La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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PROMEMORIA SUL BOIA DI FRIGENTO E I SUOI AMICI: Leggerlo prima di fare le spallucce davanti a certi manifesti

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http://www.farodiroma.it/2017/02/06/promemoria-sul-boia-frigento-suoi-amici-leggerlo-spallucce-davanti-certi-manifesti/

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MANELLI DEVE RESTITUIRE 30 MILIONI ALLA CHIESA

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Loredana Zarrella

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Frigento. Nel convento di Albenga, dove ora risiede, ad oltre 800 chilometri di distanza da Frigento, Padre Manelli stringe tra le mani un nuovo documento, articolato in vari punti, tra cui l’intimazione di restituire tutti i beni alla Santa Sede.

È un decreto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, firmato dal prefetto João Braz de Aviz, che gli è stato consegnato a mano direttamente dai commissari dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata, il salesiano don Sabino Ardito, per il ramo maschile, e Suor Noris Adriana Calzavara, per il ramo femminile.

È una carta riservata, non di pubblico dominio, di cui Il Mattino è venuto a conoscenza attraverso fonti attendibili. Indiscrezioni che trapelano tracciando nuovi capitoli nella storia della Congregazione fondata a Frigento da Padre Stefano Maria Manelli.

Sarebbero quindici i giorni di tempo entro cui il frate 83enne dovrebbe far restituire tutto alla Santa Sede.

Si tratta dei beni delle associazioni Missione dell’Immacolata di Frigento e della Missione del Cuore Immacolato di Benevento, per cui si è aperto un contenzioso anche presso il Tribunale di Avellino. Sotto accusa la sottrazione di beni ecclesiastici all’Istituto dei frati e delle suore dal saio grigio-celeste.

Beni mobili e immobili, per 30 milioni, sotto i riflettori delle Fiamme Gialle. In discussione il cambiamento di gestione del patrimonio, in un primo momento amministrato solo da religiosi, secondo la stessa volontà del frate fondatore.

Padre Manelli avrebbe poi fatto entrare laici di sua fiducia e familiari nel governo di questi averi, procurando un danno all’Istituto ormai commissariato. Nel decreto ingiuntivo consegnato a Manelli anche il divieto di confessare le suore e la richiesta di non fare ostruzionismo alle azioni del commissariamento.

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Per tre anni sarebbe stato posto, inoltre, il blocco dell’ammissione di nuove vocazioni alle suore per impreparazione delle formatrici.

L’indiscrezione sul nuovo documento giunto nella città ligure direttamente dal Vaticano viene rafforzata da quanto affermato da Marco Tosatti sul suo blog «Stilum Curiae» circa la volontà della Congregazione di chiudere a breve la questione legata ai Frati Francescani dell’Immacolata.

Dopo il ricorso alla Segnatura Apostolica, da parte di alcune suore contro il commissariamento- ricorso che aveva depotenziato l’autorità della commissaria e delle sue collaboratrici – adesso si profila una riformulazione del decreto di commissariamento a firma del Santo Padre stesso in modo che il provvedimento risulti inappellabile, come fu per i frati nel 2013.

Troppe, evidentemente, le inosservanze delle Superiori durante questo periodo di ricorso.

Le stesse Suore Superiori che molte ex suore hanno accusato di abuso di potere, con cui le sottoponevano ai marchi a fuoco, a penitenze disumane, a umiliazioni, costringendole all’idolatria del padre fondatore fino a un voto segreto di fedeltà, in alcuni casi vergato a sangue, abolito da Papa Francesco solo lo scorso anno.

Il Mattino, ed. Avellino 1/02/2017

IL MATTINO: RESTA IN CARCERE L’AGGRESSORE DEI DUE FRATI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA

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dalla Prima Pagina de Il Mattino ed 10 gen. 2017

Frigento: il giallo dell’aggressione a Roma dei testi contro padre Manelli

“MI SENTIVO PERSEGUITATO”, IN CARCERE IL FERITORE DEI FRATI

“Mi sentivo perseguitato dai frati” ha detto ai carabinieri Renzo Cerro, il 42enne ciociaro che sabato pomeriggio ha aggredito, con un coccio di bottiglia, due religiosi a Roma. Processato ieri mattina per direttissima, ha confessato, ammettendo le sue responsabilità. Disposta la carcerazione. Gaeta aveva testimoniato contro Manelli. C’è un legame con l’aggressione? I sostenitori di padre Stefano non ci stanno e gridano al complotto contro il fondatore. “E’ assurdo pensare ad un collegamento caso Gaeta – caso Manelli; squallido insinuare che vi sia un mandante”.

Il legame Padre Gaeta, aggredito due giorni fa a Roma, con Papa Francesco. > Zarrella a pag. 30

 

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dall’edizione di Avellino, pag. 30

Frigento: lo scandalo dell’Istituto Francescano

RESTA IN CARCERE LO SQUILIBRATO CHE HA FERITO I FRATI

di Loredana Zarrella

«Mi sentivo perseguitato dai frati» ha detto ai carabinieri Renzo Cerro, il 42enne ciociaro che sabato pomeriggio ha aggredito, con un coccio di bottiglia, due religiosi dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata, nella sacrestia di Santa Maria Maggiore, a Roma. Processato ieri mattina per direttissima, dopo essere stato arrestato in flagranza e accusato di lesioni gravissime, ha confessato, ammettendo le sue responsabilità. Disposta la carcerazione.
Sta meglio ed è rientrato negli alloggi dei frati, dopo l’operazione d’urgenza al Policlinico Umberto I, Padre Angelo Gaeta, il sacrestano della Basilica papale che ha avuto la peggio durante la brutale aggressione. È uno degli accusatori di Padre Manelli, l’83enne frate fondatore dell’Ordine sospeso al doppio filo della giustizia, un processo canonico e uno avviato presso il Tribunale di Avellino, a sua volta doppio, penale e civile. A Padre Angelo, intimo amico di Papa Francesco, resta uno sfregio in viso, per la ferita profonda, dallo zigomo al mento, procurata da un collo di bottiglia usato come arma da Cerro, e un interrogativo destinato a rimanere senza risposta.

Perché il 42enne, originario del Frusinate, si è avventato contro di lui e contro il giovane frate filippino Padre Gregorio Adolfo accorso in suo aiuto? Per i carabinieri di piazza Dante, a Roma, è il gesto di un uomo con problemi psichici, un senzatetto con precedenti per piccoli reati contro il patrimonio. Ha agito però con lucidità, ben vestito, nonostante fosse senza fissa dimora, con l’esplicita intenzione di far male a Padre Angelo.

Così, sabato pomeriggio, con la tagliente e rude arma di vetro nascosta sotto il giubbotto, si è diretto dritto verso la sacrestia, al di là della navata gremita di fedeli, eludendo tutte le misure di sicurezza anti-terrorismo predisposte intorno alla Basilica, compresi i metal-detector che, evidentemente, non sono pensati per rilevare il vetro, ma solo il metallo.

Ascoltato ieri pomeriggio dal Maggiore Lorenzo Iacobone, comandante della Compagnia dei carabinieri che hanno fermato la fuga di Cerro, Padre Angelo Gaeta ha affermato ancora una volta di non conoscere l’aggressore che, mentre gli sfregiava il volto, farneticava, dicendo di agire secondo gli ordini di una setta. Gli inquirenti escludono ogni connessione con il ruolo di testimone che Padre Angelo Gaeta ha rivestito nel processo in cui è implicata l’Associazione Missione dell’Immacolata, con sede a Frigento, e che vede Padre Stefano Manelli al centro di una presunta fraudolenta gestione dei beni immobili, di proprietà dell’Istituto dei Frati.

Padre Angelo, 52 anni, originario di Pellezzano, in provincia di Salerno, ha testimoniato contro l’azione di governo del frate fondatore dell’Ordine. Il religioso salernitano aggredito, che da diversi anni riceve il Papa nella Basilica liberiana prima e dopo i suoi viaggi apostolici, ha fatto il noviziato e parte degli studi a Frigento.

