La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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PADRE MANELLI, INDAGINE SULLE VIOLENZE (Il Mattino)

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Lo scandalo in convento

Padre Manelli, indagine sulle violenze

Nell’inchiesta della Procura anche i maltrattamenti.
Il Vaticano: provvedimenti
Gian Pietro Fiore
Padre Stefano Manelli, il fondatore dell’ordine dei frati Francescani dell’Immacolata, è indagato dalla Procura della repubblica di Avellino per i reati di violenza sessuale e di maltrattamento.
Il pubblico ministero, Adriano Del Bene, dopo aver meticolosamente vagliato una serie di testimonianze raccolte dai carabinieri del comando provinciale di Avellino ha iscritto nel registro degli indagati il frate al centro dello scandalo, che ha interessato il convento di Frigento.
La notizia è stata anticipata in esclusiva dal settimanale Giallo, che riferisce anche che la Procura sta anche indagando su una serie di morti sospette, così come segnalato nel corposo dossier consegnato agli inquirenti lo scorso 15 giugno. Sarebbero almeno una decina i casi presi in considerazione dagli investigatori che hanno portato all’iscrizione del frate nel registro degli indagati. Ascoltate dai carabinieri le persone che nel dossier venivano indicate come le vittime di violenze e maltrattamenti, hanno confermato quanto subito nel corso degli anni.
Ma i guai per il fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata non sono finiti qui: sono in arrivo dal Vaticano provvedimenti e sanzioni. Come riportato nel dossier nelle mani degli inquirenti e come accertato dagli investigatori alcune suore sarebbero state costrette a prostituirsi con potenti benefattori, che in cambio di derrate alimentari o offerte in denaro, avrebbero preteso come merce di scambio degli incontri sessuali con giovani suore.
Particolare toccante è la testimonianza di una suora, nel convento di Frigento dal 1992 al 1997 che ha dichiarato: “Non ci permettevano di curarci e di assumere farmaci. Avevo i valori del sangue sballati e quindi la necessità di essere visitata da un ematologo. Non ci fu nulla da fare. Mi risposero che ero fuori di testa”. E poi aggiunge: “Le penitenze erano continue e comunitarie. Alcune molto dolorose. La sera durante le preghiere dovevamo indossare il cilicio: una cintura di corda o di cuoio ruvida e cosparsa di nodi o di punte, che dovevamo portare sulla pelle per penitenza. Un altro oggetto di punizione era una frusta con dei chiodi appuntiti. Nel ferirmi mi ero anche infettata”.
Un frate, stretto collaboratore del commissario apostolico, riferisce: “Le suore hanno messo su un sistema lager che si materializza nei conventi di clausura. Suor Consiglia per punizione fa pure il pavimento con la lingua. Le suore filippine o africane che vengono mandate via, sono fatte spogliare nei bagni degli aeroporti e lasciate andare via senza abiti”. Più di una suora, inoltre ha messo nero su bianco i presunti vizi del frate indagato: “Lui (riferendosi a Manelli) ha una debolezza: toccare il petto delle suore, soprattutto quelle più formose, con la scusa di toccare la medaglia miracolosa che portiamo sul petto. Alcune suore sono state offerte a certi uomini e sono state costrette all’obbedienza. Lo stesso avevano fatto anche con me quando mi mandarono dal proprietario di un supermercato. Ho visto alcune sorelle andare a dormire tutte insieme nella stessa stanza. Una in particolare, parente di padre Manelli, chiedeva con insistenza tenerezze a noi sorelle. Ho visto commettere atti sessuali impuri nel corso di vere orge”. Al centro dell’inchiesta avellinese anche i patti di sangue con il quale le religiose erano costrette a firmare la loro devozione all’Istituto.

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L’Inchiesta

Le testimonianze

Molestie alle suore e patti sottoscritti con il sangue
Loredana Zarrella
Gli abusi, le molesti sessuali, l’obbligo di vergare con il sangue patti di fedeltà a Padre Stefano Manelli. Coercizioni psicologiche indirizzate a un disegno di un megalomane, tutt’altro che ispirato al divino.
I raggiri per raggranellare un bottino per milioni di euro, di cui solo briciole destinate alle missioni umanitarie. C’è questo nei fascicoli all’attenzione da un anno della Procura di Avellino che ha aperto diversi filoni di indagine sull’ormai noto caso dei Frati Francescani dell’Immacolata.
Un caso che, con l’iscrizione nel registro degli indagati di Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Ordine, pare avviarsi alla conclusione. Il frate ottantaduenne sarebbe indagato per i reati di violenza sessuale e maltrattamento.
Decine di testimonianze raccolte dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria. Sono i racconti delle religiose fuoriuscite dall’Istituto fondato a Frigento da Padre Manelli e già raccolti nel dossier depositato lo scorso giugno dall’avvocato Giuseppe Sarno, il legale della gestione commissariale dell’Ordine che nel settembre 2014 aveva fatto scattare il filone di indagine, quello relativo al danno patrimoniale nei confronti dell’Istituto religioso.
Denuncia, questa, in cui si segnalavano presunte irregolarità nella gestione delle attività e dei beni di alcune associazioni laiche riconducibili all’Istituto, che portò il gip Fabrizio Ciccone a disporre il sequestro preventivo dei beni mobili e immobili, per un valore di 30 milioni di euro, di proprietà dell’ “Associazione Missione dell’Immacolata”, con sede a Frigento, e dell’ “Associazione Missione del Cuore Immacolato”, con sede a Benevento.
Truffa aggravata e falso ideologico i reati contestati. Il dissequestro, disposto poco dopo, non ha mai interrotto l’indagine delle Fiamme Gialle che, su disposizione della Procura, è scattata per fare chiarezza sulle intestazioni. Perché intestare questo cospicuo patrimonio a compagini associative trasformate negli statuti subito dopo il commissariamento, in modo, si presume, fraudolento, per consentire l’ingresso dei laici? Cosa aveva in mente il fondatore Padre Stefano Manelli? Si sospettano raggiri per eludere il controllo della Santa Sede e dirottare il denaro anche a singole persone. Tra l’altro, nessun dei frati e delle suore dell’Istituto, se non Padre Bernardino Abate e Suor Maria Consiglia De Luca di Calore Irpino, entrambi economi esclusivi dell’Istituto sin dalla sua nascita, sarebbero stati a conoscenza dell’ammontare dei beni delle associazioni vicine all’Istituto.
Parallela ai filoni avviati dalla magistratura c’è poi l’indagine della Santa sede che, dopo aver commissariato l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata nel 2013, nell’ottobre scorso ha disposto lo stesso provvedimento pure per il ramo femminile.
Nell’istituto femminile si anniderebbero le più serie derive, con i marchi fuoco, le punizioni estreme obbligatori di medievale memoria e il culto idolatra del fondatore, venerato da alcune suore come fosse già santo. Diventeranno mai cimeli venerabili i capelli e gli indumenti personali di Manelli avvolti in cellophane e conservati da alcun religiose, numerati, in uno scatolone, con tanto di scritta “reliquie di P. Stefano”?

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