La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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PROMEMORIA SUL BOIA DI FRIGENTO E I SUOI AMICI: Leggerlo prima di fare le spallucce davanti a certi manifesti

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MANELLI DEVE RESTITUIRE 30 MILIONI ALLA CHIESA

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Loredana Zarrella

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Frigento. Nel convento di Albenga, dove ora risiede, ad oltre 800 chilometri di distanza da Frigento, Padre Manelli stringe tra le mani un nuovo documento, articolato in vari punti, tra cui l’intimazione di restituire tutti i beni alla Santa Sede.

È un decreto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, firmato dal prefetto João Braz de Aviz, che gli è stato consegnato a mano direttamente dai commissari dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata, il salesiano don Sabino Ardito, per il ramo maschile, e Suor Noris Adriana Calzavara, per il ramo femminile.

È una carta riservata, non di pubblico dominio, di cui Il Mattino è venuto a conoscenza attraverso fonti attendibili. Indiscrezioni che trapelano tracciando nuovi capitoli nella storia della Congregazione fondata a Frigento da Padre Stefano Maria Manelli.

Sarebbero quindici i giorni di tempo entro cui il frate 83enne dovrebbe far restituire tutto alla Santa Sede.

Si tratta dei beni delle associazioni Missione dell’Immacolata di Frigento e della Missione del Cuore Immacolato di Benevento, per cui si è aperto un contenzioso anche presso il Tribunale di Avellino. Sotto accusa la sottrazione di beni ecclesiastici all’Istituto dei frati e delle suore dal saio grigio-celeste.

Beni mobili e immobili, per 30 milioni, sotto i riflettori delle Fiamme Gialle. In discussione il cambiamento di gestione del patrimonio, in un primo momento amministrato solo da religiosi, secondo la stessa volontà del frate fondatore.

Padre Manelli avrebbe poi fatto entrare laici di sua fiducia e familiari nel governo di questi averi, procurando un danno all’Istituto ormai commissariato. Nel decreto ingiuntivo consegnato a Manelli anche il divieto di confessare le suore e la richiesta di non fare ostruzionismo alle azioni del commissariamento.

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Per tre anni sarebbe stato posto, inoltre, il blocco dell’ammissione di nuove vocazioni alle suore per impreparazione delle formatrici.

L’indiscrezione sul nuovo documento giunto nella città ligure direttamente dal Vaticano viene rafforzata da quanto affermato da Marco Tosatti sul suo blog «Stilum Curiae» circa la volontà della Congregazione di chiudere a breve la questione legata ai Frati Francescani dell’Immacolata.

Dopo il ricorso alla Segnatura Apostolica, da parte di alcune suore contro il commissariamento- ricorso che aveva depotenziato l’autorità della commissaria e delle sue collaboratrici – adesso si profila una riformulazione del decreto di commissariamento a firma del Santo Padre stesso in modo che il provvedimento risulti inappellabile, come fu per i frati nel 2013.

Troppe, evidentemente, le inosservanze delle Superiori durante questo periodo di ricorso.

Le stesse Suore Superiori che molte ex suore hanno accusato di abuso di potere, con cui le sottoponevano ai marchi a fuoco, a penitenze disumane, a umiliazioni, costringendole all’idolatria del padre fondatore fino a un voto segreto di fedeltà, in alcuni casi vergato a sangue, abolito da Papa Francesco solo lo scorso anno.

Il Mattino, ed. Avellino 1/02/2017

LA PROCURA: PROCESSO A PADRE MANELLI

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RICHIESTO IL PROCESSO PER PADRE MANELLI

Il Mattino, Ed Avellino, pag. 31

di Loredana Zarrella

Tre richieste di rinvio a giudizio per truffa e falso. A circa un anno e mezzo dall’avvio dell’indagine congiunta con la Guardia di Finanza, la Procura di Avellino chiede il rinvio a giudizio per padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per Pietro Luongo (padre Pietro Maria), presidente del Consiglio di Amministrazione dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, e componente del Consiglio direttivo dell’associazione “Missione del Cuore Immacolato” con sede a Benevento; rinvio a giudizio anche per Maurizio Abate (padre Bernardino Maria), tesoriere della prima associazione (Missione dell’Immacolata) e presidente del Consiglio direttivo della seconda, nonché economo dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata.

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Trenta i milioni di euro di proprietà delle due società, già sequestrati dalle Fiamme Gialle nel marzo del 2015. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.

Beni poi rimessi, si, in libertà ma sulla cui liceità di acquisizione e gestione è sempre pesato il dubbio degli inquirenti. Il Gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre, che ora diventano imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del «disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge». Un disegno che sarebbe stato attuato per sottrarre beni all’Istituto religioso che ha sede a Frigento, in via Piano della Croce, in quel convento intorno a cui si sono concentrate anche altre indagini. Ci sono inchieste su presunti abusi sessuali e maltrattamenti subiti delle suore in diversi conventi dell’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013. Reati questi per cui l’83enne Padre Manelli, nato a Fiume, è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene.

Intanto sotto i riflettori, in particolare, sarà l’operato di padre Manelli, individuato dalla Procura come «istigatore e determinatore dell’attività dei correi», ossia come l’orchestratore della truffa. Perché far entrare laici nelle compagini associative vicine all’Istituto dei frati con la medaglia miracolosa appuntata sul saio grigio-celeste?

Perché modificare gli statuti delle associazioni e trarre in inganno notai e Prefettura con attestazioni mendaci? Perché dichiarare falsamente che padre Fidenzio Volpi, commissario dell’Ordine, aveva dato l’assenso a tali modifiche? Sospetta, tra le tante variazioni fatti, anche la norma introdotta negli statuti delle due associazioni che consentiva la devoluzione del patrimonio, in caso di scioglimento delle compagini, ad enti aventi analogo scopo.

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Nell’Istituto dei frati, diviso tra manelliani e sostenitori delle decisioni della Santa Sede, la volontà di cambiare i principi di regolazione delle associazioni è apparsa da subito sospetta. Troppo ingente il patrimonio accumulato negli anni. Un peccato forse lasciarlo nelle mani della gestione commissariale? Conflitti di amministrazione a parte, restano le parole di tanti frati e suore interpellati da Il Mattino, che hanno raccontato delle vessazioni e dell’allucinante clima che si viveva nella congregazione.

Il Mattino: Manelli accusa: un complotto per sottrarre i beni all’Istituto

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Frigento.

Manelli accusa: “un complotto per sottrarre i beni all’Istituto”

Il frate francescano presenta un esposto alle autorità firmato da altre nove persone.

di Loredana Zarrella

Un complotto orchestrato con grande fantasia per mettere le mani sul patrimonio della congregazione dei Francescani dell’Immacolata. Ne è convinto padre Stefano Manelli, indagato dalla Procura di Avellino per i reati di violenza sessuale e maltrattamento. Il frate ultraottantenne, su cui penderebbero anche gravi sanzioni canoniche, si è così difeso presentando il 2 marzo scorso, tramite il suo avvocato Enrico Tuccillo, una contro denuncia per associazione a delinquere, calunnia e diffamazione.

A firmare l’esposto Manelli e altre nove persone. La denuncia è a carico di tre ex suore, di sei sacerdoti e due laici. Persone accusate di aver compiuto un golpe interno e di aver divulgato un “dossier anonimi dai contenuti falsi, testimonianze ripescate a distanza di anni in giro per il mondo allo scopo di destabilizzare tutta la fascia del vecchio ordine che era fedele alla regola di povertà”.  Per Manelli e il suo legale Tuccillo sarebbe stata messa in atto una campagna di diffamazione contro il fondatore dell’Ordine religioso che ha la sua  casa madre a Frigento. Nel mirino dei “manelliani”, così come ormai sono conosciuti i sostenitori del frate, alcune testimonianze di ex religiose in particolare. Come controprova si allega la testimonianza di una suora chiamata in causa da una sua ex consorella perché costretta a prostituirsi con potenti benefattori: “Smentisco di essere mai stata costretta a compiere atti contro la morale e la mia volontà. Nonché di essere stata segregata da qualche parte.”

