La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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LETTERA DI UNA MAMMA

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Riceviamo e trasmettiamo questa testimonianza …

Cara Anna,

mi rivolgo a te in tono familiare, da mamma a mamma.

Ho letto la tua lettera – testimonianza 

e vorrei ora lasciarti la mia per una questione di dignità e di verità.

Non ha forse detto Nostro Signore: “Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il Regno dei Cieli” (Mt. 5, 10-11).

Meriti tutto il mio rispetto per la tua persona, per la tua malattia affrontata con serenità e per la tua fede.

Credo bene che tu sia stata aiutata dalle suore, che padre Stefano Manelli ti abbia affascinato e che tua figlia in convento sia per ora contenta.

Sento però il forte dovere verso di te e verso chi ci legge, di raccontare anche la mia esperienza che immetto nella rete come quei vecchi messaggi di speranza collocati nelle bottiglie per essere abbandonati in mare o come un foglietto arrotolato sulla zampetta di un piccione viaggiatore.

 

Ho conosciuto le Suore Francescane dell’Immacolata nel 2008.

 

Ho il mio negozio nei pressi di una parrocchia dove le suore francescane dell’Immacolata distribuivano i messalini.

In una domenica particolarmente fredda una suorina mi chiese di poter utilizzare il telefono.

Rimasi sorpresa e immaginai che il suo cellulare fosse scarico o avesse finito la ricarica.

Dalla conversazione, per quanto cercai di tenermi in disparte ed essere discreta, capii che la suora stava conversando con i familiari e che fosse disperata.

Parlava in lacrime e a singhiozzi sulla madre superiora che non ce la faceva più a sopportare.

Poiché la telefonata stava diventando sempre più accesa e mi metteva in grande imbarazzo, nel vedere un’altra suora che stava aspettando fuori intirizzita dal freddo, con un balzo la portai al bar accanto per farle bere una cioccolata calda.

Vidi nei suoi occhi tanta paura; era una straniera.

Mi disse che doveva chiedere alla suora più anziana, che ci voleva il permesso, ma mossa da pietà la convinsi ad accettare egualmente e subito dopo rientrai nel mio negozio con un altro bicchierone di bevanda calda.

La telefonata era terminata, ma la prima suora era sconvolta, in lacrime e tremava forse più per lo stress e qualche decimo di febbre che per il freddo.

Pensai che quella creatura che avevo di fronte poteva essere mia figlia e con molta delicatezza le sorrisi.

Solo così la suorina incominciò a parlarmi dei suoi problemi, della sua vita.

A ogni sua affermazione l’altra suora aggiungeva una sua esperienza personale e quella ancora di altre consorelle.

In quell’occasione la suora mi disse che sua mamma era stata rimproverata dalla superiora per aver telefonato in convento prima della dovuta scadenza.

I genitori infatti non possono chiamare in convento le figlie quando vogliono.

Quella povera mamma voleva solo dire che l’anziano papà stava poco bene e raccomandarsi alle preghiere della figlia in convento e delle suore.

La suora straniera, invece, mi disse che da oltre dieci anni non vedeva i genitori molto poveri e che ogni volta per sentirli doveva chiamare una vicina di casa, aspettare che andasse ad avvisarli e poi effettuare dopo pochi minuti una seconda chiamata. Questo infastidiva la madre superiora.

Mi parlò poi di una sua consorella che ricevette dall’estero la foto del funerale del papà. Le superiore non l’avevano nemmeno avvisata della triste notizia della morte e quella consorella rimase sconvolta e abbandonò la vocazione piena di indignazione verso il suo Istituto.

Avrei voluto rimanere in contatto con loro, ma mi pregarono di non chiamare mai in convento perché – mi dissero – le telefonate potevano essere spiate e poi la superiora non voleva, specie se non erano familiari.

Le dissi che potevo far chiamare il mio parroco per avere loro notizie.

Peggio di peggio!

Guai se le avesse chiamate un uomo, anche se prete.

