La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Monthly Archives: marzo 2016

ATTACCO SURREALE

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Nuove pennellate dalle tinte fosche si sovrappongono ai colori del quadro surreale che immortala il dramma della vicenda di Stefano Manelli,  fondatore dei Francescani dell’Immacolata.

Sembra quasi che la tela si stia strappando dalla nervosa pressione dello strumento da disegno compromettendo un insieme nel quale non c’è più grazia; è uno scarabocchio dove manca pietà e dignità.

In veneranda età gli orizzonti alle volte si restringono, si sa.

Alle cataratte degli occhi si aggiungono – in alcuni – quelle dello spirito.

Quando la visione diventa ristretta non si va più indietro nel bilancio dei successi e dei fallimenti di una lunga esistenza e purtroppo non si va nemmeno più in avanti nella progettualità di una vita da rinnovare.

Gli orizzonti soprannaturali dovrebbero piuttosto amplificarsi al tramonto della propria storia come lo spettacolare calar del sole sul mare in estate.

Se non si è vissuti in maniera autenticamente spirituale, più si matura in età, più si diventa invece egoisti e cinici; più si invecchia e più si diventa… acidi.

Gli altri, allora, vengono odiati non tanto per il nome e cognome che portano, quanto per quello che rappresentano: il richiamo della coscienza.

Il 14 marzo 2015 la versione on line del quotidiano grillino “Il Fatto Quotidiano (senza riproduzione sul cartaceo) pubblica a firma di Thomas Mackinson un interessante pezzo sul quale viene reiterata la versione di padre Manelli: “Sesso, sangue e soldi? Complotto per accaparrarsi 30 milioni di beni (sic)”.

Vengono fatti solo alcuni dei nomi degli undici denunciati  che poi « aumentano” a quindici verso la fine dello stesso articolo:

Bruno

http://fidesetforma.blogspot.it/2016/02/rettifica-e-scuse-padre-alfonso-maria.html,

Calloni

https://www.facebook.com/profile.php?id=100004777485809&fref=nf

Lattanzi, Turturiello, Iovine.

Nulla di nuovo sotto il sole. Si spara nel mucchio per mostrare che si tratta di un fatto grosso, ma ci si concentra su pochi, per rendere più efficace l’intento distruttivo su questioni già trattate e ritrattate, personaggi già noti e soprattutto scomodi.

Ormai ci si venderebbe anche al Diavolo pur di galleggiare nella rete fognaria.

Solo nei grandi processi di Mafia l’indagato principe ha osato la mossa di denunciare in blocco tutti i suoi accusatori, a pochi mesi dall’inizio del Processo. Una mossa già conosciuta e registrata nella storia della Magistratura.

L’illecito nell’illecito: la tentata vendetta personale, il dossieraggio finalizzato ad inquinare le testimonianze reali delle vittime.

Sembra l’ultimo atto di una prolungata saga dove, in filigrana, il posizionamento disciplinare nei confronti della Chiesa potrebbe portare il Manelli a nefaste conseguenze sul piano canonico, oltre che civile – penale.

L’articolista, citando il legale di padre Manelli, l’avv. Enrico Tuccillo, parla di una denuncia depositata il 2 marzo 2016.

E’ possibile che il ricorso alla stampa sia l’espediente per fare pressione sulla Procura.

In essa “ipotizza un complotto di alcuni frati ai danni del Manelli e dell’ordine al fine di ‘impossessarsi dei beni dell’istituto’: sarebbero gli istigatori delle ricostruzioni ‘fantasiose’ che hanno demolito l’immagine del religioso, adoperandosi nel confezionare e diffondere il citatissimo ‘dossier’ che ha contribuito ad allargare le indagini dalla truffa alle violenze, sempre presunte”.

Su un comunicato ufficiale dell’Istituto religioso del 26 marzo 2015 così si leggeva: La quantità e l’identità dei beni sequestrati ci era in gran parte sconosciuta, il che conferma i dubbi sulla trasparenza della loro gestione”.

I frati quindi non sapevano nulla o quasi prima del commissariamento.