Tra i frati accusati di aver compiuto il golpe alcuni firmatari della denuncia alla Santa Sede, ossia l’atto che fece scattare nel 2013 il commissariamento. Il complotto, per i manelliani, partirebbe insomma da lontano.

Ma i firmatari dell’accusa che portò al provvedimento della Congregazione dei religiosi si difendono: “Non eravamo nemmeno a conoscenza di quei 30 milioni di euro di proprietà delle due associazioni riconducibili all’Istituto.” Stiamo parlando di 59 fabricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture. Beni dell’ “Associazione Missione dell’Immacolata” e dell’ “Associazione Missione del Cuore Immacolato”,  finite sotto inchiesta per truffa e falso ideologico.

Possibile che il dossier, presentato alla Procura di Avellino dall’avvocato Giuseppe Sarno, legale della gestione commissariale, sia tutto frutto di un ingegnoso complotto, confezionato e diffuso da istigatori di ricostruzioni fantasiose, come afferma Padre Stefano?

Le decine di testimonianze, vagliate dal pm  Adriano Del Bene, che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Manelli, dicono il contrario.

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PADRE MANELLI, INDAGINE SULLE VIOLENZE (Il Mattino)

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Lo scandalo in convento

Padre Manelli, indagine sulle violenze

Nell’inchiesta della Procura anche i maltrattamenti.
Il Vaticano: provvedimenti
Gian Pietro Fiore
Padre Stefano Manelli, il fondatore dell’ordine dei frati Francescani dell’Immacolata, è indagato dalla Procura della repubblica di Avellino per i reati di violenza sessuale e di maltrattamento.
Il pubblico ministero, Adriano Del Bene, dopo aver meticolosamente vagliato una serie di testimonianze raccolte dai carabinieri del comando provinciale di Avellino ha iscritto nel registro degli indagati il frate al centro dello scandalo, che ha interessato il convento di Frigento.
La notizia è stata anticipata in esclusiva dal settimanale Giallo, che riferisce anche che la Procura sta anche indagando su una serie di morti sospette, così come segnalato nel corposo dossier consegnato agli inquirenti lo scorso 15 giugno. Sarebbero almeno una decina i casi presi in considerazione dagli investigatori che hanno portato all’iscrizione del frate nel registro degli indagati. Ascoltate dai carabinieri le persone che nel dossier venivano indicate come le vittime di violenze e maltrattamenti, hanno confermato quanto subito nel corso degli anni.
Ma i guai per il fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata non sono finiti qui: sono in arrivo dal Vaticano provvedimenti e sanzioni. Come riportato nel dossier nelle mani degli inquirenti e come accertato dagli investigatori alcune suore sarebbero state costrette a prostituirsi con potenti benefattori, che in cambio di derrate alimentari o offerte in denaro, avrebbero preteso come merce di scambio degli incontri sessuali con giovani suore.
Particolare toccante è la testimonianza di una suora, nel convento di Frigento dal 1992 al 1997 che ha dichiarato: “Non ci permettevano di curarci e di assumere farmaci. Avevo i valori del sangue sballati e quindi la necessità di essere visitata da un ematologo. Non ci fu nulla da fare. Mi risposero che ero fuori di testa”. E poi aggiunge: “Le penitenze erano continue e comunitarie. Alcune molto dolorose. La sera durante le preghiere dovevamo indossare il cilicio: una cintura di corda o di cuoio ruvida e cosparsa di nodi o di punte, che dovevamo portare sulla pelle per penitenza. Un altro oggetto di punizione era una frusta con dei chiodi appuntiti. Nel ferirmi mi ero anche infettata”.
Un frate, stretto collaboratore del commissario apostolico, riferisce: “Le suore hanno messo su un sistema lager che si materializza nei conventi di clausura. Suor Consiglia per punizione fa pure il pavimento con la lingua. Le suore filippine o africane che vengono mandate via, sono fatte spogliare nei bagni degli aeroporti e lasciate andare via senza abiti”. Più di una suora, inoltre ha messo nero su bianco i presunti vizi del frate indagato: “Lui (riferendosi a Manelli) ha una debolezza: toccare il petto delle suore, soprattutto quelle più formose, con la scusa di toccare la medaglia miracolosa che portiamo sul petto. Alcune suore sono state offerte a certi uomini e sono state costrette all’obbedienza. Lo stesso avevano fatto anche con me quando mi mandarono dal proprietario di un supermercato. Ho visto alcune sorelle andare a dormire tutte insieme nella stessa stanza. Una in particolare, parente di padre Manelli, chiedeva con insistenza tenerezze a noi sorelle. Ho visto commettere atti sessuali impuri nel corso di vere orge”. Al centro dell’inchiesta avellinese anche i patti di sangue con il quale le religiose erano costrette a firmare la loro devozione all’Istituto.

