La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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FINE DELLE VIOLAZIONI ALLA REGOLA DI SAN FRANCESCO

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Il MATTINO DI AVELLINO Pagina 34 del 24 novembre 2015

Frigento. L’indagine sui Frati francescani

Loredana Zarrella

Frigento. Un ritorno quasi in sordina nella casa madre dei Frati Francescani dell’Immacolata, dopo la lunga permanenza nel convento di suore a San Giovanni Rotondo.È stato questo il rientro di Padre Stefano Maria Manelli a Frigento, nella frazione Pagliara, dove il Santuario della Madonna del Buon Consiglio è un tutt’uno con il convento dove abitano i Frati dall’abito grigio-celeste.

Nessuno fino a ieri si era accorto della sua presenza. Solo voci che si rincorrevano di casa in casa e che hanno portato pure il furgone della Rai davanti il piazzale del complesso religioso, per una trasmissione durante il programma «La vita in diretta». Dopotutto, avendo celebrato finora la messa soltanto in privato, solo qualcuno aveva potuto sapere, per averlo magari intravisto.

Padre Stefano è tornato lo scorso sabato mattina accompagnato da uno dei nuovi commissari dell’Ordine, che è poi andato via già in serata, lasciando il Fondatore dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata alla sua nuova dimora.

Era da tempo che i suoi Superiori richiedevano l’allontanamento da S.Giovanni Rotondo, dove non avrebbe potuto dimorare perché in aperta violazione della Regola di San Francesco secondo cui «i frati non devono entrare nel convento delle monache».

Così, dopo l’ennesimo rifiuto ad abbandonare il convento femminile per motivi di salute, Padre Manelli ha dovuto obbedire e tornare a Frigento, di certo più distante dalla «Casa Sollievo della Sofferenza» di Padre Pio, dove si recherebbe abitualmente per curarsi.

Frigento è un luogo troppo freddo per lui, che ha 82 anni, e che aveva chiesto di restare a San Giovanni Rotondo perché aveva l’ospedale vicino» ha detto ieri pomeriggio, a “La vita in diretta”, il programma di RaiUno, l’avvocato Enrico Tuccillo, che continua con forza a difendere, attraverso le vie legali e i media, il fondatore dell’Ordine commissariato dalla Santa Sede.

Intanto, a Frigento, Padre Manelli verrà ora accudito dai frati. I commissari – il salesiano don Sabino Ardito, il gesuita padre Gianfranco Ghirlanda e il cappuccino padre Carlo Calloni – gli avrebbero pure imposto il divieto di ricevere visite all’interno del convento, se non quelle dei suoi familiari. Non a caso, i festeggiamenti per il suo 60esimo sacerdozio sono stati ridimensionati drasticamente. Gli amici avevano organizzato per domenica scorsa, a mezzogiorno, una messa di accoglienza e benvenuto, e un pranzo, con tanto di persone che sarebbero dovute accorrere da fuori provincia con dei pullman. Festosi e grandiosi preparativi bloccati, però, dal commissario che ha consentito solo una messa a porte chiuse, e solo per amici e parenti.

DALLA PARTE DI MAMMA LOPEZ

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Articolo copiato da facebook.

DALLA PARTE DI MAMMA LOPEZ

Riceviamo e pubblichiamo questa testimonianza di una ex religiosa che fa luce sulle parole ingiuste verso mamma Lopez.

Care consorelle,

mi rivolgo a loro per esprimere la mia amarezza e il mio dolore su delle conferme che la recente testimonianza di suor Maria Eucaristica Lopez mi ha fornito.
Non osavo credere a certe dicerie, ma con la testa di una persona libera e razionale, che solo per miracolo non ha perduto la fede, debbo dare atto che il loro modo di fare è più “diabolico” (nel secondo il significato del termine) di quello che mi hanno testimoniato durante la mia permanenza in convento.
Premetto, questa volta per rispondere al Fondatore, che non sono un’inetta in quanto “fuoriuscita” e che ho realizzato la mia vita proprio da quando mi sono allontanata da persone meravigliose, ma totalmente plagiate dal Manelli (non merita il titolo di “padre”) e dal giogo di superiore come le suore Consiglia, Carmela e Annunziata.
Debbo innanzitutto attribuire al mio ex Istituto la regia dell’operazione di ricorso ai blog, all’infangamento mediatico e a certi giornalisti che non risparmiano gli attacchi al caro padre e Papa Francesco. La prova è l’approccio diretto a Marco Tosatti che si permette di dire che la vostra saga offende la Chiesa. Di questo ha sicuramente ragione, ma si renda conto lui di quante volte ha offeso il sentimento di tanti fedeli con le sue questioni di lana caprina.

