La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Sanzioni in arrivo per padre Manelli, il boia di Frigento

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Non si sgonfierà come una bolla di sapone il caso di padre Stefano Manelli, il fondatore dei francescani dell’Immacolata esautorato dalla Congregazione vaticana dei religiosi nel 2013, con un provvedimento approvato prima da Benedetto XVI e poi da Papa Francesco. Sono ora in arrivo, infatti, ulteriori sanzioni canoniche dopo le notizie (rilanciate anche da questo quotidiano on line) relative a patti vergati con il sangue, marchiature a fuoco e altre umiliazioni inflitte principalmente alle giovani più deboli tra le suore del ramo femminile dell’istituto che in alcuni casi avrebbero subito anche molestie e addirittura sarebbero state spinte a prostituirsi. “Boia di Frigento” lo abbiamo definito perché tutto questo manifesta una spaventosa propensione ad abusi di potere e di ogni genere.

La Santa Sede non lascerà senza giustizia le vittime di tali abusi. “Stiamo lavorando con tenacia – assicura il cardinale Joao Braz d’Aviz, prefetto della Congregazione vaticana in un’intervista al Servizio Informazione Religiosa – perché i disguidi sono seri. Il terribile voto nel sangue è stato sciolto da Papa Francesco. Stefano Manelli è stato allontanato. La questione economica è in mano alla magistratura italiana. La formazione è stata affidata alle Università Pontificie e ai centri riconosciuti. Ci sono tre commissari che stanno guidando l’Istituto in un percorso di normalizzazione. Ciò avverrà soltanto se ci sarà un cambiamento: non tutti, però, sono d’accordo. Abbiamo fiducia che qualcosa si muova. Quel che è sicuro, è che Stefano Manelli non potrà più restare”.

Ha distrutto tante anime: dal 1998 ad oggi quante denunce per padre Manelli

Al 1998 risalgono le prime denunce insabbiate proprio in Vaticano e dal 2002 Manelli non poteva essere più superiore generale, ma ha “fatto le carte false”, come si suol dire, per rimanere attaccato alla sua poltrona. Ma la storia di padre Stefano Manelli parte da più lontano. Il sacerdote è nato a Fiume\Rijeka (Hrvatska) il 1° maggio 1933, è stato membro dei frati conventuali, dai quali si era allontanato per seguire una vocazione connotata da un maggiore rigore di vita e da una più accentuata pietà mariana, sul modello di San Massimiliano Kolbe. Ma, col passare del tempo il sacerdote cambia atteggiamento tentando di imporre alla nuova Congregazione (con i metodi che il nostro quotidiano online ha descritto con vari pezzi supportati dalle indagini portate avanti da Papa Ratzinger) una “sterzata” in senso tradizionalista, con la richiesta di adottare la messa in latino come liturgia ordinaria ed esclusiva, cosa non possibile essendo l’Istituto nato dopo il Concilio. Una recente inchiesta della magistratura ha poi fatto emergere imponenti irregolarità amministrative. Intanto i “fedelissimi” di padre Manelli hanno lasciato le fraternità trovando accoglienza in due diocesi (una in Italia e l’altra nelle Filippine).

La malattia di padre Volpi

Un vero ginepraio, nel quale padre Volpi nel luglio 2013 si è trovato coinvolto. Il primo commissario apostolico nominato dalla Santa Sede, padre Fidenzio Volpi, scelto perché segretario del Cism, l’organismo rappresentativo dei religiosi in Italia non immaginava che il centro di Manelli fosse così compromesso alla radice, ed alla scoperta di una situazione davvero irrisolvibile decise comunque di accettare per: “per obbedienza al Santo Padre”. Lo stress di questa situazione difficile però non ha lasciato scampo al sacerdote. L’Ictus che ha colpito il cappuccino lo scorso 29 aprile è stato letale, due mesi di ospedale finiti in tragedia con la morte in giugno. “Nel giorno in cui la Chiesa celebrava il Corpus Domini, come il chicco di grano che muore nella terra, siamo sicuri – si legge nella nota dei Francescani dell’Immacolata (ovvero della maggioranza che è rimasta nell’Istituto ed applica il Concilio Vaticano II) – che simile sacrificio porterà abbondanza di frutti spirituali”.

