La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

Home » Generale » MANELLISMO TRA SECOND LIFE E TROLLISMO

MANELLISMO TRA SECOND LIFE E TROLLISMO

330px-trollfreezone-svg

Una vita virtuale e non virtuosa per uomini e donne da sottosuolo.

Nel 2003 nacque “Second Life”, un mondo virtuale elettronico attraverso una piattaforma informatica nella quale gli utenti attraverso un avatar tridimensionale si teleportavano in determinate regioni, socializzavano partecipando on line a concerti, raduni, corsi e lezioni, mostre e feste, ecc.

In questo mondo virtuale ognuno aveva un “seconda vita” nella quale proiettava attraverso la rete internet tutti i sogni e le ambizioni che nel mondo reale e nella vita di ogni giorno non gli erano raggiungibili.

Si trattava in definitiva di ritagliarsi uno spazio in rete per dissipare le frustrazioni del quotidiano grazie al libero sfogo creativo.

Una delle caratteristiche del manellismo, cioè una forma di vita aggregativa di tipo settario presentata ingannevolmente per alcuni anni come forma di vita consacrata nella Chiesa, era proprio la doppiezza.

Essa ha preceduto di almeno quindici anni ciò che la tecnologia informatica ha permesso a favore di soggetti asociali nel tentativo di speculare sui loro disturbi di personalità.

La ludopatia degli utenti più deboli di Second Life, veniva tradotta nel manellismo da una smisurata dipendenza al Fondatore della setta, Stefano Manelli.

Costui si faceva adorare come un Dio fino ad autonominarsi “Il Padre Comune”.

Collante del gruppo sociale era la presunta santità di Stefano Manelli.

Il mito era stato creato ad arte sulla figura di Padre Pio di cui il “Padre Comune” si reputava “figlio” di elezione proveniente da una famiglia di predilezione.

I suoi familiari – i migliori agenti commerciali del “Padre Comune” Manelli – ripetevano spesso, secondo fonti attendibili: “Padre Stefano ha superato Padre Pio!  Ha fondato frati, suore, clarisse, laici!”

Dopo pochi giorni dal commissariamento l’alta qualità di vita spirituale del Manelli si rivela con dolore, livore, malignità, veleno nelle vene!

Generalizzato, confuso, sbavante di rabbia, tremante nei muscoli, eppure sempre col capo chino, gli occhi a terra; questo è ancora oggi il Manelli, questo è “l’uomo del sottosuolo” da ” Ricordi dal sottosuolo” di Fedor Dostoevskij.

Il protagonista di questo breve romanzo di Dostoevskij vive di invidia, è tormentato da sospetti ossessivi che riguardano tutti gli altri e anche se stesso, un uomo che disprezza la società e gli esseri umani, che si sente continuamente inferiore a tutti, anche al suo servo, anche alla prostituta che illude e che poi umilia con vergognosa crudeltà. “I ricordi del sottosuolo” è un libro amaro e allucinato dove non si salva nessuno, dove l’inconscio del protagonista si agita e si contorce nel tentativo di venire fuori. E’ una confessione brutale e caotica, terribilmente buia, un racconto filosofico contro i facili ottimismi e il positivismo di facciata.

Memorabile la distinzione tra uomini d’azione e di intelletto, come lo sono il presunto dispetto all’umanità fatto da una malattia al fegato non curata, fino al parossismo della vigliaccheria nello sfogo contro una povera, ingenua e inerme prostituta. Perché la rivalsa del verme è solo contro chi sta più in basso di lui, nel sottosuolo.

Second life” ci viene ispirato dalla nuova ambigua quanto risibile operazione di apostolato di stampo manelliano: “Radio Immaculata” in Inghilterra. ()

Secondo le dichiarazioni di Padre Lanzetta, parroco di Gosport ed ex  Francescano dell’Immacolata, il vescovo  Edward Egan avrebbe invitato i Francescani dell’Immacolata nella Diocesi di Portsmouth e incoraggiato e sostenuto il progetto della radio.

Secondo nostra personale verifica, non risulta che nella diocesi di Porsmouth ci sia stata accoglienza canonica dei Francescani dell’Immacolata con richiesta di opere.

Mons. Egan ha dato solo ricovero a un manipolo di Francescani dell’Immacolata dalla posizione canonica traballante all’interno del loro Istituto di vita consacrata, cioè exclaustrati.

Il manellismo aggiunge quindi una nuova deriva all’interno del suo agire: il trollismo.

Agire come troll (folletto delle caverne, del sottosuolo) è un gioco di false identità, compiuto senza il consenso degli altri partecipanti. Il troll cerca di farsi passare per un legittimo utente che condivide gli stessi interessi e argomenti degli altri.

Quando il trollismo è di tipo logorante il troll mai e poi mai si arrende. Non importa quante risposte argomentative e confutazioni scientifiche gli vengano fornite, egli vuole contrattaccare ripetendo sempre le stesse vecchie tesi complottistiche più e più volte. Questo tipo di troll non cambierà mai la sua opinone né si soffermerà mai sulle controdeduzioni che gli vengono fornite.

Una persona allontanata da un gruppo sociale, come il Manelli e il manelliano, può infatti assumere il ruolo di antagonista e cercare di disturbare o far arrabbiare ulteriormente i membri del gruppo.

Al Manelli, la saggesta dostoevskiana direbbe: “La sola, vera gioia sulla terra consiste nell’evadere dalla prigione del nostro falso io e di unirci, mediante l’amore, alla Vita che dimora e canta nell’essenza di ogni creatura e nell’intimo della nostra stessa anima”.

Per me essere santo, caro Manelli,  significa essere me stesso. Quindi il problema della santità e della salvezza è in pratica il problema di trovare chi sono io e di scoprire il mio vero essere.

La nostra scoperta di Dio è, in un certo senso, la scoperta che Dio fa di noi, ma questo non lo può scoprire chi si crede un padreterno, ogni sedicente “Padre Comune” che è sulla terra, ma che vive nelle caverne oscure del suo io, nel sottosuolo… come un troll!

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: