La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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CASO MANELLI: TESTIMONIANZA DI UNA LAICA

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Raccogliamo e pubblichiamo la testimonianza di una signora che seguiva il movimento di padre Stefano Manelli.

Guardo oramai quasi ogni sera la TV  nell’imbarazzo della scelta  tra RAI e Mediaset che si contendono gli spettatori attirati dalla vicenda di Padre Stefano Manelli.

E’ triste vedere un uomo già considerato per alcuni santo, essere giudicato da milioni d’italiani un “santone”.

Padre Manelli voleva ricostruire la Chiesa e sta invece diventando il serial killer della sua immagine; si considerava un “riformatore” della vita religiosa e invece sta scoraggiando vocazioni e deturpando la bellezza della vita consacrata.

Vere o false che siano le accuse contro di lui, benché sia convinta che deve aver pur commesso degli errori, lo scandalo c’è ed è pesante, tutto per causa sua.

Il suo accanimento a farsi difendere provoca purtroppo un effetto collaterale disastroso per la Chiesa oltre che per i suoi Istituti e per se stesso; basta leggere i titoloni e gli attributi con i quali viene definito.

Finora, tuttavia, è stato trascurato un aspetto importante della vicenda.

Se frati e suore soffrono per la storia del loro fondatore, tutta la famiglia dei laici che ne seguiva le orme, risente fortemente della situazione di crisi.

Ho infatti simpatizzato per un certo periodo con la MIM, la Missione dell’Immacolata Mediatrice, il gruppo dei laici legato ai Francescani dell’Immacolata.

Ne apprezzavo la spiritualità, la vita di preghiera, il clima di famiglia, anche se notavo a tratti delle zone d’ombra.

Provvidenzialmente non sono mai riuscita a confessarmi da Padre Manelli ma col tempo scoprivo sempre più delle ambiguità nei suoi discorsi e nei suoi atteggiamenti: battute, sguardi, gesti.

Nessuno, tantomeno io, osava mettere in discussione apertamente le presunte qualità del fondatore ostentate e millantate dagli altri, specie dai parenti,  altrimenti ci sarebbe stata l’esclusione dal gruppo.

Qualcuno in Campania parlava di stimmate (invisibili?) di bilocazione, di guarigioni prodigiose, scrutazione dei cuori…

Mai notato nulla di tutto questo, ma all’epoca, dopo miei problemi di famiglia, me ne stavo zitta, non contestavo nulla, non alzavo il ditino perché avevo l’orrore di venire esclusa, messa da parte, isolata.

Oggi agirei diversamente; nelle condizioni di un tempo ero invece emotivamente ricattabile.

Il fondatore lo si vedeva per dei grandi avvenimenti, per il suo compleanno ed onomastico, tra applausi, pianti, poesie, regali, richieste di soldi, buste e bustarelle, concertini, torte e pasticcini e tutto finiva lì.

Sgomitate tra chi doveva parlargli con  dei soliti “raccomandati”  che avevano i “canali privilegiati”  per passare avanti.

Il mio vissuto quotidiano era condiviso fortunatamente più con i suoi frati che mi hanno invece sempre edificato anche se qualcuno aveva ultimamente assunto un atteggiamento arrogante e da fondamentalista.

Vorrei aggiungere che in ogni incontro col fondatore c’era un cordone opprimente di parenti, suoi ottimi promotori insieme a un pugnetto di pie donne napoletane che gli pendevano dalle labbra e ci raccontavano aneddoti sulle grazie ricevute attraverso “l’intercessione di padre Stefano”.

Non ho mai pensato a un atteggiamento settario, truffaldino, ma oggi sento il bisogno di rivedere il mio giudizio, poiché con il senno di poi riconosco che eravamo quasi tutte persone con difficoltà esistenziali o da poco convertite.

In alcune c’era l’eccesso di zelo, il fervore; in altre la paura, lo scrupolo e quindi la ricerca di sicurezze, di conferme che i pronunciamenti di padre Manelli, a modo di oracolo, ci fornivano.

Oggi tanti continuano ad andare ai festini, ma è solo per curiosità, creare confusione, spiare…

Il livello dei suoi seguaci e quello che è ed io ho preferito uscire dalla mischia.
Inutile prendere in giro delle persone o illudere un clan su un consenso che non c’è.
E’ la fine di un’epoca e di un personaggio.
 
