La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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PAOLO SIANO “IL SIGNOR CENSORE”

In un misto di accuse, sofismi e paranoie, Stefano Manelli delega nuovamente il suo dissenso anti-bergogliano a una delle sue “vittime”.

Fra’ Paolo Siano, salernitano classe ‘70, incardinato a Ferrara,  si sfoga nuovamente su un blog tradipolemista denominato “Corrispondenza Romana”. E’ intanto ripreso da “Chiesa e Postconcilio” e da “Il Giornale” di Berlusconi in un infelice copia e incolla che potrebbe continuare all’interno degli stessi circoli da cinquanta lettori.

Grazie a Dio la facoltà di esprimersi da “libero pensatore” è la novità del regime commissariale.

Non si comprende perché il Siano contesti quindi i suoi superiori diretti e le autorità vaticane visto che  sotto il ventecinquennale ininterrotto governo di Stefano Manelli venivano violati i diritti fondamentali della persona.

Tranne che per la nomenklatura al resto della truppa di frati e di suore veniva aperta la corrispondenza privata, vietata la posta elettronica, l’uso personale del telefono cellulare.

Un frate mi ha detto che oggi il Manelli dispone di ben cinque diversi telefonini la cui scheda sim è intestata a parenti, amici e benefattori per ovviare, mi dicono, ad attività di spionaggio nei suoi confronti. E’ un fantasy!

Chissà quale segreto vaticano nasconda o quale omicidio (avvelenamento?) stia pianificando…

Per l’uso del cellulare, anzi dei cellulari, Manelli però non deve ringraziare il Commissario poiché da sempre la legge lui non l’ha mai seguita ed eseguita.

Oggi il fuorilegge Manelli incoraggia alla resistenza i suoi partigiani contro il nemico comune: la Chiesa. Da novello Voltaire grida rabbioso: “Ecrasez l’infame”!

Non tutti sanno che durante L’Ancien Regime manelliano era proprio il Siano ad esercitare il ruolo di “signor censore” dei Francescani dell’Immacolata, vigile ad eventuali “eresie” che riusciva a trovare dappertutto da far invidia a Tomas de Torquemada!

Avrebbe mandato tutti al rogo se non l’avesse trattenuto lo scrupolo – malattia spirituale di cui era afflitto – di concorso in omicidio.

Durante il suo insegnamento allo STIM, cioè lo studio interno che il Manelli aveva inventato per far diventare preti anche quelli con la terza media, ridevo a crepapelle per la sua ignoranza. Nemmeno ancora laureato in storia si improvvisava professore di filosofia. Un mito!

Era uno spasso sentirlo commentare il “pensiero debole” senza aver mai letto un rigo su Heidegger, Vattimo e Severino. In realtà la sua era la semplice lettura del libro di Battista Mondin.

Negli anni è maturato alzando la posta e la pretesa. Non più fraticelli da condannare ma il Papa da censurare!

Lui stesso scrive: “… sarebbe interessante sondare la posizione dei frati e vertici dei FI (i Commissari e CIVCSVA ndr)dinanzi al caso della Comunione concessa ai divorziati risposati che vivono “more uxorio”.

E’ fiero inoltre di affermare che “condivide invece i “dubia” dei 4 (ora 2) Cardinali e di tanti altri Pastori e sacerdoti più o meno noti (come lui ndr)”.

Durante le sue lezioni era uno spasso sentirlo parlare di Massoneria, la sua fissa di sempre.

Era così coraggioso e intrepido che anche in estate ci faceva chiudere porte e finestre (nella campagna!) affinché nessuno lo sentisse.

Una voce davvero coraggiosa.

Un cuor di leone o un pezzo di coglione ?

Da buon kapò di un tempo, nell’anniversario delle “Leggi Razziali” di Mussolini e del “Giorno della Memoria” ricorda, oltre alle sue origini ebree (Siano…) il sesto anniversario dell’incontro tra l’allora Consiglio Generale FI da un lato, e dall’altro 5 frati (due americani e tre italiani) contestatori della persona e del governo di padre Stefano Manelli, fondatore e Ministro generale.

Ero già uscito dall’Istituto benché la mia posizione canonica è stata solo più tardi regolarizzata, ma per l’amicizia che ho con tanti bravi ex confratelli, da subito ho saputo dettagli importanti sulla faccenda.

Le cose già alla fine degli anni Novanta, cioè dopo il riconoscimento pontificio, NON andavano bene nell’Istituto.

Diversamente ci sarei rimasto!

Nel 2002 avrebbe dovuto il Manelli cedere lo scettro al Pellettieri, ma dichiarando falsamente alla CIVCSVA di essere stato eletto all’unanimità conservò il potere per altri undici anni.

I cinque frati contestatori di cui parla il Siano, adottando il Lagersprache, erano membri autorevoli dei Frati Minori Conventuali prima e dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata poi: ex Definitori Provinciali, Consiglieri Generali, Segretari Generali, Docenti Universitari, Chierici Episcopabili, Scrittori, Rettori, Parroci, Missionari… grandi lavoratori e figli devoti della Chiesa. Altro che Manelli e Siano messi insieme!

Avevano semplicemente chiesto di parlare con il loro Superiore e con il Consiglio Generale.

Quel giorno, il 21 Gennaio 2012, Stefano Manelli non si presentò, vile come sempre e incapace come sempre di dialettizzare e fornire spiegazioni alle sue follie decisionali.

Oltre al ragionier Siano, la versione fantozziana dell’Istituto, invitò invece dei giovani frati come il geometra Lanzetta e il nerd Gianlorenzo Polis per insultare dei religiosi più anziani, degni e rispettabili.

Anziché un confronto pacato e costruttivo, i cinque frati che avevano servito l’Istituto per venticinque anni e il Manelli dagli anni Settanta, si videro snobbati e disprezzati da rozzi post adolescenti.

Mi hanno raccontato che il trentenne Lanzetta bacchettò addirittura P. Pierdamiano Fehlner più che ottantenne e lo fece leggendo (anche male) un testo preconfezionato forse dal Manelli in persona.

Che uomo e che teologo ha fornito alla Chiesa e alla società la terra dei pomodori San Marzano! Una mutazione genetica!

Il Siano parla di veemenza di accuse velenose contro il fondatore senza però citarne una, forse per timore di rivelare la verità.

Uno dei cinque frati disprezzati dal Siano chiese le dimissioni di Stefano Manelli, cosa che avrebbe salvato l’Istituto da sicura deriva prima e dal commissariamento poi.

Gli oligarchi naturalmente si stracciarono le vesti perché sapevano che in un governo secondo la Chiesa, fatto di meritocrazia, turnazione di responsabilità e considerazione delle competenze, non avrebbero avuto più posto e … poltrona.

Perché il Siano non si chiede cosa sarebbe successo se il Manelli avesse umilmente accolto i suoi fedeli servitori, ascoltato le loro ragioni, seguito i loro consigli?

Avrebbe salvato l’Istituto!

Pochi giorni dopo due dei “contestatori” andarono a Casalucense a trovare il Manelli che non li lasciò nemmeno parlare dicendo a modo di mantra buddista: “Lo vuole il Papa, lo vuole il Papa, lo vuole il Papa, lo vuole il Papa…”.

Voleva il Papa cosa? La sua follia?

Quando i frati gli dissero che se non li avesse nemmeno ascoltati avrebbero fatto ricorso a un’autorità superiore, il Manelli rispose: “Fate, fate”!

Ci fu visita canonica prima e commissariamento poi. Quello sì che lo ha voluto il Papa!

Il Siano dice che contro il Manelli vennero mosse delle accuse inviate al Vaticano.

L’onestà intellettuale e la storia avrebbero dovuto fargli dire che fu lui invece a presentare contro i cinque frati un corposo dossier alla CIVCSVA sotto l’allora segretario Mons. Tobin.

Poiché il prelato della Congregazione per i religiosi non era un simpatizzante del Manelli, con l’aiuto del Card. Raymond Burke che all’epoca era consultore nelle nomine dei vescovi, Mons. Tobin venne rispedito negli USA a fare il vescovo di Bloomington dove il Manelli sperava di fare la “riserva indiana”, nello stato dell’Indiana, dei suoi frati contestatori.

Non è così?

Più tardi con la nomina di Mons. Carballo a successore di Tobin ci fu l’assalto alla baionetta di Manelli, Pellettieri e Apollonio che andarono a trovarlo alla nostra curia Generalizia di via Mediatrice a Roma per poi inviargli a Compostela, durante la sua consacrazione episcopale, un bel Rolex dalle venerate mani di un monsignore amico del Manelli, di Apollonio e del Lanzetta che all’epoca occupava incarichi apicali nel Governatorato Vaticano. Lo dicono gli stessi interessati!

Il Siano attacca Papa Francesco ma dimentica che la visita canonica fu effettuata sotto Papa Benedetto XVI e che solo la sua rinuncia (altro che Manelli!) ritardò il commissariamento al quale peraltro un Carballo novellino si mostrava all’epoca tentennante, specie quando guardava l’orario.

Sorprende che il Siano metta tra virgolette una sua ricostruzione personale. Ecco la perla: “In quell’incontro del 21-1-2012, quei tre frati italiani ci dissero, in sostanza, così (sono testimone): «Se non togliete il latino dal Seminario [di allora, Seminario Teologico dell’Immacolata Mediatrice – STIMvi denunciamo in Congregazione [CIVCSVA] dove sapete che ci sono «modernisti» [o «progressisti»] che vi faranno commissariare»”.

Dispiace ancora una volta la disonestà intellettuale del Siano perché avrebbe dovuto specificare che i “frati contestatori” mettevano in discussione l’uso esclusivo del latino in seminario secondo l’usus antiquior: Breviario e S. Messa.

Il nipote Rettore del Manelli voleva inoltre sbattere fuori dall’Istituto un bravo frate dell’Alto Adige che diceva di non poterne più del latino.

Il Cardinale Velasio De Paolis di venerata memoria raccontò a un mio confratello di aver consigliato vivamente al luogotenente del Manelli, il già citato fra Alessandro Apollonio, di soprassedere all’azione persecutoria verso i cinque frati e pro bono pacis mettere da parte la liturgia tridentina fino a un chiarimento interno, magari al nuovo Capitolo Generale osservando nel frattempo la ricezione del Motu Proprio nella Chiesa Universale.

Fu voce nel deserto.

Il Manelli ascoltava solo la voce di Marcella Perillo, all’epoca Suor Maria Francesca Perillo, della quale conosceva ogni centimetro… Pur di tenerla in Istituto assecondò ogni capriccio.

Il Siano accusa la Chiesa (sic) di snaturare il carisma FI ma dimentica come il Manelli, indotto dalla Perillo, stesse trasformando i Francescani dell’Immacolata in monaci pseudobenedettini sotto Ecclesia Dei. Un obbrobrio canonico e pneumatologico.

Raggiunge poi il ridicolo il Siano quando contesta l’assenza di citazioni sui fondatori all’interno del Calendario FI 2018.

Non si rende conto purtroppo che i frati si vergognano dei loro Fondatori, proprio come i Legionari di Cristo.

Manelli e Pellettieri avrebbero potuto risolvere meglio la questione. Sarebbe bastato obbedire alla Chiesa anziché creare una guerra civile. Da fondatori sono diventati sfondatori.

Il Pellettieri ha peccato di ignavia e di omissione, succube come sempre del Manelli, ma anche di se stesso alla fine. Mi hanno riferito che anche lui era sempre schiaffato dalle suore e cenava con loro.

Tutte mancanze affettive di persone entrate in seminario a nove anni…

Il Manelli ha ingaggiato una battaglia da assatanato che porterà se stesso e i suoi seguaci, uomini e donne, all’autodistruzione.

Il Siano si preoccupa della sua sorte.