Cara suor Maria Eucaristica, mi rivolgo adesso a lei (eravamo obbligate a darci del lei) per dirle che nessuno ha mai creduto che si era “obbligate” a stare in convento. Ci stavamo tutto più o meno volentieri perché il fondatore ci parlava di cose belle, della vita dei santi, delle sante, del sacrificio per la salvezza del mondo. Ci sentivamo grandi, importanti, ci esaltavamo ed eravamo tutte contente di ascoltarlo, vederlo e stare con lui anche un solo minuto.
Si ricorda di quando il Manelli ci faceva mettere la testa sul petto, ci teneva la vita, ci diceva “quanto sei bella” e a un altra “quanto sei brutta” creando sentimenti contrastanti, gelosie, frustrazioni?
A me, quando mi inginocchiavo a terra per la confessione, mi metteva con la testa sulle sue ginocchia; altre volte, quando eravamo in auto mi diceva di stendermi sulle sue gambe come un cuscino. Diventava più serio solo quando c”era Madre Francesca Perillo, ma tutto questo perché ogni attenzione era per lei.
Si ricorda di quando le dette il libro “l”Eletta del Dragone?”

Col tempo ho visto tante incoerenze, trattamenti di favore, giochi di potere, isterismi.
Possibile che lei non sappia come Consiglia chiedesse di strisciare la lingua per terra alle sue suddite per punizione? Si ricordi di come, anche nella sua comunitá sembravamo delle deficienti con i cocci degli oggetti rotti appesi al collo per ricordarci che non bisognava rompere le cose? Si ricorda di quante volte si è lamentata con noi delle superiore? Il Manelli lo ha sempre difeso, è vero, ma delle superiore non ha mai risparmiato la critica quando era necessaria, cioè spesso. Mi fece paura quando lei rientrò dal Benin “pelle e ossa” mi sembrava un”anoressica con il vaiolo. Come fa a dire che sta bene e stava bene?

Lei dichiara che sente sua mamma per telefono una volta al mese. Infatti si possono chiamare i genitori solo una volta al mese. Mi è sembrato di capire, però, che sua madre si è lamentata più per sua sorella Teresina che non ha visto per dodici anni! Quando poi lei dice che è venuta spesso a casa e anche ultimamente, deve far attenzione.
Lei è venuta per calmare sua sorella in crisi ed accompagnarla a casa per non lasciarla da sola con i suoi. Nella sua debolezza sua mamma l”avrebbe convinta ad uscire da convento.
Non è coercizione questa? Le superiore le hanno fatto due volte in un anno il biglietto aereo per evitare che suor Teresina “si spogliasse” così come ha detto la mamma, cioè uscisse dalla vita religiosa.

Cosa ha da nascondere suor Teresina o cosa ha da rivelare? Insieme con sua sorella, così come era per me, lei era frutto di un imbroglio.

Ci fecero fare la professione perpetua subito dopo il noviziato, al quale fummo ammesse dopo pochi mesi di postulandato.

Temendo che l”abate di Montecassino, che ci eresse, avesse opposto obiezioni decidemmo di fare il patto di incondizionata fedeltà al fondatore qualora ci avessero interrogate sul”imbroglio. Eravamo giovani, entusiaste, bramavamo fare i voti perpetui.
Il Manelli poi si presentava sempre come vittima e noi scegliemmo di essere anime vittima per lui.
Scrivemmo col sangue la formula della professione ispirandoci a Santa Margherita Maria Alacoque, e poi aggiungemmo la formula di fedeltá incondizionata a lui nella formazione e nella conduzione dell”Istituto offendo sacrifici per una cosa particolare. Io scelsi le vocazioni perché il fondatore ci teneva tantissimo e lo feci naturalmente per fargli piacere. Ci pungevamo il dito a vicenda tre alla volta e scrivevamo con uno stuzzicadenti.
Per me, come per lei, il fondatore era un santo sulla terra, un oracolo. Quello che diceva aveva valore di “parola di Dio”, il “dio” Manelli.

Lei dice che nessuna superiora ha indicato la famiglia come demonio. È vero, ma sia il Manelli che le superiore, ci hanno sempre insegnato che i peggiori nemici della vocazione sono i familiari”. Lei si ricorda, naturalmente, oppure come il Manelli in TV non si ricorda di nulla? Mi hanno detto che in Cornovaglia, ma anche negli altri Colombai in Italia, sua sorella piangeva sempre.

Ma come mai Teresina è entrata in Colombaio?

La sua reazione verso la mamma non conferma il plagio? Dica la verità. Lei è stata contattata e ha elaborato la lettera utilizzando i luoghi comuni che sento e leggo da un pezzo. Non ne esce bene né lei, né il suo Istituto.

