La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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PADRE MANELLI A PROCESSO. FINALMENTE (di Mario Castellano)

Il prossimo 2 novembre il trio di Frati Francescani dell’Immacolata composto dal Fondatore ed ex Superiore Generale, Padre Stefano Maria Manelli, dall’ex Economo, Padre Bernardino Maria Abate, e dall’ex Legale Rappresentante di una delle due Associazioni munite di personalità giuridica di Diritto Privato cui sono intestate le temporalità dell’Istituto, Padre Pietro Maria Luongo, dovranno rispondere come imputati davanti al Giudice Monocratico del Tribunale di Avellino per il reato di falso ideologico.

Così ha deciso il GUP del capoluogo irpino, Dottor Antonio Sicuranza, accogliendo la richiesta avanzata dal Pubblico Ministero, Dottor Fabio Del Mauro.

L’imputazione di truffa è stata stralciata dallo stesso Pubblico Ministero.

Era probabilmente dai tempi delle “Legge Pica”, durante la repressione del cosiddetto “brigantaggio”, che nelle Aule di Giustizia avellinesi non si svolgeva un processo paragonabile a questo, non certo per la rilevanza dei reati di cui si discute, bensì per il significato di una vicenda criminale, il quale trascende la specifica questione di Diritto Penale.

Nel anni immediatamente successivi all’Unità Nazionale veniva infatti messa in discussione la stessa legittimità del nuovo Regno d’Italia, mentre oggi gli imputati hanno messo in atto i comportamenti rimessi all’imminente giudizio nell’ambito di una azione volta a contestare la suprema Autorità della Chiesa.

Non fosse per il nostro disappunto, in qualità di credenti, destato dal vedere dei religiosi protagonisti di una vicenda criminale, verrebbe spontaneo constatare con legittima soddisfazione che oggi lo Stato Italiano, costituito dai nostri antenati con forti venature anticlericali, viene in soccorso alla Chiesa.

I solerti ufficiali e militi della Guardia di Finanza, insieme con gli inflessibili Magistrati irpini, tentano infatti di riuscire dove hanno fallito i non altrettanto solerti ed inflessibili Commissari Apostolici dell’Istituto, nel tentativo di riportare sotto il controllo ecclesiastico quelle temporalità che – subito dopo la nomina del loro Predecessore, il compianto Padre Fidenzio Volpi – erano state in buona sostanza ad esso maliziosamente sottratte.

“Sans vouloir nous flatter”, come si dice nella lingua di Molière, la ricostruzione dei fatti prospettata nelle conclusioni cui è pervenuta la Magistratura Inquirente coincide con quella esposta nel nostro modesto saggio intitolato “Verità e giustizia per Padre Fidenzio Volpi”.

Quando il malcapitato cappuccino bergamasco, poco aduso alle oscure trame malavitose intessute tra le montagne dell’Irpinia e le pianure della “Terra dei Fuochi”, assunse la carica di Commissario Apostolico, si provvide a modificare in fretta e furia gli Statuti delle Associazioni intestatarie delle ingenti temporalità riferite ai Francescani dell’Immacolata.

Se la mancata convocazione dei religiosi presuntamente fedeli alla nuova Autorità si spiega con l’intento malizioso di evitare che qualcuno potesse farsi testimone del “pactum sceleris” e mettere a verbale il proprio voto contrario alla nuova norma statutaria, in base alla quale anche i laici (immuni dal Voto di Obbedienza) potevano divenire Associati (e dunque anche Legali Rappresentanti delle Associazioni), il “Cervello” inventore dell’operazione cadde in una grossolana ingenuità non acquisendo e non includendo nel verbale (redatto tra l’altro con Atto Notarile) il necessario preventivo assenso all’operazione espresso dal Superiore Generale: la classica “buccia di banana” per gli attuali imputati, che conferma la saggezza popolare, secondo cui “la gatta frettolosa fece i gattini ciechi”.

Ora attendiamo che i Legali degli imputati, gli Avvocati Enrico Tuccillo e Gian Franco Antonelli, tuonino contro il complotto “modernista”, presumibilmente ordito nell’Ospizio di Santa Marta con l’adesione di Finanzieri, Magistrati e giornalisti, tutti immancabilmente rei di “progressismo”, che ha fatto incorrere i loro clienti in questa brutta disavventura giudiziaria.

Fedeli al principio costituzionale della presunzione di innocenza, non avanziamo previsioni sull’esito del processo, limitandoci però a ricordare la divina, ammonitrice parola: “Ottavo, non dire falsa testimonianza” e a sottolineare la coincidenza che il processo inizierà  nel “Giorno dei Morti” risulta in questo caso molto significativa, sia in quanto richiama i tre imputati al “Sic transit gloria mundi”, sia perché viene spontaneo il paragone con una defunzione morale.

http://www.farodiroma.it/2017/04/07/padre-manelli-processo-finalmente-mario-castellano/

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