Se vuole lo faccio entrare dai Frati Minori, che ho trovato più spirituali e francescani di tanti miei “santi” ex confratelli.

Paolo, anche alla luce del suo linguaggio un tempo inconcepibile, non capisce che deve oramai preoccuparsi di rimanere all’interno della Chiesa.

Parla di riprogrammazione dell’Istituto, non si capisce in che cosa e da chi, citando Rahner e Gutierrez di cui non ha mai letto un libro.

Qualcuno ha forse dogmatizzato questi due autori per la formazione dei Francescani dell’Immacolata? Ne ha imposto la linea dottrinale? Davvero non capiamo…

Non si rende conto Paolo che di tutto questo e delle sue rivendicazioni, elucubrazioni, mistificazioni, teorie del complotto… nessuno se ne frega niente?

Fra Paolo Siano accusa infine i commissari di aver riformulato o manipolato a tavolino il carisma, la storia, la formazione, il pensiero e la coscienza dell’Istituto.

Da buon storico, se lo è, ha mai pensato il Siano ai fondatori dei Cappuccini? Come mai non vengono mai citati e benché nati tre secoli dopo S. Francesco si riconducono direttamente a lui?

Non caddero forse anche quei fondatori nell’eresia accusando arrogantemente la Chiesa?

Non ha forse l’Ordine Cappuccino continuato la sua storia e prodotto innumerevoli santi – P. Pio compreso – a dispetto delle infedeltà dei fondatori?

Intanto proprio il Siano è la prova di come ognuno oggi sia libero anche di dissentire.

Prima c’era la dittatura del pensiero unico: quello del Manelli, il clonatore.

Paolo gioca a fare il tuttologo come ogni superbo.

Il Siano non capisce abbastanza di Diritto Canonico e Teologia della Vita Religiosa. La sua specializzazione è solo sulla Storia Ecclesiastica.

Dice che il Voto Mariano era un voto costitutivo?

Un voto specifico non può essere costitutivo poiché ciò che rende il religioso tale è la professione stabile dei tre consigli evangelici.

Quarto Voto è la denominazione che San Massimiliano dette al voto di Consacrazione illimitata all’Immacolata e Quarto Voto è quanto ha sempre affermato lo stesso Stefano Manelli alla nascita dell’Istituto fino a quando una religiosa – che poi lui stesso indusse ad uscire – preparò una tesi sul Voto Mariano per forzare la mano.

Paolo dimentica che anche la Traccia Mariana di Vita Francescana è sparita dalla formulazione dei Voti in quanto è un testo spirituale e non può avere applicabilità giuridica, come bene dicevano i Frati Minori Conventuali, traditi dal transfugo Manelli, dopo che si era però fregato dalla Provincia di Napoli quanto poteva.

La storia si ripete con la differenza che i tre miliardi di lire di allora sono diventati i trenta milioni di euro di oggi, vero fra Paolo Siano?

Il lupo (Manelli) perde il pelo ma non il vizio.

Si parla di settecentomila euro erogati all’avvocato!

Solo di parcella?

Serve per comprare chi? Ecclesiastici, Magistrati…?

Ah! Manelli! Manelli!

Ti dedico caro fra Paolo questa bella canzone nella quale nel soggetto ironizzato da Edoardo Bennato riconoscerai te stesso:

Signor Censore che fai lezioni di morale.
Tu che hai l’appalto per separare il bene e il male,
sei tu che dici quello che si deve e non si deve dire.

Signor Censore nessuno ormai ti fermerà,
e tu cancelli in nome della libertà
la tua crociata per il bene dell’Umanità. Ah!

Signor Censore da chi ricevi le istruzioni (Manelli ndr.)
per compilare gli elenchi dei cattivi e buoni?
Lo so è un segreto, Io so che non me lo puoi dire.

Signor Censore, Signor Censore,
Signor Censore, Signor Censore,
sei tu che dici quello che si deve e non si deve dire. Ah!

 

Ha! Ha ! Ha ! Ha!

Alla fine anche le tue, caro fra Paolo, sono solo canzonette.

S.P.

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