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LA TECNICA DEL MATTO ANCHE A SANTA MARIA MAGGIORE? COME IN TURCHIA PER DON SANTORO E MONS PADOVESE

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L’aggressore di padre Angelo e padre Ralph a Santa Maria Maggiore, Renzo Cerro, benché determinato a colpire il suo obiettivo designato, cioè padre Angelo, il principale accusatore di padre Manelli, potrebbe essere stato scelto, “armato” e indirizzato verso la sua vittima, proprio per la sua evidente instabilità mentale e comportamentale. Come il 26enne turco Oguzhan Aydin, condannato nel 2006 a 18 anni e 10 mesi di prigione come assassino reo confesso di don Andrea Santoro, ma liberato quest’estate con più di 10 anni di anticipo rispetto alla scadenza della pena carceraria a lui comminata. Secondo le informazioni riportate dalla stampa turca, rilanciate dall’agenzia Fides, Aydin è uno delle decine di migliaia di detenuti scarcerati prima del tempo per liberare le celle necessarie alla detenzione delle migliaia di persone arrestate dopo il fallito colpo di stato dello scorso 15 luglio.

L’assassino, prima di colpire don Santoro, aveva urlato “Allahu Akbar” (“Allah è grande”). Quattro giorni dopo Aydin, a quel tempo minorenne, era stato arrestato e aveva confessato di essere l’autore dell’omicidio, giustificandolo con il “turbamento” che aveva destato in lui la vicenda delle vignette satiriche su Maometto, pubblicate mesi prima su un quotidiano danese.Fin dall’inizio molti osservatori espressero dubbi e perplessità sulle indagini frettolose che avevano “risolto il caso” con l’arresto di un quindicenne che, a motivo della sua giovane età, sarebbe stato condannato a una pena più lieve rispetto a quelle previste in vicende analoghe per le persone adulte.

Uno stato di alterazione mentale è stato invocato in Turchia anche per Murat Altun, il killer di monsignor Luigi Padovese, condannato nel 2013 a 15 anni di carcere. A decidere la sentenza è stato il tribunale di Adana da cui dipende Iskenderun, luogo dove è stato consumato il delitto, il 3 giugno 2010. Si concluse così una vicenda giudiziaria durata quasi tre anni e nella quale rimangono molti lati oscuri, primo fra tutti il movente che spinse Altun, all’epoca 26 anni, a uccidere il vescovo, che per anni aveva aiutato sia lui sia la sua famiglia.

Padovese fu ucciso mentre si trovava nella residenza estiva del vicariato apostolico dell’Anatolia. Il delitto produsse molto clamore in Turchia perché Altun, che da cinque anni lavorava per il vicario apostolico come autista, era una delle persone di cui il religioso si fidava maggiormente. L’assassino fu catturato preso poche ore dopo il delitto, confessando di aver ucciso monsignor Padovese perché rappresentava il diavolo. Da quel momento il giovane cambiò idea svariate volte, fino a dirsi «profondamente pentito del gesto» e definendo il vicario apostolico «l’ultima persona che poteva fargli del male». Il giovane ha sempre detto che al momento dell’omicidio non era nel pieno delle sue facoltà, ma esami tossicologici effettuato subito dopo il suo arresto lo avevano smentito e non avevano rilevato tracce né di alcol né di droga. Per non parlare di Alì Agca, l’attentatore di san Giovanni Paolo II. A quanto sembra quello di mandare un “matto” è una tecnica consolidata.

http://www.farodiroma.it/2017/01/09/la-tecnica-del-matto-anche-a-santa-maria-maggiore-come-in-turchia-per-don-santoro-e-monsignor-padovese/

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