La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

Home » 2016 » maggio

Monthly Archives: maggio 2016

PAPA FRANCESCO VS GLI ABUSI NELLE ISTITUZIONI DIOCESANE. MANELLI CERCAVA SPONDA NELLE FILIPPINE

2016-05-23_152218

Papa Francesco ha deciso che i vescovi non possano più autorizzare in totale autonomia nuovi istituti religiosi nel territorio delle loro diocesi. Con un rescritto dettato al segretario di Stato Pietro Parolin, il Papa ha stabilito infatti che “sia da intendersi come necessaria ‘ad validitatem‘” una consultazione con la Santa Sede, “pena la nullità del decreto di erezione”.

Il rescritto affidato da Papa Francesco al cardinale Pietro Parolin va certamente in controtendenza rispetto alle spinte verso una decentralizzazione impresse da Francesco ad esempio attraverso un potenziamento del Sinodo dei vescovi, ma è evidentemente dettato dalla necessità di evitare abusi, come quello che sembrava potesse consumarsi nelle Filippine dove un vescovo ha promesso di accogliere religiosi legati al padre Manelli, il fondatore dei Francescani dell’Immacolata che Papa Francesco (confermando una decisione già approvata da Benedetto XVI prima delle dimissioni) ha sollevato dalla guida del suo istituto.

Il documento riafferma che “ogni nuovo Istituto di vita consacrata, anche se viene alla luce e si sviluppa all’interno di una Chiesa particolare, e’ un dono fatto a tutta la Chiesa, vedendo la necessita’ di evitare che vengano eretti a livello diocesano dei nuovi Istituti senza il sufficiente discernimento che ne accerti l’originalità del carisma, che definisca i tratti specifici che in essi avrà la consacrazione mediante la professione dei consigli evangelici e che ne individui le reali possibilità di sviluppo, ha segnalato l’opportunità di meglio determinare la necessita’, stabilita dal Diritto Canonico, di richiedere il suo parere prima di procedere alla erezione di un nuovo Istituto diocesano”.

Il Santo Padre Francesco – spiega dunque il cardinale Parolin nel testo – nell’Udienza concessa al sottoscritto Segretario di Stato il 4 aprile 2016, ha stabilito che la previa consultazione della Santa Sede sia da intendersi come necessaria ad validitatem per l’erezione di un Istituto diocesano di vita consacrata, pena la nullità del decreto di erezione dell’Istituto stesso”.  Il Rescritto viene promulgato tramite pubblicazione sull’Osservatore Romano, ed entrerà in vigore il primo giugno 2016.

La nuova norma di Papa Francesco è ovviamente di carattere generale, ma certo lo spunto viene da casi particolari. Ad esempio – come abbiamo scritto – dal tentativo di monsignor Raymond Argüelles (nella foto), vescovo di Lipa nelle Filippine, che si era reso protagonista dell’erezione di un’associazione pubblica di fedeli denominata “Fratelli di San Francesco e dell’Immacolata” attraverso la quale ha dato asilo ad alcuni chierici fuggiaschi dei Francescani dell’Immacolata, fedeli a padre Stefano Manelli, chiamato dai media il boia di Frigento per i numerosi e gravi abusi da lui compiuti. Si parla anche di un monastero femminile fondato in Gran Bretagna da suore Francescane dell’Immacolata anch’esse in fuga (in questo caso anche dalle proprie responsabilità di complici del Manelli).

http://www.farodiroma.it/2016/05/20/francesco-ferma-possibili-abusi-nellistituzione-di-istituti-religiosi-di-diritto-diocesano-transfughi-ffi-cercavano-sponda-nelle-filippine/

Annunci

«STEFANO MANELLI SMASCHERATO – GIUSTIZIA DIVINA»

Luciano_Adriana

«STEFANO MANELLI SMASCHERATO – GIUSTIZIA DIVINA»

Luciano Mirigliano

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi. (Atti 2,1-4)

Adriana Pallotti, figlia spirituale di San Pio da Pietrelcina, dal 25 Marzo al 13 Maggio 1917, giorno della prima apparizione a Cova da Iria, Fatima, aveva circa cinquanta giorni di vita. Nata il giorno dell’Annunciazione del Signore.

Poiché la salvezza non è uno scherzo inventato dall’uomo, ma un fatto assolutamente reale, spaventoso se si fallisse, occorre allora invocare giorno e notte lo Spirito Santo e fare di tutto per portare a casa la pelle, la propria anima e salvarsi. Visti i tempi!

Siamo di fronte ad una scottante verità di fede, concreta più d’una montagna, ma ignorata purtroppo solo da chi non crede all’inferno, alla vita eterna. Contraddetta dagli «stolti intelligenti» che si credono sapienti mentre si burlano a proprio danno, di cui è pieno il mondo e la Chiesa. Allora di corsa si rimbocchino le maniche tutti gli altri, vale a dire coloro che non ci vogliono entrare in quelle fiamme o non amano farsi ingannare dal sibilo seducente degli incantatori di serpenti. Giacché lo scontro è totale sulla terra, in atto, ammorbata dalle dense oscurità dei falsi profeti ed eretiche dottrine.

Giammai come ora.

«È vero, Padre, che l’aria è piena di demoni?» «Son tanti che, se potessero assumere un corpo piccolo quanto un granello di sabbia, oscurerebbero il sole. Stai attenta. Quando il nemico tace, vuol dire che prepara un altro piano!» (San Pio da Pietrelcina)

«Il “terremoto” Manelli ha prodotto forse distruzioni e rovine sulle anime più di quanto non lo abbia fatto il sisma sulle case. Il nome diFrigento è oggi associato a storie di sesso, sangue e soldi. Un comitato civico vorrebbe chiedere i danni materiali e morali al Padre Manelli. […] In attesa del pronunciamento della Magistratura e della Chiesa, rimane la consolazione di aver smascherato uno dei più grandi fariseismi del Terzo Millennio.» (IL LUPO E LE VITTIME)

Dice Baudelaire: «Il capolavoro di Satana è di aver fatto perdere le sue tracce e di aver convinto gli uomini che egli non esiste. Eppure senza la presenza di Satana resta inspiegabile tutto il male che c’è nel mondo, come senza la presenza di Dio resta inspiegabile tutto il bene che c’è. [J. Daniel, Lucifero smascherato, EP]

Cosi avverrà alla fine del mondo: gli Angeli verranno e separeranno i cattivi di mezzo ai giusti e li getteranno nella fornace del fuoco, dove sarà pianto e stridor di denti. (Matteo 13, 49-50). Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. (Matteo 25, 41). E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli. (Apocalisse 20,10)

Noi, Luciano e Adriana, piccole ed insignificanti creature tra miliardi di altre, incapaci persino di respirare senza l’aiuto di Dio. Noi, pochi felici, a mala pena due [2] fili d’erba curvati, pur non conoscendo alcuno e non possedendo nulla, né risorse materiali né mezzi mondani, siamo riusciti nonostante ciò ad arrivare sin qui nella lotta contro il male.

Un risultato tale da dare letteralmente la vertigine ai più increduli. Come se avessimo attraversato a nuoto, di notte, un oceano assolutamente non pacifico, ma in forte tempesta. Sebbene la piccola Adriana non sapesse nuotare, stando in acque torbide e così paludose, tuttavia ha imparato a rimanere a galla e a navigare a lungo. Sì! Siamo sopravvissuti. E a sorpresa, nello stupore generale di una moltitudine osservante, ci sentiamo dire da alcuni: «Ma come avete fatto, non è possibile!?».

Eh già! Come abbiamo fatto lo sa solo Dio.

Sì! Grandioso veramente il risultato ottenuto, impensabile a mente umana. Ma solo grazie al Supremo Volere del Signore, buono e santo della SS. Trinità, che siamo giunti a questo punto: «tutto è santo tutto è sacro per chi vive di Volontà Divina». Tutto conduce alla vittoria. Alla sua maggior gloria! [Cfr. Gv 11,40]

Magnificat anima mea Dominum.

Sì! Abbiamo dato impulso ad un qualcosa di incredibile ed insospettabile solo fino a poco tempo fa, tale però da metterci la nostra stessa vita. Un terremoto violento e profondo assai, dalle vastissime proporzioni che non finirà di impressionare e far tremare. Di smascherare.

Sì! La nostra profezia s’è avverata per davvero, farà storia e prenderà il suo giusto posto d’onore; spiazzando in tal modo le molte ingiuste sentenze a nostro riguardo, le dolorose maldicenze dei nostri detrattori e chiacchiere del demonio. E molti sprezzanti superbi, arroganti, loro malgrado dovranno ricredersi piegando la fronte e battendosi il petto al riconoscimento dei fatti, della verità.

Sì! Grazie alla Casa di Preghiera per il Regno della Divina Volontà, a questi due umili “protagonisti” che da anni combattono da soli nell’agone, la Chiesa può vantare ancora in tempi così tristi e dell’apostasia, veri cristiani. Cattolici autentici non da salotto della politica, ma votati persino al martirio.

Mater Ecclesiae sta ricevendo un significativo contributo nell’adempimento delle parole del Padre Nostro per l’avvento del Regno. Ce ne gloriamo grandemente di questi meriti straordinari, ma solo nel Signore e per suo amore.

Questo è il tempo tanto atteso delle sane ed irrinunciabili utopie del Vangelo, delle parole dei profeti da urlare a squarciagola al mondo intero oramai divenuto sordo.

Non abbiate paura di nulla. Piuttosto l’ardente coraggio di dichiarare guerra a tutte le falsità che incontrate sulla via, alle labbra menzognere. A coloro che, per viltà o ipocrisia, in luogo di difender la verità non si oppongono alla menzogna. Agli impostori.

Sì! Perché noi siamo più forti del sole e del vento. E un solo atto di vera fede, nella Divina Volontà, sprigiona tale potenza ed energia da non potersi neppure calcolare. Il cui valore supera più di quanto possiede in riserve auree la stessa Federal Reserve [FED] con tutte le banche del mondo messe insieme, di milioni e milioni di mondi. Tutto passerà, ma le promesse di Dio non passeranno mai [Cfr. Matteo 24,35].

Io e Adriana Pallotti usiamo il linguaggio delle verità eternecontenute negli scritti di Cielo della Serva di Dio Luisa Piccarreta. Siamo la prova vivente di come, addirittura a 100 anni e senz’armi terrene, si può vincere qualunque battaglia e smascherare qualsiasi tenebra ammantata di luce. Anzi: trionfare! Il Fiat Divino operante in una creatura “morta” realmente all’umano volere: tutto può[Cfr. Gal 2,20].

La vera Chiesa è andata sempre avanti sin dall’antichità seguendo solo gli insegnamenti eterni della tradizione, permanendo nella verità. Infatti è stato il sacrificio di pochi testimoni, il sangue dei martiri che talvolta ha trascinato i molti. Sono le testimonianze dei veri santi che impetrano grazie non dei santoni che portano alla rovina.

L’hanno sempre salvata i piccoli, gli umili e le pietre divenute testata d’angolo. Essa non perirà mai per decreto divino. Invece i “nostri” sacerdoti e vescovi moderni, dilettanti e satolli, si chinano a guardar lo spettacolo inebriante del mondo, macabro di anime ridotte all’osso ed in preda alla devastazione. Senza batter ciglia stanno compiacenti innanzi a lupi travestiti d’agnello, collusi col male non solo spiritualmente, quasi a confondersi con gli stessi.

Una terribile realtà agghiacciante, una inaudita carneficina, di vite perdute eternamente per colpa loro. Perché prive di guide sicure e senza pastori, piuttosto abbandonate sul ciglio dell’abisso. Ma chi ne risponderà della loro sorte innanzi all’Onnipotente, della loro inestimabile perdita???

Ecco la nostra “intrepida testimonianza” di fede tratta dall’imitazione della vita eroica dei santi. Quest’impresa, pressoché impossibile alla nostra portata, superiore alle stesse fatiche umane, sta per farci tagliare un traguardo soprannaturale, di una grandissima e memorabile prova di santità.

E noi riconosciamo essere Lui, l’Agnello immolato, la causa primaria del nostro trionfo, di: Luciano e Adriana. Quando tutto sarà compiuto.

Sì! “Perché, come sta scritto: Chi si vanta si vanti nel Signore.” 1Cor 1,31

FIAT VOLUNTAS TUA
Luciano Mirigliano e Adriana Pallotti

IL LUPO E LE VITTIME

LUPO

Quando Padre Stefano Manelli scelse l’austero convento di Frigento in Irpinia per iniziare un’esperienza di rivalsa sui Conventuali, non poteva immaginare che il suo personaggio sarebbe stato associato un giorno all’animale che da’ il nome a quell’area geografica della Campania: il lupo.

Irpinia infatti deriva da hirpus che nella lingua osca significa lupo.

La regione fu interessata nel 1980 da un terribile terremoto che provocò distruzioni e migliaia di vittime.

Il “terremoto” Manelli ha prodotto forse distruzioni e rovine sulle anime più di quanto non lo abbia fatto il sisma sulle case.

Il nome di Frigento è oggi associato a storie di sesso, sangue e soldi.

Un comitato civico vorrebbe chiedere i danni materiali e morali al Padre Manelli.

Eppure in paese qualche casa malandata si stava vendendo a qualche napoletano che la comprava per stare “vicino” al suo padre spirituale Stefano Manelli: un vero affare!

Si voleva riqualificare un’area depressa e rurale e padre Manelli, da buon profeta del commercio religioso, pensò di comprare un albergo.

“Qui diventerà una seconda San Giovanni Rotondo” venne detto all’allora sindaco del paesino di montagna che accordò tanti permessi e licenze ai fraticelli, compresa quella della tomba dei coniugi Manelli nella cripta del santuario nella quale si aggiunsero presto i corpi di qualche frate e qualche suora vittime del sistema e soprattutto di qualche gentil signora in cambio di una firmetta sul testamento olografo: “Se mi dai tutto – diceva Padre Manelli –  ti seppelliamo nella cripta del santuario. Vedrai quante preghiere e Messe per la tua anima!”

Oggi il Manelli cerca disperato di farsi scrivere su un disperato blog http://www.allchristian.it/dinamico.asp?idsez=11&idssez=12

alcune testimonianze, temendo la sicura compromissione del suo processo di canonizzazione, al quale ci teneva tanto fino a mettere da parte i soldini per la causa alla Congregazione dei Santi, così come qualche zelante pensionato mette da parte i soldini per il suo funerale e il loculo cimiteriale (per chi non può permettersi un posto esclusivo nella cripta di un santuario).

Da questo stesso blog al quale mi rivolgo, La verità sul commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, scopro che la proprietà del blog che fornisce tali testimonianze pro Manelli è di proprietà di un certo Claudio Circelli di Napoli. link

whoisallchristianIT

Ho interrogato qualche frate e qualche suora su questo Claudio Circelli e ho scoperto che è ben conosciuto da essi.

E’ colui al quale il Padre Manelli ha affidato durante il commissariamento la Casa Mariana Editrice confermando come da Fondatore considerasse beni e opere dell’Istituto come sua proprietà personale.

Il danno non è tuttavia molto grave poiché l’editrice è in fallimento: sempre gli stessi libri da decenni, mancanza di nuove idee e di progetti, assenza di vere collane, estemporanei plagi a firma di Stefano Manelli, così come si evince dal catalogo e così come mi è stato fatto rilevare da chi ne sa qualcosa in più.

Durante il governo commissariale, inoltre, sembra che si sia usata l’editrice per un’amministrazione parallela all’Istituto sotto la regia – dicono – di una tale suor Consiglia De Luca. Si parla di novecentomila euro in un anno con una dichiarazione ai fini fiscali di ventiquattromila.

Mi hanno detto che il sig. Circelli ha anche una figlia suora. Nel convento degli orrori?

Questo allora giustifica un certo linguaggio e una certa battaglia… personale a favore del Fondatore.

Le Suore Francescane dell’Immacolata, infatti, hanno un occhio di riguardo sulle figlie dei ricchi e sulle figlie degli attivisti.

In questo caso i loro genitori hanno la possibilità di vederle un po’ più spesso nel “convento degli orrori” e di stemperare una  vita frustrata.

MarcelloEP.Manelli

Arrivano lettere alla Santa Sede che sembrano come scritte da uno stesso pugno e dalle solite stesse persone che generano ilarità (risate) nelle autorità preposte al discernimento:

“Padre Stefano è una brava persona, non mi ha mai palpeggiata, mai guardata negli occhi, mai chiesto soldi, ville, macchine…”.

Solo grazie alla “mediocri-crazia”, cioè alla scelta in posti chiave dei manovrabili mediocri dal burattinaio Manelli, per una prima volta nella loro vita, ormai cinquantenni, delle persone qualunque si sono sentite importanti e hanno creduto di fare almeno un’opera buona nella loro vita: difendere un santo, anzi un santone: Stefano Manelli!

Non tutte le ciambelle però riescono col buco.

Più di qualcuna delle vittime inizia a parlare e a testimoniare con la stessa dinamica raccontata nel recente libro shock, Giulia e il Lupo.

Il libro ha rivelato molte affinità con la vicenda delle suore usate e abusate e spiega qualche perché dei silenzi prodotti fino a poco tempo fa.

Ecco cosa Giulia (nome fittizio) testimonia sulla sua esperienza con una riflessione di padre Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori, istituita da Papa Francesco per far luce sugli scandali sessuali e la pedofilia dentro alla chiesa.

La prima volta, lei aveva 14 anni. Lui, trenta di più.

“Mi ha fatto sdraiare sul suo grande letto. Io mi ci perdevo, ero magrissima ed esile. Lui aveva modi gentili e paterni. Mi ha invitato a slacciarmi i pantaloni e poi mi ha aiutato a sfilarli, ha fatto lo stesso con le mutandine. Io mi vergognavo, ero tesa e non sapevo come comportarmi…”

 Il “Lupo” è il nome usato da Papa Bergoglio nei suoi discorsi contro i preti pedofili.
La suora della testimonianza, oggi  quarantenne, vive in convento e non aveva mai rivelato le violenze subite dal sacerdote.

uomo-lupo-branco

“Il Lupo … aveva ottenuto quello che voleva, mentre io ero inerme”.
Un racconto feroce che la vittima ha trovato la forza di tirar fuori l’anno scorso, a 15 anni di distanza dai fatti, dopo aver ascoltato in Duomo a Milano, l’invito a denunciare gli abusi fatto dal vescovo di Boston O’Malley, chiamato a Milano dall’arcivescovo Angelo Scola perché raccontasse la sua battaglia contro i preti pedofili.

Come tutte le ragazze abusate da adulti, si sentiva “sporca”, incapace di opporsi al “don” dell’oratorio, il suo confessore: “Era la mia guida spirituale. Dovevo fidarmi. Mi aveva chiesto di più, avevo concesso di più. Di fronte a ogni sua richiesta non sapevo dire di no. Subito dopo, mi pentivo. Il Lupo no. Mi trovavo bloccata da quella confusione mortale. Percepivo che qualcosa di me era come morto, perché riusciva a fare di me e con me tutto quello che voleva”. Dopo anni, finalmente, il prete maniaco si allontana. Ma rimane un dolore sordo nella testa della ragazza, la fatica di vivere, la paura di ogni uomo, l’orrore per il proprio corpo. La decisione di prendere i voti, spiegata in mezzo a pagine che documentano il tormento psicologico, la difficoltà di trovare qualcuno disposto ad ascoltarla e a crederle. “Ora si trattava di pronunciare, una volta per tutte, il nome del mio carnefice, rivelare la sua identità. Non lo avevo mai detto, illudendomi così di proteggere me stessa, invece proteggevo lui. Non lo pronunciavo perché mi vergognavo di me stessa”, spiega la suora che, da adulta, ha avuto modo di incontrare ancora altre volte il suo persecutore. “Mi ha detto: ‘Io non ho mai dimenticato. Spero che tu mi abbia perdonato’.

Ho risposto d’impulso: “Certo, tanti anni fa”. E lui: ‘Questo per me è un grande sollievo'”.
Le conclusioni sono chiare: “Ho scoperto che il perdono non c’era mai stato, perché c’era la consapevolezza che non eravamo stati due amanti, bensì vittima e carnefice.

E la nostra relazione era un abuso e una violenza.

Il dossier Manelli, come il libro “Giulia e il Lupo”, mette alla prova le persone che ne vengono a conoscenza.

Chi potrebbe mai credere che succedano queste cose?

Chi vorrebbe confrontarsi con il fatto che un ministro di sacramenti, un pastore delle anime, un proclamatore della buona novella, possa con tanta insidia e perfezione maligna fare del male per tanti anni?

Se dall’esterno è difficile gestire i sentimenti di ripudio, possiamo immaginare quanta più audacia, resilienza e forza interiore siano state necessarie alle vittime che hanno vissuto, che ha vissuto un abuso così grave sulla propria pelle.

“Tutte fandonie” ha ripetuto più volte l’avvocato Enrico Tuccillo, difensore di Padre Manelli; “hanno fallito nella vita serafica” incalza “il Lupo” contro le sue stesse vittime.

Accompagnare certe rivelazioni è un esercizio quasi fisicamente doloroso, e certamente una sfida psicologica e spirituale enorme.

È però necessario — e infine anche salutare — affrontare questa difficile prova: necessario, perché siamo chiamati ad assumerci la nostra responsabilità, a fare giustizia per coloro che hanno sofferto tanta ingiustizia e che sono stati feriti terribilmente; salutare, perché guardare in faccia i nostri peccati e le nostre mancanze nel commettere abusi e nel non fare tutto il possibile per evitarli è doloroso, ma ci apre anche gli occhi sulla nostra vera condizione umana e spirituale e, paradossalmente, ci prepara a ricevere l’effetto della redenzione gratuita che il Signore offre a coloro che si riconoscono peccatori e chiedono sinceramente il perdono.

Questo cammino, veramente cristiano, ci è stato esposto con autorevolezza unica dai Papi. Benedetto XVI ha incontrato vittime di abusi in molti suoi viaggi e ha enunciato la linea guida victims first: le vittime devono essere ascoltate, credute, protette, aiutate.

Papa Francesco approfondisce e amplia il processo di cambiamento che il suo predecessore aveva avviato. Lo ha fatto con un gesto forte e profetico quando ha invitato alcune vittime di violenza sessuale da parte di chierici; li ha invitati a Casa Santa Marta, dove egli vive, a pochi metri dalla basilica di San Pietro, dentro il Vaticano, cioè nel cuore della Chiesa cattolica. Il Papa, che ha dedicato tutta una mattinata ad ascoltare le vittime, rappresenta così un modello per tutti i vescovi e i responsabili nella Chiesa che incontrino una persona che abbia subito una ferita profonda da parte di un chierico. Il Papa si è voluto confrontare con la rabbia, la delusione, la solitudine, il buio, le ferite di cui le vittime gli hanno raccontato. Egli ha ascoltato queste persone molto più a lungo di quanto fosse previsto e i loro racconti lo hanno molto impressionato. In quei momenti tanto preziosi e densi è emerso anche quanto aggiunge alla gravità dell’abuso sessuale il fatto che esso sia commesso da un sacerdote: ciò mette radicalmente in dubbio nelle vittime la capacità di pregare e di credere in un Dio garante e protettore della vita. Nell’incontro con il Santo Padre, per le vittime è cambiato qualcosa di fondamentale: secondo la loro testimonianza, si è aperta una porta che per lungo tempo era rimasta chiusa. Le ansie, il rancore e il dolore stavano diminuendo; dove c’era la notte, era arrivata una luce di speranza: il processo di guarigione, e forse anche di riconciliazione, è possibile. Le biografie delle persone che sono state vittime di abuso sono uniche. Ci sono coloro che soffrono per tutta la vita per le conseguenze psichiche, relazionali e fisiologiche degli abusi subiti. Alcuni commettono suicidio, altri non si fidano più di nessuno e rimangono isolati, altri ancora diventano molto aspri e arrabbiati, mostrando la propria rabbia anche sui media. Ci sono vittime – non sappiamo realmente quante siano – che per «caso», per «fortuna» oppure per Provvidenza trovano le persone giuste nel momento giusto (terapeuti, mariti-mogli, partner, amici, eccetera) e le circostanze propizie.

Questo permette loro di intraprendere un cammino di comprensione e di lutto per il passato, di riorientamento del presente (liberato da questo macigno) e di possibile riconciliazione per un futuro più sereno.

A volte queste persone diventano testimoni della verità evangelica che le stimmate possono essere trasformate in uno spiraglio dal quale scorre la guarigione, che la morte con tutte le sue conseguenze è la via che conduce a una vita nuova. È impressionante incontrare queste persone che diffondono una umanità molto profonda e posseggono una sensibilità per la vita interiore che ovviamente le avvicina al mistero del Figlio di Dio il quale, assumendo tutto ciò che è umano, lo ha redento.

Una storia come quella di Giulia o delle vittime del Manelli ci ricorda che è solo il contatto immediato con la voce, il tremore, lo sguardo nel raccontare la propria verità di quelle donne offuscate elettronicamente nelle commoventi interviste televisive che ci permette di iniziare a intuire quanto profondamente siano state ferite.

Certo non è per nulla facile lasciarsi interpellare e provocare da tanto male e da tanto buio, soprattutto se uno sente di non essere personalmente responsabile per l’accaduto, però in quanto cristiani se seguiamo l’esempio di Gesù — che si piega verso i più deboli, gli ammalati, gli indifesi — siamo chiamati a imitare questo suo esempio.

In principio è una cosa molto semplice ascoltare ed essere presente con empatia e genuina comprensione; questo gesto semplice sembra invece essere molto difficile, per varie ragioni anche comprensibili.

La vergogna, l’insicurezza, l’incredulità giocano un ruolo importante in questo, e sono sentimenti che non possono essere negati. Quando tali sentimenti vengono affrontati si può sperimentare come alla fine questo sforzo non superi ciò che è nelle nostre possibilità; anzi, molte volte ci lascia con una ricchezza, perché siamo stati presenti alla sofferenza di una persona per la quale Gesù Cristo ha sofferto.

Narcisismo predatorio, megalomania, ignoranza pedagogica, avidità infantile, sono emersi come fattori del fallimento di un sistema di governo strutturato  sul modello dittatorial-manelliano.

In attesa del pronunciamento della Magistratura e della Chiesa, rimane la consolazione di aver smascherato uno dei più grandi fariseismi del Terzo Millennio.

Prendiamo esempio da Gesù quando dice «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il Regno dei Cieli».

gesu_bambini

CASO MANELLI: DAL CONVENTO ALLA CLINICA DEGLI ORRORI? STORIE DI CAMORRISTI, GUARITORI E STREGONI…

setola

E’ agghiacciante la sola ipotesi di omicidio ai danni di un Commissario Apostolico.

