La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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PER PADRE MANELLI ORA SPUNTA ANCHE UN’ACCUSA DI TRUFFA

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GIALLO ESCLUSIVO

Convento degli orrori di Avellino: nuovi guai per il fondatore dei Francescani dell’Immacolata, già indagato per violenza sessuale e maltrattamenti

PER PADRE MANELLI ORA SPUNTA ANCHE UN’ACCUSA DI TRUFFA

Le nuove indagini riguardano l’immenso patrimonio della congregazione, che vale oltre 30 milioni di euro. Il Vaticano ha trasferito il religioso a 800 chilometri di distanza

Frigento (Avellino). “Padre Manelli è indagato per i reati di truffa e falso”. Si allarga lo scandalo che coinvolge padre Stefano Manelli, fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata, già indagato dalla Procura di Avellino per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti.

Le nuove indagini degli inquirenti questa volta riguardano l’ingente patrimonio della congregazione: 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, 5 impianti fotovoltaici e 102 vetture, per un valore di oltre trenta milioni di euro, nonché ingenti disponibilità finanziarie.

Ricchezze affidate a due associazioni i cui vertici sono finiti sotto inchiesta insieme a padre Manelli, già accusato di violenza sessuale.

ORA VIVE IN CONVENTO IN LIGURIA

Non sono queste le uniche novità che riguardano padre Manelli. Nei giorni scorsi, infatti, il Vaticano con una lettera gli ha comunicato il suo immediato trasferimento in un convento di Albenga, lontano circa ottocento chilometri da Frigento, in provincia di Avellino.
Ma torniamo alle nuove accuse rivolte al fondatore di quello che, ormai, è tristemente noto come il “convento dell’Orrore”. L’inchiesta di natura economica e patrimoniale, avviata dalla Procura della Repubblica di Avellino, procede di pari passo con quella per i presunti abusi sessuali commessi da Manelli sulle suore rinchiuse in clausura nei vari conventi sparsi sul territorio e in particolare in quello di Frigento (Avellino) dove il frate aveva organizzato la direzione generale della congregazione riconosciuta dal Vaticano. In quest’ultimo filone di inchiesta come anticipato da Giallo alcuni mesi fa, anche una serie di morti ancor oggi avvolte nel mistero, sulle quali la magistratura irpina intende far luce. I guai per padre Manelli, esautorato nel 2013 dalla congregazione dei Francescani dell’immacolata nel 2013 con provvedimento approvato prima da Benedetto xvi, e poi da Papa Francesco, non finiscono qui.
Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti c’è la morte del frate filippino Matthew Lim, 20 anni, noto a tutti come fra Matteo, un probabile caso di omicidio. Il frate morì il 22 luglio del 2002 precipitando in un pozzo, che oggi è chiuso con un grande masso. Nonostante il frate avesse invocato aiuto con delle urla che sentirono in molti, morì annegato. La Procura avellinese in merito a questo “incidente” ha in mano l’importante testimonianza di una ex sorella, LT, che in una relazione finita in un corposo dossier nelle mani dei giudici afferma: “Ho conosciuto personalmente Fra Matteo: era una persona sorridente, solare. Prima che morisse mi rivelò sgomento: “Ci sono e si fanno cose che non vanno in questo Istituto”. Con lui nei giorni precedenti al suicidio parlava sempre un frate, uno dei quaranta nipoti di Manelli”. Ma quella del frate filippino non è l’unica morte sospetta avvenuta in quel convento: nel famoso dossier alcuni testimoni indicano almeno 5 casi di presunti “omicidi o suicidi strani”.

LA STRANA MORTE DEL COMMISSARIO

A questi si aggiunge anche la strana morte di padre Fidenzio Volpi, il Commissario Apostolico inviato da Papa Benedetto XVI per scoprire cosa accadeva nel convento degli orrori di Frigento. I suoi familiari hanno presentato alla Procura di Roma una dettagliata denuncia per omicidio volontario. Il frate morì il 7 giugno del 2015, ufficialmente a causa di un ictus da stress. Ma la verità potrebbe essere un’altra: Padre Volpi potrebbe essere stato ucciso.

L’ipotesi, fondata su alcune confidenze raccolte da persone a lui vicine, è che padre Volpi sia stato avvelenato lentamente, con piccole dosi di veleno somministrate giorno per giorno.

Questo terribile sospetto è stato confermato dal ritrovamento tra i capelli e la barba di padre Fidenzio di alcune particelle di arsenico, un potente veleno. Ma chi aveva interesse a eliminare padre Fidenzio? L’inchiesta della Procura di Roma potrebbe partire proprio dall’ultimo incarico di padre Volpi, ricevuto da Papa Benedetto XVI, che dice: “In data 11 luglio 2013 con decreto 52741/2012 nomino padre Fidenzio Volpi Commissario Apostolico dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata”. Un incarico che non era stato preso di buon grado da padre Manelli e i suoi seguaci che in tutti i modi cercarono di ostacolare il suo lavoro di verifica. Il giudice nel sequestrare le ricchezze dei Francescani dell’Immacolata il 26 marzo 2015 nominò come custode dei beni pignorati proprio padre Fidenzio. Il provvedimento scatenò le ire di chi aveva tutto l’interesse a gestire l’ingente patrimonio. Le stesse persone che, oggi, si ritrovano indagate per truffa.

di Gian Pietro Fiore

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