La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Monthly Archives: gennaio 2017

LETTERA APERTA AL CARDINALE DI NAPOLI CRESCENZIO SEPE

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L’ISTERISMO DI ALLCHRISTIAN

LA TECNICA DEL MATTO ANCHE A SANTA MARIA MAGGIORE? COME IN TURCHIA PER DON SANTORO E MONS PADOVESE

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L’aggressore di padre Angelo e padre Ralph a Santa Maria Maggiore, Renzo Cerro, benché determinato a colpire il suo obiettivo designato, cioè padre Angelo, il principale accusatore di padre Manelli, potrebbe essere stato scelto, “armato” e indirizzato verso la sua vittima, proprio per la sua evidente instabilità mentale e comportamentale. Come il 26enne turco Oguzhan Aydin, condannato nel 2006 a 18 anni e 10 mesi di prigione come assassino reo confesso di don Andrea Santoro, ma liberato quest’estate con più di 10 anni di anticipo rispetto alla scadenza della pena carceraria a lui comminata. Secondo le informazioni riportate dalla stampa turca, rilanciate dall’agenzia Fides, Aydin è uno delle decine di migliaia di detenuti scarcerati prima del tempo per liberare le celle necessarie alla detenzione delle migliaia di persone arrestate dopo il fallito colpo di stato dello scorso 15 luglio.

L’assassino, prima di colpire don Santoro, aveva urlato “Allahu Akbar” (“Allah è grande”). Quattro giorni dopo Aydin, a quel tempo minorenne, era stato arrestato e aveva confessato di essere l’autore dell’omicidio, giustificandolo con il “turbamento” che aveva destato in lui la vicenda delle vignette satiriche su Maometto, pubblicate mesi prima su un quotidiano danese.Fin dall’inizio molti osservatori espressero dubbi e perplessità sulle indagini frettolose che avevano “risolto il caso” con l’arresto di un quindicenne che, a motivo della sua giovane età, sarebbe stato condannato a una pena più lieve rispetto a quelle previste in vicende analoghe per le persone adulte.

Uno stato di alterazione mentale è stato invocato in Turchia anche per Murat Altun, il killer di monsignor Luigi Padovese, condannato nel 2013 a 15 anni di carcere. A decidere la sentenza è stato il tribunale di Adana da cui dipende Iskenderun, luogo dove è stato consumato il delitto, il 3 giugno 2010. Si concluse così una vicenda giudiziaria durata quasi tre anni e nella quale rimangono molti lati oscuri, primo fra tutti il movente che spinse Altun, all’epoca 26 anni, a uccidere il vescovo, che per anni aveva aiutato sia lui sia la sua famiglia.

Padovese fu ucciso mentre si trovava nella residenza estiva del vicariato apostolico dell’Anatolia. Il delitto produsse molto clamore in Turchia perché Altun, che da cinque anni lavorava per il vicario apostolico come autista, era una delle persone di cui il religioso si fidava maggiormente. L’assassino fu catturato preso poche ore dopo il delitto, confessando di aver ucciso monsignor Padovese perché rappresentava il diavolo. Da quel momento il giovane cambiò idea svariate volte, fino a dirsi «profondamente pentito del gesto» e definendo il vicario apostolico «l’ultima persona che poteva fargli del male». Il giovane ha sempre detto che al momento dell’omicidio non era nel pieno delle sue facoltà, ma esami tossicologici effettuato subito dopo il suo arresto lo avevano smentito e non avevano rilevato tracce né di alcol né di droga. Per non parlare di Alì Agca, l’attentatore di san Giovanni Paolo II. A quanto sembra quello di mandare un “matto” è una tecnica consolidata.

http://www.farodiroma.it/2017/01/09/la-tecnica-del-matto-anche-a-santa-maria-maggiore-come-in-turchia-per-don-santoro-e-monsignor-padovese/

Santa Maria Maggiore: per Cerro chiesta perizia psichiatrica

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Renzo Cerro, che era stato arrestato in flagranza e accusato di lesioni gravissime, ha confessato, ammettendo le sue responsabilità.  E mentre si aspetta di sapere se gli sarà concessa la perizia psichiatrica per ora resta in carcere. Intanto è rientrato negli alloggi dei frati, dopo l’operazione d’urgenza al Policlinico Umberto I, padre Angelo Gaeta, il sacrestano della Basilica papale che ha avuto la peggio durante la brutale aggressione. È uno degli accusatori di Padre Manelli, l’83enne frate fondatore dei francescani dell’Immacolata conosciuto dai nostri lettori come il “boia di Frigento” per l’efferatezza dei resti dei quali è stato incolpato. Tuttavia al momento nonnci sono prove di un coinvolgimento di padre Manelli o di uomino a lui legati.

Perché il 42enne, originario del Frusinate, si è avventato contro di lui e contro il giovane frate filippino Padre Gregorio Adolfo accorso in suo aiuto? “Per i carabinieri di piazza Dante – scrive il Mattino – è il gesto di un uomo con problemi psichici, un senzatetto con precedenti per piccoli reati contro il patrimonio. Ha agito però con lucidità, ben vestito, nonostante fosse senza fissa dimora, con l’esplicita intenzione di far male a Padre Angelo”.