Lo stesso articolista riporta in riferimento al Manelli:gestione ‘arbitraria e personale’ di beni e risorse provenienti da lasciti e donazioni”.

A chi o a cosa credere?

Qualora dei frati avessero montato il caso per impossessarsi dei beni, cosa ne avrebbero fatto di quei trenta milioni di immobili?

Rimosso il Manelli dal governo, avrebbero i frati complottisti avuto la certezza di governare?

Non ci sono forse negli Istituti religiosi elezioni democratiche?

Come si svolgevano tali elezioni durante il governo Manelli?

Quanti erano gli elettori sui quattrocento frati ostentati sulla stampa?

Se pur avessero governato, il potere dei “complottisti” sarebbe stato permanente nel tempo e monocratico nella forma come quello del Manelli?

Viceversa, come ha potuto oziosamente e furtivamente  immobilizzare un tale patrimonio Stefano Manelli?

Sembra che alcuni autorevoli Frati Minori Conventuali testimonino oggi in varie ed opportune sedi di un rapporto poco trasparente con il denaro da parte del Manelli già durante il periodo nel quale militava nel loro Ordine. Si parla di oltre il miliardo delle vecchie lire.

Manelli fu Ministro Provinciale a Napoli dal 1982 al 1988.

Cosa spinse davvero il Manelli a separarsi dal suo Ordine di appartenenza?

Dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, intanto, informano che agli inizi degli Anni Novanta fu bocciata la proposta del Manelli del suo generalato a vita una volta fondato il nuovo Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata.

Come ha potuto allora quest’uomo rimanere al potere per quasi venticinque anni ininterrotti?

Oltre al portafoglio ci sono zone d’ombra anche sullo scettro e cioè sulla legittimità canonica della sua lunga e prolungata autorità.

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Le virgolette sull’espressione “false accuse” dice tutto sulla lettura del Mackinson all’intera vicenda.

Troppe le incongruenze nella denuncia firmata – si legge – da dieci persone che rischiano a questo punto la querela della controquerela.

Tutto è tanto buffo quanto strano.

Emerge poi la volontà di “arginare” il Commissario Pontificio.

“Per i ‘manelliani’ – scrive il Mackinson – il 28 luglio 2013, si presentano al notaio i consiglieri delle associazioni francescane, modificano lo statuto facendo entrare nella compagine sociale due laici (solo due? ndr) che, non essendo soggetti al voto di obbedienza, potevano disporre dei beni allo scopo di tutelarli, impedendone il trasferimento dalla Congregazione dei religiosi alla Santa Sede” (sic).

In questo si capirebbe che i beni questionati, non sono della Chiesa, ma a uso e consumo del Manelli.

Il Fatto Quotidiano rivela inoltre che “non sono mancate proposte di transazione avanzate dai commissari della Santa Sede (e naufragate) per ottenere la dimissione degli amministratori laici delle associazioni e la devoluzione dei beni alla Chiesa stessa, con impegno a restituirli poi all’Istituto”.

Questo vuol dire che si è cercato di evitare al Manelli un’eventuale condanna, di “lavare i panni sporchi in famiglia…”.

Infatti, completa l’articolista, il Manelli e gli altri indagati avrebbero beneficiato della “rinuncia ad ogni azione giudiziale”.

E’ come dire: “restituisci il malloppo e facciamo finta che non è successo niente”.

“L’accordo sarebbe poi saltato per la professata ‘indifferenza alla patrimonialitàda parte del Manelli”.

Insomma: ci tiene o non ci tiene il Manelli ai beni?

E’ lui o non è lui che ha voluto le modifiche statutarie per il cambio della compagine associativa dai religiosi (frati e suore) ai laici suoi figli spirituali, familiari, amici e amici degli amici?

Come mai inoltre negli statuti “rivisti e corretti” delle Associazioni la finalità non è più propriamente l’aiuto ai poveri e alle missioni quanto piuttosto: “lo spirito di Padre Manelli?”

Nella Prefettura di Avellino sono consultabili gli atti.

Dulcis in fundo il giorno dopo la pubblicazione del post su’ “Il Fatto Quotidiano online”  a fagiuolo c’è una nuova puntata sul “Convento degli Orrori” su “La Vita in Diretta” di RAIUNO.

Forse Manelli dopo aver rovesciato il tavolo di ogni trattativa è convinto che il modo migliore per difendersi è attaccare?

Lo avrà innervosito il silenzio della Magistratura?

Ha bisogno di ritornare ai vecchi schemi del passato?

Deve cercare disperatamente di rifarsi l’immagine o creare un contraddittorio con gli stessi titoloni delle accuse infamanti rispedite a presunti mittenti?

Quanti soldoni in questa vicenda che girano!

L’avvocato brandisce in TV un foglio con i nomi dei querelati.

C’è nervosismo e poca lucidità.

Il caso Manelli, comunque, non è la stessa cosa del caso Michele Giordano e Giuseppe Rassello, lex arcivescovo cardinale di Napoli e il parroco della Sanità difesi entrambi dal Tuccillo.

Il 2016 non è il 1990; i Frati Minori Conventuali non sono le stesse vittime di oggi; quello che ha funzionato nel passato, non può valere sempre…

Alla fine dell’intervento su RAI UNO, l’invitata Barbara Alberti fa capire che non è giusto trincerarsi per il Manelli dietro Padre Pio o San Francesco.

I due santi sono stati “sfruttati” dal Manelli per crearsi lui, nell’immaginario collettivo, un aureola di santità che in realtà è solo un alone e niente più.

Untuosità e non unzione direbbe Papa Francesco.

I santi alla Chiesa obbediscono e avendo sofferto persecuzione e tribolazioni hanno sempre cantato la “Perfetta Letizia”.

Questa è la prova della santità, se cè.

Manelli ha preferito la strada degli avvocati. Padre Pio ironizzava a tal proposito con la battuta sul “diavolo protettore”.

Manelli, “scherza con i fanti, ma lascia stare i santi”!

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La tentazione di Sant’Antonio, quadro di Salvador Dalì

IL FARO DI ROMA: Quando si usa la Giustizia per sottrarsi alle responsabilità. La contromossa di padre Manelli, il “boia di Frigento”

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Quando si usa la Giustizia per sottrarsi alle responsabilità.
La contromossa di padre Manelli, il “boia di Frigento”

19 mar 2016 by redazione

“Un complotto orchestrato con grande fantasia per mettere le mani sul patrimonio della congregazione dei Francescani dell’Immacolata”. Il quotidiano “Il Mattino” sintetizza così le motivazioni addotte da padre Stefano Manelli per la sua clamorosa mossa giudiziaria.

Indagato dalla Procura di Avellino per i reati di violenza sessuale e maltrattamento dopo essere stato completamente esautorato dalla Santa Sede, il frate ultraottantenne, su cui penderebbero anche gravi sanzioni canoniche, ha presentato il 2 marzo scorso, tramite il suo avvocato Enrico Tuccillo, una contro denuncia per associazione a delinquere, calunnia e diffamazione. A firmare l’esposto Manelli e altre nove persone. La denuncia è a carico di tre ex suore, di sei sacerdoti e due laici. Persone accusate di aver compiuto un golpe interno e di aver divulgato un “dossier anonimi dai contenuti falsi, testimonianze ripescate a distanza di anni in giro per il mondo allo scopo di destabilizzare tutta la fascia del vecchio ordine che era fedele alla regola di povertà”.

Il nostro quotidiano on line lo ha definito “il boia di Frigento” e la definizione resta appropriata

http://www.farodiroma.it/2016/03/19/quando-si-usa-la-giustizia-per-sottrarsi-alle-responsabilita-la-contromossa-di-padre-manelli-il-boia-di-frgento/

 

Il Mattino: Manelli accusa: un complotto per sottrarre i beni all’Istituto

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Frigento.