I frati, non tutti sono colpevoli

I Francescani dell’Immacolata non sono certo come padre Stefano Manelli, anzi, molti di loro hanno cercato con il tempo di distanziarsi dal fondatore. I tre Commissari nominati dalla Santa Sede stanno rimettendo tutto al posto giusto benché incontrino resistenze da uno sparuto e spaurito numero di irriducibili religiosi fedeli al Fondatore a prescindere da tutto e da tutti. La volontà delle massime autorità vaticane è tagliare completamente il “cordone ombelicale” che lega gli istituti al fondatore. Questa grossissima resistenza di alcuni fa sorgere spontanee alcune domande: la fedeltà a oltranza nasconde un patto? Un legame familiare stretto o l’interesse personale di alcuni? L’idea che ci siamo fatti è che forse mancando lo spessore umano in molti di loro c’è paura a rimanere senza chi li ha protetti, anche perché nell’immaginario collettivo il “caso dei Francescani dell’Immacolata” è diventato sinonimo di orrore e di errori riconducibili al Fondatore degli Istituti maschile e femminile quale effetto collaterale di chi ha voluto avocare a sé stesso ogni scelta di governo, di formazione e di gestione secondo il noto e pubblicizzato adagio: “… non c’è foglia che cada che Manelli non voglia…”. Molti si chiedono fino a che punto siano responsabili delle aberrazioni anche alcuni frati, suore, familiari e laici a lui vicini; resta il fatto che il Manelli abbia comunque “lasciato fare…”, e comunque da ciò che abbiamo potuto apprendere da altre testimonianze (ed è l’ipotesi che a noi sembra più realistica) sarebbe stato padre Manelli a “viziare” e compromettere persone (trovate in un momento di debolezza) a lui vicine per crearsi una sorta di “guardia pretoriana”. Dopo le prime denunce del 1998 insabbiate purtroppo dal Vaticano, la magistratura italiana oggi ha aperto un’indagine, e facendo i rilievi del caso presto potrebbero esserci importanti novità che peserebbero come un macigno sul padre Manelli oltre agli annunciati provvedimenti canonici per i quali sono interessati tre organismi vaticani e un pool di esperti. Lo scaltro “boia” Manelli stava ultimamente architettando una via di fuga con la creazione di una sorta di Repubblica di Salò grazie a un pugno di fedelissimi; in queste ultime ore ci giunge voce che il tentativo è miserevolmente fallito. Scabrose nuove rivelazioni arrivano ogni giorno ed anche dall’estero su aiuti a famiglie di frati poveri in cambio di sudditanza al Manelli. Suor Francesca Perillo fu trascinata nell’oblio più profondo e lei come tanti altri frati e suore hanno chiesto e ottenuto la dispensa dai voti per avvicinarsi al lefebvrianesimo in Inghilterra. Una clarissa dell’Immacolata che faceva parte delle formatrici fino a poco tempo fa affermava addirittura: “i lefebvriani salveranno la Chiesa!”. A noi viene spontaneo riflettere e concludere l’ennesimo pezzo su questo “improponibile” sacerdote con una frase: “Homo faber ipsius fortunae” (ogni uomo è artefice del proprio destino)… E Manelli pagherà per la sofferenza inflitta.

 

Edoardo Izzo

Originale al link: http://www.farodiroma.it/2016/02/05/sanzioni-canoniche-in-arrivo-per-il-boia-di-frigento/

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1 commento

  1. maria ha detto:

    Non ci sono parole, oltre alla sospensione a divinis per Manelli per tutti i beni accumulati e da volpone passati a terzi, ci vorrebbe l’arresto e’ poco.Ha abusato del potere, altro che Padre Pio.i genitori li ha seppelliti in chiesa a Frigento gia’ li voleva far proclamare santi……….per che cosa?Quindi il male viene dall’alto……e’ stato protetto da cardinali in Vaticano…..Che la verita’ venga alla luce…….

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