“Sabato pomeriggio – continua il quotidiano – con la tagliente e rude arma di vetro nascosta sotto il giubbotto, si è diretto dritto verso la sacrestia, al di là della navata gremita di fedeli, eludendo tutte le misure di sicurezza anti-terrorismo predisposte intorno alla Basilica, compresi i metal-detector che, evidentemente, non sono pensati per rilevare il vetro”.

E ieri pomeriggio al Maggiore Lorenzo Iacobone, comandante della Compagnia dei carabinieri che hanno fermato la fuga di Cerro, Padre Angelo Gaeta ha affermato ancora una volta di non conoscere l’aggressore che, mentre gli sfregiava il volto, farneticava, dicendo di agire secondo gli ordini di una setta.

Padre Angelo, 52 anni, originario di Pellezzano, in provincia di Salerno, ha testimoniato contro l’azione di governo del frate fondatore dell’Ordine. Il religioso salernitano aggredito, che da diversi anni riceve il Papa nella Basilica liberiana prima e dopo i suoi viaggi apostolici, ha fatto il noviziato e parte degli studi a Frigento.

È stato segretario generale dell’Ordine e, in virtù di questa carica, ha fatto parte dell’Associazione Missione dell’Immacolata “ma – ricostruisce il Mattino – fu estromesso da questa, a sua insaputa, da Padre Manelli. È per questo, per il peso giuridico della sua deposizione, unito alle attese sanzioni canoniche nei confronti del frate 83enne, che l’aggressione è apparsa sospetta”. Ma i sostenitori di Padre Stefano non ci stanno e gridano, ancora una volta, al complotto ordito contro il fondatore: «È assurdo pensare a un collegamento caso Gaeta-caso Manelli; squallido insinuare che vi sia un mandante» replicano, a muso duro, attraverso i blog e i social network. Ma i fatti restano quelli che sono: il “matto” ha identificato e colpito padre Gaeta mentre nella Basilica c’erano almeno una ventina di altri  ecclesiastici e religiosi di diversi ordini.

http://www.farodiroma.it/2017/01/10/95095/

LETTERA APERTA ALL’AVVOCATO ENRICO TUCCILLO

IL RELATIVISMO STORICO DI ALLCHRISTIAN

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Considerazioni di un “osservatore” sui “frutti” del manellismo ai danni dei poveri “Francescani dell’Immacolata” dopo aver letto un post di un blog minore.

(https://allchristian.it/2017/01/09/questa-e-la-verita-della-nostra-storia/)

C’è modo e modo di trattare una cosa.

Altro è trattare una cosa preziosa, altro trattare una cosa di poco conto. E’ ovvio che trattare una cosa preziosa esige un’attenzione e premura proporzionate alla preziosità della cosa: si potrebbe esigere, cioè, la presenza di uno “stile”, maggiore o superiore, che fa unità con la preziosità della cosa, che comporta di per sé cura, interesse e nobile salvaguardia davvero speciale…

Orbene, a riguardo di una cosa così preziosa e rara come un “carisma nuovo” di vita religiosa, – di Diritto Pontificio, approvato dal Papa San Giovanni Paolo II diciotto anni fa – c’era da augurarsi e da sperare che fosse trattato come una cosa preziosa da “maneggiare” con delicatezza.

Il Fondatore Padre Stefano Manelli, invece, l’ha trattato come se l’Istituto fosse la sua proprietà privata e come se le persone che lo componessero, uomini e donne, consacrati e laici, fossero manichini di cui usare e abusare a proprio capriccio.

Due cose ha saputo invece maneggiare bene: soldi e beni e petti e fondoschiena di suore.

Il Manelli, grande critico e oppositore del Vaticano II che fraudolosamente ha messo in bocca a P. Pio il giudizio delle 4T “tutte tenebre” su quell’importante assise della storia della Chiesa contemporanea, osa scrivere sul sito fondato dal sig. Claudio Circelli “All Christian”, che la sua idea fondazionale è stata ispirata e provocata dal Decreto conciliare “Perfectae Charitatis”.

Ai suoi confratelli Frati Minori Conventuali risulta che nel 1970 volle fare i propri comodi in una località isolata dove nessuno potesse controllarlo per sottrarsi all’obbedienza e inaugurare un percorso filo-tradizionalista con la complicità dell’allora padre Provinciale Antonio Di Monda molto vicino agli ambienti del movimento ultraconservatore TFP (tradizione, famiglia, proprietà).

Mons. Carlo Minchiatti allettato dallo charme e dai soldi della compaesana contessa Margherita degli Oddi – notoriamente invaghita del Manelli che la fece morire come una barbona – accettò l’accoglienza canonica di un Manelli in rottura con i Conventuali in un momento storico di forte indebitamento per la costruzione del nuovo seminario (oggi semivuoto) in cui una nobil dote avrebbe proprio fatto bene.

La spinta corruttrice incoraggiata dalla lobby curiale polacca portò dopo soli pochi anni all’approvazione pontificia sotto Giovanni Paolo II che Manelli ha sempre tacciato di eretico, modernista e … “rimbambito”, specie negli ultimi anni di pontificato e in refettorio davanti a tutti i suoi frati.