Manelli accusa: “un complotto per sottrarre i beni all’Istituto”

Il frate francescano presenta un esposto alle autorità firmato da altre nove persone.

di Loredana Zarrella

Un complotto orchestrato con grande fantasia per mettere le mani sul patrimonio della congregazione dei Francescani dell’Immacolata. Ne è convinto padre Stefano Manelli, indagato dalla Procura di Avellino per i reati di violenza sessuale e maltrattamento. Il frate ultraottantenne, su cui penderebbero anche gravi sanzioni canoniche, si è così difeso presentando il 2 marzo scorso, tramite il suo avvocato Enrico Tuccillo, una contro denuncia per associazione a delinquere, calunnia e diffamazione.

A firmare l’esposto Manelli e altre nove persone. La denuncia è a carico di tre ex suore, di sei sacerdoti e due laici. Persone accusate di aver compiuto un golpe interno e di aver divulgato un “dossier anonimi dai contenuti falsi, testimonianze ripescate a distanza di anni in giro per il mondo allo scopo di destabilizzare tutta la fascia del vecchio ordine che era fedele alla regola di povertà”.  Per Manelli e il suo legale Tuccillo sarebbe stata messa in atto una campagna di diffamazione contro il fondatore dell’Ordine religioso che ha la sua  casa madre a Frigento. Nel mirino dei “manelliani”, così come ormai sono conosciuti i sostenitori del frate, alcune testimonianze di ex religiose in particolare. Come controprova si allega la testimonianza di una suora chiamata in causa da una sua ex consorella perché costretta a prostituirsi con potenti benefattori: “Smentisco di essere mai stata costretta a compiere atti contro la morale e la mia volontà. Nonché di essere stata segregata da qualche parte.”

Tra i frati accusati di aver compiuto il golpe alcuni firmatari della denuncia alla Santa Sede, ossia l’atto che fece scattare nel 2013 il commissariamento. Il complotto, per i manelliani, partirebbe insomma da lontano.

Ma i firmatari dell’accusa che portò al provvedimento della Congregazione dei religiosi si difendono: “Non eravamo nemmeno a conoscenza di quei 30 milioni di euro di proprietà delle due associazioni riconducibili all’Istituto.” Stiamo parlando di 59 fabricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture. Beni dell’ “Associazione Missione dell’Immacolata” e dell’ “Associazione Missione del Cuore Immacolato”,  finite sotto inchiesta per truffa e falso ideologico.

Possibile che il dossier, presentato alla Procura di Avellino dall’avvocato Giuseppe Sarno, legale della gestione commissariale, sia tutto frutto di un ingegnoso complotto, confezionato e diffuso da istigatori di ricostruzioni fantasiose, come afferma Padre Stefano?

Le decine di testimonianze, vagliate dal pm  Adriano Del Bene, che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Manelli, dicono il contrario.

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UN “CASE STUDY”

Un interessante articolo tratto da facebook…

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Ho atteso sei mesi dal commissariamento prima di iniziare ad occuparmi seriamente del case study dei Francescani dell’Immacolata e del fondatore Stefano Manelli.
Il mio è un nome di battaglia, ma mi onoro di essere un fedele servitore dello Stato e della collettività.
Da credente ho sentito il dovere di sconfinare dall’ambito strettamente professionale per fornire il mio contributo pubblico a un dibattito acceso diventato, oltre ogni previsione, schiamazzo di massa.
Sto raccogliendo materiale per un saggio scientifico, ma nel frattempo mi diletto nell’essere più divulgativo ringraziando quanti stanno interloquendo con me attraverso il social network.

