La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Il Mattino: Manelli accusa: un complotto per sottrarre i beni all’Istituto

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Frigento.

Manelli accusa: “un complotto per sottrarre i beni all’Istituto”

Il frate francescano presenta un esposto alle autorità firmato da altre nove persone.

di Loredana Zarrella

Un complotto orchestrato con grande fantasia per mettere le mani sul patrimonio della congregazione dei Francescani dell’Immacolata. Ne è convinto padre Stefano Manelli, indagato dalla Procura di Avellino per i reati di violenza sessuale e maltrattamento. Il frate ultraottantenne, su cui penderebbero anche gravi sanzioni canoniche, si è così difeso presentando il 2 marzo scorso, tramite il suo avvocato Enrico Tuccillo, una contro denuncia per associazione a delinquere, calunnia e diffamazione.

A firmare l’esposto Manelli e altre nove persone. La denuncia è a carico di tre ex suore, di sei sacerdoti e due laici. Persone accusate di aver compiuto un golpe interno e di aver divulgato un “dossier anonimi dai contenuti falsi, testimonianze ripescate a distanza di anni in giro per il mondo allo scopo di destabilizzare tutta la fascia del vecchio ordine che era fedele alla regola di povertà”.  Per Manelli e il suo legale Tuccillo sarebbe stata messa in atto una campagna di diffamazione contro il fondatore dell’Ordine religioso che ha la sua  casa madre a Frigento. Nel mirino dei “manelliani”, così come ormai sono conosciuti i sostenitori del frate, alcune testimonianze di ex religiose in particolare. Come controprova si allega la testimonianza di una suora chiamata in causa da una sua ex consorella perché costretta a prostituirsi con potenti benefattori: “Smentisco di essere mai stata costretta a compiere atti contro la morale e la mia volontà. Nonché di essere stata segregata da qualche parte.”

Tra i frati accusati di aver compiuto il golpe alcuni firmatari della denuncia alla Santa Sede, ossia l’atto che fece scattare nel 2013 il commissariamento. Il complotto, per i manelliani, partirebbe insomma da lontano.

Ma i firmatari dell’accusa che portò al provvedimento della Congregazione dei religiosi si difendono: “Non eravamo nemmeno a conoscenza di quei 30 milioni di euro di proprietà delle due associazioni riconducibili all’Istituto.” Stiamo parlando di 59 fabricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture. Beni dell’ “Associazione Missione dell’Immacolata” e dell’ “Associazione Missione del Cuore Immacolato”,  finite sotto inchiesta per truffa e falso ideologico.

Possibile che il dossier, presentato alla Procura di Avellino dall’avvocato Giuseppe Sarno, legale della gestione commissariale, sia tutto frutto di un ingegnoso complotto, confezionato e diffuso da istigatori di ricostruzioni fantasiose, come afferma Padre Stefano?

Le decine di testimonianze, vagliate dal pm  Adriano Del Bene, che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Manelli, dicono il contrario.

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