Sia il Manelli che il socio prestanome alla fondazione, P. Gabriele Pellettieri, non seppero crescere in umanità e spiritualità malgrado l’accompagnamento spirituale (lo dice il Manelli) di San Pio da Pietrelcina e don Dolindo Ruotolo.

Questo a conferma dell’ipocrisia del Manelli e della debolezza del Pellettieri.

A Napoli si vocifera addirittura che proprio l’ingerenza del Manelli nel processo di canonizzazione di don Dolindo Ruotolo ne stia bloccando la causa.

L’interesse del Manelli infatti è il business editoriale sulle opere del prete napoletano che purtroppo non è ancora servo di Dio (a causa del Manelli).

Bando alle chiacchiere scritte dal manelliano di turno e come sempre corrette dal Manelli stesso, facciamo un rapido excursus e vediamo come sono andate realmente le cose dall’inizio (agosto 2013) fino ad oggi.

  La Povertà “francescana”

 La Povertà francescana si è sempre caratterizzata e qualificata specificamente,

secondo la “Regola” di S. Francesco d’Assisi, “Bollata” dal Papa Onorio III nel 1223,  secondo la “Traccia mariana di vita francescana”, testo spirituale che il Manelli per valorizzarne il suo copyright volle far passare come “Institutum”, secondo lui intangibile come la Regola, ma non secondo i commissari e la Chiesa.

Il manelliano blogghista dichiara il carattere personale e soprattutto comunitario della povertà dei Francescani dell’Immacolata, alla quale tuttavia si era sottratto e si sottrae proprio il Fondatore e il suo clan di “estorsori”.

La difesa strenua di questa caratteristica ipocrita della povertà manelliana ha resistito dal 1970 fra ritornanti lotte e travagli, con la fioritura stupenda, tuttavia, della giustizia grazie al sacrificio di tanti santi fraticelli francescani dell’Immacolata, figli genuini del “Poverello” di Assisi, sparsi nei cinque continenti del pianeta-terra, malgrado l’indegnità del loro fondatore.

Orbene, tale ideale serafico è stato, e non poteva non essere, fin dall’inizio, un punto fermo del novello Istituto religioso dei Francescani dell’Immacolata, ossia è stato tale per i frati, fin dalla prima erezione canonica dell’Istituto religioso di Diritto Diocesano, nel 1990 (con i venti anni di continua preparazione–maturazione dal 1970 al 1990 nellaCasa Mariana” di Frigento-AV).

Peccato che il Fondatore avesse una vita doppia con la quale ha perso ogni credibilità facendo saltare tutto.

Subito dopo quell’erezione di Diritto diocesano, infatti, il fondatore ha fatto ultimamente credere ai più ingenui che si portò appunto a Roma presso la sede della Sacra Congregazione dei Religiosi (oggi CIVCSVA) per chiedere di poter affidare in proprietà alla Santa Sede, – secondo la prassi stabilita già dal Papa Innocenzo IV nel 1245 – tutti i beni che pervengono ai frati.

Il problema è che il fondatore avesse già la sua dote e il suo gruzzoletto.

Il Manelli ha fatto credere che un non identificato o già morto officiale della Congregazione dei Religiosi rispose subito che la Santa Sede non accettava più di diventare “intestataria-proprietaria” dei beni dei frati, dal momento che anche gli altri frati francescani (Minori e Cappuccini) nel 1967 avevano ripreso tutti i loro beni intestandoseli direttamente come proprietari, contentandosi soltanto della povertà personale e spirituale.

Dietro l’insistenza del Manelli di far credere che lui era davvero povero con tutto il suo Istituto, nacque l’idea  di erigere una incivile Associazione pubblica di diritto privato, che fosse la reale proprietaria dei beni.

Strana cosa essa era e poteva essere gestita solo da religiosi così come il suo statuto predicava fino al falso ideologico di fine agosto 2013, quando dopo il commissariamento e la defenestrazione del Manelli dalla sua reggia, si procedette alla reale depauperizzazione dell’Istituto.

Ingannando i notai, infatti, i beni passarono brutalmente ai laici e quali laici!

Noti figli spirituali del Manelli e suoi … familiari!

Il blogghiasta di Allchristian, mentendo, scrive che “all’inizio, per mancanza di soggetti laici adatti, erano alcuni frati e suore gli associati. Quando si sono trovati dei laici completamente affidabili e in grado di gestire l’Associazione, i frati e le suore sono stati gradualmente sostituiti da persone laiche, secondo il progetto iniziale del Fondatore”.

Falso!

I laici erano persone o imparentate al Manelli o che lo stesso conosceva e frequentava da quasi cinquant’anni!

Si è presto scoperto che questo passaggio ai laici dell’amministrazione dell’Associazione era la sottrazione alla disponibilità del legittimo governo commissariale dei beni dell’Istituto. Per questo il commissario P. Volpi pensò di risolvere la questione con una denuncia alla finanza ottenendo il sequestro cautelativo dei beni, con l’accusa di manovra fraudolenta e di truffa.