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Esordii la mia attività di inquirente criminologo con il caso di Gigliola Ebe Giorgini e la sua organizzazione.
Fornii il mio contributo, sei anni fa, per i provvedimenti cautelari contro altri adepti e collaboratori della “santona”. Ne sono fiero.
Esercizio abusivo della professione medica, estorsione ai poveri anziani ed ammalati, non si potevano esaurire con la condanna solitaria della famigerata “Mamma Ebe”.
Si era costituita infatti una vera e propria associazione a delinquere.
Ho grande fiducia nei colleghi sia di Avellino che del Comando Generale che stanno conducendo un lavoro dai risultati apprezzabili.
Esistono più capi d’accusa e più filoni d’inchiesta ripartiti tra Fiamme Gialle e Carabinieri.
Oltre al chiaro disturbo di personalità e lo squilibrio psicologico evidente c’era qualcosa che non mi tornava nell’intera dinamica della vicenda.
Un post di Riccardo Piccarreta, soggetto crudo e invadente, ma sincero ed efficace, mi hanno restituito una pista che avevo trascurato ma mai abbandonata.
Per correttezza deontologica ho voluto fare visita ad un amico, spin doctor di un personaggio politico.
Conosceva il caso e mi ha detto che uomini e donne della politica, ma anche del mondo religioso, in virtù del loro narcisismo profondo, rispondono alle stesse dinamiche ed impongono ai loro fornitori di servizi le stesse esigenze.
Tali soggetti cercano anche di coinvolgere emotivamente, affettivamente ed ideologicamente alla loro persona e alla loro causa i professionisti che rientrano nella loro orbita.
Questo rappresenta per essi l’ennesima conquista da aggiungere alla serie di successi personali che alimentano l’autostima autoreferenziale.
Il mio amico, in meno di quarantacinque minuti di colloquio e una lettura diagonale del mio dossier, mi ha dimostrato scientificamente come padre Manelli abbia adottato un metodo di propaganda e di difesa che non può essere solo “farina del suo sacco”; non ha agito da solo.
Con il pretesto dell’attacco a quella “Messa Tridentina” che adottandola aveva allargato la cerchia di benefattori e vocazioni per i suoi Istituti, il Manelli si era assicurato dei soggetti che lo difendessero a prescindere dalla sua persona e aveva creato una cortina fumogena per distrarre l’opinione pubblica dai veri motivi del commissariamento.
Il pretesto rituale, tuttavia, non poteva resistere alla prova del tempo e soprattutto non convincere i soggetti all’interno della sua famiglia spirituale: frati, suore e laici.
Occorreva un movente più solido che si materializzasse in un soggetto da ostracizzare a oltranza.
La preoccupazione, inoltre, era quella di creare polarizzazione per attirare alla sua causa gli incerti, i neutrali, gli ignavi.
Occorreva infine boicottare l’azione di governo dell’istituto commissariato.
Si è servito della blogosfera, un mondo sconosciuto al Manelli, ma non a chi gli ha prestato consulenza.
Il suo errore è stato quello di sempre: non aggiornarsi.
Questo rientra esattamente nel suo profilo di personalità.
Il non potersi sbagliare deve coincidere con un valore metatemporale di decisioni e scelte da applicare anche a se stessi.
L’effetto collaterale della cortina fumogena ha prolungato la crisi e quindi reso vulnerabile il suo sistema non appena si è rotto il silenzio delle vittime: un caso da manuale.

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Il secondo step è il dietro front dei collaborazionisti che si sono sentiti strumentalizzati e danneggiati.
E’ il caso di Francesco Colafemmina che ritratta su padre Alfonso Maria Bruno, un soggetto che doveva fornire agli strateghi del Manelli il cosiddetto “capro espiatorio”.
Esso, fino alla sua nomina istituzionale, era più debole perché rappresentato e condiviso non da un unico soggetto, ma da cinque religiosi dell’Ordine, titolari del ricorso alla Santa Sede.
Fallito il boicottaggio integrale all’autorità, immagino grazie al senso di responsabilità della maggioranza dei frati, era necessario delegittimare i ruoli istituzionali: Commissario, Segretario Generale, Delegati, economi, rettori, maestri di formazione.
Poco importava, come nel passato e ancora in questo caso, il metodo, i mezzi, che prescindevano dal valore e dalla dignità della persona, nel senso antropologico e cristiano del termine.
Il terzo step sarà l’abbandono del Manelli da molti fedelissimi e persone di maggiore fiducia sulle quali contava.
E’ una dinamica soggettiva e collettiva.
Il progetto del Manelli è fallito; c’era tanto di tecnico, ma molto poco di realistico di fronte alle sorprese della storia e della Provvidenza incarnata nel Dio che la anima e la dirige.
Ai posteri, non l’ardua, ma la facile sentenza.

Ezio