La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

Home » Generale » MIO FIGLIO SEVIZIATO NEL CONVENTO DI FRIGENTO

MIO FIGLIO SEVIZIATO NEL CONVENTO DI FRIGENTO

12239466_10208080701964532_1808502871912175266_n

 

La nuova denuncia

MIO FIGLIO SEVIZIATO NEL CONVENTO DI FRIGENTO

Una donna abruzzese rivela: riuscii a tirarlo fuori solo dopo aver minacciato padre Manelli

di Loredana Zarrella

Il Mattino pag. Avellino, ed. 14/11/2105

«Uscì dal convento di Frigento tutto pelle e ossa, con gli occhi cerchiati, deperito, lontano da me nel cuore e nell’anima. Sono riuscito a tirarlo fuori da lì con una tenacia infinita, solo dopo aver minacciato Padre Stefano Manelli di chiamare i carabinieri e di denunciarlo per sequestro di persona, visto che per mesi mi hanno negato di sentirlo». E’ il racconto di una mamma abruzzese, ancora profondamente scossa da quanto accaduto tredici anni fa, nei mesi più freddi dell’anno, a cavallo tra il 2002 e il 2003.

«Solo dopo mesi dalla sua uscita dal convento, mio figlio, che ora non vuole più parlare di questa storia, si è aperto con me, raccontandomi di sevizie e flagellazioni obbligatorie – continua a ricordare questa mamma, con la voce intrisa di una rabbia che il tempo pare non aver minimamente affievolito -. Mangiava solo cibo avariato, pane ammuffito, acqua e qualche brodaglia. Da allora ha sempre avuto problemi ai reni. Persino il panettone gli davano ammuffito e se provavano a sputarlo lo dovevano ringoiare». Il giovane, che non è mai divenuto frate, si è poi sposato portando con sé, dice la donna, le ferite di quell’esperienza.
«Quando dovevano pulire i tavoli, se non andava bene come lo avevano fatto, li dovevano pulire con la lingua» aggiunge, sottolineando che «è verissimo, dunque» quanto affermato anche dall’ex suora che in una video – intervista rilasciata al Corriere della Sera aveva detto che le Superiore facevano strisciare la lingua per terra come penitenza, e facevano mangiare il cibo con la cenere dentro. «Questo è quello che mi ha potuto raccontare allora mio figlio. “Mamma, il resto non te lo dico – mi ha detto – C’è un mistero dentro Frigento”». «Mio figlio vendette macchina e lasciò un lavoro da dirigente per entrare in convento a 30 anni, ormai grandicello, pochi mesi dopo una delusione amorosa».

«Da allora, da novembre fino a febbraio, non riuscii mai a parlare con lui a telefono – racconta -. Ogni volta mi veniva negato con delle scuse del tipo “è in preghiera”. Solo dopo Natale riuscii a vederlo, a Frigento. Era irriconoscibile. Lo abbracciai e sentii le sue ossa. Non sorrideva più. “Mamma, aiutami” mi bisbigliò all’orecchio, di nascosto, tenendo i capelli davanti alla bocca, dal momento che non ci hanno lasciati mai un attimo soli». Non è solo il ricordo delle piaghe nate da penitenze estreme, quali l’uso del cilicio, che spaventò la donna allora. Quanto, piuttosto, quel voto di obbedienza e di silenzio che le aveva allontanato il giovane durante il postulato. «Dopo la mia unica visita, riuscii a parlare con mio figlio solo dopo aver intimato di chiamare i carabinieri. “Bisogna parlare con Manelli per farti uscire? Tu sei d’accordo?” gli chiesi. “Si”, mi rispose semplicemente. Capii che era controllato».
La nuova testimonianza, che questa donna ha accettato di affidare a Il Mattino ma scegliendo di restare anonima, si aggiunge a quelle decine di voci di ex religiose e genitori di suore raccolte nel dossier depositato dall’avvocato Giuseppe Sarno nel giugno scorso presso la Procura di Avellino e prima ancora consegnato al commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi da un sacerdote diocesano che si era premurato di sentire, una a una, le presunte vittime.
Documenti in cui i genitori, spesso con più figlie diventate suore, lamentano di aver perso i contatti con loro. Nessuna notizia, nessuna rassicurazione sul loro stato. Perché? Il sospetto è che le loro figlie siano state portate a entrare in clausura o ad andare in missione all’estero perché venute a conoscenza di cose che non condividevano.
Dal Tribunale di Avellino è giunta intanto la notizia del rigetto della richiesta di un nuovo sequestro dei beni di proprietà dell’«Associazione Missione dell’Immacolata» con sede a Frigento, richiesta presentata in sede civile da Giuseppe Sarno, il legale della gestione commissariale dell’Ordine religioso. Il giudice Massimiliano Razzano ha così sciolto la sua riserva dichiarando che non esiste il “fumus boni iuris”, ossia la prova che l’associazione si stia vendendo i beni.

12208573_10208081630347741_5718453222997503331_n

Annunci

2 commenti

  1. maria ha detto:

    Continuano a venerarlo, Il Vaticano non prende serie decisioni, mafioso Manelli e chi lo sostiene…………

    Mi piace

  2. maria ha detto:

    SONO ARRABBIATISSIMA CON IL VATICANO,PERCHE’ NON NPRENDE UNA SERIA DECISIONE, NE HA ROVINATO PERSONE………..ANDASSE A ZAPPARE……….INVECE DI FARE IL SANTONE…………NON SCRIVETE QUESTE COSE ANDATE A DENUNCIARLO…………….HA COMPRATO ANCHE L’INFERNO……………….LA CHIESA, PADRE ARDITO COSA STA FACENDO? CHI LO COPRE?

    Mi piace

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: