La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Francescani dell’Immacolata: indaga la DNA

08 Lug 2017
by redazione

La Procura Nazionale Antimafia, guidata con energia dal Dottor Roberti, ha deciso di intervenire nella questione dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata.
Attualmente, sono già in corso diversi procedimenti su vicende aventi rilevanza penale connesse con la vicenda di questo Ordine religioso.
In primo luogo, il prossimo 27 settembre è fissata l’udienza dinnanzi al Giudice per le Indagini Preliminari di Roma, Dottor Enzo Gentili, che dovrà decidere se accogliere l’istanza di archiviazione – presentata dal Sostituto Procuratore Dottor Attilio Pisani – del procedimento contro ignoti relativo alla morte, in circostanze mai chiarite, di Padre Fidenzio Volpi.
Il prestigioso prelato lombardo, nominato Commissario Apostolico dell’Istituto da Papa Bergoglio, venne fatto oggetto – durante lo svolgimento delle sue funzioni – di una velenosa campagna di diffamazioni, ingiurie e minacce da parte dei “media” tradizionalisti.
L’Avvocato Emilio Varaldo, del Foro di Imperia, prestigioso esponente del laicato cattolico, si accinge a richiedere al G.I.P. lo svolgimento di quegli atti istruttori – in primo luogo l’autopsia sul corpo di Padre Volpi, la valutazione delle cartelle cliniche elaborate dagli Ospedali in cui egli venne a suo tempo ricoverato, nonché l’escussione dei testimoni indicati dalla parte lesa (rappresentata dai familiari del Religioso) – che la Procura non ha fino ad ora disposto.

Il caso di Padre Volpi è stato anche portato all’attenzione della Santa Sede: la Signora Loredana Volpi, nipote del Religioso, ha consegnato infatti nelle mani del Santo Padre, da cui è stata ricevuta nello scorso novembre in occasione della messa celebrata quotidianamente a Santa Marta, la prima copia del libro dedicato al caso, di cui sono autori la stessa Signora Volpi ed il nostro collaboratore Mario Castellano.
Si spera che la pronunzia del Giudice per le Indagini Preliminari possa aiutare nella ricerca della verità, auspicata anche da un forte movimento di opinione sorto nella zona di Bergamo, di cui Padre Volpi era originario, grazie all’opera di sensibilizzazione intrapresa dal locale periodico di orientamento cattolico “Araberara”.

In secondo luogo, la Procura di Avellino sta indagando su diverse precedenti morti sospette, avvenute nell’ambito dell’Istituto, sia di due ricche signore che avevano lasciato in eredità i loro beni all’Istituto, riservandosene però in vita l’usufrutto, sia di alcuni Religiosi e Religiose, i quali pare avessero espresso ad alta voce i propri sospetti sui presunti legami tra i Francescani dell’Immacolata e la Camorra.
Nell’ambito delle indagini promosse dalla Procura irpina, una colonna di autoveicoli dell’Arma dei Carabinieri, agli ordini del solerte Maresciallo Ivan Molinaro, comandante la Tenenza di Mirabella Eclano e benemerito della lotta contro la delinquenza organizzata, ha raggiunto il Convento di Frigento, nella cui cripta giacciono le persone riguardate dalle indagini, per verificare che nessuno avesse tentato di manomettere le sepolture.
Il fatto è stato pubblicato con molto rilievo dai mezzi di informazione della Campania, dato lo scandalo causato dai sospetti gravanti sulle anteriori Autorità dell’Istituto.

Sempre ad Avellino è in corso un procedimento penale per i reati di truffa aggravata e di falso ideologico a carico di tre di loro, il Fondatore Padre Stefano Maria Manelli ed i Padri Pietro Maria Luongo e Bernardino Maria Abate, già Legali Rappresentanti delle Associazioni denominate “Missione dell’Immacolata” e “Missioni del Cuore Immacolato”, titolari delle ingentissime temporalità riferite all’Ordine Religioso.
I fatti di cui costoro rispondono alla Giustizia riguardano il cambiamento dei rispettivi Statuti, introdotto frettolosamente ed in modo irregolare, non essendosi rispettata la procedura prescritta a tal fine, subito dopo la nomina di Padre Volpi a Commissario Apostolico.

Mentre in precedenza potevano esercitare la Legale Rappresentanza delle Associazioni soltanto dei Religiosi, sottoposti come tali al Voto di Obbedienza all’Autorità dell’Istituto, in base al successivo emendamento queste funzioni possono essere assunte da laici, come è puntualmente avvenuto.
Vani sono risultati i tentativi, intrapresi prima da Padre Volpi e poi dai nuovi Commissari Apostolici, per acquisire all’Istituto i proventi dei beni ad esso riferiti: Padre Manelli ha infatti risposto in entrambi i casi che non può esercitare alcuna autorità su dei laici; il processo in corso dovrà però stabilire se egli abbia propiziato precisamente il loro avvento alla guida delle Associazioni.
Sugli emendamenti introdotti negli Statuti è in corso anche un procedimento civile, volto a farne dichiarare la nullità.

Infine, la Guardia di Finanza di Avellino indaga sui rapporti con il Fisco delle Associazioni titolari dei beni, per appurare se vi sia stata evasione, o addirittura totale elusione delle imposte da parte dei loro Legali Rappresentanti.
Il motivo dell’intervento nelle indagini da parte della Procura Nazionale Antimafia deve essere messo in rapporto con l’elemento comune a tutti i procedimenti in corso, e cioè da un lato la possibile infiltrazione della Camorra negli ambienti laicali gravitanti intorno all’Istituto, e dall’altro l’eventuale uso illecito degli enormi profitti derivanti dai beni intestati alle Associazioni.

Malgrado tali introiti, in base precisamente ai loro Statuti, fossero destinati al sostegno delle attività pastorali e missionarie dei Francescani dell’Immacolata, a partire dalla nomina del Commissario Apostolico questo finanziamento si è interrotto.
Padre Volpi si ammalò – ed il procedimento penale in corso a Roma dovrà chiarire la possibile origine dolosa dell’infermità che lo condusse alla morte – dopo essersi opposto alle pretese di pagamento indirizzategli da una misteriosa Ditta inglese, la “Baronius Press”, per una fornitura di breviari in latino: una fornitura che non era stata però richiesta, né debitamente fatturata, e risultava inoltre chiaramente sproporzionata rispetto all’entità della merce fornita.

Il sospetto, che la Procura Nazionale Antimafia si accinge a chiarire, riguarda un uso illecito, da parte della delinquenza organizzata, dei proventi de beni riferiti all’Istituto.
A questo punto, si attende di conoscere se l’Ufficio guidato dal Dottor Roberti intenda avocare a sé i procedimenti penali in corso, ovvero promuovere una nuova azione penale.
Esiste inoltre la possibilità di una confisca dei beni, qualora risulti la loro provenienza illecita: si può infatti ipotizzare che l’Istituto venisse usato dalla Camorra come prestanome e/o come “cassaforte”.
In ogni caso, siamo dinnanzi ad una svolta importante, e probabilmente decisiva, delle indagini.

http://www.farodiroma.it/2017/07/08/francescani-dellimmacolata-la-dna-indaga-padre-manelli-le-associazioni-detentrici-dei-beni-della-camorra/

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