La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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DANNI ALLA CHIESA

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Il commissariamento delle Suore Francescane dell’Immacolata rappresenta un secondo pesante giudizio da parte della Chiesa sulla figura e l’operato del Fondatore, il Frate Stefano Manelli.

Immaginiamo che le motivazioni siano le stesse del ramo maschile con il quale condividono una legislazione zoppicante da un punto di vista canonico e parzialmente anche da un punto di vista teologico.

Un ideale alto e riformato di vita religiosa francescana proposto dal Manelli che cozza con l’ortoprassi della sua vita personale e non solo…

L’immaturità che alcuni frati hanno rivelato durante il commissariamento con fughe dal convento, richiesta di dispense dai voti, azioni amministrative truffaldine, false testimonianze, infangamenti mediatici, minimizzazione delle responsabilità e difesa a oltranza dell’indifendibile, la dicono lunga su una delle più gravi azioni di plagio di un gruppo religioso cattolico dal dopoguerra in poi.

Il problema è che la parte lesa da questa compagine di pii uomini e donne è proprio la Chiesa Cattolica.

Il Manelli dovrà rispondere anche per il danno all’immagine della Chiesa e degli Istituti, uno maschile e l’altro femminile,  da lui stesso fondati.

A causa sua si sono scatenati tutti i blog tradizionalisti per convergere in una sorta di Jihad antibergogliana.

Da mesi la Santa Sede sta esaminando inquietanti dossier e non è da escludere anche l’intervento della Rota Romana per la conduzione dei venticinque anni di ininterrotto governo del Manelli, mantenuto – a quanto sembra – da rielezioni discutibili sulla forma della votazione.

Sembra inoltre che Frate Manelli  avesse creato anche un gruppo di laici, una sorta di “Terz’Ordine senza nessuna omologazione della Santa Sede.

Molti degli attivisti legati al Fondatore provengono da quella compagine.

E’ verosimile che bisognerà procedere ad una riqualificazione e sanatoria del gruppo laicale per risollevare di persone di buona volontà che hanno creduto nella spiritualità kolbiana e si sono ritrovate, come i religiosi, a fare i conti con un padre discutibile.

Per il ramo maschile dei frati il Manelli ha cercato disperatamente di fondare un nuovo istituto dotandolo dei beni oggi sotto controversia giudiziaria.

Operazione fallita!

Non gli resta che studiare “la rimessa in sella” con un suo uomo quale superiore generale prestanome.

Si intuisce che esiste infatti un’area di finti moderati e negoziatori sotto l’ombra magari del cofondatore Frate Gabriele Pellettieri che in realtà, quale prima vittima del Manelli, ne rimane  sempre il fedele eco.

Anche lui si assumerà le sue responsabilità davanti a Dio e davanti alla storia.

Per le suore, prima che il loro commissariamento avvenisse, con la presunta complicità di porporati all’interno dei Sacri Palazzi, gli stessi che oggi cercano di sabotare papa Bergoglio, c’è stata una corsa all’uscita dall’Istituto per fondare l’ennesima associazione di voti privati come quella di Lipa: sede nelle Filippine, membri in Italia.

Cosa resta al Fondatore dopo l’ennesimo scandalo pubblicistico che lo riguarda?

Dopo la morte di Padre Volpi, all’annuncio del nuovo commissario c’è stato su di lui un arrembaggio studiato ad arte di sodali del Manelli legati al mondo salesiano e al Vicariato di Roma dove l’illustre commissario canonista Mons. Sabino Ardito lavorava. Il solito mantra sofistico: Manelli è un “santo”, i genitori sono santi, quindi i cattivi sono gli altri…

In almeno due Dicasteri Romani stanno circolando queste chiacchiere…

Non è da escludere anche il coinvolgimento di una cordata di pugliesi, conterranei del Commissario, a difesa del Manelli.

I giorni che seguono riveleranno la fondatezza o meno di tali accuse che gettano ombre sull’attuale conduzione di governo formata da una troika dove i Padri Ghirlanda e Calloni coadiuvano Mons. Ardito e si controllano a vicenda.

Chissà a quali e a quante pressioni la troika è sottoposta  da chi lavora dalla mattina alla sera per ottenere la riabilitazione del Manelli: morale e materiale.

Dove l’autorevolezza del fondatore Manelli è più debole è comunque nelle periferie dell’Istituto, nelle missioni.

Molti osservatori stanno a guardare i soggetti di future nomine e riorganizzazioni specie nelle terre lontane per carpire e denunciare eventuali parzialità dopo i malumori seguiti alla recente clamorosa vicenda della nomina di quattro religiosi rappresentanti della base, ma di chiara scelta manelliana.

Ad Oltretevere sono giunte diverse proteste in merito, così come ci è stato confidato da un prelato della Curia.

Sembra che il nuovo Commissario abbia fatto fare ai frati una votazione farsa, cioè  senza spoglio pubblico delle schede di votazione.
Frate Manelli intanto dal settembre 2014 permane in un convento femminile, quello di San Giovanni Rotondo, da dove può manovrare tutti i burattini e le burattine della sua giostra.

L’unica flebile sua speranza è il “controgolpe” al Capitolo Generale, dove spera di candidare ancora uno dei suoi colonnelli.

Tutto è fin troppo prevedibile, ma per il Manelli “tutti sono dei fessi”…

“Solo lui si salva…”

Dopotutto, tale formula,  è il paradigma della sua visione ecclesiale.

Non era forse anche questo il suo motto?

Extra Manelli nulla salus.

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