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L’Inchiesta

Le testimonianze

Molestie alle suore e patti sottoscritti con il sangue
Loredana Zarrella
Gli abusi, le molesti sessuali, l’obbligo di vergare con il sangue patti di fedeltà a Padre Stefano Manelli. Coercizioni psicologiche indirizzate a un disegno di un megalomane, tutt’altro che ispirato al divino.
I raggiri per raggranellare un bottino per milioni di euro, di cui solo briciole destinate alle missioni umanitarie. C’è questo nei fascicoli all’attenzione da un anno della Procura di Avellino che ha aperto diversi filoni di indagine sull’ormai noto caso dei Frati Francescani dell’Immacolata.
Un caso che, con l’iscrizione nel registro degli indagati di Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Ordine, pare avviarsi alla conclusione. Il frate ottantaduenne sarebbe indagato per i reati di violenza sessuale e maltrattamento.
Decine di testimonianze raccolte dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria. Sono i racconti delle religiose fuoriuscite dall’Istituto fondato a Frigento da Padre Manelli e già raccolti nel dossier depositato lo scorso giugno dall’avvocato Giuseppe Sarno, il legale della gestione commissariale dell’Ordine che nel settembre 2014 aveva fatto scattare il filone di indagine, quello relativo al danno patrimoniale nei confronti dell’Istituto religioso.
Denuncia, questa, in cui si segnalavano presunte irregolarità nella gestione delle attività e dei beni di alcune associazioni laiche riconducibili all’Istituto, che portò il gip Fabrizio Ciccone a disporre il sequestro preventivo dei beni mobili e immobili, per un valore di 30 milioni di euro, di proprietà dell’ “Associazione Missione dell’Immacolata”, con sede a Frigento, e dell’ “Associazione Missione del Cuore Immacolato”, con sede a Benevento.
Truffa aggravata e falso ideologico i reati contestati. Il dissequestro, disposto poco dopo, non ha mai interrotto l’indagine delle Fiamme Gialle che, su disposizione della Procura, è scattata per fare chiarezza sulle intestazioni. Perché intestare questo cospicuo patrimonio a compagini associative trasformate negli statuti subito dopo il commissariamento, in modo, si presume, fraudolento, per consentire l’ingresso dei laici? Cosa aveva in mente il fondatore Padre Stefano Manelli? Si sospettano raggiri per eludere il controllo della Santa Sede e dirottare il denaro anche a singole persone. Tra l’altro, nessun dei frati e delle suore dell’Istituto, se non Padre Bernardino Abate e Suor Maria Consiglia De Luca di Calore Irpino, entrambi economi esclusivi dell’Istituto sin dalla sua nascita, sarebbero stati a conoscenza dell’ammontare dei beni delle associazioni vicine all’Istituto.
Parallela ai filoni avviati dalla magistratura c’è poi l’indagine della Santa sede che, dopo aver commissariato l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata nel 2013, nell’ottobre scorso ha disposto lo stesso provvedimento pure per il ramo femminile.
Nell’istituto femminile si anniderebbero le più serie derive, con i marchi fuoco, le punizioni estreme obbligatori di medievale memoria e il culto idolatra del fondatore, venerato da alcune suore come fosse già santo. Diventeranno mai cimeli venerabili i capelli e gli indumenti personali di Manelli avvolti in cellophane e conservati da alcun religiose, numerati, in uno scatolone, con tanto di scritta “reliquie di P. Stefano”?

CASO MANELLI: TESTIMONIANZA DI UNA LAICA

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Raccogliamo e pubblichiamo la testimonianza di una signora che seguiva il movimento di padre Stefano Manelli.

Guardo oramai quasi ogni sera la TV  nell’imbarazzo della scelta  tra RAI e Mediaset che si contendono gli spettatori attirati dalla vicenda di Padre Stefano Manelli.

E’ triste vedere un uomo già considerato per alcuni santo, essere giudicato da milioni d’italiani un “santone”.

Padre Manelli voleva ricostruire la Chiesa e sta invece diventando il serial killer della sua immagine; si considerava un “riformatore” della vita religiosa e invece sta scoraggiando vocazioni e deturpando la bellezza della vita consacrata.

Vere o false che siano le accuse contro di lui, benché sia convinta che deve aver pur commesso degli errori, lo scandalo c’è ed è pesante, tutto per causa sua.

Il suo accanimento a farsi difendere provoca purtroppo un effetto collaterale disastroso per la Chiesa oltre che per i suoi Istituti e per se stesso; basta leggere i titoloni e gli attributi con i quali viene definito.

Finora, tuttavia, è stato trascurato un aspetto importante della vicenda.

Se frati e suore soffrono per la storia del loro fondatore, tutta la famiglia dei laici che ne seguiva le orme, risente fortemente della situazione di crisi.

Ho infatti simpatizzato per un certo periodo con la MIM, la Missione dell’Immacolata Mediatrice, il gruppo dei laici legato ai Francescani dell’Immacolata.

Ne apprezzavo la spiritualità, la vita di preghiera, il clima di famiglia, anche se notavo a tratti delle zone d’ombra.

Provvidenzialmente non sono mai riuscita a confessarmi da Padre Manelli ma col tempo scoprivo sempre più delle ambiguità nei suoi discorsi e nei suoi atteggiamenti: battute, sguardi, gesti.

Nessuno, tantomeno io, osava mettere in discussione apertamente le presunte qualità del fondatore ostentate e millantate dagli altri, specie dai parenti,  altrimenti ci sarebbe stata l’esclusione dal gruppo.

Qualcuno in Campania parlava di stimmate (invisibili?) di bilocazione, di guarigioni prodigiose, scrutazione dei cuori…

Mai notato nulla di tutto questo, ma all’epoca, dopo miei problemi di famiglia, me ne stavo zitta, non contestavo nulla, non alzavo il ditino perché avevo l’orrore di venire esclusa, messa da parte, isolata.

Oggi agirei diversamente; nelle condizioni di un tempo ero invece emotivamente ricattabile.

Il fondatore lo si vedeva per dei grandi avvenimenti, per il suo compleanno ed onomastico, tra applausi, pianti, poesie, regali, richieste di soldi, buste e bustarelle, concertini, torte e pasticcini e tutto finiva lì.

Sgomitate tra chi doveva parlargli con  dei soliti “raccomandati”  che avevano i “canali privilegiati”  per passare avanti.

Il mio vissuto quotidiano era condiviso fortunatamente più con i suoi frati che mi hanno invece sempre edificato anche se qualcuno aveva ultimamente assunto un atteggiamento arrogante e da fondamentalista.

Vorrei aggiungere che in ogni incontro col fondatore c’era un cordone opprimente di parenti, suoi ottimi promotori insieme a un pugnetto di pie donne napoletane che gli pendevano dalle labbra e ci raccontavano aneddoti sulle grazie ricevute attraverso “l’intercessione di padre Stefano”.

Non ho mai pensato a un atteggiamento settario, truffaldino, ma oggi sento il bisogno di rivedere il mio giudizio, poiché con il senno di poi riconosco che eravamo quasi tutte persone con difficoltà esistenziali o da poco convertite.

In alcune c’era l’eccesso di zelo, il fervore; in altre la paura, lo scrupolo e quindi la ricerca di sicurezze, di conferme che i pronunciamenti di padre Manelli, a modo di oracolo, ci fornivano.

Oggi tanti continuano ad andare ai festini, ma è solo per curiosità, creare confusione, spiare…

Il livello dei suoi seguaci e quello che è ed io ho preferito uscire dalla mischia.
Inutile prendere in giro delle persone o illudere un clan su un consenso che non c’è.
E’ la fine di un’epoca e di un personaggio.
 
Uno degli elementi che “mi ha aperto gli occhi” è stato il “porta a porta” di alcuni familiari di padre Stefano per convincermi a non seguire, anzi attaccare  il commissario appena eletto.

Era la fine dell’estate del 2013.

Abbiamo saputo poi che Padre Volpi è morto, sicuramente per lo stress e le sofferenze inflittegli.

Credo che padre Manelli e chi per lui e con lui, se lo porterà vergognosamente e colpevolmente sulla coscienza fino alla tomba.

Con telefonate incalzanti, incontri, petizioni, lettere da firmare, cattivi discorsi, sono stata sottoposta a un vero e proprio stalking.

Sembrava di dover partecipare a una battaglia per attaccare chissà quale furente nemico.

Ascoltavo critiche contro il Papa, insulti contro il Commissario, disprezzo e odio verso i frati…

Il colpo di grazia mi venne vibrato dalle suore.

Una delusione profondissima quando anche loro iniziarono a parlare a sproposito, tutte allo stesso modo, come se fossero state indottrinate da un insegnamento monotematico.

Dopo aver lasciato il gruppo dei laici legati all’Istituto ho cercato di saperne di più spigolando in rete, chiedendo a frati e suore e raccogliendo testimonianze presso vescovi, preti e religiosi di altri Istituti.

Nelle Marche la situazione non è molto confortante per il padre Manelli.

Ai suoi frati era stato contestato di aver creato nei pressi di Osimo un’isola di tradizionalisti con la creazione persino di una scuola che è stata poi chiusa da quando il superiore aveva preso le distanze dal Fondatore.

Il Cardinale di Ancona confidò a una mia conoscente,  suor Noemi, che il Papa gli disse: “ho tribolato tanto per ottenere da un istituto religioso una casa che serviva per un’altra famiglia religiosa che si trova in grave difficoltà!”

Si riferiva ai Frati Francescani dell’Immacolata!

Ho scoperto, infatti, che la proprietà del loro convento di Roma in via Boccea, era passata sotto il controllo di alcuni laici della MIM e che questi stavano facendo di tutto per mandare via i frati e affidare l’immobile a un nuovo istituto fondato da padre Manelli nelle Filippine.

Non so se ho capito bene e l’informazione è esatta, ma pochi mesi prima dell’estate del 2013 chi disponeva dell’immobile erano dei frati francescani dell’Immacolata.

Cosa è successo dopo?

Sembra che padre Stefano abbia suggerito un’azione truffaldina per cambiare i soci dell’associazione proprietaria, denominataAssociazione del Cuore Immacolato”.

Se prima i soci erano tutti religiosi, dal momento in cui padre Manelli non era più il loro superiore, quei beni sono stati affidati a dei nuovi soci, familiari e amici di padre Manelli, da lui controllabili e che sono gli stessi che vogliono cacciare i frati.

Fu per questo che il papa Francesco in persona ha cercato per l’Istituto una nuova casa in Roma individuandola in un immobile dell’ex APSA nei pressi della stazione Termini abitato però da oltre un secolo da un istituto religioso femminile.

I disagi creati dal Manelli a queste suore sono incalcolabili, così come al Vaticano per l’indennizzo da dare alle religiose che occupano ancora la metà dell’immobile.

Quando leggo su Vatican Insider che Alfonso Rocco (Saviano?) dichiara il caso chiuso, non capisco a cosa si riferisca se non è nemmeno iniziato il processo.

Si confonde il dissequestro confermato in Cassazione della sola associazione Missione del Cuore Immacolato con una sentenza di Cassazione sull’intera vicenda.

Ho saputo, inoltre, che i trenta milioni di euro di beni che erano stati sequestrati si riferiscono soprattutto all’altra Associazione proprietaria dei beni dei Francescani dell’Immacolata e denominata Associazione Missione dell’Immacolata.

Un gioco di scatole cinesi, una confusione voluta che tuttavia non fa perdere il bandolo della matassa e chi guarda i fatti con oggettività.

Tutti i beni, infatti, sono stati sempre nell’effettiva disponibilità di padre Manelli benché nominalmente il proprietario fosse una persona giuridica, un’associazione creata ad hoc e giustificata in nome della povertà comunitaria dei francescani.

Mi sono informata presso un cappuccino di Loreto che mi ha chiaramente spiegato che anche per la loro Provincia i beni non possono essere dati a terzi o ad Associazioni.

I beni dell’Ordine sono indisponibili, come i beni demaniali e si definiscono “beni ecclesiastici”.

Forse Padre Manelli ha voluto evitare da sempre il controllo della Santa Sede per operazioni di vendita e acquisto, sostanziose e spericolate.

L’avvocato Tuccillo, suo difensore, afferma in televisione di non sapere nulla sull’albergo acquistato dall’Istituto a Frigento e denominato “L’Abbazia”.

Il Parroco del paese di Frigento, sia sui giornali che in televisione aveva detto che tale acquisto indignò i frigentani.

Ho conosciuto quella struttura per le quale ci venne chiesto alcuni anni fa, tramite padre Stefano e padre Massimiliano Maffei, un generoso contributo economico.

Ci dicevano che dovevamo lasciare tutto e spogliarci di tutto, specialmente se saremo diventate terziarie.

Ho scoperto solo recentemente che il Terz’Ordine era addirittura una bufala poiché mai è stato riconosciuto dalla Chiesa.

Un’amica terziaria mi ha detto: “Ci facevano studiare, ci esaminavano, ci facevano emettere i voti e ci… mungevano!”

Non sono arrivata nel Terz’Ordine, ma mi chiedo se si possa prendere in giro il prossimo in questo modo.

In televisione, ultimamente, è apparso anche un accompagnatore dell’avvocato Tuccillo, il signor Claudio Circelli.

Costui si dichiara padre di una suora e si fa eco degli 800 genitori di suore che vedono le figlie serene.

Una monaca mi ha riferito che il numero complessivo delle Suore Francescane dell’Immacolata supera di poco le 300 unità e che con l’uscita dall’Istituto di Suor Maria Francesca Perillo e di alcune sue fedelissime portate in Inghilterra per fondare un nuovo Ordine, la cifra si è ulteriormente abbassata.

Il Signor Circelli dichiara che sua figlia è da cinque anni in convento ed è felice.

Credo che cinque anni siano troppo pochi per fare una valutazione vocazionale, tant’è vero che i voti definitivi si fanno molto dopo quel periodo.

Mi è stato riferito, sempre dall’amica terziaria, che questo signore ha avuto in passato un profilo basso e che solo dopo l’entrata in convento della figlia è diventato un attivista fedelissimo a padre Manelli.

Forse era un modo per accreditare la figlia; questo spiega perché la figlia stia bene in un istituto dove si commettono parzialità e dove – a quanto sembra – ci sono “figlie e figliastre”.

Il signor Circelli, inoltre, è il rappresentante legale della Casa Mariana Editrice che come le altre due associazioni si è vista sostituire i religiosi con dei laici.

Tutto sta su internet.

Come e perché ha assunto questo ruolo? E’ stipendiato? Ci sono degli introiti nell’editrice? Chi ci lavora? Solo le suore? Gratuitamente? Per conto di chi?

Io ci vedo solo confusione…

All’opinione pubblica poco interessa il populismo per scagionare padre Manelli il cui avvocato sta ottenendo l’effetto contrario a quanto sperato.

Nel mio gruppo di preghiera ci ha fatto ridere la storiella dell’avvocato che scrive col sangue la lettera d’amore alla sua fidanzatina francese. Credo che non sia vero, ma anche se così fosse, dimostra sicuramente squilibrio.

Mio marito non fece una cosa simile, ma ci siamo amati sempre e da sempre.

Che l’avvocato non sia sincero si scopre anche da altri dettagli delle sue narrazioni.

Le fandonie sono semmai sue.

Non mi risulta, anche dalle interviste televisive, che le suore che accusano padre Manelli siano solo due.

Il problema che non si vuol capire, è che se anche con UNA sola religiosa o ex religiosa il fondatore si è comportato male, il crimine resta.

Che forse un omicida, uno stupratore, un ladro o un truffatore può essere assolto solo che ammazza, stupra, ruba e imbroglia una intera città?

