La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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L’ENZIMA MANELLI. UN POSTGIUDIZIO SULLA PERSONA E I FATTI

marzo: 2018
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Stefano Manelli è stato sempre un alchimista del politically correct ecclesiale.

Ha cercato di cavalcare tutte le opportunità che gli venivano presentate per ingrossare le fila delle sue risorse umane e finanziarie.

Aveva presentato a suore e frati un ideale di vita religiosa altissimo, che per primo non osservava, affinché avesse uomini e donne alla sua incondizionata sequela e militare obbedienza.

Aveva creato un sistema di chiusura alle diocesi e alle altre istituzioni religiose per evitare il confronto e far credere che la sua idea di convento era la migliore in un mondo e in una Chiesa sotto attacco di massoni, eretici, terroristi…

Quando qualcuna sollevava dubbi, sentenziava delle profezie con tanto di scadenza, magari trimestrale, nella speranza che novanta giorni gli sarebbero bastati per rovesciare gli oppositori con le solite manovre della corruzione presso ecclesiastici e magistrati.

Nel frattempo, secondo lui, era sempre possibile che il Papa decedesse e che, sempre secondo lui, gli avrebbe succeduto uno dei suoi candidati preferiti grazie al potere che il Manelli aveva persino sullo Spirito Santo essendosi fatto autoproclamare e chiamare il “Padre Comune”.

Quando nel 2007 iniziò la spinta restaurazionistica in opposizione al Vaticano II il Manelli se ne fece grande promotore.

Nel 2009 organizzò prima un convegno a un passo dal Vaticano sotto l’egida dottrinale del fu Brunero Gherardini e successivamente montò i carrozzoni del circo dei chierici più menestrelli che ministranti del rito “Tridentino”.

Gli sembrava di volare grazie alle vocazioni tradizionaliste che entravano in convento “a frotte” (quattro o cinque all’anno) ma che erano persone psichiatricamente e psicologicamente disturbate come più tardi i fatti rivelarono.

Si trattava di ragazzi provenienti da famiglie già condizionate e settorializzate da un punto di vista ecclesiale su posizioni lefebvriane di fatto o giovani impegnati politicamente che vedevano in una “certa sensibilità di chiesa” una contiguità con i loro ideologismi secolari.

Manelli era contento soprattutto per il fatto che si trattasse di europei, dei bianchi, avendo sempre disprezzato asiatici e africani eugenista com’era da un punto di vista ecclesiale.

In queste vocazioni non c’era la ricerca di Cristo e “dell’Immacolata”, ma la ricerca di un nemico da abbattere: la Chiesa.

In un’epoca di secolarismo che non stava risparmiando neanche gli uomini di Chiesa, questi giovani credevano di aver trovato una compagine di puri dove mostrare i muscoli in una purità morale e una forza dottrinale che nessuna entità nella Chiesa aveva posseduto fino a quel momento.

In altre occasioni e situazioni il Manelli condizionava i genitori, persone spesso mediocri e frustrate, sicuro che con la loro educazione da lui eterodiretta, avrebbero indotto i loro figli, ancor prima del raggiungimento della maggiore età, ad entrare nei suoi conventi di suore e frati.

Una volta entrati in convento i figli, avrebbe maggiormente legato a sé questi genitori riuscendosi ad accaparrare successivamente con più facilità l’eredità (materiale) loro spettante. Tutto giustificato per “la causa dell’Immacolata”.

Queste (pseudo) vocazioni avevano capito molto poco del cristianesimo e ancora meno di discernimento combattimento spirituale confondendo la vita religiosa con una sorta di lotta di classe all’interno di fazioni inesistenti nel Corpo Mistico.

Uno dopo l’altro questi giovani uscirono dal seminario convinti dalle parole del Manelli che avrebbero dovuto “salvare il mondo e la Chiesa in preda a un Papa eretico e alla vicina fine del mondo”.

Era l’unico espediente per coalizzare degli sprovveduti ed avere guadagno di causa nel mantenimento di una sorta di corte anacronistica e grottesca senza nessuna incidenza sul piano religioso e sociale fatta di pseudoasceti ipocriti che alla prima occasione, come dimostrarono, si rendevano oggetto di scandali pubblici che andavano dalla debolezza della carne alla concupiscenza degli occhi fino alla superbia della vita.

In occasione del quinto anniversario dell’elezione al soglio pontificale di Papa Francesco, non poteva mancare l’attacco alla sua persona da parte del solito club della mano morta.

“Mano” perché i leader si contano sulle dita di una sola mano, “morta” perché sono delle persone avulse dalla linfa vitale della Comunione dei Santi e della società; “mano morta” perché almeno il Manelli (nomen omen) il vizietto ce l’aveva secondo le numerose testimonianze di religiose ed ex religiose oggetto dell’attenzione dei suoi polpastrelli.

Manelli è stato nella storia della Chiesa come un enzima.

Come un catalizzatore biologico ha accelerato quella scomposizione sociale e politica già in corso di un mondo che con l’attuale pontificato è sconfitto e sta scomparendo: il perennalismo.

Non cessano le pubblicazioni contro Papa Francesco come gli scritti del commentatore americano Philip Lawler che passa dal  saggio “A call to serve” (una chiamata a servire) del 2013 al libello “Lost Shepherd” (pastore perso) del 2018.

Per il cambio di visione su Papa Francesco non sapremmo se definirlo un “mutante” o uno scrittore “in mutande” come i nostrani Tosatti e Socci per citarne solo due; gli altri sono ancor più insignificanti.

In mutande perché succede che tanti giornalisti risentano degli effetti della crisi e non disdegnino, anzi ricerchino le prebende del partito dell’opposizione ecclesiale con la sua potenza finanziaria.

Il Cardinale amerikano  Raymond Burke avrebbe tante cose da raccontarci.

E’ significativo come il mondo tradizionalista stia oggi attaccando il Papa anche sulla pulizia che sta operando nello IOR, panacea di traffici e lavatrice di denaro di cui anche il Manelli e i suoi uomini e soprattutto donne (la fuoriuscita Suor Consiglia al secolo Carmela De Luca) ne hanno abbondantemente fruito.

I reiterati e crescenti attacchi al Papa di padre Paolo Siano stanziato e sedentarizzato a Ferrara, provano la sconfitta ideologica del Manelli e della sua linea.

Ha sbagliato alleati, ha sbagliato forma di governo, ha stravolto un carisma, ha fallito.

Quelli del Siano sono scritti disperati, una sorta di appelli, grida di aiuto nei quali cerca di compattare i superstiti.

Pontifica sul Papa, parla a nome dell’Istituto, bacchetta tutti come un oracolo greco.

Non si rende conto della sofferenza che arreca a chi ama la Chiesa; non si rende conto dell’offesa che arreca alle vittime suore del Manelli e ai frati che hanno obbedito all’autorità.

Accusa coloro che vogliono sdoganarsi dal settarismo manelliano di professare l’infallibilismo bergogliano ma non si rende conto che in realtà sta dichiarando lui per se stesso e per chi la pensa come lui, che Stefano Manelli sia infallibile.

Con il primo lustro del pontificato di Bergoglio si sta chiudendo nella storia della Chiesa un’epoca tumultuosa, fatta del non riconoscimento della Provvidenza di Dio nella storia, in pratica un’eresia professata dai presunti (e presuntosi) “guardiani della fede” come Manelli e i suoi seguaci.

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