La realtà del “Dossier Manelli – convento degli orrori”, sembra oggi andare oltre ogni immaginazione.

L’opinione pubblica, infatti, si era fermata “soltanto” ai presunti latrocini e atti libidinosi attribuiti all’insospettabile religioso.

Per quanto vergognosi e raccapriccianti siano i capi di accusa già noti, nulla giustifica la novità dell’eventuale soppressione di un uomo nell’esercizio del suo dovere.

Per Padre Fidenzio Volpi si era ipotizzato che l’eccesso di stress dovuto alle opposizioni subite dai frati fedelissimi a Padre Stefano Manelli gli avesse causato un ictus letale.

Come emerge da testimonianze verificate, i modi di agire dei cosiddetti “manelliani” non erano spesso improntati da uno stile evangelico, oltre che dalla buona educazione.

La responsabilità morale di Padre Manelli sulla morte del Superiore che lo ha rimpiazzato, estesa a coloro che da frati suore e laici hanno ostacolato “in sua obbedienza” l’azione di governo e minato la pace di padre Volpi, resterà scritta per l’eternità pesando già come un macigno sulla coscienza dei soggetti implicati.

Il recente rinvenimento biologico-forense di tracce di arsenico su barba e capelli di Padre Volpi, qualora confermassero l’avvelenamento come causa della sua morte, getta nuove inquietanti ombre sull’intera vicenda e sposta il baricentro della responsabilità dal morale al penale.

Per chi ha fede, nella messa in pubblico “dei vizi” del Fondatore si rivela ancora una volta l’opera della Misericordia di Dio su una persona che si ritrova nel dovere urgente di molta penitenza e riparazione.

Dio non permette per molto tempo la cosiddetta “impostura della santità”.

Questo vale per i vivi e vale anche per alcuni soggetti per i quali magari la Chiesa aveva già introdotto un processo di beatificazione…

In questi giorni però ci siamo posti nuove domande e abbiamo raccolto nuove testimonianze non solo a ricostruzione del profilo di personalità del Padre Manelli e sulla possibilità di una sua indole omicida, ma anche su eventuali legami con esponenti e ambienti della malavita organizzata, del mondo medico scientifico e quindi possibili esecutori materiali di efferatezze a mezzo di “armi chimico-farmacologiche”.

Lasciando alla Magistratura il compito di indagare su esecutori e mandanti del presunto omicidio di Padre Volpi, il primo ad avere interesse alla soppressione fisica del Commissario Apostolico, non poteva essere altri che Padre Manelli.

Quanto al movente, emerge il sospetto che l’accaparramento dei beni e l’indisponibilità sui conto correnti ai danni del Commissario, oltre ad essere dettato dall’avidità del padre Manelli, servisse anche a coprire tracciabilità sulla provenienza delle donazioni e sulla destinazione finale di bonifici bancari consistenti.

Riciclaggio di denaro sporco anche attraverso lo IOR o banche private legate in un certo modo al Vaticano come l’Unicredit?

In quale giro si era messo il Fondatore dei Francescani dell’Immacolata?

https://books.google.it/books?id=-P6sBAAAQBAJ&pg=PA6&lpg=PA6&dq=carlo+manelli&source=bl&ots=YF397HZz1o&sig=TFStxYifvL75dc0sy9fVhd8pJ5c&hl=en&sa=X&ved=0ahUKEwj-3cHJks3MAhUHwBQKHQppDfYQ6AEIXDAP#v=onepage&q=carlo%20manelli&f=false

DE LUCA

Grazie alla collaborazione di persone informate sulla vicenda sappiamo che per alcuni anni Padre Manelli rimase molto vicino al Dott. Giovanni De Luca proprietario della Villa Floria di Mignano Montelungo nel Casertano.

E’ in quella clinica privata che Padre Manelli si rifugiò dopo il commissariamento per sottrarsi all’obbedienza del Commissario e alla richiesta di spiegazioni sulla sua condotta.

E’ lì anche che faceva curare amici, parenti e conoscenti in una dinamica poco chiara sul protocollo terapeutico, ma anche sulla sostenibilità delle spese ospedaliere in una clinica a cinque stelle.

Si dice che Padre Manelli si interessò presso le sue amicizie porporate e politiche affinché la clinica godesse della convenzione con il servizio sanitario nazionale per allargare il giro dei clienti anche alle fasce medio borghesi.

Padre Manelli a modo di testimonial pubblicitario di tutto rispetto  non pagava i suoi “ricoveri”, ma incitava molti “ammalati” a farsi curare a Villa Floria.

Sembra addirittura che il Dr. De Luca si prestasse ad assunzioni di figli – o figli dei figli – spirituali di Padre Manelli in cerca di lavoro.

Padre Manelli fornì per qualche tempo anche un cappellano alla clinica nella persona di un suo frate.

La cosa poi improvvisamente fallì per cause da accertare.

E’ da quella clinica, Villa Floria,  che vennero arrestati esponenti di spicco della Camorra come Giuseppe Setola, il boss dei Casalesi. https://www.youtube.com/watch?v=MHqYS6pNXPA

Ogni tanto il Dottor De Luca e la sua clinica balzano agli onori delle cronache nazionali e locali http://www.paesenews.it/?p=45572 per losche vicende, dalla truffa dei mille euro al giorno di degenza al caso stamina o ancora alla malsanità letale per alcuni pazienti. http://www.galileonet.it/2014/06/terapie-alternative-un-nuovo-caso-stamina/

Il Dr. Giovanni De Luca si spaccia terziario dei Francescani dell’Immacolata, veste una sorta di abito religioso lungo fino alla cintola e ha messo nel suo ufficio il quadro con l’immagine dei genitori di padre Manelli, la cui causa di beatificazione è ormai sempre più vacillante. http://www.osservatoriomalattierare.it/sla/6295-sla-la-denuncia-famiglia-indebitata-col-nuovo-guru-delle-presunte-staminali

Porta una barba alla cappuccina e si fa passare per un devoto di Padre Pio.

In un Mezzogiorno d’Italia depresso socialmente, ma svettante in religiosità popolare, abbinare un santo a una persona o a un marchio, ne aumenta il peso specifico e la credibilità commerciale e professionale.

Circa un anno fa la svolta…

Padre Stefano non andò più a curarsi a Mignano Montelungo frazione Campozillone, una località desolata che improvvisamente si dota di una struttura ospedaliera di tutto rispetto e proprio per questo difficilmente sostenibile anche dal più bravo e ricco dei professionisti della medicina.

La presenza di frati si dirada, ma ancora di più quella delle suore…

Nel proseguire la nostra indagine e precedendo il sicuro coinvolgimento della Direzione Investigativa dell’Antimafia sul dossier Manelli, sembra che uno dei segreti lo custodisca una suora francescana dell’Immacolata che hanno nascosta – per modo di dire – nella sua casa familiare dell’Alto Adige.

Fu vittima di un tentato abuso, magari sotto anestesia?

Sarà passata dal convento degli orrori alla clinica degli orrori?

I giornalisti ringraziano; l’opinione pubblica vuole giustizia.

http://www.corrierecaserta.it/notizie-alto-casertano/alto-casertano-cronaca/2013/07/10/mignano-montelungo-prosegue-il-rapporto.html

IL MATTINO: PADRE FIDENZIO, LA PROCURA INDAGA SULLA MORTE

IL MATTINO 5 MAGGIO 2016

Frigento L’inchiesta sul convento francescano

PADRE FIDENZIO, LA PROCURA INDAGA SULLA MORTE

Il Commissario apostolico inviato nell’istituto temeva per la sua vita. Si segue la pista dell’avvelenamento
=====

La Procura di Roma indaga sulle tracce di arsenico rinvenute sulla barba e sui capelli di Padre Fidenzio Volpi, il commissario apostolico nominato da Papa Benedetto XVI e inviato nel convento di Frigento. La notizia, pubblicata in esclusiva dal settimanale Giallo, è trapelata dagli ambienti giudiziari romani e se all’esito delle indagini dovesse essere confermata potrebbe portare ad una sconcertante verità: Padre Fidenzio potrebbe essere stato avvelenato.

La denuncia, sempre stando ad indiscrezioni, sarebbe stata presentata dai nipoti del religioso che per diversi mesi ha soggiornato a Frigento, nel convento balzato alla ribalta della cronaca per una triste storia di presunti maltrattamenti e violenze sulle quali sta indagando da tempo la Procura della Repubblica di Avellino. Il pubblico ministero Adriano Del Bene indaga per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti padre Stefano Manelli, fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata.

LA TRACCIA I magistrati di Roma verificano la presenza di arsenico sui capelli.

La morte di padre Fidenzio non ha mai convinto mai nessuno, ad iniziare dai suoi più stretti collaboratori e amici. Questa testimonianza raccolta da Giallo a gennaio di quest’anno: “Pochi giorni prima di morire misteriosamente, padre Fidenzio Volpi era molto nervoso. Mi aveva detto: “Se mi succede qualcosa, sai cosa fare del dossier scritto sull’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata”. Pertanto era lo stesso padre Volpi ad essere molto preoccupato per la sua sorte. Sospettava che qualcuno avrebbe potuto fargli del male, al punto di confidarlo a più di una persona. Ad una in particolare padre Volpi affidò un dossier, pregandolo di consegnarlo alla Procura se fosse morto all’improvviso. Così è stato. Due giorni dopo la sua morte un noto avvocato avellinese ha depositato alla procura di Avellino il dossier che gli era stato consegnato dal primo commissario apostolico. Ma chi, quindi, avrebbe potuto far del male a padre Fidenzio e soprattutto perché? Questo non è dato saperlo, saranno le indagini a chiarire ogni aspetto di questa torbida vicenda. Padre Fidenzio quando è morto aveva 75 anni e godeva di buona salute. Il commissario Apostoico nominato dal Papa nel giugno 2013, è morto ufficialmente il 7 giugno 2015 con un ictus di sovra stress. Il sospetto, fondato su alcu confidenze raccolte da persone vicino al prete defunto, è che sia stato avvelenato lentamente con dosi giornaliere. Il risontro di questa indiscrezione è spiegato nel ritrovamento tra i capelli e la barbadi padre Fidenzio di alcune particelle di arsenico.

C’è da dire che l’invio da parte del Papa del commissario apostolico non era stato accettato di buon grado lì nel convento di Frigento. In diverse note giunte proprio in Vaticano si segnala che nel corso del commissariamento scatena contro di lui “una sistematica azione di intimidazione di diffamazione e di vilipendio, realizzata su di una infinità di pubblicazioni, specie elettroniche, mentre i religiosi rimasti fedeli a Padre Manelli impugnavano sistematicamente tutti i provvedimenti amministrativi da cui essere erano interessati”.

f.p.g.

GIALLO: IL CONVENTO DEGLI ORRORI: TRACCE DI ARSENICO NEL CORPO DEL FRATE CHE INDAGAVA

2016-05-05_175942

GIALLO ESCLUSIVO

C’è il sospetto che padre Volpi, il Commissario Apostolico che accertò gli abusi dei Francescani dell’Immacolata di Frigento (Avellino), sia stato ammazzato.

IL CONVENTO DEGLI ORRORI: TRACCE DI ARSENICO NEL CORPO DEL FRATE CHE INDAGAVA

I suoi Nipoti: “Nostro zio è stato ucciso: nei suoi capelli e nella sua barba sono state trovate tracce di questo potente veleno”. Ufficialmente il frate morì per un ictus causato dallo stress.

2016-05-05_201713

Frigento (Avellino)

“Nostro zio è stato ucciso, sui capelli e sulla barba sono state riscontrate tracce di arsenico”. E’ questa in sintesi l’inquietante denuncia che i parenti di padre Fidenzio Volpi hanno presentato alla Procura della Repubblica di Roma.
Come molti di voi ricorderanno, il Commissario Apostolico fu nominato da papa Benedetto XVI nel giugno del 2013 per scoprire cosa accadeva all’interno del convento dei Frati Francescani dell’Immacolata di Frigento, ormai tristemente noto come “il convento degli orrori”. Padre Fidenzio Volpi, 75 anni, morì il 7 giugno 2015, ufficialmente a causa di un ictus causato dallo stress eccessivo. Padre Fidenzio, però, godeva di ottima salute: il suo improvviso decesso non convinse nessuno, a partire dai suoi parenti e dai suoi collaboratori. Ecco, come Giallo via ha svelato qualche mese fa, cosa aveva detto un collaboratore di padre Fidenzio Volpi: “Pochi giorni prima di morire misteriosamente, padre Fidenzio Volpi era molto nervoso. Mi aveva detto: “Se mi succede qualcosa, sai cosa fare del dossier scritto sull’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata”.

CHI AVEVA INTERESSE AD UCCIDERLO?

