La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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I Francescani dell’Immacolata perdono le proprietà. Si ripropone il mito di Cronos che divorava i suoi figli

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La seconda sezione penale della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Avellino e confermato il dissequestro dei beni disposto dal Tribunale del Riesame nel giugno scorso a favore dell’associazione Missione del Cuore Immacolato, una delle associazioni intestatarie dei beni dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata. L’Associazione ha così ottenuto l’immediata restituzione dei beni, tra i quali c’è anche un immobile nella zona di Boccea, del valore di 2 milioni e 300mila euro. Le associazioni di laici continuano a fare riferimento a padre Stefano Manelli, il fondatore dei FFI esautorato nel giugno 2013 con una decisione della Congregazione dei religiosi, approvata prima da Benedetto XVI, che aveva disposto una visita canonica, e poi in modo definitivo da Papa Francesco. L’intricata vicenda ha risvolti morali prima che legali. In sostanza il gruppo vicino al fondatore, sul cui operato ci sono sconcertanti testimonianze, avendo perso il controllo dell’Istituto ha attivato un meccanismo di autotutela di tipo economico riappropriandosi di beni dei quali i religiosi disponevano senza esserne proprietari in base alle Costituzioni ispirate alla dura regola di San Francesco. Una moderna riproposizione del mito greco di Cronos che divorava i suoi figli.

Figlio di Urano (il Cielo) e Gea (la terra) Cronos era un titano. Aiutò la madre a liberarsi di Urano che, giacendo costantemente su di lei, le impediva di avere i figli concepiti. Evirò il padre, gettò l’organo amputato nell’Egeo e prese il suo posto alla guida del mondo. Crono scacciò i fratelli Ciclopi ed Ecatonchi li confinò nel Tartaro. Sposò poi la sorella Rea. A Cronos era stato predetto però che sarebbe stato detronizzato da uno dei suoi figli, proprio come aveva fatto lui stesso con il padre. Così cominciò a divorare i figli. La moglie Rea riuscì a sottrargli il figlio Zeus, con un escamotage: dopo aver partorito, avvolse una pietra nei panni e la mandò al marito. Così Zeus rimase in vita e, una volta cresciuto, somministrò a Cronos un veleno per fargli vomitare i figli cresciuti. In seguito a una guerra intrapresa con i fratelli liberati, sconfisse il padre. Liberò i Ciclopi, giganti con un occhio solo, e gli Ecatonchiri, mostri con cento braccia e cento gambe. In cambio i Ciclopi gli regalarono i fulmini. E lui si pose al comando dell’Universo, sul monte più alto della Grecia, l’Olimpo. Al museo del Prado di Madrid, è esposto il celebre dipinto di Francisco de Goya che rappresenta Cronos (nella foto) proprio mentre divora i suoi figli. Cronos era raffigurato di solito con una falce e in compagnia di una cornacchia. Sembra infatti che kronos derivi dalla parola greca Korone, che vuol dire proprio cornacchia.

http://www.farodiroma.it/2015/12/19/i-francescani-dellimmacolata-perdono-le-proprieta-si-ripropone-il-mito-di-cronos/

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