La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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LETTERA DOLOROSA

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Scrive una ex suora con nuove rivelazioni su vizi, debolezze e irregolarità presenti all’interno dell’Istituto di Stefano Manelli

Non ho dormito serena per varie notti a causa di quelle che per me sono  bugie e che dice per televisione l’avvocato di padre Manelli.

Sono rimasta nell’Istituto per quasi quindici anni e poi sono uscita perché mi arrabbiai con madre Consiglia.

Mi disse “o fai così o te ne vai a casa”.

Io non la sopportavo più e andai via dal convento.

Dopo cinque anni mi sono sposata per grazia di Dio.

Mio marito mi ha chiesto più volte se il Fondatore delle suore che uscivano per televisione mi apparteneva.

All’inizio l’ho distratto, ma poi ho voluto dirgli la verità.

Lui mi ha detto che devo dare il contributo alla Polizia e ho deciso di farlo.

E’ vero che padre Stefano Manelli faceva cose strane con le suore.

Una volta facemmo una foto di gruppo e mi sentii toccare il sedere. Credevo che fosse lo scherzo brutto di una consorella, ma era la mano di Padre Manelli!

Lo guardai storto e lui ritirò la mano dalle mie natiche come fanno i ragazzi a scuola.

Non chiese scusa e fece finta di niente.

Accanto a me però c’era Madre Francesca Perillo.

Può darsi che il tocco del fondatore fosse per lei che era da sempre la prediletta.

Quando si rinchiuse nel monastero di clausura di Città di Castello vedevamo Padre Manelli abbastanza depresso.

Quando vennero approvate le Clarisse dell’Immacolata la Madre Perillo si arrabbiò molto e la cercammo di calmare.

Non so se è vero che è andata in Inghilterra dove si è spogliata e ha fondato un nuovo ordine non riconosciuto dal Vaticano prendendo il nome di Suor Elia.

Così ho sentito dire.

Oggi sembrano persone strane sia lei che padre Manelli.

Madre Consiglia era per me insopportabile. Ha fatto uscire un sacco di suore.

Parlava male del Papa Francesco e voleva che anche noi seguivamo la sua idea. Se non eravamo d’accordo con lei ci prendeva in giro in refettorio davanti a tutte le altre.

Pensava sempre ai conti e ai soldi ed era nervosa, ci trattava male e dava punizioni severe.

E’ vero o no? Deve avere il coraggio di dirlo oppure deve tacere!

Se mi denuncia sono io che la denuncio per i danni sulla salute che ancora ho per colpa sua.

Cercarono di toglierla dall’incarico di economa generale, ma altre suore che stavano accanto a lei si stufarono perché era insopportabile e lei rimase a gestire da sola il patrimonio.

Non ci abbiamo mai capito nulla e faceva una vita particolare.

Un’altra cosa che mi è dispiaciuta è quando si dice che i voti erano i quattro voti che noi scrivevamo con il sangue e niente più.

Non è vero.

C’era sì questo ma esisteva veramente una formula di fedeltà a padre Stefano e a padre Gabriele il cofondatore con una intenzione speciale di offerta come vittima.

Dovevamo in tutto seguire la formazione dei fondatori ed era un voto di obbedienza assoluta e incondizionata a loro.

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Questo perché il fondatore aveva paura della Chiesa, cioè credeva che l’Abate di Montecassino poteva comandare sulle suore e non farlo lui.

Padre Manelli aveva sempre paura che noi suore parlavamo con altri sacerdoti.

Voleva solo lui fare la direzione spirituale.

Le superiore ci facevano mille domande e dovevamo dire tutto, anche cose della confessione.

Quando non c’era il fondatore che non ce la faceva a seguire tutte, erano le madri che dovevano sapere tutto. Io mi vergognavo, non mi sembrava giusto.

Poi ci fu la fissazione con il Rito Tridentino.
Dovevamo studiare latino. Ci dicevano che la S. Messa che non era in latino valeva di meno. Era la S. Messa studiata dai vescovi della massoneria.

Poi iniziammo anche la Liturgia delle Ore in Tridentino.

