di proprietà di numerosi immobili ha fatto scattare l’inchiesta

Loredana Zarrella
Il Mattino – cronaca di Avellino – pag. 34

FRIGENTO. Una rete intricata di passaggi di mano di beni immobili al centrodell’indagine avviata dalla Finanza sulla gestione del patrimonio dei frati francescani dell’Immacolata.

La comunità monastica che dimorano nel convento della frazione Pagliara, ossia nella struttura attigua al santuario della Beata Vergine del Buon Consiglio.
L’Istituto, commissariato da tempo per problemi interni all’ordine religioso, è stato preso di mira dalle Fiamme Gialle per incongruenze relative all’affidamento di diverse strutture.
Mentre è scattata contemporaneamente anche un’inchiesta della Procura a seguito di alcune denunce per frodi e appropriazione indebita di fondi.
La Finanza dovrà capire il motivo del trasferimento di proprietà dei beni, che appartenevano all’Istituto, nelle mani di persone e associazioni estranee alla struttura religiosa.
Durante il commissariamento si è riscontrato in effetti un’anomalia di gestione.
Lotte interne all’Istituto avrebbero fatto scattare l’operazione di “salvataggio” dei beni. Si dovrà ossia capire se è vero che la fazione dei frati che è con il fondatore e contro il commissario avrebbe intestato a privati i beni acquisiti per evitare di metterli nelle mani del reggente.
L’inchiesta si aggiunge, gravando pesantemente sull’Istituto, a quella più generale operazione di sorveglianza, su più fronti, da parte della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.
Sta di fatto che ora è emerso che i beni donati nel tempo all’Istituto dei frati francescani dell’Immacolata sono passati in mano ad altri, intestati a diverse associazioni o persone, in qualità, si presume, di prestanome.
La Santa Sede ha permesso il commissariamento anche per questo motivo, per appurare cioè i motivi di queste deviazioni.

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Il campanello di allarme è scattato proprio perché alcuni edifici donati all’Istituto sono stati ceduti a privati.
Come è possibile che una casa donata ai frati figuri poi intestata a parenti e amici del fondatore, padre Stefano?
Per la Chiesa è di certo inammissibile.
E lo è pure per la Finanza che ha appunto avviato un’indagine. Sotto i riflettori la gestione dei frati ma anche quella delle suore francescane dell’Immacolata che pure popolano numerosissime, a centinaia, il convento.
Un caso spicca fra i tanti: l’Abbazia è stata intestata alla società Mim che è un’associazione di fedeli laici, di professionisti, non di frati.
Perché? Già tempo fa, Don Vito Todisco, inviato dalla Curia di Avellino per un’ispezione, aveva denunciato le tante incongruenze riscontrate.
Oltre alle spaccature interne all’Istituto, pendono ora, come una spada di Damocle, pure l’indagine della Finanza, l’inchiesta della Procura e la bancarotta con cui ormai devono fare i conti i fraticelli.
Sulle indagini, complesse e delicate, non figurano ancora riscontri ufficiali,
disponibili solo a conclusione della contabilizzazione e quantificazione delle varie voci del registro dei beni dell’Istituto.