Si scoprì presto, infatti, che il Manelli facendosi raccomandare dal cardinale Francis Rodè, voleva fondare un nuovo Istituto sotto Ecclesia Dei e con i nipoti Settimio e Giovanni che fecero il giro d’Italia anche nel noviziato senza conquistare neppure la maglia rosa, raccolse con l’inganno le firme dei nuovi azionisti.

Vicenda dolorosa e amara che se non ci fosse stata, avrebbe potuto almeno salvare qualcosa di … più umano.

Si è trattato non solo di tradire la povertà francescana, rinnegando il Padre san Francesco d’Assisi e la sua “Regola”, ma di arrivare persino al crimine pur di garantirsi quel denaro corruttore capace di comprare  tutti, anche in ambito ecclesiale.

Con Papa Francesco i manelliano sbatterono contro il muro.

Seppure in curia c’era ancora qualche carrierista sempre morto di fame, alle più alte sfere c’era chi aveva le idee chiare e sapeva bene che il Manelli stava calpestando in tal modo il voto di povertà “f r a n c e s c a n a”.

Lo scandalo aumenta ancora se si riflette che il Manelli gettò nella mischia anche i cosiddetti laici “amici spirituali” (come li chiama san Francesco) che spudoratamente accettarono subito di gestire le “Associazioni”.

Si spera che vengano per onestà e giustizia denunciati al Tribunale penale, partecipi quindi del delitto manelliano e passibili, perciò, anche di eventuali condanne… Eppure si tratta di fedeli laici, sedicenti  “terziari francescani dell’Immacolata”, praticanti fedelmente la vita sacramentale, professionisti di valore (avvocati, ingegneri, insegnanti, …), da molti anni benefattori, cooperatori in tutte le opere missionarie.

Che vergogna e che fine che hanno fatto!

Nel corso dell’indagine portata avanti dalla Procura di Avellino, si è già proceduto al dissequestro dei beni in quanto non si è ravvisato il rischio di alienazione del patrimonio.

Peccato che nel frattempo i sedicenti benefattori come Alfonso Saviano abbiano voluto sfrattare i frati dai loro conventi.

Questo è stato molto importante per il recente discernimento della Magistratura.

Nonostante tutto, nonostante la Chiesa abbia chiesto al Manelli di devolvere tutto alla Santa Sede, così come ha fatto credere lui volesse fare all’inizio, nessuna speranza in vista.

Al contrario il Manelli e con lui i laici, si sono ancora di più attaccati ai beni.

Quando il futuro è incerto, serve mettere da parte per la pensione…

 Meno male che i tre nuovi Commissari stiano smascherando l’inganno affinché i beni ecclesiastici non siano sottratti alla Chiesa a cui appartengono.

E’ una bufala la povertà comunitaria come la intendeva il milionario proprietario di fatto Manelli.

 

Di crescita in crescita

Incredibile sapere che fino al 2013, ossia fino al Commissariamento, è stato fatto credere che l’Istituto, nelle sue comunità, vivesse in pienezza il suo carisma francescano-mariano ricco di una fecondità straordinaria di grazia, in armonia con le esigenze non comuni di una forma di vita serafica che ambiva e ambisce a rivivere secondo quelle fonti francescane che si chiamano Santa Maria degli Angeli, San Damiano, Rivotorto, Fontecolombo, Greccio, Monte della Verna …

Negli anni dal 1990 al 2013 si è avuta:

*   l’apertura di altre 30 Case Mariane e di nuove missioni con la chiusura però di molte altre: Pompei, Castelpetroso, Boneggio, Benevento – La Pace, Marino (Roma), Mistretta, Tivoli, Londra, Kazakistan, India…

*   l’istituzione discutibile a livello di riconoscimento canonico dello studio interno STIM con più di cinquanta giovani frati alla fine e con  docenti sempre frati che insegnavano anche al primo anno di Licenza!

*   l’apertura di una Casa di contemplazione in Italia (“Ritiro Mariano”) dove si mandavano – fatta qualche eccezione – frati con turbe psichiatriche e già giudicati anche dall’autorità governativa negli USA e nelle Filippine,

*   lo sviluppo dell’apostolato mass-mediale, con una stazione televisiva in Italia per promuovere il santone P. Emanuele D’Aulerio e 4 stazioni Radio: in Italia data dal Manelli alle suore, in Brasile comprata per un miliardo delle vecchie lire e in Africa e Brasile grazie al sacrificio dei missionari e dei filippini, le uniche tra l’altro qualitativamente più significative perché fuori dal controllo del Manelli, *   l’apostolato-stampa con una Casa Editrice Mariana (cha ha stampato e diffuso migliaia di copie di libri anche tradotti in più lingue, con diverse Riviste) che serviva per promuovere il Manelli e produrre materiale in vista di una agognata canonizzazione dopo la sua morte e un’indefessa lotta alla “Chiesa in uscita”,

*   l’apostolato culturale con volumi Teologia, Riviste di teologia, di spiritualità, di mariologia e francescanesimo, criticatissime dagli ambienti accademici per la loro povertà scientifica,

* l’apostolato degli annuali Simposi Internazionali di Teologia Mariana (in Italia, in Inghilterra, Scozia, America, Portogallo-Fatima, Frigento) dai quali non si è cavato un ragno dal buco,

* la pubblicazione di due grandi collane di studi teologici sulla Corredenzione Mariana (in Italia: 18 volumi; negli Stati Uniti: dieci volumi) che erano la raccolta di articoli redatti anche da suore con il terzo superiore.

La Missione dell’Immacolata Mediatrice (MIM)

             Non meno ricco e fecondo, poi, è stato, in questi venti anni, l’apostolato per i laici con l’erezione dell’Associazione pubblica dei fedeli chiamata “Missione dell’Immacolata Mediatrice” (in sigla: M.I.M.).

            Per imbrogliare le carte il Manelli fece inserire nel decreto di erezione pontificia dell’Istituto maschile la seguente espressione: “(i frati ) si propongono di realizzare la propria santificazione e la salvezza dei fratelli per mezzo dell’Immacolata, cercando in modo particolare di organizzare, guidare e diffondere il movimento “Missione dell’Immacolata Mediatrice”.

Questa NON è una omologazione canonica che compete al Pontificio Consiglio dei laici.

Lo scopo era evitare che un laico avesse piena autorità sul raggruppamento dei laici stessi e che soprattutto ci fosse un controllo diretto da parte della Chiesa istituzionale.

I commissari metteranno al posto giusto anche i laici dotandoli finalmente di uno statuto proprio con un riconoscimento canonico formale degno di questo nome e non il solito farfugliamento azzeccagarbugli manelliano.

La situazione attuale…

 Andiamo ad analizzare la situazione dopo tre anni di Commissariamento durante i quali sembra essersi abbattuto sull’Istituto un terremoto che ha fatto crollare i palazzi pericolanti, conservando i buoni per permettere ora l’opera di ricostruzione secondo i dettami della santa madre Chiesa:

– Istituto senza più studio interno risibile; oggi i seminaristi, i futuri sacerdoti, si formano in qualificate Università Pontificie con i professori più qualificati dell’Urbe e dell’Orbe;

Missioni che conoscono finalmente autonomia giuridico patrimoniale senza più chiedere dopo tanti anni ancora l’elemosina al governo centrale, vecchio metodo per tenerle sotto controllo, anche se Manelli, con tutti i suoi beni, cerca di corrompere le periferie;

apostolato della MIM completamente sbloccato dall’idolatria al Fondatore, con la creazione di Cenacoli rinnovati e incontri di formazione più qualificati;

riordino nella vita liturgica dopo la scimmiottatura della tridentinizzazione in esclusiva;

fine di frati trasferiti da una casa all’altra dopo poco tempo o in giro di qua e di là per sopperire al numero esiguo di sacerdoti che il Manelli collocava per ogni casa;

perdita di false vocazioni e abbandono dell’Istituto da parte di molti manelliani,

crisi amare anche di sacerdoti che avevano riposto tutto in Manelli e non in Gesù Cristo;

– atmosfera di armonia e serenità della vita comunitaria;

–punto di riferimento ecclesiale per i frati;

– soddisfazione e speranza in molti frati,

In più sono state chiuse già sotto il governo Manelli:

16 Case Mariane in Italia (su 27 con uno, due religiosi per parte);

5 Case Mariane all’estero;

– 4 Missioni: Tchad, Kazachistan, India, Australia;

Confermata sotto il governo comissariale

1 Casa di Noviziato internazionale (!) a Tarquinia (Italia);

– 1 Nuova Casa di postulandato in Sicilia (Italia).

 Questo è il quadro del travaglio doloroso, ma felice che dal 2013 ha fatto maturare l’intero Istituto e il suo “carisma speciale” che era stato vissuto da tutti i frati, tranne i raccomandati e rilassati manelliani in 25 anni di fioritura stupenda e di fecondità di grazie, che per merito di “alcuni più liberi e maturi, divenuti parecchi” – ora si è ridotto in frantumi il manellismo con il disfacimento e la devastazione di ogni traccia, personale e comunitaria; con la soddisfazione di aver salvaguardato l’ideale serafico vissuto nella “Casa Mariana” di Frigento già dal 1970 e, ancor più, dopo l’erezione canonica di Diritto Diocesano (nel 1990) e l’erezione di Diritto Pontificio (nel 1998), ma progressivamente offeso dalla condotta personale dei frati Fondatori e anche dei frati rimasti fedeli ai Fondatori; con l’offesa alla Chiesa, al Santo Padre e ai loro confratelli.

E in concreto, si sa che ogni idea di “riconciliazione”, in questi quasi quattro anni (2013-2016), è stata sempre voluta con la concessione di guardianati anche ai manelliani, di dialogo, ma Nulla di nulla, malgrado l’impegno dei commissari. Mai un tavolo di studio o di ricerca o di confronto con i Commissari fra le due parti in contrasto. Alle riunioni con i commissari i manelliani erano in collegamento diretto con il fondatore e la sua cricca nepotista a mezzo di auricolari dei cellulari, gli strumenti che il manelli proibiva ai frati !

Nulla. Silenzio e ostilità: ostilità alimentata però, – e per di più – dagli articoli infami dei siti impegnati nel difendere i Fondatori e offendere il Papa, le autorità della CIVCSVA, i frati fedeli e obbedienti alla Chiesa per evitare lo sfacelo dissacratore di un fiorente Istituto religioso di Diritto Pontificio che ora sembra avercela fatta con la condanna intanto morlae del Fondatore: dalle stelle alla stalla!

           

Gli scandali   dei “media”                                                                 

Ci sono state oltre duemila pagine di una campagna vergognosa e scandalosa di calunnie e menzogne diffuse nel mondo intero attraverso i siti mediatici, attraverso televisioni nazionali e riviste di livello scandalistico contro i Padri Fondatori e i molti frati (e suore) con loro d’accordo.

Una montagna di verità riversata su di essi, senza finzione, nella soprannaturale speranza di riuscire a vincere la battaglia contro chi gli spiriti dell’aria,  le potenze infernali e i falsi profeti.

Nessuno è in grado di calcolare gli effetti devastanti di Manelli e dei suoi sodali così scandalosi e senza vergogna di cui non potranno essere riparati i danni se non dopo il doveroso pentimento davanti a Dio e agli uomini!

Ma l’Autorità ecclesiastica dinanzi a questo orribile ”scempio” manelliano e di fronte alle loro menzogne, i loro imbrogli , le loro bugie, le loro finte promesse, è rimasta paziente, ma con il suo surrettizio “silenzio” ha fatto ben capire di essersi schierata direttamente dalla parte dei frati obbedienti e fedeli al Papa, al Magistero, al francescanesimo…

Verso il finale decollo…

E adesso, con il continuum del Commissariamento, nel corso di un incontro tenuto a Roma con i frati del nuovo corso si è avuta la novità delle inaspettate “proposte” che, cercheranno finalmente, di salvare e far continuare il prezioso venticinquennio di grazia e di sviluppo mirabile del novello Istituto (1990-2015), grazie ai nuovi tre Commissari, che non vogliono altro che valorizzare il dono divino del carisma di padre Kolbe (non di Manelli!):

la P o v e r t à “francescana” (c o m u n i t a r i a)

la M a r i a n i t à “illimitata”, come quarto “Voto” come volle S. Massimiliano e lo stesso Manelli nella sua principalis intentiodel 1990;

l’ A s c e t i c a   francescana della penitenza

la M i s s i o n a r i e t à   a tutto campo dell’obbedienza per tutti

la P r e g h i e r a senza “doppi” riti.

Queste sono appunto le proposte per incamminarsi verso il finale decollo… ed è sintomatico e significativo che la Marianità sia stata la più difesa, insieme alla Povertà francescana, per noi frati francescani dell’Immacolata:

Francescani” = Povertà,

dell’Immacolata” = Marianità.

Che cosa resta, dunque, dell’identità più specifica dei Francescani dell’Immacolata, se si fosse lasciato il Manelli continuare a distruggere proprio questi due punti?

A suo tempo, negli anni ’80, il Cardinale Palazzini, eminente canonista della Lateranense, studiando e seguendo la pratica per l’erezione del novello Istituto di Diritto Diocesano, spiegò che senza il carisma della “Marianità” con il “Voto Mariano”, sarebbe stata impossibile la nuova fondazione poiché il nostro Istituto diventava soltanto un “bis in idem” con gli Istituti francescani dei Minori, dei Conventuali e dei Cappuccini. Questo lo capì molto bene il Manelli che parlava di Quaro Voto, Poi come al solito si lasciò sedurre dalle intemperanze teologiche di Suor Maria Francesca Perillo e dalle sporgenze di qualche altra suora e si allontano dalla teologia e dal diritto sulla vita religiosa che si costituisce in quanto tale innanzitutto per la professioen stabile dei consigli evangelici ai quali si aggiunge nella specificità del carisma, un voto specifico, ma che non può essere il primo voto come in seconda battuta fece Manelli.

Il Voto Mariano, infatti, che è il voto specifico dell’Istituto sui dei quattro Voti costitutivi della consacrazione religiosa a Dio.

L’Istituto, ha avuto adesso la sua effettiva “c a n c e l l a z i o n e” dell’eresia nella Professione religiosa sia semplice che solenne dei FFI (8 settembre 2016, a Firenze), e quindi la confusione sul Voto mariano di CONSACRAZIONE ILLIMITATA ALL’IMMACOLATA, così voluto dal Diritto Pontificio (1998), non sussiste più, anzi si chiarifica il dovere di andare in missione, secondo la consacrazione all’Immacolata.

Dove saranno più, ora, i manelliani? Con quale coraggio potranno rimanere nell’Istituto?

Settimio Manelli ha continuato il suo giro d’Italia edizione 2017 per raccogliere in paranoia delle firme, ma non ha ottenuto guadagno di causa.

Si sarà molto contenti di rieducarlo facendolo rimanere nell’istituto e manifestandogli misericordia.

 

Intanto, il 21 novembre 2016, Festa della Presentazione di Maria Bambina al Tempio di Gerusalemme, si è avuto un ulteriore inganno in stile manelliano:

DECRETO DI A R C H I V I A Z I O N E DEL PROCESSO PENALE A CARICO DEL FONDATORE PADRE STEFANO M. MANELLI.