Non capivamo nulla e stavamo sempre a fare le prove di canto e su come fare gli inchini.

Era una preghiera lunghissima e la vita spirituale si indeboliva.

Padre Stefano diceva sempre che il Vaticano II era “tutte tenebre”.

Diceva questo come se fosse un segreto che solo pochi sapevano e diceva che lo aveva detto Padre Pio.

Io ho chiesto a due cappuccini e a un vescovo e mi hanno detto tutti e tre che è una calunnia contro Padre Pio!

Alle volte padre Stefano dava anche degli schiaffi nella confessione e confermo che toccasse la medaglia al petto.

Quando sei donna tu ti accorgi se è una cosa innocente o meno.

A me faceva una brutta sensazione.

Andai a confessarmi da don Nello Castello, un sacerdote di Rovigo amico di Padre Stefano perché pure lui era figlio spirituale di padre Pio e mi disse: “Padre Stefano è un santo. Se fa certe cose è perché è ispirato…”-

Quando dopo essere uscita dal convento mi sono fatta seguire da un sacerdote molto serio e bravo, mi ha detto di denunciare queste cose al Vaticano, ma io non me la sentivo, avevo paura e mi dispiaceva tornare ai ricordi passati.

Altre suore, poi, mi dicevano che “padre Stefano aveva bisogno” quando chiedevo certe spiegazioni.

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Io non capivo bene, ma credevo che tutto era normale.

Come un papà o un nonno ci poteva toccare e qualche suora diceva che questo gli ricordava mamma Licia, la sua mamma.

Ero confusa, ma non ci pensavo più di tanto perché quando stava in convento da noi eravamo tutte agitate e ognuna cercava di attirare la sua attenzione, anzi era un privilegio se lui mostrava interesse a qualcuna.

Io stessa ho provato gelosia verso qualche consorella. Oggi mi rendo conto che erano sciocchezze, ma padre Manelli era tutto il nostro universo.

Una volta ci fu come una selezione tra le suore più prosperose e quelle meno.

Qualche superiora era preoccupata perché qualcuna incominciava a lamentarsi e allora cercavano di dividere la direzione spirituale tra padre Stefano e padre Gabriele.

Quando vedeva suore più corpulente il fondatore si comportava in modo strano.

Stava sempre con madre Perillo che era molto magra invece e una volta rimase anche una settimana con lei da solo nell’eremo di Monte Muto dove ci sono i Frati Minori. Si fece accompagnare solo da una postulante che preparava per loro.

Io non ho mai pensato a male, ma ora che sono nella vita normale e sento cose brutte, mi pongo qualche domanda.

Non si cercava il nostro bene.

Tutti erano cattivi per padre Stefano e le superiore, tutti eretici, modernisti e padre Stefano usava la parola rilassati per i religiosi di altri Ordini.

Criticava la povertà dei Conventuali e poi cosa ha fatto?

Cambiava ogni due anni la macchina e riceveva sempre buste.

Una famiglia mi ha detto che si è allontanata da padre Manelli perché i laici facevano a gara a chi dava più soldi.

Anche padre Massimiliano Maffei, un sacerdote paterno che prima era rappresentante di medicine faceva propaganda per dare i soldi.

Non critico a lui perché sono sicuro che era quello che padre Stefano voleva, cioè lui capiva che questo faceva piacere a padre Manelli e tutti volevano fare piacere a lui perché in verità il fondatore non era molto alla mano ma era molto complicato poter parlare con lui specie per i laici anche se aveva delle persone predilette con le quali stava sempre a telefono o a colloquio ore e ore.

Ho voluto dare questa testimonianza perché ho sentito tante cose non vere per televisione e delle testimonianze a favore di padre Stefano che dicono sempre le stesse cose.

A queste persone io direi perché non vanno a vivere loro in convento?

Cosa ne sanno loro di quello che abbiamo sofferto noi?

Fino a oggi mi sembra ancora di dover chiedere a qualcuno e cioè a mio marito il permesso di andare in bagno.

