La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Padre Manelli restituisca i beni e poi accetti di farsi processare

Mentre si attende il primo processo penale a carico di padre Stefano Maria Manelli, la Santa Sede – rivela il valoroso vaticanista Marco Tosatti sul suo seguitissimo blog – sta nuovamente cercando di convincere il fondatore dei francescani dell’Immacolata (che si trova ad Albenga, in situazione di domicilio coatto per ordine del Papa) ad esercitare pressioni sulle associazioni laicali a lui vicine affinché restituiscano i beni all’Istituto religioso. Garantista contro ogni evidenza, Tosatti ricostruisce: “circa quindici giorni fa padre Manelli ha ricevuto una lettera da parte della Congregazione per i religiosi in cui gli si chiedeva di mettere in disponibilità della Chiesa i beni temporali adesso sotto il controllo delle associazioni di laici. Ingenuamente il fondatore dei FFI ha risposto che non poteva mettere a disposizione nulla, perché i beni erano sotto il controllo delle associazioni di laici. Forse avrebbe fatto meglio a chiedere un incontro con i laici stessi e far loro presenti le richieste vaticane; ovviamente poi i laici, che non sono tenuti all’obbedienza avrebbero potuto agire come meglio avrebbero creduto.
Non ha usato questa astuzia, e adesso il Vaticano può usare la sua risposta come una forma di mancata obbedienza al Papa; e quindi ne possono seguire sanzioni canoniche”.

La questione dei beni

A due anni esatti dall’avvio dell’indagine della Procura di Avellino, a novembre infatti si apre finalmente il processo per padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per l’ex-economo padre Bernardino Maria Abate, e per padre Pietro Maria Luongo, in qualità di rappresentante legale dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, una delle due associazioni munite di personalità giuridica di diritto privato cui sono intestate le temporalità dell’Istituto. Ci si augura che padre Manelli non si sottragga alla giustizia con falsi ricoveri e certificati medici compiacenti, come ha fatto in passato per non rispondere dei suoi comportamenti davanti alle autorità ecclesiastiche.

Nell’inchiesta affidata alla Finanza, scandali a sfondo sessuale e testimonianze di ex-suore sulle devianze di Manelli descritto come un guru, reati tuttavia prescritti per decirrenza dei termini. Ma dei trenta milioni di euro, fra beni mobili e immobili, sottratti alla Congregazione e trasferiti a soggetti non legittimati, di quelli dovrà rispondere.

Le molestie e violenze

“Ci palpeggiava il seno e le natiche, ci stringeva la vite e ci abbracciava, avvicinava le sue labbra alle nostre, metteva la nostra testa sulle sue ginocchia durante la confessione… Ammetto che eravamo tutte contente di questo, estasiate di essere oggetto delle sue attenzioni, giustificate in nome della sua santità che si manifestava misticamente attraverso espressioni erotiche di cui nemmeno la Bibbia è esente…”. Questa la testimonianza di una delle religiose vittime di padre Stefano Manelli, il boia di Frigento, pubblicata dal sito “La verità sul commissariamento dei Francescani dell’Immacolata”.

Si tratta di una lettera aperta al religioso attualmente sottoposto per decisione di Papa Francesco ad un regime di rigida clausura. “Oggi – scrive la ex suora che ha trovato il coraggio di denunciare padre Manelli – vederla così ostinato e incapace di accettare un minimo di disciplina dopo aver preteso da noi persino la morte di una giovane vita, mi disgusta”.

“L’opinione pubblica sa che lei, Stefano Manelli, si è già sottratto ad un incontro presso il promotore di giustizia ecclesiastico e il giudice del Tribunale civile di Avellino lo scorso 22 dicembre? Vuole che il procedimento vada in prescrizione per decorsi termini e poi far credere all’opinione pubblica che il caso è chiuso’, che lei è innocente, che è stato ‘scagionato’ come scrivono i suoi nipotini? Crede che siamo tutte delle ingenue, tutte delle ignoranti, come quando ci ha tenute segregate in convento?”.

L’ex francescana dell’Immacolata elenca una serie di fatti, per poi chiedere a padre Manelli se “tutto questo è vero o falso” invitandolo – come ha già fatto questo giornale on line – a rinunciare alla prescrizione e a non sottrarsi alla giustizia.

“E’ vero – domanda la donna – Stefano Manelli che ci portava nella sua camera (all’interno della nostra clausura conventuale) e ci tratteneva fino a notte fonda per motivi tutt’altro che religiosi? Le marchiature a fuoco sul petto, i patti di sangue dei quali andavamo fiere, le punture sulle dita per vergare col sangue la nostra offerta di obbedienza assoluta ai fondatori. La preferenza sul tipo di morte da martire di cui lei ci esaltava a modo di gioco: sbranata da leoni, bruciata viva, fatta a pezzi… Che le suore non fossero curate adeguatamente, che venissero isolate dal mondo, allontanate dai familiari, i nemici della vocazione, è vero o falso? Mi chiedo se oggi le suore lontane dall’Italia Centrale sanno o meno che c’è stato il terremoto. Come può la Chiesa nostra madre continuare a coprirla e a perpetuare impunemente questi abusi su delle consacrate?”.

Gli omicidi

Accanto alle inchieste a carico del fondatore padre Stefano Maria Manelli, e alle accuse di violenza sessuale e maltrattamenti, archiviate per prescrizione e non perchè infondate, la magistratura continua a verificare le ipotesi di almeno due omicidi che potrebbero essere stati compiuti nei conventi dei Francescani dell’Immacolata.

“Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti – ha ricostruito il settimanale specializzato Giallo, diretto dall’ottimo Andrea Biavardi e edito da Umberto Cairo – c’è la morte del frate filippino Matthew Lim, 20 anni, noto a tutti come fra Matteo, un probabile caso di omicidio. Il frate morì il 22 luglio del 2002 precipitando in un pozzo, che oggi è chiuso con un grande masso. Nonostante il frate avesse invocato aiuto con delle urla che sentirono in molti, morì annegato. La Procura avellinese in merito a questo “’incidente’ ha in mano l’importante testimonianza di una ex sorella, LT, che in una relazione finita in un corposo dossier nelle mani dei giudici afferma: ‘Ho conosciuto personalmente Fra Matteo: era una persona sorridente, solare. Prima che morisse mi rivelò sgomento: ‘Ci sono e si fanno cose che non vanno in questo Istituto’. Con lui nei giorni precedenti al suicidio parlava sempre un frate, uno dei quaranta nipoti di Manelli’. Ma quella del frate filippino non è l’unica morte sospetta avvenuta in quel convento: nel famoso dossier alcuni testimoni indicano altri 5 casi di presunti ‘omicidi o suicidi strani’.
A questi si aggiunge anche la “strana morte” di padre Fidenzio Volpi, il commissario Apostolico inviato da Papa Benedetto XVI per scoprire cosa accadeva nel convento degli orrori di Frigento e in tutto l’istituto. I suoi familiari hanno presentato alla Procura di Roma una dettagliata denuncia per omicidio volontario. Il frate morì il 7 giugno del 2015, ufficialmente a causa di un ictus da stress. Ma la verità potrebbe essere un’altra.

 

Sante Cavalleri

http://www.farodiroma.it/2017/06/01/138689/

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