La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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IL CASO MANELLI E LA STAMPA: UN NUOVO SPOTLIGHT ALL’ITALIANA?

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Sabato scorso, incuriosita dalla critica e sensibile al tema, mi sono recata al cinema per assistere alla prima visione di Spotlight nella mia città.

E’ un film che mi è piaciuto e del quale sento l’esigenza di condivisione dopo aver assistito ieri all’ennesimo intervento televisivo sul caso Manelli a “La Vita in Diretta” di RAI UNO.

Nel seguire con attenzione l’intera vicenda ho scoperto forti analogie con quanto è accaduto a Boston nel 2002.

Nel film l’istituzione ecclesiastica difende e protegge i predatori senza volto, senza coscienza, senza anima, è complice del loro spirito predatorio, e perde alla fine la battaglia di verità e di giustizia, contro l’omertà, dei valorosi investigatori del pool giornalistico denominato “Spotlight” .

Da allora credo che molte cose siano cambiate e non solo in America, nella conduzione del governo della Chiesa universale e locale, a benefico della trasparenza e dell’eredità storica nostrana di “Mani Pulite” anni Novanta.

Merito innegabile lo sta avendo Papa Francesco, senza dimenticare quanto il mio amato Papa Ratzinger abbia fatto prima come Prefetto di Dottrina della Fede e poi come pontefice, specie nella lotta contro la pedofilia.

La copertura sistematica da parte della diocesi americana degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali risponde alle mie perplessità su come si sia potuto arrivare solo oggi alla triste scoperta delle presunte malefatte di un fondatore di istituti religiosi.

Mio marito che era accanto a me in poltrona mi ha tenuto la mano stretta per i tre quarti della proiezione e mi ha più volte sussurrato: “hai fatto bene ad uscire!”

In realtà sia il film che la puntata televisiva di ieri hanno riaperto in me profonde ferite con l’aggravante di quanto l’avvocato di Padre Manelli racconta in un mantra minimalista inganna – puerperi.

Benché abbia ricostruito la mia esistenza affettiva e sociale, penso a chi è stata meno fortunata di me e a chi risiede ancora nei “conventi dell’orrore” – li cito al plurale – oppressa da sensi di colpa e avviluppata dai tentacoli del plagio all’interno di un sistema clanico e mafioso.

Malgrado il camuffamento elettronico riesco a riconoscere le mie consorelle che testimoniano in TV e confermo tutto quello che dicono.

Convocata presso la Compagnia dei Carabinieri su sollecitazione della Procura della Repubblica, ho deposto la mia testimonianza.

Ho firmato il verbale assumendomene la totale responsabilità.

Di quale complotto vuole parlare il dr. Tuccillo?

Si parla di avidità verso gli almeno trenta milioni di beni degli Istituti.

Chi ne era a conoscenza davvero, prima del sequestro della Guardia di Finanza?

Non ha detto l’avvocato Sarno che si era proposta al Manelli una transazione con la devoluzione del tutto alla Santa Sede che avrebbe disposto dell’equa ripartizione tra frati e suore?

Queste cose le sto seguendo!

Come sta reagendo invece il Manelli?

Con il malloppo perso teme di non disporre più del “nervo della guerra” ?

Gli orchi non sempre si vedono, sono fantasmi, sono traditori di Dio che assassinano anime innocenti.

Anche se le ferite delle vittime possono rimarginarsi con il tempo, rimangono orribili cicatrici sull’epidermide dell’anima.

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Da cattolica inquieta e vittima,  ad ascoltare il difensore del Manelli, come nel film, non sono soddisfatta del circo mediatico-giudiziario con giornalisti semidei, che rovesciano la logica dell’insabbiamento delle notizie, procedono eroicamente e svergognano una trama di patteggiamenti tra vittime. Lancio tuttavia la mia accusa anche a quegli avvocati che nel film sopra il dolore privato e le violenze private di molti preti fanno un monte di soldi. 

Uno strano modo di fare giustizia…

Persone hanno sofferto (e stanno soffrendo) e le mie ex consorelle – a detta del dr. Tuccillo – si permettono di ridicolizzare l’inviata Sara Verta con i soliti sketch infantili ai quali mi sono dovuta anche io spesso piegare per far piacere al Fondatore in visita ai nostri conventi?

Mi rendo conto che la nostra era una recita in tutti i sensi, quella alla quale rimangono ancora salde sul palco le mie ex consorelle.

Riconoscere per tante gli abusi del Manelli significherebbe riconoscere il proprio fallimento, la propria debolezza, la propria dipendenza da un uomo che da più giovane ha succhiato come attaccato a un seno, i nostri sogni di gioventù.

Sono tante le maschere di questa vicenda cinica.

La dichiarazione del cardinale Braz de Aviz su SIR, confermata pochi giorni dopo su Vatican Insider, rappresenta una speranza che forse mi farà ritrovare pace e restituirà credibilità all’istituzione Chiesa.