Peccato, per il padre Manelli e per la Chiesa, che le vittime accertate, siano ben più di due…

In televisione, dopo il caso Manelli, appariva padre Fortunato, ex confratello dei Minori Conventuali di padre Manelli che parlava con fierezza del Natale ad Assisi.

Per decenni padre Manelli ha sempre parlato male dei Conventuali dicendo che erano “rilassati” e lui si separò da loro per fondare il nuovo Ordine.

Peccato che oggi i ruoli si rovescino e i Conventuali diano una lezione di responsabilità e aiuto alla Chiesa ben diversa dal fallimento del padre Manelli rimosso, lo ricordiamo, non per raggiunti limiti di età, come nella bugia dice l’avvocato, ma per il fatto che è stato commissariato, così come mi hanno spiegato ad Osimo.

Capisco che ognuno fa il suo mestiere e deve difendere i generosi clienti, ma per le bugie ci è bastato e avanzato p. Manelli; il resto ci disgusta.

Prendete pure informazioni e saprete e capirete…

L’Italia (indignata) s’è desta.

I Francescani dell’Immacolata perdono le proprietà. Si ripropone il mito di Cronos che divorava i suoi figli

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La seconda sezione penale della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Avellino e confermato il dissequestro dei beni disposto dal Tribunale del Riesame nel giugno scorso a favore dell’associazione Missione del Cuore Immacolato, una delle associazioni intestatarie dei beni dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata. L’Associazione ha così ottenuto l’immediata restituzione dei beni, tra i quali c’è anche un immobile nella zona di Boccea, del valore di 2 milioni e 300mila euro. Le associazioni di laici continuano a fare riferimento a padre Stefano Manelli, il fondatore dei FFI esautorato nel giugno 2013 con una decisione della Congregazione dei religiosi, approvata prima da Benedetto XVI, che aveva disposto una visita canonica, e poi in modo definitivo da Papa Francesco. L’intricata vicenda ha risvolti morali prima che legali. In sostanza il gruppo vicino al fondatore, sul cui operato ci sono sconcertanti testimonianze, avendo perso il controllo dell’Istituto ha attivato un meccanismo di autotutela di tipo economico riappropriandosi di beni dei quali i religiosi disponevano senza esserne proprietari in base alle Costituzioni ispirate alla dura regola di San Francesco. Una moderna riproposizione del mito greco di Cronos che divorava i suoi figli.

Figlio di Urano (il Cielo) e Gea (la terra) Cronos era un titano. Aiutò la madre a liberarsi di Urano che, giacendo costantemente su di lei, le impediva di avere i figli concepiti. Evirò il padre, gettò l’organo amputato nell’Egeo e prese il suo posto alla guida del mondo. Crono scacciò i fratelli Ciclopi ed Ecatonchi li confinò nel Tartaro. Sposò poi la sorella Rea. A Cronos era stato predetto però che sarebbe stato detronizzato da uno dei suoi figli, proprio come aveva fatto lui stesso con il padre. Così cominciò a divorare i figli. La moglie Rea riuscì a sottrargli il figlio Zeus, con un escamotage: dopo aver partorito, avvolse una pietra nei panni e la mandò al marito. Così Zeus rimase in vita e, una volta cresciuto, somministrò a Cronos un veleno per fargli vomitare i figli cresciuti. In seguito a una guerra intrapresa con i fratelli liberati, sconfisse il padre. Liberò i Ciclopi, giganti con un occhio solo, e gli Ecatonchiri, mostri con cento braccia e cento gambe. In cambio i Ciclopi gli regalarono i fulmini. E lui si pose al comando dell’Universo, sul monte più alto della Grecia, l’Olimpo. Al museo del Prado di Madrid, è esposto il celebre dipinto di Francisco de Goya che rappresenta Cronos (nella foto) proprio mentre divora i suoi figli. Cronos era raffigurato di solito con una falce e in compagnia di una cornacchia. Sembra infatti che kronos derivi dalla parola greca Korone, che vuol dire proprio cornacchia.

http://www.farodiroma.it/2015/12/19/i-francescani-dellimmacolata-perdono-le-proprieta-si-ripropone-il-mito-di-cronos/