Quante volte è stato detto al Manelli e a suor Maria Consiglia che si esagerava con i messalini?
Una volta una povera signora ne voleva uno e le chiesero 4 euro. Che dite a fare che è un”offerta libera per aiutare le missioni? Quanto costa un messalino? 25 centesimi ? Voi a quanto lo vendete? A 4 o 5 euro? Non vi vergognate? E poi parlate dei beni, la prima preoccupazione del Manelli? Il primo atto dopo il commissariamento, mi hanno detto. O forse, come al solito, lo hanno indotto le suore, con la loro avidità a fare questo? Lei non ha difeso la posizione del Manelli.
Parla di Costituzioni approvate dalla Chiesa e di penitenze moderate in esse contenute.
È il libretto di “Usi e Tradizioni” dove lo mette? Il regolamento, gli statuti dei Colombai, dove li mette? È vero o no che per imitare santa Veronica e la beata Florida Cevoli ci marchiavamo a fuoco? Nessuna obbligazione, ma induzione e gratificazione morale che per delle frustrate valgono come un sorriso, quelli che avevamo dimenticato.
Sorella, mi dica la verità. Quante delle nostre sono in psichiatria? Ho saputo di casi proprio nella sua comunità. Non me lo neghi, per piacere. Lei dice di essere felice perché come facevano con me la stanno facendo sentire una pedina importante. Si salvi finché è in tempo e aiuti le sue consorelle anziché difendere artificiosamente chi le ha rovinate.

M. C.

 

MIO FIGLIO SEVIZIATO NEL CONVENTO DI FRIGENTO

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La nuova denuncia

MIO FIGLIO SEVIZIATO NEL CONVENTO DI FRIGENTO

Una donna abruzzese rivela: riuscii a tirarlo fuori solo dopo aver minacciato padre Manelli

di Loredana Zarrella

Il Mattino pag. Avellino, ed. 14/11/2105

«Uscì dal convento di Frigento tutto pelle e ossa, con gli occhi cerchiati, deperito, lontano da me nel cuore e nell’anima. Sono riuscito a tirarlo fuori da lì con una tenacia infinita, solo dopo aver minacciato Padre Stefano Manelli di chiamare i carabinieri e di denunciarlo per sequestro di persona, visto che per mesi mi hanno negato di sentirlo». E’ il racconto di una mamma abruzzese, ancora profondamente scossa da quanto accaduto tredici anni fa, nei mesi più freddi dell’anno, a cavallo tra il 2002 e il 2003.

«Solo dopo mesi dalla sua uscita dal convento, mio figlio, che ora non vuole più parlare di questa storia, si è aperto con me, raccontandomi di sevizie e flagellazioni obbligatorie – continua a ricordare questa mamma, con la voce intrisa di una rabbia che il tempo pare non aver minimamente affievolito -. Mangiava solo cibo avariato, pane ammuffito, acqua e qualche brodaglia. Da allora ha sempre avuto problemi ai reni. Persino il panettone gli davano ammuffito e se provavano a sputarlo lo dovevano ringoiare». Il giovane, che non è mai divenuto frate, si è poi sposato portando con sé, dice la donna, le ferite di quell’esperienza.
«Quando dovevano pulire i tavoli, se non andava bene come lo avevano fatto, li dovevano pulire con la lingua» aggiunge, sottolineando che «è verissimo, dunque» quanto affermato anche dall’ex suora che in una video – intervista rilasciata al Corriere della Sera aveva detto che le Superiore facevano strisciare la lingua per terra come penitenza, e facevano mangiare il cibo con la cenere dentro. «Questo è quello che mi ha potuto raccontare allora mio figlio. “Mamma, il resto non te lo dico – mi ha detto – C’è un mistero dentro Frigento”». «Mio figlio vendette macchina e lasciò un lavoro da dirigente per entrare in convento a 30 anni, ormai grandicello, pochi mesi dopo una delusione amorosa».

«Da allora, da novembre fino a febbraio, non riuscii mai a parlare con lui a telefono – racconta -. Ogni volta mi veniva negato con delle scuse del tipo “è in preghiera”. Solo dopo Natale riuscii a vederlo, a Frigento. Era irriconoscibile. Lo abbracciai e sentii le sue ossa. Non sorrideva più. “Mamma, aiutami” mi bisbigliò all’orecchio, di nascosto, tenendo i capelli davanti alla bocca, dal momento che non ci hanno lasciati mai un attimo soli». Non è solo il ricordo delle piaghe nate da penitenze estreme, quali l’uso del cilicio, che spaventò la donna allora. Quanto, piuttosto, quel voto di obbedienza e di silenzio che le aveva allontanato il giovane durante il postulato. «Dopo la mia unica visita, riuscii a parlare con mio figlio solo dopo aver intimato di chiamare i carabinieri. “Bisogna parlare con Manelli per farti uscire? Tu sei d’accordo?” gli chiesi. “Si”, mi rispose semplicemente. Capii che era controllato».
La nuova testimonianza, che questa donna ha accettato di affidare a Il Mattino ma scegliendo di restare anonima, si aggiunge a quelle decine di voci di ex religiose e genitori di suore raccolte nel dossier depositato dall’avvocato Giuseppe Sarno nel giugno scorso presso la Procura di Avellino e prima ancora consegnato al commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi da un sacerdote diocesano che si era premurato di sentire, una a una, le presunte vittime.
Documenti in cui i genitori, spesso con più figlie diventate suore, lamentano di aver perso i contatti con loro. Nessuna notizia, nessuna rassicurazione sul loro stato. Perché? Il sospetto è che le loro figlie siano state portate a entrare in clausura o ad andare in missione all’estero perché venute a conoscenza di cose che non condividevano.
Dal Tribunale di Avellino è giunta intanto la notizia del rigetto della richiesta di un nuovo sequestro dei beni di proprietà dell’«Associazione Missione dell’Immacolata» con sede a Frigento, richiesta presentata in sede civile da Giuseppe Sarno, il legale della gestione commissariale dell’Ordine religioso. Il giudice Massimiliano Razzano ha così sciolto la sua riserva dichiarando che non esiste il “fumus boni iuris”, ossia la prova che l’associazione si stia vendendo i beni.