Dunque, come avete appena letto, era lo stesso padre Volpi a temere che qualcuno potesse fargli del male. I suoi parenti e alcuni frati che lo conoscevano molto bene l’hanno sempre ripetuto: Padre Fidenzio potrebbe essere stato ucciso. Noi di Giallo siamo in grado di svelarvi un’esclusiva indiscrezione investigativa che potrebbe ora confermare questi sconvolgenti sospetti. Il timore, fondato su alcun confidenze raccolte da persone vicine al prete defunto, è che padre Volpi sia stato avvelenato lentamente con dosi giornaliere di una sostanza tossica. Tra i capelli e la barba di padre Fidenzio sono state infatti trovate alcune particelle di arsenico.
Se dovesse essere vero che padre Volpi è stato ucciso, chi potrebbe aver avuto questo terribile interesse? Questo, ancora, non è dato saperlo. Ma presto la Procura romana potrebbe fare chiarezza. L’inchiesta potrebbe partire proprio dal suo ultimo incarico, quello che con tanto di bolla papale gli era stato conferito da Papa Benedetto XVI: “In data 11 luglio 2013 con decreto 52741/2012 nomino Padre Fidenzio Volpi Commissario Apostolico dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata. Questo Istituto è retto dal suo fondatore: padre Stefano Manelli, eletto Superiore generale dell’Istituto la prima volta il 18 maggio 2002 e poi il 9 maggio 2008.
Come più volte abbiamo scritto su Giallo, padre Manelli è indagato dalla Procura di Avellino per violenza sessuale e maltrattamenti. In un dossier finito nelle mani del magistrato Adriano Del Bene, vengono descritti episodi di violenze, maltrattamenti e abusi subiti da alcuni religiosi dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata che sono tutt’ora al centro di approfondite indagini. In quelle carte, alcuni testimoni sentiti dai carabinieri parlano anche di morti sospette: almeno sei decessi “strani” sono avvenuti nei vari conventi diretti da padre Manelli.

2016-05-05_203139

LA CRIPTA FU FATTA COSTRUIRE NEL 2002

Sarà presto la magistratura a chiarire ogni aspetto di queste morti anomale, compresa quella del frate filippino Matthew Lim, 30 anni, morto il 22 luglio del 2002 nel convento di Frigento. Tutti lo chiamavano Fra Matteo. La testimonianza ora nelle mani della Procura è di una suora che ha detto: “Fra Matteo era una persona sorridente, solare. Prima che morisse mi rivelò con sgomento: “Ci sono e si fanno cose che non vanno in questo Istituto”. Dopo qualche tempo il frate cadde in un pozzo. Il sospetto, dopo 14 anni, è che qualcuno lo abbia spinto lì dentro e che, nonostante le sue disperate richieste di aiuto, nessuno dei presenti lo abbia strappato dalla morte. Il frate da allora è seppellito nella cripta del convento di Frigento, fatta realizzare proprio nel 2002, nella quale sono sepolte almeno 12 persone: la Procura vuole chiarire le reali cause dei loro decessi. Per questo, la cripta recentemente è stata ispezionata durante un bliz dei carabinieri.
Ma torniamo a padre Volpi e al suo incarico di Commissario Apostolico per conto della Santa Sede. In diverse note giunte proprio in Vaticano si segnala che nel corso del commissariamento affidato a padre Fidenzio è stata fatta contro di lui “una sistematica azione di intimidazione, di diffamazione e di vilipendio, realizzata su una infinità di pubblicazioni, specie elettroniche, mentre i religiosi rimasti fedeli a padre Manelli impugnavano sistematicamente tutti i provvedimenti amministrativi da cui essi erano interessati”.
Inoltre, ecco cosa si legge in alcuni documenti arrivati in Vaticano: “Padre Manelli ha sempre incitato i frati a lui vicino alla disobbedienza e alla dimissione dall’Istituto. Lo stesso padre Manelli si è negato per mesi a un colloquio con il Commissario Volpi, del quale mai ne ha riconosciuto l’autorità, fino a febbraio del 2014 quando si limitò ad insultare e tentare di sabotare e far rimuovere i collaboratori di padre Fidenzio con ogni sorta di sprezzanti calunnie.”


2016-05-05_203347

UN PATRIMONIO DA 30 MILIONI DI EURO

Il 26 marzo del 2015 il giudice del Tribunale di Avellino “accogliendo la tesi investigativa e ritenendo suffragata la condotta fraudolenta accertata” emetteva un provvedimento di sequestro preventivo di 54 immobili, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinque impianti fotovoltaici, nominando nell’occasione come custode proprio padre Volpi.
Il commissario straordinario a cui il giudice affidò i beni sequestrati all’Istituto diretto da padre Manelli solo due mesi più tardi morì in circostanze misteriose. E tutti questi beni, con tanto di sentenza della Cassazione, finirono di nuovo nelle mani di Manelli e delle società costituite per la gestione dell’immenso patrimonio che supera i 30 milioni di euro.

arsenico-794113_tn

ARSENICO: PERCHE’ VIENE USATO NEI “DELITTI PERFETTI”

Qui sopra, una bottiglietta di arsenico, l’elemento chimico trovato nei capelli e nella barba di padre Volpi. L’intossicazione da arsenico può avvenire per inalazione, consumo di cibi e bevande contaminati o contatto con la pelle e l’accumulo nell’organismo di questo metallo pesante è tossico. La caratteristica dell’arsenico è quella di non presentare né odore, né sapore. Qualcuno, dunque, potrebbe berlo senza nemmeno accorgersene. Ecco perché, al cinema e in letteratura, viene spesso usato come “arma” nei delitti perfetti.

Foto p. Volpi
FU NOMINATO DAL VATICANO Frigento (Avellino). Padre Fidenzio Volpi, il Commissario Apostolico nominato dal Vaticano per indagare sui Francescani dell’Immacolata, morì il 7 giugno 2015. Come richiesto dalla Procura di Avellino, la sua salma è stata riesumata: tracce di arsenico sono state trovate nella barba e nei capelli.

di Gian Pietro Fiore

QUEL VELENO DATO A PADRE VOLPI E IL RITO ANTICO CHE SI VOLEVA IMPORRE AI FFI

2016-05-05_143134

Il frate filippino Matthew Lim, 30 anni, cadde in un pozzo il 22 luglio del 2002. Il sospetto, dopo 14 anni, è che qualcuno lo abbia spinto lì dentro e che, nonostante le sue disperate richieste di aiuto, nessuno dei presenti lo abbia strappato alla morte. “Ci sono e si fanno cose che non vanno in questo Istituto”, aveva confidato a una suora poco tempo prima che il suo corpo senza vita fosse trovato, nel fondo del deposito d’acqua del convento dei Francescani dell’Immacolata di Frigento, una cittadina in provincia di Avellino che in questi ultimi mesi è citata spesso in tv, sulle pagine dei giornali e sul web a causa degli orrori che si sospetta siano stati compiuti proprio nella “Casa di Maria”, che ancora oggi ospita padre Stefano Manelli, il fondatore della congregazione, esautorato dalla Santa Sede e noto ormai all’opinione pubblica come il “boia di Frigento” per l’efferatzza dei comportamenti che gli sono attribuiti. “Fra Matteo era una persona sorridente, solare. Prima che morisse mi rivelò con sgomento la sua inquietudine”, ha raccontato l’ex religiosa ai pm di Avellino che – grazie alla collaborazione dei carabinieri – indagano anche su altre morti sospette. “Sarà presto la magistratura – scrive il settimanale Giallo – a chiarire ogni aspetto di queste morti anomale”.