Uno degli elementi che “mi ha aperto gli occhi” è stato il “porta a porta” di alcuni familiari di padre Stefano per convincermi a non seguire, anzi attaccare  il commissario appena eletto.

Era la fine dell’estate del 2013.

Abbiamo saputo poi che Padre Volpi è morto, sicuramente per lo stress e le sofferenze inflittegli.

Credo che padre Manelli e chi per lui e con lui, se lo porterà vergognosamente e colpevolmente sulla coscienza fino alla tomba.

Con telefonate incalzanti, incontri, petizioni, lettere da firmare, cattivi discorsi, sono stata sottoposta a un vero e proprio stalking.

Sembrava di dover partecipare a una battaglia per attaccare chissà quale furente nemico.

Ascoltavo critiche contro il Papa, insulti contro il Commissario, disprezzo e odio verso i frati…

Il colpo di grazia mi venne vibrato dalle suore.

Una delusione profondissima quando anche loro iniziarono a parlare a sproposito, tutte allo stesso modo, come se fossero state indottrinate da un insegnamento monotematico.

Dopo aver lasciato il gruppo dei laici legati all’Istituto ho cercato di saperne di più spigolando in rete, chiedendo a frati e suore e raccogliendo testimonianze presso vescovi, preti e religiosi di altri Istituti.

Nelle Marche la situazione non è molto confortante per il padre Manelli.

Ai suoi frati era stato contestato di aver creato nei pressi di Osimo un’isola di tradizionalisti con la creazione persino di una scuola che è stata poi chiusa da quando il superiore aveva preso le distanze dal Fondatore.

Il Cardinale di Ancona confidò a una mia conoscente,  suor Noemi, che il Papa gli disse: “ho tribolato tanto per ottenere da un istituto religioso una casa che serviva per un’altra famiglia religiosa che si trova in grave difficoltà!”

Si riferiva ai Frati Francescani dell’Immacolata!

Ho scoperto, infatti, che la proprietà del loro convento di Roma in via Boccea, era passata sotto il controllo di alcuni laici della MIM e che questi stavano facendo di tutto per mandare via i frati e affidare l’immobile a un nuovo istituto fondato da padre Manelli nelle Filippine.

Non so se ho capito bene e l’informazione è esatta, ma pochi mesi prima dell’estate del 2013 chi disponeva dell’immobile erano dei frati francescani dell’Immacolata.

Cosa è successo dopo?

Sembra che padre Stefano abbia suggerito un’azione truffaldina per cambiare i soci dell’associazione proprietaria, denominataAssociazione del Cuore Immacolato”.

Se prima i soci erano tutti religiosi, dal momento in cui padre Manelli non era più il loro superiore, quei beni sono stati affidati a dei nuovi soci, familiari e amici di padre Manelli, da lui controllabili e che sono gli stessi che vogliono cacciare i frati.

Fu per questo che il papa Francesco in persona ha cercato per l’Istituto una nuova casa in Roma individuandola in un immobile dell’ex APSA nei pressi della stazione Termini abitato però da oltre un secolo da un istituto religioso femminile.

I disagi creati dal Manelli a queste suore sono incalcolabili, così come al Vaticano per l’indennizzo da dare alle religiose che occupano ancora la metà dell’immobile.

Quando leggo su Vatican Insider che Alfonso Rocco (Saviano?) dichiara il caso chiuso, non capisco a cosa si riferisca se non è nemmeno iniziato il processo.

Si confonde il dissequestro confermato in Cassazione della sola associazione Missione del Cuore Immacolato con una sentenza di Cassazione sull’intera vicenda.

Ho saputo, inoltre, che i trenta milioni di euro di beni che erano stati sequestrati si riferiscono soprattutto all’altra Associazione proprietaria dei beni dei Francescani dell’Immacolata e denominata Associazione Missione dell’Immacolata.

Un gioco di scatole cinesi, una confusione voluta che tuttavia non fa perdere il bandolo della matassa e chi guarda i fatti con oggettività.

Tutti i beni, infatti, sono stati sempre nell’effettiva disponibilità di padre Manelli benché nominalmente il proprietario fosse una persona giuridica, un’associazione creata ad hoc e giustificata in nome della povertà comunitaria dei francescani.