Non credevo alle mie orecchie e chiesi allora se avessero un indirizzo e-mail.

Mi dissero che in convento era proibito avere internet e usarlo anche per la sola corrispondenza. Questo poteva farlo solo la superiora e raramente qualche suora incaricata.

Chiesi allora l’indirizzo postale: mi risposero che le lettere vengono consegnate dalla superiora già aperte.

Avevo tuttavia il desiderio di rivederle…

Mi suggerirono che si poteva profittare delle loro celebrazioni dei voti oppure partecipare alle feste del Fondatore a Frigento.

Non erano sicure, però, che proprio loro vi avrebbero sempre partecipato.

Tornata a casa non dissi nulla alle mie figlie che già non sono molto praticanti e rimasi così turbata da non riuscire a dormire.

Da quel giorno, consigliatami con il mio parroco, che già aveva sentito parlare male dal Vescovo di queste suore e del loro Fondatore, ho sentito il dovere di fare qualcosa.

Attraverso incontri rubati in tre, quattro occasioni l’anno, ho conservato l’amicizia con queste suore che mi hanno raccontato cose terribili.

Quando si recavano a distribuire i messalini in una città vicino alla mia, facevo in modo di lasciare in negozio mia cognata e scappavo da loro.

Le due poi sono state separate e sono rimasta in contatto solo con una di loro.

Le suore avevano l’obbedienza di spiarsi e riferire tutto alla madre superiora.

Quando una suora abbandonava la vita religiosa, le altre la consideravano una “peccatrice”.

Fu così che apostrofarono una suora che tornata nella vita civile chiese un giorno un aiuto materiale alle consorelle di un tempo, dove per anni aveva sgobbato.

Mi hanno riferito che la stessa suora che trattò l’ex consorella male è poi uscita di convento pochi anni dopo.

Vorrei citare, tra i tanti, alcuni fatti che mi sono stati raccontati e che mi sono rimasti particolarmente impressi.

Una suora che una mattina non ci vedeva più fu insultata e accusata di mentire e inscenare la cecità per non alzarsi dal letto.

Un’altra suora che aveva bisogno di una protesi dentaria rimase senza le dovute cure fino ad avere effetti invalidanti permanenti alla mandibola.

Un’altra suora ha avuto seri problemi gastro intestinali tra colite, gastrite ed ulcera.

E’ tornata a casa e non si sa come è andata per lei.

Tutte le suore per lavare il proprio vestito potevano farlo solo in determinati lassi di tempo e per lavarsi dovevano usare una specie di sale contro i cattivi odori.

Ultimamente non potevano nemmeno utilizzare gli assorbenti, ma carta assorbente e questo per la… “povertà”.

Le suore vedevano entrare tante offerte, ma non capivano dove andassero a finire.

Poi, alcuni mesi fa, la cruda verità con l’inchiesta sul patrimonio dell’Istituto affidato a laici amici e familiari del Fondatore.

Sono quindi venuti i tempi recenti del controllo della Santa Sede sull’istituto maschile e la visita ispettiva alle suore.

Mi hanno riferito di come in convento parlassero male del commissario, dei frati, della visitatrice.

Qualcuna chiese anche alla madre superiora se poteva pregare per la morte degli “avversari” del Fondatore.

Vengo da un percorso di fede e sinceramente sono sconvolta nel sentire cose del genere.

Cara Anna, non voglio impressionarti, ma se una delle mie figlie stesse in quell’Istituto io sinceramente non mi sentirei molto serena.

Ho poi chiesto solo oggi di te, per capire meglio chi tu fossi e chi fosse tua figlia.

Mi hanno riferito che sei molto legata a padre Stefano Manelli che vede in te una persona molto fedele a lui.

Non so se padre Manelli, così come tu scrivi, ha fatto solo del bene.

A te sicuramente sì, ad altri non ne sarei proprio sicura.

Sono sicura invece che sei una mamma e una moglie molto brava, ma ho saputo che tua figlia è entrata giovanissima in convento, a soli quattordici anni.

E’ mai possibile?

Cosa sta facendo ora questa ragazza? Sta studiando?

Cosa sarà di lei quando avrà trenta, quaranta, cinquanta anni?

Ho saputo della figlia di una devota di padre Manelli che è entrata giovanissima, senza vocazione, dietro le insistenze della mamma e che piangeva ogni giorno.

Forse per tua figlia è diverso, ma ho saputo anche di un’altra famiglia numerosa che dopo essere entrata in disgrazia col Fondatore si è vista rispedire la figlia a casa e oggi è laica.

Quella ragazza aveva quasi l’età di tua figlia quando è entrata in convento.

Ho saputo di suore maltrattate, destinate da decenni a fare le domestiche mentre le figlie dei “grandi” benefattori dell’Istituto ricevono un altro trattamento.

Ho chiesto alla suora: cosa aspettate a denunciare?

Mi ha detto che hanno paura e sono convinte che se lo fanno, andranno all’Inferno.

Aspettano che anche loro siano commissariate come i frati.

C’è chi prega per questo.

Di nascosto un gruppetto offre l’Adorazione quotidiana per questo.

Le suore vengono istruite dalle superiori su quello che devono rispondere alla visitatrice, su come devono comportarsi in caso di confronti.

Il Fondatore impone sempre chi deve essere la madre generale e chi la superiora.

Adesso corre la voce che la Chiesa vuole distruggere l’Istituto e che perseguita il Fondatore.

In una sorta di preoccupante delirio dicono addirittura che il Fondatore abbia voluto tale situazione per imitare Padre Pio e vedere chi davvero gli è fedele.

Tra le altre voci: “I tempi sono duri, la Chiesa è nell’apostasia e alla fine il Cuore Immacolato trionferà, tanto questo Papa non durerà molto…”.

Cara Anna, ti ho scritto con molta semplicità, ma in verità e coscienza.

Ti prego di non venire meno ai tuoi doveri di mamma e di sposa per coprire il tuo padre spirituale.

Forse ho scritto in maniera confusa, ma sono solo poche tessere di un mosaico che visto nella sua interezza sarebbe orribile.

Così come io ho compassione di queste suore, così abbine anche tu.

Pensa a quante mamme di suore non sono fortunate come te per il legame privilegiato col Fondatore.

Pensa a quante mamme vorrebbero le figlie vicine e non possono ottenerlo.

Pensa a quanti genitori di suore sarebbe egualmente giusto e forse più urgente dare aiuto.

Ritieniti fortunata, così come io mi ritengo fortunata del fatto che le mie figlie non abbiano conosciuto le Suore Francescane dell’Immacolata come tua figlia.

Non è perché sarebbero entrate in convento. Magari avessero la vocazione!

Il problema è che certe controtestimonianze fanno perdere persino la fede!

Questo mi preoccupa.

Non so come ho fatto a nascondere a loro questo mio legame con qualcuna delle suore, ma sono fiera, come mamma, di esserci riuscita.

Non ti dico di salvare tua figlia finché sei in tempo, ma dico a me stessa di aggiungerla alle mie preghiere offerte per le tante suore che oggi vedo sofferenti e in crisi.

 

M. L.

 

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2 commenti

  1. maria ha detto:

    FORSE SONO BRUTALE MA IL MANELLI DEVE SOLO ANDARE VIA,IL VATICANO DEVE PRENDERE UNA DECISIONE,VI RENDETE CONTO DEI BENI?TANTE ALTRE PORCATE, E’ SOLO UN MANIACO ALTRO CHE PADRE PIO………

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  2. maria ha detto:

    Vi invito a sentire il santo rosario delle suore, un lamento una tristezza,non si puo’ Manelli lo deve capire da solo e mi auguro prima che arrivi sorella morte del male che ha seminato….non voglio entrare in merito……ma che si faccia un buon esame di coscienza………

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