La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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FARO DI ROMA: LA LETTERA DI UNA EX SUORA INCHIODA PADRE MANELLI

2016-04-21_161013

La lettera di una ex suora

inchioda padre Manelli

Pubblichiamo la lettera di una ex suora con nuove rivelazioni su vizi, debolezze e irregolarità presenti all’interno dell’Istituto di padre Stefano Manelli, da noi chiamato a ragion veduta il “boia di Frigento”.

“Non ho dormito serena per varie notti a causa di quelle che per me sono bugie e che dice per televisione l’avvocato di padre Manelli. Sono rimasta nell’Istituto per quasi quindici anni e poi sono uscita perché mi arrabbiai con madre Consiglia, lei mi disse: ‘o fai così o te ne vai a casa’. Io non la sopportavo più e andai via dal convento, fortunatamente dopo cinque anni mi sono sposata e ringrazio Dio per questo. Mio marito mi ha chiesto più volte se il Fondatore delle suore che uscivano per televisione mi apparteneva. All’inizio l’ho distratto, ma poi ho voluto dirgli la verità, e lui mi ha convinto ad aiutare la Polizia nelle indagini.

Lo dico: ‘E’ vero che padre Stefano Manelli faceva cose strane con le suore. Una volta facemmo una foto di gruppo e mi sentii toccare il sedere. Credevo che fosse lo scherzo brutto di una consorella, ma era la mano di Padre Manelli!’. Lo guardai storto e lui ritirò la mano dalle mie natiche come fanno i ragazzi a scuola, non chiese scusa, ma fece semplicemente finta di niente. Accanto a me però c’era Madre Francesca Perillo, e potrebbe darsi che il tocco del fondatore fosse per lei che era da sempre la prediletta. Quando si rinchiuse nel monastero di clausura di Città di Castello vedevamo Padre Manelli abbastanza depresso.

Quando vennero approvate le Clarisse dell’Immacolata la Madre Perillo si arrabbiò molto e la cercammo di calmare. Non so se è vero che è andata in Inghilterra dove si è spogliata e ha fondato un nuovo ordine non riconosciuto dal Vaticano prendendo il nome di Suor Elia. Così ho sentito dire. All’epoca dei fatti parlava male di Papa Francesco e voleva che anche noi seguivamo la sua idea. Se non eravamo d’accordo con lei ci prendeva in giro in refettorio davanti a tutte le altre. Pensava sempre ai conti e ai soldi ed era nervosa, ci trattava male e dava punizioni severe. Un’altra cosa che mi è dispiaciuta è quando si dice che i voti erano i quattro voti che noi scrivevamo con il sangue e niente più. Non è vero.

C’era sì questo ma esisteva veramente una formula di fedeltà a padre Stefano e a padre Gabriele il cofondatore con una intenzione speciale di offerta come vittima. Dovevamo in tutto seguire la formazione dei fondatori ed era un voto di obbedienza assoluta e incondizionata a loro. Padre Manelli aveva sempre paura che noi suore parlavamo con altri sacerdoti. Le superiore ci facevano mille domande e dovevamo dire tutto, anche cose della confessione. Quando non c’era il fondatore che non ce la faceva a seguire tutte, erano le madri che dovevano sapere tutto. Io mi vergognavo, non mi sembrava giusto. Alle volte padre Stefano dava anche degli schiaffi nella confessione e confermo che toccasse la medaglia al petto, quando sei donna tu ti accorgi se è una cosa innocente o meno ed a me faceva una brutta sensazione.

Dopo questi atti andai a confessarmi da don Nello Castello, un sacerdote di Rovigo amico di Padre Stefano perché pure lui era figlio spirituale di padre Pio e mi disse: “Padre Stefano è un santo. Se fa certe cose è perché è ispirato…” (da chi e da cosa ci piacerebbe saperlo). Per altre suore i comportamenti di padre Stefano dovevano essere compresi perché “aveva bisogno”. Io non capivo bene, ma credevo che tutto era normale. Come un papà o un nonno ci poteva toccare e qualche suora diceva che questo gli ricordava mamma Licia, la sua mamma. Ero confusa, ma non ci pensavo più di tanto perché quando stava in convento da noi eravamo tutte agitate e ognuna cercava di attirare la sua attenzione, anzi era un privilegio se lui mostrava interesse a qualcuna. Io stessa ho provato gelosia verso qualche consorella. Oggi mi rendo conto che erano sciocchezze, ma padre Manelli era tutto il nostro universo”.

Selezione sull’aspetto: le magre con padre Manelli, ha capito il confessore?

“Una volta ci fu come una selezione tra le suore più prosperose e quelle meno. Qualche superiora era preoccupata perché qualcuna incominciava a lamentarsi e allora cercavano di dividere la direzione spirituale tra padre Stefano e padre Gabriele. Quando vedeva suore più corpulente il fondatore si comportava in modo strano. Stava sempre con madre Perillo che era molto magra invece e una volta rimase anche una settimana con lei da solo nell’eremo di Monte Muto dove ci sono i Frati Minori. Si fece accompagnare solo da una postulante che preparava per loro. Io non ho mai pensato a male, ma ora che sono nella vita normale e sento cose brutte, mi pongo qualche domanda”.

La voglia di arricchimento, l’avarizia di Manelli

 

“Cambiava ogni due anni la macchina e riceveva sempre buste. Una famiglia mi ha detto che si è allontanata da padre Manelli perché i laici facevano a gara a chi dava più soldi”.

I controlli sui bisogni organici e le altre umiliazioni

“Le superiore, poi, ci seguivano nei bagni, dicevano di non tirare lo scarico per vedere se eravamo andate in bagno davvero per fare i nostri bisogni o meno. Una violenza folle. Mi sentivo umiliata. Si pensava sempre a male. Io sono disposta a testimoniare questo davanti a qualunque tribunale e le superiore devono avere il coraggio di dire che non è vero se non sono bugiarde. Io darò luogo, giorno, ora e particolari come testimonianza insieme ad altre suore che stanno ancora dentro. Quando una suora per fame mangiava anche un biscotto fuori dai pasti, doveva umiliarsi davanti a tutta la comunità e chiedere il perdono pubblico.

Quando si rompeva un bicchiere o un piatto dovevamo metterci i cocci al collo. Era un lager! Loro invece potevano e possono fare quello che vogliono. Ora non so più cosa stia esattamente succedendo dentro il convento, ma mi risulta che le superiore siano rimaste le stesse. Le suore sono compatte perché non c’è nessuna comunicazione con l’esterno. Ma è apparenza. Hanno paura. Non ci sono giornali, radio, televisione. Mancava l’affetto e se ci tenevano chiuse e isolate per evitare le tentazioni, bastava che vedevamo un uomo e subito eravamo tentate”.

 

Edoardo Izzo

http://www.farodiroma.it/2016/04/16/altre-rivelazioni-affondano-lorrido-padre-manelli-ennesima-lettera-di-una-ex-suora-lo-incastra/

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