Mi sono informata presso un cappuccino di Loreto che mi ha chiaramente spiegato che anche per la loro Provincia i beni non possono essere dati a terzi o ad Associazioni.

I beni dell’Ordine sono indisponibili, come i beni demaniali e si definiscono “beni ecclesiastici”.

Forse Padre Manelli ha voluto evitare da sempre il controllo della Santa Sede per operazioni di vendita e acquisto, sostanziose e spericolate.

L’avvocato Tuccillo, suo difensore, afferma in televisione di non sapere nulla sull’albergo acquistato dall’Istituto a Frigento e denominato “L’Abbazia”.

Il Parroco del paese di Frigento, sia sui giornali che in televisione aveva detto che tale acquisto indignò i frigentani.

Ho conosciuto quella struttura per le quale ci venne chiesto alcuni anni fa, tramite padre Stefano e padre Massimiliano Maffei, un generoso contributo economico.

Ci dicevano che dovevamo lasciare tutto e spogliarci di tutto, specialmente se saremo diventate terziarie.

Ho scoperto solo recentemente che il Terz’Ordine era addirittura una bufala poiché mai è stato riconosciuto dalla Chiesa.

Un’amica terziaria mi ha detto: “Ci facevano studiare, ci esaminavano, ci facevano emettere i voti e ci… mungevano!”

Non sono arrivata nel Terz’Ordine, ma mi chiedo se si possa prendere in giro il prossimo in questo modo.

In televisione, ultimamente, è apparso anche un accompagnatore dell’avvocato Tuccillo, il signor Claudio Circelli.

Costui si dichiara padre di una suora e si fa eco degli 800 genitori di suore che vedono le figlie serene.

Una monaca mi ha riferito che il numero complessivo delle Suore Francescane dell’Immacolata supera di poco le 300 unità e che con l’uscita dall’Istituto di Suor Maria Francesca Perillo e di alcune sue fedelissime portate in Inghilterra per fondare un nuovo Ordine, la cifra si è ulteriormente abbassata.

Il Signor Circelli dichiara che sua figlia è da cinque anni in convento ed è felice.

Credo che cinque anni siano troppo pochi per fare una valutazione vocazionale, tant’è vero che i voti definitivi si fanno molto dopo quel periodo.

Mi è stato riferito, sempre dall’amica terziaria, che questo signore ha avuto in passato un profilo basso e che solo dopo l’entrata in convento della figlia è diventato un attivista fedelissimo a padre Manelli.

Forse era un modo per accreditare la figlia; questo spiega perché la figlia stia bene in un istituto dove si commettono parzialità e dove – a quanto sembra – ci sono “figlie e figliastre”.

Il signor Circelli, inoltre, è il rappresentante legale della Casa Mariana Editrice che come le altre due associazioni si è vista sostituire i religiosi con dei laici.

Tutto sta su internet.

Come e perché ha assunto questo ruolo? E’ stipendiato? Ci sono degli introiti nell’editrice? Chi ci lavora? Solo le suore? Gratuitamente? Per conto di chi?

Io ci vedo solo confusione…

All’opinione pubblica poco interessa il populismo per scagionare padre Manelli il cui avvocato sta ottenendo l’effetto contrario a quanto sperato.

Nel mio gruppo di preghiera ci ha fatto ridere la storiella dell’avvocato che scrive col sangue la lettera d’amore alla sua fidanzatina francese. Credo che non sia vero, ma anche se così fosse, dimostra sicuramente squilibrio.

Mio marito non fece una cosa simile, ma ci siamo amati sempre e da sempre.

Che l’avvocato non sia sincero si scopre anche da altri dettagli delle sue narrazioni.

Le fandonie sono semmai sue.

Non mi risulta, anche dalle interviste televisive, che le suore che accusano padre Manelli siano solo due.

Il problema che non si vuol capire, è che se anche con UNA sola religiosa o ex religiosa il fondatore si è comportato male, il crimine resta.

Che forse un omicida, uno stupratore, un ladro o un truffatore può essere assolto solo che ammazza, stupra, ruba e imbroglia una intera città?

Peccato, per il padre Manelli e per la Chiesa, che le vittime accertate, siano ben più di due…

In televisione, dopo il caso Manelli, appariva padre Fortunato, ex confratello dei Minori Conventuali di padre Manelli che parlava con fierezza del Natale ad Assisi.