È stato Segretario generale dell’Ordine e, in virtù di questa carica, ha fatto parte dell’Associazione Missione dell’Immacolata ma fu estromesso da questa, a sua insaputa, da Padre Manelli. È per questo, per il peso giuridico della sua deposizione, unito alle attese sanzioni canoniche nei confronti del frate 83enne, che l’aggressione è apparsa sospetta. Ma i sostenitori di Padre Stefano non ci stanno e gridano, ancora una volta, al complotto ordito contro il fondatore: «È assurdo pensare a un collegamento caso Gaeta-caso Manelli; squallido insinuare che vi sia un mandante» replicano, a muso duro, attraverso i blog e i social network.

LA PROCURA: PROCESSO A PADRE MANELLI

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RICHIESTO IL PROCESSO PER PADRE MANELLI

Il Mattino, Ed Avellino, pag. 31

di Loredana Zarrella

Tre richieste di rinvio a giudizio per truffa e falso. A circa un anno e mezzo dall’avvio dell’indagine congiunta con la Guardia di Finanza, la Procura di Avellino chiede il rinvio a giudizio per padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per Pietro Luongo (padre Pietro Maria), presidente del Consiglio di Amministrazione dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, e componente del Consiglio direttivo dell’associazione “Missione del Cuore Immacolato” con sede a Benevento; rinvio a giudizio anche per Maurizio Abate (padre Bernardino Maria), tesoriere della prima associazione (Missione dell’Immacolata) e presidente del Consiglio direttivo della seconda, nonché economo dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata.

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Trenta i milioni di euro di proprietà delle due società, già sequestrati dalle Fiamme Gialle nel marzo del 2015. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.

Beni poi rimessi, si, in libertà ma sulla cui liceità di acquisizione e gestione è sempre pesato il dubbio degli inquirenti. Il Gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre, che ora diventano imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del «disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge». Un disegno che sarebbe stato attuato per sottrarre beni all’Istituto religioso che ha sede a Frigento, in via Piano della Croce, in quel convento intorno a cui si sono concentrate anche altre indagini. Ci sono inchieste su presunti abusi sessuali e maltrattamenti subiti delle suore in diversi conventi dell’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013. Reati questi per cui l’83enne Padre Manelli, nato a Fiume, è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene.

Intanto sotto i riflettori, in particolare, sarà l’operato di padre Manelli, individuato dalla Procura come «istigatore e determinatore dell’attività dei correi», ossia come l’orchestratore della truffa. Perché far entrare laici nelle compagini associative vicine all’Istituto dei frati con la medaglia miracolosa appuntata sul saio grigio-celeste?

Perché modificare gli statuti delle associazioni e trarre in inganno notai e Prefettura con attestazioni mendaci? Perché dichiarare falsamente che padre Fidenzio Volpi, commissario dell’Ordine, aveva dato l’assenso a tali modifiche? Sospetta, tra le tante variazioni fatti, anche la norma introdotta negli statuti delle due associazioni che consentiva la devoluzione del patrimonio, in caso di scioglimento delle compagini, ad enti aventi analogo scopo.

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Nell’Istituto dei frati, diviso tra manelliani e sostenitori delle decisioni della Santa Sede, la volontà di cambiare i principi di regolazione delle associazioni è apparsa da subito sospetta. Troppo ingente il patrimonio accumulato negli anni. Un peccato forse lasciarlo nelle mani della gestione commissariale? Conflitti di amministrazione a parte, restano le parole di tanti frati e suore interpellati da Il Mattino, che hanno raccontato delle vessazioni e dell’allucinante clima che si viveva nella congregazione.

GIALLO NEL CONVENTO: CHIUSE LE INDAGINI

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Loredana Zarrella
 
Avviso conclusione indagine per Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata. Stessa comunicazione della Procura a Maurizio Abate e Pietro Luongo, rappresentanti legali delle associazioni Missione dell’Immacolata, con sede a Frigento e Missione del Cuore Immacolato che ha invece sede a Benevento.
I due sono titolari insieme di un patrimonio mobile e immobile da 30milioni di euro. La notifica agli indagati dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari da parte del pm , Fabio Massimo Del Mauro, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Avellino, e titolare del filone d’indagine relativo alla ipotesi di truffa ai danni dell’Istituto dei frati che indossano il saio grigio con sfumatura celeste, si ispirano a San Massimiliano Maria Kolbe, e hanno la loro casa madre a Frigento, punto di riferimento di una costellazione di altre case mariane e conventi, in Italia e all’estero.
Nel marzo 2015 l’avvio dell’inchiesta da parte della Procura di Avellino che, con il lavoro congiunto della Guardia di Finanza, aveva svelato una serie di condotte fraudolente messe in atto dai vertici delle due associazioni vicine alla Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata. Truffa aggravata e falso ideologico i reati contestati.
Sotto la direzione di Manelli, Pietro Luongo, presidente dell’Associazione Missione dell’Immacolata, e Maurizio Abate, tesoriere della compagine, nonché economo dell’Istituto stesso dei frati, avrebbero tratto in inganno il notaio Edgardo Pesiri durante la modifica dello statuto dell’associazione. Modifica condotta con dichiarazioni mendaci e raggiri, tra cui la falsa dichiarazione di assenso da parte di Padre Fidenzio Volpi, commissario dell’Ordine, del tutto all’oscuro invece della manovra, un disegno criminoso volto evidentemente a sottrarre beni all’Istituto per dirottarli in tasche di laici, e mantenere il controllo di un patrimonio da 30milioni di euro, tra beni mobili e immobili. Fabbricati, terreni, autovetture, conti correnti.
Stessa ratio, stesso raggiro nella gestione dell’Associazione Missione del Cuore Immacolato. L’avviso di conclusione delle indagini ricorda il «disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge». Disegno attuato dagli indagati «in concorso tra loro», sottolinea l’avviso che, rispetto al decreto di sequestro preventivo di beni per 30 milioni di euro, emesso lo scorso anno, accosta ai nomi di Abate Maurizio (in religione Padre Bernardino Maria) e Luongo Pietro (in religione Padre Pietro Maria) quello di Manelli Stefano, indicandolo quale «istigatore e determinatore dell’attività dei correi».
L’aggravante, per il frate ottantenne, fondatore dell’Ordine dei religiosi, è quella di avere in pratica orchestrato la truffa, come un deus ex machina. Come previsto dalla legge, a partire dalla notifica dell’avviso, Padre Stefano e gli altri due indagati hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti, richiedere nuovi atti di indagine, presentarsi per rilasciare spontanee dichiarazioni o richiedere di essere sottoposti a interrogatorio. È il tempo per loro della preparazione della difesa in caso di rinvio a giudizio e di un processo che si prospetta imminente, a meno che, con la produzione di nuove carte e testimonianze, gli indagati non riescano a far cambiare idea al pm.

Il Mattino: Manelli accusa: un complotto per sottrarre i beni all’Istituto

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Frigento.

Manelli accusa: “un complotto per sottrarre i beni all’Istituto”

Il frate francescano presenta un esposto alle autorità firmato da altre nove persone.

di Loredana Zarrella

Un complotto orchestrato con grande fantasia per mettere le mani sul patrimonio della congregazione dei Francescani dell’Immacolata. Ne è convinto padre Stefano Manelli, indagato dalla Procura di Avellino per i reati di violenza sessuale e maltrattamento. Il frate ultraottantenne, su cui penderebbero anche gravi sanzioni canoniche, si è così difeso presentando il 2 marzo scorso, tramite il suo avvocato Enrico Tuccillo, una contro denuncia per associazione a delinquere, calunnia e diffamazione.

A firmare l’esposto Manelli e altre nove persone. La denuncia è a carico di tre ex suore, di sei sacerdoti e due laici. Persone accusate di aver compiuto un golpe interno e di aver divulgato un “dossier anonimi dai contenuti falsi, testimonianze ripescate a distanza di anni in giro per il mondo allo scopo di destabilizzare tutta la fascia del vecchio ordine che era fedele alla regola di povertà”.  Per Manelli e il suo legale Tuccillo sarebbe stata messa in atto una campagna di diffamazione contro il fondatore dell’Ordine religioso che ha la sua  casa madre a Frigento. Nel mirino dei “manelliani”, così come ormai sono conosciuti i sostenitori del frate, alcune testimonianze di ex religiose in particolare. Come controprova si allega la testimonianza di una suora chiamata in causa da una sua ex consorella perché costretta a prostituirsi con potenti benefattori: “Smentisco di essere mai stata costretta a compiere atti contro la morale e la mia volontà. Nonché di essere stata segregata da qualche parte.”