 QUESTA A R C H I V I A Z I O N E  PER DECORSI TERMINI DI PROCEDIMENTO PENALE, LUNGI DALL’ A N N I E N T A R E   LE DUEMILA PAGINE MEDIATICHE DI PUDICHE ACCUSE E PROVE CONTRO STEFANO MANELLI CI INVITANO A CHIEDERGLI SE E’ UOMO E SE E’ CRISTIANO, DI FARSI PROCESSARE PER DIMOSTRARE LA SUA INNOCENZA SE EFFETTIVAMENTE ESSA SUSSISTE.

                                                                           *   *   *                  

  

 C O N C L U S I O N E

La nostra conclusione vuole essere soltanto una “supplica” dell’anima che s’innalza umile e ardente alla Misericordia di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e alla pietà della Divina Madre sua e Madre nostra, Maria, con l’intercessione dei nostri Santi Patroni, San Francesco e Santa Chiara d’Assisi, San Massimiliano Maria Kolbe e San Pio da Pietrelcina.

La nostra “supplica” si presenta anzitutto con un ringraziamento, che vorrebbe essere interminabile, per tutte le grazie, le misericordie e le benedizioni divine che ci sono state concesse con i doni inestimabili della vita cristiana, della vocazione sacra, della consacrazione mariana, della Professione religiosa nella “forma di vita” consacrata come “Frati Francescani dell’Immacolata” nella Chiesa e per la Chiesa.

E’ vero, noi non possiamo non chiedere anche perdono delle nostre incorrispondenze e infedeltà alle grazie e ai doni dello Spirito Santo lungo l’intero cammino della nostra vita consacrata. Grande è stata la nostra responsabilità per il male fatto, per il bene omesso e per il bene fatto mediocremente, ma grande vuole essere, oggi, anche il nostro pentimento, la nostra penitenza e il nostro impegno senza riserve, nella corrispondenza e fedeltà all’Amore divino, all’Amore consacrato che ci vuole santi nel tempo e per l’eternità.

L’essenziale della nostra “supplica” vuole essere, perciò, soprattutto l’accoglienza della continuità di questo impegno di fedeltà totale al nostro santo carisma, ossia alla nostra “Professione religiosa” di Frati Francescani dell’Immacolata, fatta secondo la “Regola serafica e le Costituzioni riviste direttamente dalla santa madre Chiesa”, dopo l’approvazione della Chiesa con l’erezione di Diritto Pontificio il 1998 e che la totalità dell’Istituto ha avuto la grazia di vivere per 26 anni!

Nel 2013, con il Commissariamento è iniziata una riflessione rapida sulle incoerenze del fondatore.

Mai si è cibato di quello che si cibavano gli altri; mai ha osservato gli orari degli altri.

Sempre malato, ma non per questo rinunciava al giro del mondo, limitando il giro d’Italia al nipote-delfino.

In ogni caso anche con la vergogna per il fondatore su un istituto approvato dal Papa San Giovanni Paolo II con il “Diritto Pontificio, i frati fedeli ai commissari e cioè alla Chiesa, non possono venir meno ad una fedeltà vissuta, in sostanza, per 45 anni (dal 1970), e non possono che volere, perciò, la continuità della loro fedeltà giurata nella “Professione religiosa”.

Accettare la fine dell’impostura significa accettare, di fatto, una “rifondazione” dell’Istituto con il vero carisma di un santo come P. Kolbe, che non è più quello di Manelli.

La “rifondazione” è necessaria per il gruppo che non accetta più Manelli, mentre nessuno può accettare che i manelliani violentino le coscienze dei frati fedeli alla Chiesa, al Papa, ai commissari, costringendoli a rinnegare la fedeltà giurata a Dio nella Professione e vissuta per 26 anni di crescita e fioritura dell’Istituto.

Ciò non vuol significare, però, che i manelliani non accettano le correzioni di natura tecnico-giuridica rilevate nelle Costituzioni: ad ogni scadenza per il Capitolo Generale infatti non si faceva questo lavoro di revisione, ritoccando soltanto alcuni punti marginali.

Ciò significa sforzarsi di migliorare sempre più la fedeltà alla Chiesa per scrivere i propri nomi nel  “Libro della santificazione” , adorando il Dio Uno e Trino e non il “Padre Comune” Manelli, vivendo in pienezza il dono del carisma kolbiano nella Chiesa e per la Chiesa. Ed è proprio per questo che deve essere incessante in noi la supplica alla Divina Madre e Mediatrice di ogni grazia, con la fiducia e il costante ricorso a Colei che è tutta «la ragione della nostra speranza» (San Bernardo) per riuscire a far convivere i frati con i manelliani e a dimostrare come essi vivessero nella poesia e nell’ipocrisia.

             Questa è la verità della storia, e non le migliaia di pagine disoneste e vergognose scritte anche al presente, come ALLCHRISTIAN dai Fondatori e i frati a lui fedeli.

2. I. 2017

Giacob De Maria     

IL MATTINO: RESTA IN CARCERE L’AGGRESSORE DEI DUE FRATI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA

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dalla Prima Pagina de Il Mattino ed 10 gen. 2017

Frigento: il giallo dell’aggressione a Roma dei testi contro padre Manelli

“MI SENTIVO PERSEGUITATO”, IN CARCERE IL FERITORE DEI FRATI

“Mi sentivo perseguitato dai frati” ha detto ai carabinieri Renzo Cerro, il 42enne ciociaro che sabato pomeriggio ha aggredito, con un coccio di bottiglia, due religiosi a Roma. Processato ieri mattina per direttissima, ha confessato, ammettendo le sue responsabilità. Disposta la carcerazione. Gaeta aveva testimoniato contro Manelli. C’è un legame con l’aggressione? I sostenitori di padre Stefano non ci stanno e gridano al complotto contro il fondatore. “E’ assurdo pensare ad un collegamento caso Gaeta – caso Manelli; squallido insinuare che vi sia un mandante”.

Il legame Padre Gaeta, aggredito due giorni fa a Roma, con Papa Francesco. > Zarrella a pag. 30

 

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dall’edizione di Avellino, pag. 30

Frigento: lo scandalo dell’Istituto Francescano

RESTA IN CARCERE LO SQUILIBRATO CHE HA FERITO I FRATI

di Loredana Zarrella

«Mi sentivo perseguitato dai frati» ha detto ai carabinieri Renzo Cerro, il 42enne ciociaro che sabato pomeriggio ha aggredito, con un coccio di bottiglia, due religiosi dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata, nella sacrestia di Santa Maria Maggiore, a Roma. Processato ieri mattina per direttissima, dopo essere stato arrestato in flagranza e accusato di lesioni gravissime, ha confessato, ammettendo le sue responsabilità. Disposta la carcerazione.
Sta meglio ed è rientrato negli alloggi dei frati, dopo l’operazione d’urgenza al Policlinico Umberto I, Padre Angelo Gaeta, il sacrestano della Basilica papale che ha avuto la peggio durante la brutale aggressione. È uno degli accusatori di Padre Manelli, l’83enne frate fondatore dell’Ordine sospeso al doppio filo della giustizia, un processo canonico e uno avviato presso il Tribunale di Avellino, a sua volta doppio, penale e civile. A Padre Angelo, intimo amico di Papa Francesco, resta uno sfregio in viso, per la ferita profonda, dallo zigomo al mento, procurata da un collo di bottiglia usato come arma da Cerro, e un interrogativo destinato a rimanere senza risposta.

Perché il 42enne, originario del Frusinate, si è avventato contro di lui e contro il giovane frate filippino Padre Gregorio Adolfo accorso in suo aiuto? Per i carabinieri di piazza Dante, a Roma, è il gesto di un uomo con problemi psichici, un senzatetto con precedenti per piccoli reati contro il patrimonio. Ha agito però con lucidità, ben vestito, nonostante fosse senza fissa dimora, con l’esplicita intenzione di far male a Padre Angelo.

Così, sabato pomeriggio, con la tagliente e rude arma di vetro nascosta sotto il giubbotto, si è diretto dritto verso la sacrestia, al di là della navata gremita di fedeli, eludendo tutte le misure di sicurezza anti-terrorismo predisposte intorno alla Basilica, compresi i metal-detector che, evidentemente, non sono pensati per rilevare il vetro, ma solo il metallo.

Ascoltato ieri pomeriggio dal Maggiore Lorenzo Iacobone, comandante della Compagnia dei carabinieri che hanno fermato la fuga di Cerro, Padre Angelo Gaeta ha affermato ancora una volta di non conoscere l’aggressore che, mentre gli sfregiava il volto, farneticava, dicendo di agire secondo gli ordini di una setta. Gli inquirenti escludono ogni connessione con il ruolo di testimone che Padre Angelo Gaeta ha rivestito nel processo in cui è implicata l’Associazione Missione dell’Immacolata, con sede a Frigento, e che vede Padre Stefano Manelli al centro di una presunta fraudolenta gestione dei beni immobili, di proprietà dell’Istituto dei Frati.

Padre Angelo, 52 anni, originario di Pellezzano, in provincia di Salerno, ha testimoniato contro l’azione di governo del frate fondatore dell’Ordine. Il religioso salernitano aggredito, che da diversi anni riceve il Papa nella Basilica liberiana prima e dopo i suoi viaggi apostolici, ha fatto il noviziato e parte degli studi a Frigento.

È stato Segretario generale dell’Ordine e, in virtù di questa carica, ha fatto parte dell’Associazione Missione dell’Immacolata ma fu estromesso da questa, a sua insaputa, da Padre Manelli. È per questo, per il peso giuridico della sua deposizione, unito alle attese sanzioni canoniche nei confronti del frate 83enne, che l’aggressione è apparsa sospetta. Ma i sostenitori di Padre Stefano non ci stanno e gridano, ancora una volta, al complotto ordito contro il fondatore: «È assurdo pensare a un collegamento caso Gaeta-caso Manelli; squallido insinuare che vi sia un mandante» replicano, a muso duro, attraverso i blog e i social network.