Chi ha coperto il Manelli in questi lunghi venti anni?

Chi sono i suoi protettori?

Se la partita non si chiude occorrerà scoprirli e colpirli!

Sarebbe bastato per il Manelli accettare, non dico virtuosamente, ma in maniera disciplinata, il commissario e il commissariamento per evitare il rovesciamento del suo carro di letame.

Fino a quando non ci sarà un giudizio chiaro, al quale la Magistratura rischia di pervenire prima di una Chiesa che “sapeva tutto”, continueremo ad essere moralmente abusate ogni giorno.

Il dr. Tuccillo presenta il Manelli come l’ultraottuagenario da sedia a rotelle.

L’espediente della malattia trentennale gli ha permesso di scavalcare sempre e ovunque l’austerità da lui stesso imposta nelle nostre comunità.

Come nei più scandalosi e beceri luoghi del consumismo tutto era personalizzato per lui: dagli orari, all’alimentazione e persino il riposo.

Quello che è mancato prima e quello che manca adesso è la dignità.

Questo lo dico forte.

Nel film Spotlight la madre di una delle vittime non vuole chiedersi nessun perché, difende il prete, che ha sodomizzato il figlio, a prescindere da tutto.

L’orco è come un dio al quale tutto è concesso, compreso il diritto di vita e di morte sui suoi sudditi.

Se gli orchi di quella storia bostoniana sono ispirati dal più banale e pervertito desiderio di possesso sui corpi dei ragazzi,  mi chiedo cosa soggiaccia alle ispirazioni del Manelli.

Più volte si è parlato di disturbi della personalità, di delirio di onnipotenza, narcisismo patologico, megalomania, fino alle grottesche etichette di guitto e califfo.

Non sta a me giudicare, ma ne ho viste tante…

Ci sono volute le dimissioni di Benedetto XVI per lanciare un sasso nello stagno di acqua putrefatta di un sistema curiale.

Mi aspetto dalla Chiesa, insieme alle mie sorelle, discernimento nella sapienza del cuore e nella prudenza; giustizia nella verità e nella carità, ma mi aspetto soprattutto una decisione, anche se non necessariamente di condanna.

Come successo per altri fondatori o altre figure carismatiche di cui lo stesso Manelli ci parlava con disprezzo, è giunta l’ora che lui stesso sia allontanato nel senso di non più interferire sulla vita dei Francescani dellImmacolata, suore, frati e laici.

Lo richiede il bene comune.

Non sta a me trovare le formule canoniche o le soluzioni pratiche più adatte, ma la Chiesa non può più indugiare sul tempo.

I cattolici scendono nel Circo Massimo contro la stepchild adoption del ddl Cirinnà e la Chiesa permette che si perpetui violenza contro due famiglie religiose scaraventate nel Circo mediatico propiziato da un uomo ancora lucido, vivo e vegeto, con impeto decisionista?

Alla stampa chiedo certamente rispetto e non gossip, sia sulle vittime che sul carnefice e le complici.

In questo senso sto apprezzando il lavoro di RAI Uno più di altri banali rotocalchi scandalistici.

C’è tanto clamore e tanto materiale da rendere inutili ipotesi romanzate.

Questo favorirebbe solo il finale del thriller nel quale l’orco del film dell’orrore, vorrebbe la distruzione totale.

So che esiste una parte ancora sana negli istituti, ma credo soprattutto nella redenzione, quella che auguro al Manelli, prima che sia troppo tardi.

Fino all’ultimo respiro c’è ancora posto in Paradiso per il ladrone pentito…

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3 commenti

  1. maria ha detto:

    Tutte queste dichiarazioni fanno rabbrividire……..Purtroppo Il vaticano deve prendere una seria decisione. chi ha protetto il Manelli?Dall’alto, altrimenti a quest’ora stava in carcere…..Ma vi rendete conto che dice che e’ come Padre Pio,da voltastomaco………….Ripeto per fortuna c’e’ stato il commissariamento per fermare la santita’ dei genitori………..dovevemo diventare tutti evangelici……………Mi auguro che si penta il santone prima di sorella morte……

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  2. marco bassi ha detto:

    Ringrazio l’autrice di questa testimonianza, una delle più toccanti ed equilibrate dall’inizio di questa triste vicenda. So che non è facile parlarne. Lei lo ha fatto accostando questa vicenda al dramma degli abusi compiuti dai preti pedofili, denunciati nel film Spotlight. Nessuno più osa mettere in dubbio ora la portata devastante della pedofilia nella Chiesa. Eppure all’inizio quanta fatica a credere che fosse davvero così. Quanto dolore innocente inascoltato e deriso. Ma la storia si ripete. Denunciare l’orco è sempre pericoloso, compromettente, doloroso. Questa donna ce l’ha fatta. Ammiro il suo coraggio e quello delle altre donne che hanno con fatica spostato la pietra che chiudeva il sepolcro. E il sepolcro imbiancato ha rivelato il suo triste contenuto: “Esso all’esterno è bello a vedersi, ma dentro è pieno di ossa di morti e di ogni putridume”. (Mt 23,27) Ringrazio il coraggio di reggere la sufficienza e il sarcasmo con cui persone come l’avv. Tuccillo (ma anche tanti sedicenti supercattolici) hanno denigrato la loro sofferta e coraggiosa denuncia: “Dicono così perché sono delle ex, perché non ce l’hanno fatta!”. Sì, forse davvero non ce l’ hanno fatta. Non ce l’hanno fatta a continuare a raccontarsi che si stavamo sbagliando, che non era possibile che un santo come p. Stefano fosse in realtà così meschino e venale, approfittatore di adolescenti in difficoltà e mungitore a oltranza di ricchi borghesi in cerca di una facile assicurazione sull’al di là. Alla fine non ce l’hanno fatta a credere che tutta quella falsità e marciume fossero voluti dall’Immacolata. Alla fine, forse, si sono accorte che il dio di Manelli non era quello di Gesù per il quale avevano lasciato le loro famiglie. A un tratto lo hanno dolorosamente capito. Ma non era facile reagire, essere credute, trovare una via di uscita. Ora, grazie a loro, qualcosa sta cambiando. Da un paio d’ore le agenzie dicono che Manelli è stato indagato dalla Procura di Avellino per abusi sessuali e maltrattamenti. Speriamo sia un ulteriore passo verso l’accertamento della verità. Solo la verità, per quanto scomoda e sofferta, ci dona libertà. Quella libertà che ti ha permesso, sorella cara, di concludere il tuo messaggio sperando in un pentimento, in una redenzione anche di p. Stefano. Non sappiamo cosa avesse rubato il buon ladrone. Manelli ha fatto scempio della speranza e gioia di vivere che c’era nel cuore di tanti giovani asserviti a un suo piano tanto delirante quanto lucido. Tu sei riuscita a chiedere redenzione anche per lui. Ti ringrazio anche per questo. Come uomo e come sacerdote.

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  3. marco bassi ha detto:

    Ringrazio l’autrice di questa testimonianza, una delle più toccanti ed equilibrate dall’inizio di questa triste vicenda. So che non è facile parlarne. Lei lo ha fatto accostando questa vicenda al dramma degli abusi compiuti dai preti pedofili, denunciati nel film Spotlight. Nessuno più osa mettere in dubbio ora la portata devastante della pedofilia nella Chiesa. Eppure all’inizio quanta fatica a credere che fosse davvero così. Quanto dolore innocente inascoltato e deriso. Ma la storia si ripete. Denunciare l’orco è sempre pericoloso, compromettente, doloroso. Questa donna ce l’ha fatta. Ammiro il suo coraggio e quello delle altre donne che hanno con fatica spostato la pietra che chiudeva il sepolcro. E il sepolcro imbiancato ha rivelato il suo triste contenuto: “Esso all’esterno è bello a vedersi, ma dentro è pieno di ossa di morti e di ogni putridume”. (Mt 23,27) Ringrazio il coraggio di reggere la sufficienza e il sarcasmo con cui persone come l’avv. Tuccillo (ma anche tanti sedicenti supercattolici) hanno denigrato la loro sofferta e coraggiosa denuncia: “Dicono così perché sono delle ex, perché non ce l’hanno fatta!”. Sì, forse davvero non ce l’ hanno fatta. Non ce l’hanno fatta a continuare a raccontarsi che si stavamo sbagliando, che non era possibile che un santo come p. Stefano fosse in realtà così meschino e venale, approfittatore di adolescenti in difficoltà e mungitore a oltranza di ricchi borghesi in cerca di una facile assicurazione sull’al di là. Alla fine non ce l’hanno fatta a credere che tutta quella falsità e marciume fossero voluti dall’Immacolata. Alla fine, forse, si sono accorte che il dio di Manelli non era quello di Gesù per il quale avevano lasciato le loro famiglie. A un tratto lo hanno dolorosamente capito. Ma non era facile reagire, essere credute, trovare una via di uscita. Ora, grazie a loro, qualcosa sta cambiando. Da un paio d’ore le agenzie dicono che Manelli è stato indagato dalla Procura di Avellino per abusi sessuali e maltrattamenti. Speriamo sia un ulteriore passo verso l’accertamento della verità. Solo la verità, per quanto scomoda e sofferta, ci dona libertà. Quella libertà che ti ha permesso, sorella cara, di concludere il tuo messaggio sperando in un pentimento, in una redenzione anche di p. Stefano, come il ladrone sulla croce. Non sappiamo cosa avesse rubato il buon ladrone. Manelli ha fatto scempio della speranza e gioia di vivere che c’era nel cuore di tanti giovani asserviti a un suo piano tanto delirante quanto lucido. Tu sei riuscita a chiedere redenzione anche per lui. Ti ringrazio anche per questo. Come uomo e come sacerdote.

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