Tra i frati accusati di aver compiuto il golpe alcuni firmatari della denuncia alla Santa Sede, ossia l’atto che fece scattare nel 2013 il commissariamento. Il complotto, per i manelliani, partirebbe insomma da lontano.

Ma i firmatari dell’accusa che portò al provvedimento della Congregazione dei religiosi si difendono: “Non eravamo nemmeno a conoscenza di quei 30 milioni di euro di proprietà delle due associazioni riconducibili all’Istituto.” Stiamo parlando di 59 fabricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture. Beni dell’ “Associazione Missione dell’Immacolata” e dell’ “Associazione Missione del Cuore Immacolato”,  finite sotto inchiesta per truffa e falso ideologico.

Possibile che il dossier, presentato alla Procura di Avellino dall’avvocato Giuseppe Sarno, legale della gestione commissariale, sia tutto frutto di un ingegnoso complotto, confezionato e diffuso da istigatori di ricostruzioni fantasiose, come afferma Padre Stefano?

Le decine di testimonianze, vagliate dal pm  Adriano Del Bene, che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Manelli, dicono il contrario.

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PADRE MANELLI, INDAGINE SULLE VIOLENZE (Il Mattino)

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Lo scandalo in convento

Padre Manelli, indagine sulle violenze

Nell’inchiesta della Procura anche i maltrattamenti.
Il Vaticano: provvedimenti
Gian Pietro Fiore
Padre Stefano Manelli, il fondatore dell’ordine dei frati Francescani dell’Immacolata, è indagato dalla Procura della repubblica di Avellino per i reati di violenza sessuale e di maltrattamento.
Il pubblico ministero, Adriano Del Bene, dopo aver meticolosamente vagliato una serie di testimonianze raccolte dai carabinieri del comando provinciale di Avellino ha iscritto nel registro degli indagati il frate al centro dello scandalo, che ha interessato il convento di Frigento.
La notizia è stata anticipata in esclusiva dal settimanale Giallo, che riferisce anche che la Procura sta anche indagando su una serie di morti sospette, così come segnalato nel corposo dossier consegnato agli inquirenti lo scorso 15 giugno. Sarebbero almeno una decina i casi presi in considerazione dagli investigatori che hanno portato all’iscrizione del frate nel registro degli indagati. Ascoltate dai carabinieri le persone che nel dossier venivano indicate come le vittime di violenze e maltrattamenti, hanno confermato quanto subito nel corso degli anni.
Ma i guai per il fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata non sono finiti qui: sono in arrivo dal Vaticano provvedimenti e sanzioni. Come riportato nel dossier nelle mani degli inquirenti e come accertato dagli investigatori alcune suore sarebbero state costrette a prostituirsi con potenti benefattori, che in cambio di derrate alimentari o offerte in denaro, avrebbero preteso come merce di scambio degli incontri sessuali con giovani suore.
Particolare toccante è la testimonianza di una suora, nel convento di Frigento dal 1992 al 1997 che ha dichiarato: “Non ci permettevano di curarci e di assumere farmaci. Avevo i valori del sangue sballati e quindi la necessità di essere visitata da un ematologo. Non ci fu nulla da fare. Mi risposero che ero fuori di testa”. E poi aggiunge: “Le penitenze erano continue e comunitarie. Alcune molto dolorose. La sera durante le preghiere dovevamo indossare il cilicio: una cintura di corda o di cuoio ruvida e cosparsa di nodi o di punte, che dovevamo portare sulla pelle per penitenza. Un altro oggetto di punizione era una frusta con dei chiodi appuntiti. Nel ferirmi mi ero anche infettata”.
Un frate, stretto collaboratore del commissario apostolico, riferisce: “Le suore hanno messo su un sistema lager che si materializza nei conventi di clausura. Suor Consiglia per punizione fa pure il pavimento con la lingua. Le suore filippine o africane che vengono mandate via, sono fatte spogliare nei bagni degli aeroporti e lasciate andare via senza abiti”. Più di una suora, inoltre ha messo nero su bianco i presunti vizi del frate indagato: “Lui (riferendosi a Manelli) ha una debolezza: toccare il petto delle suore, soprattutto quelle più formose, con la scusa di toccare la medaglia miracolosa che portiamo sul petto. Alcune suore sono state offerte a certi uomini e sono state costrette all’obbedienza. Lo stesso avevano fatto anche con me quando mi mandarono dal proprietario di un supermercato. Ho visto alcune sorelle andare a dormire tutte insieme nella stessa stanza. Una in particolare, parente di padre Manelli, chiedeva con insistenza tenerezze a noi sorelle. Ho visto commettere atti sessuali impuri nel corso di vere orge”. Al centro dell’inchiesta avellinese anche i patti di sangue con il quale le religiose erano costrette a firmare la loro devozione all’Istituto.