Ad attirare l’attenzione degli inquirenti è stata fin da subito la cripta del convento di Frigento, fatta realizzare proprio nel 2002, nella quale sono sepolte almeno 12 persone: la Procura vuole chiarire le reali cause dei loro decessi. Per questo, la cripta recentemente è stata ispezionata durante un blitz dei carabinieri.
A giustificare la perquisizione c’è un dossier nelle mani del pm Adriano Del Bene, nel quale vengono descritti episodi di violenze, maltrattamenti e abusi subiti da alcuni religiosi (frati e suore) dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata che sono tuttora al centro di approfondite indagini. In quelle carte, alcuni testimoni sentiti dai carabinieri parlano anche delle morti sospette: almeno sei decessi “strani” sono avvenuti nei vari conventi fondati da padre Manelli.
Uno degli omicidi – il più clamoroso – si sarebbe però consumato a Roma il 7 giugno 2015, e avrebbe avuto come vittima addirittura il commissario apostolico nominato dalla Santa Sede nel giugno del 2013 per guidare i Francescani dell’Immacolata. “Nostro zio è stato ucciso: sui capelli e sulla barba sono state riscontrate tracce di arsenico”, hanno rivelato i nipoti di padre Fidenzio Volpi, 75 anni, il religioso cappuccino deceduto il 7 giugno 2015. “Padre Fidenzio, però, godeva di ottima salute: il suo improvviso decesso, ufficialmente a causa di un ictus causato dallo stress eccessivo – scrive ancora Giallo – non convinse mai nessuno, a partire dai suoi parenti e dai suoi collaboratori”.

Prima di essere nominato dalla Santa Sede nell’incarico che gli costò la vita, il  religioso era da molti anni segretario della Conferenza Italiana dei  Superiori Maggiori e per questo era stato scelto da Papa Francesco per  guidare pro tempore i Francescani dell’Immacolata dopo la decisione  della Congregazione per i religiosi di azzerarne i vertici, con un iter  iniziato nel Pontificato di Benedetto XVI e finalizzato a recuperare al loro carisma i religiosi fondati da padre Stefano  Manelli, già membro dei frati conventuali, dai quali si era allontanato  per seguire una vocazione connotata da un maggiore rigore di vita e da  una più accentuata pietà mariana, sul modello di San Massimiliano  Kolbe. Ma, negli ultimi anni, cioè nella sua terza età, Manelli aveva messo in atto comportamenti davvero poco ‘ortodossi’,  secondo quanto appurato dalla visita canonica voluta da Papa Ratzinger. In particolare erano emerse imponenti irregolarità amministrative.

A seguito del commissariamento, anzichè obbedire al Papa e perseverare nella vocazione  i “fedelissimi” di padre Manelli hanno lasciato  le fraternità trovando accoglienza in due diocesi (una in Italia, Ferrara, retta dal vescovo ciellino Luigi Negri, e una  nelle Filippine, Lipa dove governa il vescovo Ramon Arguellas). Un vero ginepraio, nel quale padre Volpi si è trovato  coinvolto “per obbedienza al Santo Padre”. E lo stress di questa  situazione difficile ha probabilmente favorito l’ictus che ha colpito il  cappuccino il 29 aprile 2015. Alcuni siti tradizionalisti che nei due anni del suo servizio ai FFI hanno  quasi quotidianamente attaccato padre Volpi e il commissariamento  avevano dato la notizia della morte del frate cappuccino esattamente un  mese prima che avvenisse, come auspicandola.

“Pochi giorni prima di morire misteriosamente, padre Fidenzio Volpi era molto nervoso. Mi aveva detto: ‘Se mi succede qualcosa, sai cosa fare del dossier scritto sull’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata’”, ha raccontato uno dei familiari del religioso al settimanale diretto da Andrea Biavardi. “Dunque era lo stesso padre Volpi – sostiene Giallo – a temere che qualcuno potesse fargli del male. I suoi parenti e alcuni frati che lo conoscevano molto bene l’hanno sempre ripetuto: padre Fidenzio potrebbe essere stato ucciso. Ed ora un’esclusiva indiscrezione investigativa potrebbe confermare questi sconvolgenti sospetti. Il timore, fondato su alcune confidenze raccolte da persone vicine al prete defunto, è che padre Volpi sia stato avvelenato lentamente con dosi giornaliere di una sostanza tossica. Tra i capelli e la barba di padre Fidenzio sono state infatti trovate alcune particelle di arsenico”.
In diverse testimonianze recapitate in Vaticano si segnala che nel corso del commissariamento affidato a padre Fidenzio è stata fatta contro di lui “una sistematica azione di intimidazione, di diffamazione e di vilipendio, realizzata su una infinità di pubblicazioni, specie elettroniche, mentre i religiosi rimasti fedeli a padre Manelli impugnavano sistematicamente tutti i provvedimenti amministrativi da cui essi erano interessati”. Nei documenti arrivati in Vaticano è affermato che “Padre Manelli ha sempre incitato i frati a lui vicino alla disobbedienza e alla dimissione dall’istituto. Lo stesso padre Manelli si è negato per mesi a un colloquio con il Commissario Volpi, del quale mai ne ha riconosciuto l’autorità, fino a febbraio del 2014 quando si limitò ad insultare e tentare di sabotare e far rimuovere i collaboratori di padre Fidenzio con ogni sorta di sprezzanti calunnie”.

La ben orchestrata campagna di disinformazione ai danni di padre Volpi tendeva a sostenere che i contrasti tra i frati che riguardassero esclusivamente il tentativo illecito del fondatore di imporre a tutta la sua famiglia religiosa il rito antico di San Pio V, che la Santa Sede (a norma del motu proprio “Summorum pontificum” di Benedetto XVI) può concedere solo alle famiglie religiose che sono nate con questa caratteristica, cioè non si può diventare tradizionalisti in corsa, magari per ragioni di convenienza. In realtà il contenzioso riguarda traffici economici originati dalla incontrollabile voglia di possedere capitali mobiliari. E il 26 marzo del 2015 il giudice del Tribunale di Avellino “accogliendo la tesi investigativa e ritenendo suffragata la condotta fraudolenta accertata” emetteva un provvedimento di sequestro preventivo di 54 immobili, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinque impianti fotovoltaici, nominando nell’occasione come custode proprio padre Volpi che solo due mesi più tardi morì in circostanze misteriose. E in quegli stessi giorni tutti quei beni, con tanto di sentenza della Cassazione, finirono di nuovo nelle mani di associazioni vicine a Manelli costituite per la gestione dell’immenso patrimonio che supera i 30 milioni di euro.

http://www.farodiroma.it/2016/05/04/arsenico-sul-corpo-di-padre-volpi-e-vecchi-merletti-che-manelli-voleva-imporre-ai-ffi/