Per decenni padre Manelli ha sempre parlato male dei Conventuali dicendo che erano “rilassati” e lui si separò da loro per fondare il nuovo Ordine.

Peccato che oggi i ruoli si rovescino e i Conventuali diano una lezione di responsabilità e aiuto alla Chiesa ben diversa dal fallimento del padre Manelli rimosso, lo ricordiamo, non per raggiunti limiti di età, come nella bugia dice l’avvocato, ma per il fatto che è stato commissariato, così come mi hanno spiegato ad Osimo.

Capisco che ognuno fa il suo mestiere e deve difendere i generosi clienti, ma per le bugie ci è bastato e avanzato p. Manelli; il resto ci disgusta.

Prendete pure informazioni e saprete e capirete…

L’Italia (indignata) s’è desta.

Le accuse a padre Manelli. E’ davvero il “boia di Frigento”?

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22 dic 2015

“Il convento degli orrori di Frigento”. Titola così la stampa irpina raccontando che una cinquantina di suore sostengono di essere state seviziate, umiliate, costrette a frustarsi e a scrivere lettere con il proprio sangue. Una delle religiose, in un filmato andato in onda a Pomeriggio5, ha raccontato, con il viso oscurato, le sevizie e le violenze fisiche, sessuali e psicologiche alle quali erano sottoposte lei e le sue consorelle, costrette addirittura – affermano – a prostituirsi con dei benefattori.

Le testimonianze delle suore e dei frati sono in un dossier, ora nelle mani della procura di Avellino (e forse del Vaticano). L’uomo sotto accusa è padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata ed anche del ramo femminile che attualmente è commissariato dal Vaticano. Il prete vive tutt’oggi dentro le mura del convento a Frigento (Avellino) . Padre Manelli continua a chiedere di poter incontrare Papa Francesco, ma finora il suo appello è rimasto inascoltato.

L’avvocato Giuseppe Sarno ha avuto accesso al dossier: “padre Manelli – racconta il legale – pretendeva un’obbedienza assoluta e patti di sangue spero che le cose scritte nel dossier non siano vere, perché si parla di reati molto gravi. Sembra che alcune suore si siano fatte marchiare a fuoco. Si tratta di una serie di comportamenti che avrebbero fatto, di questo istituto, una specie di lager”.

Don Pietro, un parroco della zona, difende padre Manelli: “E’ una persona di 83 anni, va assistito – dichiara il sacerdote – io non ho mai avuto sentori di queste forme di accuse, non so perché stiano venendo fuori queste cose”. “Sulla lettera vergata col sangue, è una cosa – prosegue Don Pietro – che si faceva fino a 30 anni fa in istituto. Chi manifesta il disappunto ora, quando si è fatto marchiare a fuoco 30 anni fa era consapevole o è stato costretto? Dobbiamo capire questo”. Dichiarazioni che hanno fatto del tutto inorridire Barbara D’Urso, conduttrice di Pomeriggio5, che si chiede come si possano giustificare simili comportamenti anche se avvenuti forse 30 anni fa.

Edoardo Izzo

http://www.farodiroma.it/2015/12/22/le-accuse-a-padre-manelli-e-davvero-il-boia-di-frigento/

Pomeriggio 5, focus sul convento degli orrori di Frigento

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16 DICEMBRE 2015

Milano, 16 dic. (LaPresse) – Barbara d’Urso apre Pomeriggio Cinque con la vicenda del convento degli orrori di Frigento, dove una cinquantina di suore sostengono di essere state seviziate, umiliate, costrette a frustarsi e a scrivere lettere con il proprio sangue: una delle religiose in un filmato racconta, con il viso oscurato, le sevizie e le violenze fisiche, sessuali e psicologiche alle quali erano sottoposte lei e le sue consorelle, alcune persino costrette a prostituirsi con benefattori. Tutte le testimonianze delle suore e dei frati sono in un dossier, ora nelle mani della procura di Avellino e del Vaticano.