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L’Inchiesta

Le testimonianze

Molestie alle suore e patti sottoscritti con il sangue
Loredana Zarrella
Gli abusi, le molesti sessuali, l’obbligo di vergare con il sangue patti di fedeltà a Padre Stefano Manelli. Coercizioni psicologiche indirizzate a un disegno di un megalomane, tutt’altro che ispirato al divino.
I raggiri per raggranellare un bottino per milioni di euro, di cui solo briciole destinate alle missioni umanitarie. C’è questo nei fascicoli all’attenzione da un anno della Procura di Avellino che ha aperto diversi filoni di indagine sull’ormai noto caso dei Frati Francescani dell’Immacolata.
Un caso che, con l’iscrizione nel registro degli indagati di Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Ordine, pare avviarsi alla conclusione. Il frate ottantaduenne sarebbe indagato per i reati di violenza sessuale e maltrattamento.
Decine di testimonianze raccolte dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria. Sono i racconti delle religiose fuoriuscite dall’Istituto fondato a Frigento da Padre Manelli e già raccolti nel dossier depositato lo scorso giugno dall’avvocato Giuseppe Sarno, il legale della gestione commissariale dell’Ordine che nel settembre 2014 aveva fatto scattare il filone di indagine, quello relativo al danno patrimoniale nei confronti dell’Istituto religioso.
Denuncia, questa, in cui si segnalavano presunte irregolarità nella gestione delle attività e dei beni di alcune associazioni laiche riconducibili all’Istituto, che portò il gip Fabrizio Ciccone a disporre il sequestro preventivo dei beni mobili e immobili, per un valore di 30 milioni di euro, di proprietà dell’ “Associazione Missione dell’Immacolata”, con sede a Frigento, e dell’ “Associazione Missione del Cuore Immacolato”, con sede a Benevento.
Truffa aggravata e falso ideologico i reati contestati. Il dissequestro, disposto poco dopo, non ha mai interrotto l’indagine delle Fiamme Gialle che, su disposizione della Procura, è scattata per fare chiarezza sulle intestazioni. Perché intestare questo cospicuo patrimonio a compagini associative trasformate negli statuti subito dopo il commissariamento, in modo, si presume, fraudolento, per consentire l’ingresso dei laici? Cosa aveva in mente il fondatore Padre Stefano Manelli? Si sospettano raggiri per eludere il controllo della Santa Sede e dirottare il denaro anche a singole persone. Tra l’altro, nessun dei frati e delle suore dell’Istituto, se non Padre Bernardino Abate e Suor Maria Consiglia De Luca di Calore Irpino, entrambi economi esclusivi dell’Istituto sin dalla sua nascita, sarebbero stati a conoscenza dell’ammontare dei beni delle associazioni vicine all’Istituto.
Parallela ai filoni avviati dalla magistratura c’è poi l’indagine della Santa sede che, dopo aver commissariato l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata nel 2013, nell’ottobre scorso ha disposto lo stesso provvedimento pure per il ramo femminile.
Nell’istituto femminile si anniderebbero le più serie derive, con i marchi fuoco, le punizioni estreme obbligatori di medievale memoria e il culto idolatra del fondatore, venerato da alcune suore come fosse già santo. Diventeranno mai cimeli venerabili i capelli e gli indumenti personali di Manelli avvolti in cellophane e conservati da alcun religiose, numerati, in uno scatolone, con tanto di scritta “reliquie di P. Stefano”?