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L’AUTORIDICOLIZZAZIONE DI PADRE STEFANO MANELLI

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L’11 novembre 2015 Padre Stefano Manelli reitera il suo appello a Papa Francesco:  “Mi riceva subito, immediatamente!

Lo fa attraverso le telecamere di RAI UNO durante la trasmissione “La Vita in Diretta”, la stessa che pochi giorni prima aveva aperto sulla televisione nazionale la saga dell’autoridicolizzazione.

Voglio parlare con l’uomo più importante della terra, (…) chiarire tutto, (…) presentare il bene che vogliamo fare alla Chiesa e all’umanità…”

Questa volta è un messaggio che legge sul tavolino, accigliato, accanto al suo avvocato, alle suore, davanti a una troupe televisiva indignata e nella ressa esterna di curiosi abitanti del paese, sempre più scandalizzati e infastiditi da quella presenza forestiera.

Dichiara – il Manelli – che chi lo avrebbe dovuto aiutare, cioè la serie di cardinali e monsignori che finora lo hanno sponsorizzato, si è tirato indietro sul fargli incontrare il Papa.

P. Manelli, oramai, è fuori controllo, è troppo compromesso e compromettente.

Un appello al Papa davanti alle telecamere non è una difesa, ma un gesto popolano, indice di debolezza, la stessa dei superiori dei frati e delle suore che permettono simili show.

L’apparato difensivo del Manelli scricchiola visibilmente, diventa sempre meno convincente poiché non riesce a dare nessuna esauriente risposta alle accuse mossegli.

La gravità del momento è tale che P. Manelli rompe la consuetudine di agire dietro le quinte,  mandando avanti gli altri.

Ma non siamo alla resa. Vorrà morire sul campo. Le ha fatte talmente grosse che non ha più nulla da perdere. Non c’è decenza, non c’è dignità che freni.

Preferisce vedere gli Istituti morti piuttosto che vitali senza lui e le sue donne e i suoi uomini al governo.

Era prevedibile che il commissariamento delle sue suore avrebbe aperto un nuovo scenario.
Per i frati fu la fuga di documenti, gli insulti a Padre Volpi « il kommissario », le petizioni in rete…
 
La coreografia di quella casa è ben architettata. 
 
Madonne e statuine dappertutto, foto di rarissimi incontri con papa Giovanni Paolo II e la miracolosa e nuova apparizione del ritratto di Papa Francesco, colui che “era (precedentemente) bandito da conventi e sacrestie” così come ci ha confidato un anno fa una suora turchina ancora in attività.

P. Manelli stavolta scende nelle acque melmose e in un disperato tentativo di salvataggio della barca che sta affondando, chiama a farsi difendere dagli altri.

 Non entra nel merito delle vittime e dei casi specifici presentatigli.

Rincara la dose di insulti dicendo: “Le fuoriuscite escono con l’animo avvelenato perché non possono condividere la vita serafica”.

Cosa significano queste espressioni?

P. Manelli campiona delle suore più affidabili, svuota la comunità di San Giovanni Rotondo e vi inserisce a posticcio altre suore di diverse comunità per dare testimonianze a lui favorevoli.

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I filmati della RAI incastrano il Manelli; in giardino al gioco della palla, appare anche la seconda nipote, Suor Maria Cecilia Manelli. Un clan a difesa dello zio.

Le commissarie lo sanno?

Si contano sulle dita di una mano le suore turchine che “sanno leggere e scrivere” più delle altre.

Le laureate lo erano prima che entrassero, ma la stragrande maggioranza sono entrate adolescenti senza finire gli studi, come i figli dei romche devono andare a mendicare ai semafori.

Prima il Manelli si faceva difendere sui blog da mamme di suore, poi da nonne; adesso espone le suore stesse, consapevoli di mentire sapendo di mentire.

Ci spiegavano la restrizione mentale” ci ha confidato una suora tre mesi fa, una di quelle che sono ancora dentro ma che non è apparsa nel confronto televisivo costruito ad arte.

Chissà perché non lei e chi come lei…

Credono che sia moralmente lecito non dire la verità ridendo in faccia alla verità e negando gli striscialingua imposti dall’economa a qualche suora solo perché non è toccato a loro.

Rispondono: « noi non lo abbiamo mai fatto”

Certamente! Ma sanno che ad altre è stato imposto!

Ne abbiamo certezza testimoniale.

L’autoflagellazione, la disciplina, è pratica quotidiana, ma le suore negano tutto.

Falso? Ci querelino pure!

Al processo saremo una legione a testimoniare.

Poche fuoriuscite si sono inventato tutto?

Ma se in vent’anni l’Istituto ha perso più di cento membri!

Le suore sono convinte di quello che fanno? Sono convinte di quello che dicono?

Suor Myriam sembra recitare una pappardella a memoria con voce asettica e tono piatto; suor Stefania è più focosa e brandisce la sua laurea in Economia e Commercio conseguita prima di entrare in convento.

Si vanta del papà carabiniere.

Anni fa, quando i frati furono cacciati da mons. Serafino Sprovieri dal complesso “La Pace” di Benevento, ci fu un gruppetto di fans del Manelli che strombazzava sotto il vescovado e suonava rumorosamente pentole e coperchi per protestare.

Manelli ne ha fatti sempre di casini e ogni tanto qualche vescovo lo mandava via.

E’ facile verificare.

 Intervenne la forza pubblica e chi scoprì tra i manifestanti pro Manelli debitamente in borghese?

Il collega maresciallo dei carabinieri!

Tutti plagiati dai santoni!

L’avvocato Tuccillo afferma che un paese che “lui conosce bene” (sic) come San Giovanni Rotondo si sarebbe rivoltato contro p. Manelli se dalle suore o contro le suore fossero emersi degli abusi.

Eppure sono gli stessi abitanti di San Giovanni Rotondo che denunciano il sospetto movimento di religiose alla vigilia della trasmissione; sono sempre gli abitanti di san Giovanni Rotondo che segnalano qualche passeggiata di p. Manelli, sempre accompagnato dalle suore, di cui non riesce più a fare a meno, a descriverlo marciante a testa bassa, avaro nel saluto.

Uno psicoterapeuta che segue il caso ci dice che è l’atteggiamento tipico della superbia, quella che potrebbe essere alimentata da unnarcisismo patologico, lo stesso che lo avrebbe indotto  p. Manelli  ad accettare i voti privati nei suoi confronti ma anche la raccolta di peli e capelli dal letto, a modo di reliquia, nei frequenti pernottamenti nei conventi delle suore, fino a farne la propria dimora fissa.

Una ex suora dichiara persino di averli mangiati, quei capelli! (sic)

Il fondatore afferma di non ricordare nulla, ma si tradisce dicendo che i fatti risalgono a ventitrè anni fa.

Una precisione sorprendente, segno di chi invece sa bene, di chi ha studiato le carte e cerca di barcamenarsi per evitare risposte compromettenti.

E’ meglio, come gli imputati al processo, dichiarare: “non ricordo”.

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Ricorda bene, invece, di una cenetta con Adriana Pallotti, oggi novantasettenne, figlia spirituale di Padre Pio, alla quale, secondo la dichiarazione della vittima,  ha fatto sottrarre tutti i beni.

La vecchietta dice che lo perdona e commuove l’Italia.

P. Stefano invece sputa veleno contro le sue stesse vittime che oggi lo accusano.

Si ascolta in diretta la telefonata sofferta della mamma di due suore: « Sono plagiate, controllano le telefonate e le lettere; devono quindi dire che tutto va bene… non ho visto una figlia per dodici anni, l’altra è stata malata e mi hanno nascosto la diagnosi, poi l’hanno mandata in Africa… »

Padre Manelli nega, non si ricorda…

Subito dopo il servizio sul p. Manelli viene presentato il dossier sulla mamma presunta assassina del piccolo Loris.

Dopo mesi e mesi nei quali ha detto di aver accompagnato il figlio a scuola, cambia versione.

Per padre Manelli sarà necessariamente lo stesso.

La « farfallina che vola » ci ha detto che cambierà avvocato.

Affidiamo il Manelli alla Misericordia di Dio, ma alla giustizia degli uomini.

La vicenda non finirà qui e non finirà presto.

Siamo pronte ad andare non solo in TV, ma al Tribunale: civile ed ecclesiastico.

Ci siamo stancate e con noi la Chiesa, l’Italia, il Papa e i suoi Frati e Suore schifati.

IL CONVENTO DELLO SCANDALO. SUORE DISSIDENTI: CI HANNO VESSATE E CACCIATE

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Il convento dello scandalo (corretto)

Le suore dissidenti: Ci hanno vessate e cacciate

Una delle ex religiose: “Dopo anni mi hanno messa fuori dal convento, non ubbidivo mi dicevano”.

Loredana Zarrella
“Non sono ritorsioni ma sono accuse vere”. Non ci stanno le ex suore dell’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata a esser tacciate da Padre Stefano Manelli come autrici di una azione di vendetta nei suoi confronti per essere state “mandate via dall’Ordine”. Solo pochi giorni fa il fondatore dell’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata, che ha la sua casa madre a Frigento, aveva dichiarato, davanti alle telecamere di RaiDue, che le accuse a lui rivolte da suore e frati fuoriusciti, relative alle molestie sessuali e ai patti di sangue, erano “fantasie dettate dal desiderio di rivalsa per non essere stati ritenuti idonei alla vita religiosa”.
Così un’ex consorella, in particolare, ha affidato al “Mattino” una corrispondenza, risalente allo scorso anno, tra lei e Suor Maria Michela Pia Cozzolino, la Superiora destituita, lo scorso ottobre dalla Santa Sede dal suo ruolo di guida del ramo femminile dell’Istituto.
Mentre altre ex religiose hanno affermato di essere state costrette a restare per anni nell’Ordine pur volendo uscire, la nuova testimonianza racconta di una suora che non è stata ammessa al rinnovo dei voti perché, dice, si è ribellata ad “aggiunte” inserite arbitrariamente nella forma di vita dell’Istituto”.
Ad esempio quando la suora chiese di assistere una sorella ammalato o i fratelli piccoli fu richiamata più volte da casa. “Devo pensare – spiega la suora in una lettera indirizzata alla Superiora dopo aver ricevuto la comunicazione di non ammissione al rinnovo della professione religiosa – che questa vostra decisione sia frutto di una ritorsione nei confronti dei miei genitori, che apertamente da colloqui con lei medesima e con alcune altre madri (del consiglio e non), non sono ritenuti “fedeli seguaci” del Fondatore. Questo perché da terziari francescani dell’Immacolata hanno riconosciuto e seguono la legittima autorità del Commissario Apostolico”.
“Ho dovuto parlare a causa del modo con cui sono state trattate delle mie consorelle, alla serie di obbedienze date che hanno messo a dura prova la loro stabilità psichica e la loro vocazione – scrive ancora la suora -. Ho dovuto parlare perché non potevo continuare a vedere occhi rigati dalle lacrime, non potevo guardarle soffrire”.
La suora è stata dimessa dall’istituto lo scorso anno, dopo circa 12 anni di vita vissuta tra vari conventi, per “disagio nella vita religiosa, particolarmente a riguardo alla difficoltà di relazionarsi con le superiore”.
Queste le giustificazioni ufficiali, inviate dalla casa generalizia di Frattocchie, vicino Roma, firmate da Suor Maria Michela Pia Cozzolino, l’allora superiora.

Il caso
“Entrata da ragazzina in convento, chiesi di studiare musica e mi fu impedito”.

La suora spogliata del suo abito lamentava nella missiva di essere stata costretta a rinunciare pure agli studi: “Non ho proseguito gli studi accademici musicali, contrariamente a quanto garantito ai miei genitori nella lettera di consenso per l’ingresso nell’Istituto, in quanto minorenne. Ai miei genitori lei mi ha obbligato di dire che era mia volontà non continuare gli studi: praticamente una menzogna!”.
“Si mangiavano solo cibi scaduti, se c’era qualcosa di non scaduto era una benedizione. Questo perché si doveva essere poveri ma poi accumulavamo invece tutti quei soldi” conferma la ex religiosa al Mattino. “Molte ex consorelle sono distrutte psicologicamente” ha aggiunto.
“Io sono uscita spontaneamente – ha raccontato invece un’altra ex suora andata via dall’Istituto circa 5 anni fa, dopo 20 anni nell’Ordine -.
Altre consorelle “dissidenti” sono state convinte a uscire o mandate a casa con furbizia”.

Il Mattino, ed Avellino del 11/11/2015

I FATTI NOSTRI

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“So soltanto che i fuoriusciti, le fuoriuscite, di solito dicono, dicono, dicono e inventano, inventano inventano…  sono terribili, sono calunnie”.

 

– E’ questa la dichiarazione rilasciata da P. Stefano Manelli, fondatore dei Francescani dell’Immacolata alla giornalista di RAI 2 per la trasmissione “I Fatti Vostri” del 9 novembre 2015.

 

– Abbiamo ricevuto poco dopo questa telefonata:

 

“P. Stefano ci ha uccise due volte!

Ma non hai visto? E’ uscito per televisione!

A noi insegnava l’umiltà e lui attacca?

Ma quando pensa a pregare e a riparare i peccati?

Ha messo nella mer…  tutto l’Istituto.

Che figuraccia sta facendo fare alla Chiesa!

Gli ho anche lavato i piedi a Frattocchie e ci tratta così?!

Ma lo denuncio! Ci parlo io al Papa! A me non mi riceve?

Mi hanno fatto crepare per farmi uscire e dice che vogliamo una rivalsa?

Lo hai sentito? Dice che ci hanno detto di uscire.

Ma se da anni volevo uscire e mi diceva di resistere per salvare i genitori!

Calunnie?!

Ma io lo vado a sputt…. sotto il convento!

A me e a L. con la scusa della medaglia e come spingeva!

  1. lo disse anche al papà.

Ma stiamo a scherzare?

Dice alla giornalista come si fa a ricordare?

Dice che è passato tanto tempo ?!

 

 

Scherziamo?

Madre M. C. mi voleva pure a me fare strisciare la lingua per terra.

Da allora mi prese sull’occhio…

Facevano apposta di farmi lavare i piatti e quando rompevo quelle cose che facevano schifo mi faceva portare i cocci appesi al collo.

Suor M.M mi ha detto che le hanno detto quello che doveva rispondere alla visitatrice e poi l’avvocato vuole fare interrogare le suore?

Ci vado io e so io a chi faccio pure parlare che vuole parlare e sta soffrendo ancora dentro…

Tutta una finzione di suor S…

Hanno messo la nipote per televisione a giocare con la palla. Vuoi vedere che hanno scambiato le suore, fatto andare chi volevano loro nella comunità a San Giovanni Rotondo davanti alle telecamere.

Le solite furbe! Tutto preparato.

Ma se ci tolsero pure la ricreazione!

 

la suora più alta con gli occhiali è la nipote carnale di manelli

la suora più alta è la nipote carnale di manelli

 

–       E’ questa una delle reazioni a caldo sull’ennesimo programma diffuso sulla rete nazionale per ristabilire una verità sepolta e che stava continuando a produrre dolore alle persone.

L’Italia è scandalizzata.

Ho voluto allora fare io una telefonata a una delle molte vittime del p. Manelli la quale mi ha riferito questo:

Mesi e mesi prima di avere un colloquio (p. Stefano Manelli ndr) malgrado un sacco di volte l’ho chiesto. Stavo in crisi e lui diceva che non poteva ricevermi. Non potevo chiamare il mio parroco. Non potevo andare da don G. G.  Ero malata e lui mi diceva che non poteva muoversi.

 

–       Ecco cosa invece P. Stefano ha dichiarato oggi davanti alle telecamere:

“Papa Francesco come santità mi chiami perché io sono disposto a venire anche subito, mi chiami immediatamente proprio per chiarire, far presente tutta la realtà delle cose e tutto il bene che vogliamo cercare di realizzare per il bene della Chiesa e dell’umanità”.

 

Intanto, se la Chiesa non interviene, non darò più il mio 8 per mille e se quello che ha fatto e sta facendo p. Manelli è un bene, lo lasciamo giudicare a chi sta osservando i FATTI “Nostri”.

Sempre la solita presunzione di credere che sta salvando l’umanità.

Chiarisca anche perché ha un conto corrente personale.

 

–       Un frate di Casalucense ci disse:

“Quando dopo il Conclave venne fatto il nome di Jorge Bergoglio, P. Stefano gridò: Noooooo!!!!!”

           

L’ho sentito dire: “Bergoglio Papa è la peggiore disgrazia che potesse accaderci”.

 

Un frate di Roma ci ha riferito: “Il nipote (p. Settimio Manelli ndr) impedì agli studenti di Sassoferrato di andare alla cerimonia del 19 marzo 2013.

 

–       “Telefonò – continua la testimonianza – al superiore di Casalucense per impedire anche ai suoi frati di Sassoferrato che stavano momentaneamente a Casalucense di andare alla cerimonia di intronizzazione del Papa”.

Un frate americano  (che uscì dall’Istituto scandalizzato) disse: “Mi ritrovai con un bigliettino incollato alla porta della stanza. Non potevo andare a San Pietro…”

 

Di fronte a queste evidenze e a questo marciume, c’è chi ancora difende Manelli.

Questa volta deve alzare la posta e accusare direttamente il Papa, “il Vaticano”.

E’ davvero ridicolo difendere un personaggio simile, ma anche questo concorre alla rapida soluzione del caso.

Se la Chiesa si fosse pronunciata, visto che padre Manelli sembra oramai spezzarsi, dopo non essersi piegato da saggio e persona intelligente, lo scandalo non avrebbe assunto un tale clamore.

A chi sta ricattando Padre Manelli?

Chi sono, anzi chi erano i suoi PPR (protettori-porporati-ricattabili)?

Chiesa e Postconcilio della nota tradizionalista Maria Guarini parla di “baggianate di persecutori”?

Come si permette? Pensi alle sue di baggianate!

2015-11-09-alessia

Oggi su RAI Due, senza voce camuffata, è intervenuta “Alessia”, una vittima del p. Manelli che ha offerto un nuovo contributo.

“Mi diceva che se mi fossi sposata sarei andata all’Inferno. Ci facevano sempre mangiare quello che stava in un vassoio fino a finirlo, anche se si avariava dopo giorni. Volevo uscire ma mi portarono nella stanza di p. Stefano. Mia sorella è ancora dentro. Vi rimane perché è plagiata. Questo era il metodo.”

Ma ha figlie la Guarini?

Perché non si va a chiudere lei là dentro?

Nuovamente si fissa sulla questione dei beni.

Ma se li tenessero pure sti’ negozi, ste’ ville, ste’ case, sti terreni, sti poeracci!

Non ci racconti però balle, come quelle sulle Associazioni e l’amministrazione dei beni.

Tra poco alla Guarini le risponderà la Magistratura.

Quanto al solito Tosatti, speriamo che le superiore delle suore accolgano il suo invito quando scrive:

“(…) forse le religiose interessate (le cinque superiore ndr)  potrebbero chiedere ragione, per tutelarsi, di fronte alla giustizia religiosa e a quella civile”.

