La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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QUEL VELENO DATO A PADRE VOLPI E IL RITO ANTICO CHE SI VOLEVA IMPORRE AI FFI

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Il frate filippino Matthew Lim, 30 anni, cadde in un pozzo il 22 luglio del 2002. Il sospetto, dopo 14 anni, è che qualcuno lo abbia spinto lì dentro e che, nonostante le sue disperate richieste di aiuto, nessuno dei presenti lo abbia strappato alla morte. “Ci sono e si fanno cose che non vanno in questo Istituto”, aveva confidato a una suora poco tempo prima che il suo corpo senza vita fosse trovato, nel fondo del deposito d’acqua del convento dei Francescani dell’Immacolata di Frigento, una cittadina in provincia di Avellino che in questi ultimi mesi è citata spesso in tv, sulle pagine dei giornali e sul web a causa degli orrori che si sospetta siano stati compiuti proprio nella “Casa di Maria”, che ancora oggi ospita padre Stefano Manelli, il fondatore della congregazione, esautorato dalla Santa Sede e noto ormai all’opinione pubblica come il “boia di Frigento” per l’efferatzza dei comportamenti che gli sono attribuiti. “Fra Matteo era una persona sorridente, solare. Prima che morisse mi rivelò con sgomento la sua inquietudine”, ha raccontato l’ex religiosa ai pm di Avellino che – grazie alla collaborazione dei carabinieri – indagano anche su altre morti sospette. “Sarà presto la magistratura – scrive il settimanale Giallo – a chiarire ogni aspetto di queste morti anomale”.

Ad attirare l’attenzione degli inquirenti è stata fin da subito la cripta del convento di Frigento, fatta realizzare proprio nel 2002, nella quale sono sepolte almeno 12 persone: la Procura vuole chiarire le reali cause dei loro decessi. Per questo, la cripta recentemente è stata ispezionata durante un blitz dei carabinieri.
A giustificare la perquisizione c’è un dossier nelle mani del pm Adriano Del Bene, nel quale vengono descritti episodi di violenze, maltrattamenti e abusi subiti da alcuni religiosi (frati e suore) dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata che sono tuttora al centro di approfondite indagini. In quelle carte, alcuni testimoni sentiti dai carabinieri parlano anche delle morti sospette: almeno sei decessi “strani” sono avvenuti nei vari conventi fondati da padre Manelli.
Uno degli omicidi – il più clamoroso – si sarebbe però consumato a Roma il 7 giugno 2015, e avrebbe avuto come vittima addirittura il commissario apostolico nominato dalla Santa Sede nel giugno del 2013 per guidare i Francescani dell’Immacolata. “Nostro zio è stato ucciso: sui capelli e sulla barba sono state riscontrate tracce di arsenico”, hanno rivelato i nipoti di padre Fidenzio Volpi, 75 anni, il religioso cappuccino deceduto il 7 giugno 2015. “Padre Fidenzio, però, godeva di ottima salute: il suo improvviso decesso, ufficialmente a causa di un ictus causato dallo stress eccessivo – scrive ancora Giallo – non convinse mai nessuno, a partire dai suoi parenti e dai suoi collaboratori”.

Prima di essere nominato dalla Santa Sede nell’incarico che gli costò la vita, il  religioso era da molti anni segretario della Conferenza Italiana dei  Superiori Maggiori e per questo era stato scelto da Papa Francesco per  guidare pro tempore i Francescani dell’Immacolata dopo la decisione  della Congregazione per i religiosi di azzerarne i vertici, con un iter  iniziato nel Pontificato di Benedetto XVI e finalizzato a recuperare al loro carisma i religiosi fondati da padre Stefano  Manelli, già membro dei frati conventuali, dai quali si era allontanato  per seguire una vocazione connotata da un maggiore rigore di vita e da  una più accentuata pietà mariana, sul modello di San Massimiliano  Kolbe. Ma, negli ultimi anni, cioè nella sua terza età, Manelli aveva messo in atto comportamenti davvero poco ‘ortodossi’,  secondo quanto appurato dalla visita canonica voluta da Papa Ratzinger. In particolare erano emerse imponenti irregolarità amministrative.

A seguito del commissariamento, anzichè obbedire al Papa e perseverare nella vocazione  i “fedelissimi” di padre Manelli hanno lasciato  le fraternità trovando accoglienza in due diocesi (una in Italia, Ferrara, retta dal vescovo ciellino Luigi Negri, e una  nelle Filippine, Lipa dove governa il vescovo Ramon Arguellas). Un vero ginepraio, nel quale padre Volpi si è trovato  coinvolto “per obbedienza al Santo Padre”. E lo stress di questa  situazione difficile ha probabilmente favorito l’ictus che ha colpito il  cappuccino il 29 aprile 2015. Alcuni siti tradizionalisti che nei due anni del suo servizio ai FFI hanno  quasi quotidianamente attaccato padre Volpi e il commissariamento  avevano dato la notizia della morte del frate cappuccino esattamente un  mese prima che avvenisse, come auspicandola.

“Pochi giorni prima di morire misteriosamente, padre Fidenzio Volpi era molto nervoso. Mi aveva detto: ‘Se mi succede qualcosa, sai cosa fare del dossier scritto sull’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata’”, ha raccontato uno dei familiari del religioso al settimanale diretto da Andrea Biavardi. “Dunque era lo stesso padre Volpi – sostiene Giallo – a temere che qualcuno potesse fargli del male. I suoi parenti e alcuni frati che lo conoscevano molto bene l’hanno sempre ripetuto: padre Fidenzio potrebbe essere stato ucciso. Ed ora un’esclusiva indiscrezione investigativa potrebbe confermare questi sconvolgenti sospetti. Il timore, fondato su alcune confidenze raccolte da persone vicine al prete defunto, è che padre Volpi sia stato avvelenato lentamente con dosi giornaliere di una sostanza tossica. Tra i capelli e la barba di padre Fidenzio sono state infatti trovate alcune particelle di arsenico”.
In diverse testimonianze recapitate in Vaticano si segnala che nel corso del commissariamento affidato a padre Fidenzio è stata fatta contro di lui “una sistematica azione di intimidazione, di diffamazione e di vilipendio, realizzata su una infinità di pubblicazioni, specie elettroniche, mentre i religiosi rimasti fedeli a padre Manelli impugnavano sistematicamente tutti i provvedimenti amministrativi da cui essi erano interessati”. Nei documenti arrivati in Vaticano è affermato che “Padre Manelli ha sempre incitato i frati a lui vicino alla disobbedienza e alla dimissione dall’istituto. Lo stesso padre Manelli si è negato per mesi a un colloquio con il Commissario Volpi, del quale mai ne ha riconosciuto l’autorità, fino a febbraio del 2014 quando si limitò ad insultare e tentare di sabotare e far rimuovere i collaboratori di padre Fidenzio con ogni sorta di sprezzanti calunnie”.

La ben orchestrata campagna di disinformazione ai danni di padre Volpi tendeva a sostenere che i contrasti tra i frati che riguardassero esclusivamente il tentativo illecito del fondatore di imporre a tutta la sua famiglia religiosa il rito antico di San Pio V, che la Santa Sede (a norma del motu proprio “Summorum pontificum” di Benedetto XVI) può concedere solo alle famiglie religiose che sono nate con questa caratteristica, cioè non si può diventare tradizionalisti in corsa, magari per ragioni di convenienza. In realtà il contenzioso riguarda traffici economici originati dalla incontrollabile voglia di possedere capitali mobiliari. E il 26 marzo del 2015 il giudice del Tribunale di Avellino “accogliendo la tesi investigativa e ritenendo suffragata la condotta fraudolenta accertata” emetteva un provvedimento di sequestro preventivo di 54 immobili, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinque impianti fotovoltaici, nominando nell’occasione come custode proprio padre Volpi che solo due mesi più tardi morì in circostanze misteriose. E in quegli stessi giorni tutti quei beni, con tanto di sentenza della Cassazione, finirono di nuovo nelle mani di associazioni vicine a Manelli costituite per la gestione dell’immenso patrimonio che supera i 30 milioni di euro.

http://www.farodiroma.it/2016/05/04/arsenico-sul-corpo-di-padre-volpi-e-vecchi-merletti-che-manelli-voleva-imporre-ai-ffi/

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