Le superiore, poi, ci seguivano nei bagni, dicevano di non tirare lo scarico per vedere se eravamo andate in bagno davvero per fare i nostri bisogni o meno.

Una violenza folle. Mi sentivo umiliata. Si pensava sempre a male.

Io sono disposta a testimoniare questo davanti a qualunque tribunale e le superiore devono avere il coraggio di dire che non è vero se non sono bugiarde.

Io darò luogo, giorno, ora e particolari come testimonianza insieme ad altre suore anche che stanno ancora dentro.

Hanno paura, ma non ce la fanno più. Una ha il telefonino e qualche altra riesce a mandare messaggi all’esterno con bigliettini e lettere che da ai benefattori.

Quando una suora per fame mangiava anche un biscotto fuori dai pasti, doveva umiliarsi davanti a tutta la comunità e chiedere il perdono pubblico.

Quando si rompeva un bicchiere o un piatto dovevamo metterci i cocci al collo.

Vero o falso? Me lo devono dire le superiore! Abbiano il coraggio delle loro responsabilità!

Era un lager! Loro invece potevano e possono fare quello che vogliono.

Io credevo che fosse questa la vita religiosa e per amore di Gesù sopportavo tutto.

Una volta mi fecero anche ingoiare il vomito perché stavo male e vomitavo spesso, credo per il nervosismo.

Ora non so più cosa stia esattamente succedendo dentro il convento, ma mi risulta che le superiore siano rimaste le stesse. Ci sono tre commissarie e spero e prego che riescano a scoprire e a capire cosa succede.

Le suore sono compatte perché non c’è nessuna comunicazione con l’esterno.

Ma è apparenza. Hanno paura.

Non ci sono giornali, radio, televisione.

Le superiore però dalla mattina alla sera su internet e stampavano gli articoli di siti che difendevano padre Manelli.

Poi ho scoperto il vostro sito e ho inviato il mio e-mail nei commenti per farmi contattare perché per me voglio salvare quelle che stanno ancora dentro.

Mancava l’affetto e se ci tenevano chiuse e isolate per evitare le tentazioni, bastava che vedevamo un uomo e subito eravamo tentate.

Poteva essere un frate o il medico o qualcuno che faceva i lavori da noi.

Se devo essere sincera mio marito è una brava persona ma io sono infelice perché non mi sono liberata dagli scrupoli.

Anche l’uso del sapone è per me uno scrupolo perché ci davano tutto calcolato.

Per due anni dopo l’uscita sono stata come una zombi, poi la mia famiglia mi ha molto aiutato e una amica medico mi ha fatto uscire piano piano dalle ansie e dalle paure.

Ho fino ad oggi problemi di stomaco perché mangiavamo cose scadute e poi per il nervoso verso le superiore la gastrite.

Loro dicono che sono tutte bugie, ma io mi farò pagare i danni e darò tutto ai poveri se insistono.

Scusa è l’aiuto alle missioni perché anche la storia degli orfanotrofi era partita bene, ma poi in Brasile sono rimaste solo sette ragazze quando ho lasciato l’Istituto e in Nigeria se non si facevano suore venivano mandate via appena si facevano grandi.

Se le suore non riescono a badare a se stesse, a crescere come maturità e come santità, come possono educare delle bambine e delle adolescenti?

Non è facile il compito e allora è meglio che non rovinino altre persone perché è meglio essere povere che essere schiave.

Prego l’Immacolata perché aiuti le brave suore che veramente hanno la vocazione e aiuti le commissarie. Che la Chiesa e la Legge facciano qualcosa!

Ave Maria!

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4 commenti

  1. Pio ha detto:

    bellissima testimonianza! e ora giustizia!

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  2. Kyle ha detto:

    Grazie!

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  3. Teres ha detto:

    Desidererei poter contattare l’autrice di ” Lettere dolorosa” tramite e – mai. Grazie per la testimonianza molto articolata e, soprattutto, molto dolorosa. Comprendo la sua sofferenza.

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  4. laiciffi ha detto:

    Ci dispiace, ma non è possibile. Grazie per la comprensione.

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