Religiosa oramai ci fa un baffo, civile ci darà ragione e rincarerà la dose a chi ci vuole fare ancora violenza.

Il Papa ha detto domenica scorsa all’Angelus: ( Cari fratelli e sorelle, so che molti di voi sono stati turbati dalle notizie circolate nei giorni scorsi a proposito di documenti riservati della Santa Sede che sono stati sottratti e pubblicati.

Per questo vorrei dirvi anzitutto che rubare quei documenti è un reato. E’ un atto deplorevole che non aiuta.

(…) Perciò voglio assicurarvi che questo triste fatto non mi distoglie certamente dal lavoro di riforma che stiamo portando avanti con i miei collaboratori e con il sostegno di tutti voi.

Sì, con il sostegno di tutta la Chiesa, perché la Chiesa si rinnova con la preghiera e con la santità quotidiana di ogni battezzato.

Quindi vi ringrazio e vi chiedo di continuare a pregare per il Papa e per la Chiesa, senza lasciarvi turbare ma andando avanti con fiducia e speranza”.

Chi ha dato ai blog tradizionalisti il decreto di commissariamento delle suore?

Babbo Natale?

E che non ci dicano (le suore) che è stato un corvo all’interno della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Della resistenza delle superiore ad andare a ricevere il decreto di commissariamento, non si tratta di una fuga di documenti, ma della notizia di un fatto.

Anche le pietre ne sono a conoscenza e poi le suore, ci conosciamo, parlano troppo e non si rendono conto con chi parlano…

 

Poiché i movimenti di soldi ci sono stati ed è dimostrabile, non vediamo l’ora di controquerelare e andare in TV con la NOSTRA ulteriore testimonianza; non più su p. Manelli, stavolta, ma su certe superiore delle suore: le ultime superiore, ma anche le vecchie, specie quella(e) rifugiata(e) in Inghilterra.

Vogliono aprire un nuovo scandalo?

L’amore alla Chiesa ci sta trattenendo.

“Donna avvisata, mezza salvata”…

IL SUORELEAKS

LIBERE
Dopo la versione II di Vatileaks, con le recenti rivelazioni del duo Fittipaldi-Nuzzi,  non poteva mancare la seconda versione del fratileaks grazie al commissariamento delle suore turchine che potremmo definire un appetibile tormentone autunnale dal nome di suoreleaks.
Se è indegna la fuga di documenti, così come ancora dichiarava il Papa all’Angelus dell’8 novembre, indegne figure di religiose stanno dando in pasto ai media i loro documenti riservati accelerando inesorabilmente il processo di decomposizione del marciume sepolto sotto lapidi imbiancate e nascoste da ipocrisia e veli azzurri.
La mancanza di lucidità, personalità, preparazione stanno generando gli stessi riflessi condizionati dei loro sciagurati confratelli che vilmente hanno insultato papa, prefetto e commissario.
Il Governo delle Suore Francescane dell’Immacolata, così come si evinceva dal loro sito appena autoscurato, era composto da Suor Maria Michela Cozzolino (madre generale), suor Maria Christine Bajo (vicari), suor Maria Immacolata Savanelli (segretaria) suor Maria Consiglia  De Luca (economa e assistente generale) e suor Maria Annunziata Orsi assistente generale e delegata per l’Italia.
E’ all’interno di questo pentapartito che va cercata la responsabilità della vergognosa fuga dei documenti.
Il decreto di commissariamento in rete!
suore FI decreto commisariamento 1
suore FI decreto commissariamento 2
Una funzionaria della CIVCSVA mi ha inoltre confidato che le superiore non si sono nemmeno presentate al Dicastero per ricevere il decreto di commissariamento, intente come erano a continuare a svuotare le casse dell’Istituto e ad occultare documenti scottanti. Credevano evidentemente che senza la promulgazione non ci sarebbe stata la messa in opera del provvedimento.
Il documento, in ogni caso, in una maniere superdiplomatica, per evitare le ritorsioni che c’erano state per i frati, in quel « non sono estranei altri fattori »… sulle motivazioni del commissariamento la dice tutta su quello che emerge sulle reti nazionali.
Inutile, come ha fatto il solito messainlatino.it accusare carmelitani, camilliani e salesiani.
Che ciascuno pensi per se stesso, anzi, come dice S. Francesco, che ciascuno giudichi e disprezzi se stesso. 
Un conto sono i peccati dei singoli, appartenenti ad altri ordini ed istituti religiosi; un conto è un’impostazione di vita sregolata e sdottrinata in nome di pratiche estreme – finché dura – che spersonalizzano e disumanizzano forse per sempre.
Auguri alle nuove commissarie che, aiutate dallo Spirito, riporteranno nella fede, nella speranza e nella carità vera, tante oppresse a cui facevano idolatrare il vitellone d’oro sotto la sferza di poche italiane corrotte con l’abbonamento alla tirannia striscialingua finita su Striscia la Notizia.