Padre Stefano Manelli è il cofondatore dell’istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata a Frigento (Avellino) e vive tutt’ora dentro le mura del convento, che attualmente è commissariato dal Vaticano. Padre Manelli continua a chiedere di poter incontrare papa Francesco, ma finora il suo appello è rimasto inascoltato. L’avvocato Giuseppe Sarno ha avuto accesso al dossier . “Padre Manelli pretendeva un’obbedienza assoluta e patti di sangue – racconta il legale – spero che le cose scritte nel dossier non siano vere, perché si parla di reati molto gravi. Sembra che alcune suore si siano fatte marchiare a fuoco. Si tratta di una serie di comportamenti che avrebbero fatto, di questo istituto, una specie di lager”.

Don Pietro, un parroco, difende invece a spada tratta padre Manelli: “Manelli è una persona di 83 anni, va assistito – dichiara il religioso – io non ho mai avuto sentori di queste forme di accuse, non so perché stiano venendo fuori queste cose. Sulla lettera vergata col sangue, è una cosa che si faceva fino a 30 anni fa in istituto. Chi manifesta il disappunto ora, quando si è fatto marchiare a fuoco 30 anni fa era consapevole o è stato costretto? Dobbiamo capire questo”. “Non è possibile pensare di giustificare una cosa del genere – commenta la d’Urso dopo l’intervento del parroco – anche se sono avvenute 30 anni fa”.

http://www.lapresse.it/cronaca/pomeriggio-5-focus-sul-convento-degli-orrori-di-frigento-1.811785

I Francescani dell’Immacolata perdono le proprietà. Si ripropone il mito di Cronos che divorava i suoi figli

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La seconda sezione penale della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Avellino e confermato il dissequestro dei beni disposto dal Tribunale del Riesame nel giugno scorso a favore dell’associazione Missione del Cuore Immacolato, una delle associazioni intestatarie dei beni dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata. L’Associazione ha così ottenuto l’immediata restituzione dei beni, tra i quali c’è anche un immobile nella zona di Boccea, del valore di 2 milioni e 300mila euro. Le associazioni di laici continuano a fare riferimento a padre Stefano Manelli, il fondatore dei FFI esautorato nel giugno 2013 con una decisione della Congregazione dei religiosi, approvata prima da Benedetto XVI, che aveva disposto una visita canonica, e poi in modo definitivo da Papa Francesco. L’intricata vicenda ha risvolti morali prima che legali. In sostanza il gruppo vicino al fondatore, sul cui operato ci sono sconcertanti testimonianze, avendo perso il controllo dell’Istituto ha attivato un meccanismo di autotutela di tipo economico riappropriandosi di beni dei quali i religiosi disponevano senza esserne proprietari in base alle Costituzioni ispirate alla dura regola di San Francesco. Una moderna riproposizione del mito greco di Cronos che divorava i suoi figli.

Figlio di Urano (il Cielo) e Gea (la terra) Cronos era un titano. Aiutò la madre a liberarsi di Urano che, giacendo costantemente su di lei, le impediva di avere i figli concepiti. Evirò il padre, gettò l’organo amputato nell’Egeo e prese il suo posto alla guida del mondo. Crono scacciò i fratelli Ciclopi ed Ecatonchi li confinò nel Tartaro. Sposò poi la sorella Rea. A Cronos era stato predetto però che sarebbe stato detronizzato da uno dei suoi figli, proprio come aveva fatto lui stesso con il padre. Così cominciò a divorare i figli. La moglie Rea riuscì a sottrargli il figlio Zeus, con un escamotage: dopo aver partorito, avvolse una pietra nei panni e la mandò al marito. Così Zeus rimase in vita e, una volta cresciuto, somministrò a Cronos un veleno per fargli vomitare i figli cresciuti. In seguito a una guerra intrapresa con i fratelli liberati, sconfisse il padre. Liberò i Ciclopi, giganti con un occhio solo, e gli Ecatonchiri, mostri con cento braccia e cento gambe. In cambio i Ciclopi gli regalarono i fulmini. E lui si pose al comando dell’Universo, sul monte più alto della Grecia, l’Olimpo. Al museo del Prado di Madrid, è esposto il celebre dipinto di Francisco de Goya che rappresenta Cronos (nella foto) proprio mentre divora i suoi figli. Cronos era raffigurato di solito con una falce e in compagnia di una cornacchia. Sembra infatti che kronos derivi dalla parola greca Korone, che vuol dire proprio cornacchia.

http://www.farodiroma.it/2015/12/19/i-francescani-dellimmacolata-perdono-le-proprieta-si-ripropone-il-mito-di-cronos/