La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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IL MATTINO: FRATI FRANCESCANI, NIENTE DISSEQUESTRO PER I BENI

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E’ stata respinta la richiesta presentata ai magistrati dai legali delle Associazioni

Loredana Zarrella

Frigento. A nulla è valsa l’istanza presentata al giudice del Riesame per il dissequestro dei 30 milioni di beni mobili e immobili di proprietà delle Associazioni «Missione dell’Immacolata» e «Missione del Cuore Immacolato», riconducibili all’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata fondato da Padre Stefano Maria Manelli.

Il provvedimento cautelativo, reso esecutivo lo scorso marzo dal Giudice per le indagini preliminari Fabrizio Ciccone, è stato riconfermato dal Tribunale del riesame dopo che era stata avanzata dalla parte offesa regolare richiesta di revoca del sequestro. L’istanza, presentata entro dieci giorni dal momento in cui sono scattati i sigilli della Finanza, così come la legge consente, ha prodotto come effetto la riconvalida dell’azione preventiva.

Il Tribunale competente in materia, dopo aver raccolto gli atti del Gip, ha ritenuto di rigettare la richiesta di revoca, legittimando così la custodia giudiziaria di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, oltre a saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria. Beni mobili e immobili, e disponibilità finanziarie, che erano stati investiti dal decreto di sequestro preventivo «considerata l’elevata probabilità che le cospicue possidenze patrimoniali dei due Enti Religiosi (ndr vicini al fondatore Padre Stefano Manelli) possano essere oggetto di ulteriori atti di disposizione patrimoniale» e per evitare che «una nutrita movimentazione di denaro sia in entrata sia in uscita» venga registrata ancora negli estratti conto delle associazioni.

L’accusa resta sempre quella di falso ideologico e truffa. Il sospetto, maturato dopo aver accertato gli ingenti passaggi di proprietà dopo modifiche statutarie delle compagini associative, è che artifici e raggiri siano stati messi in atto per gonfiare le tasche di laici e soggetti non legittimati, con il conseguente danno patrimoniale per l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, commissariato dalla Santa Sede nel 2013. Operazioni taciute al commissario apostolico Padre Fidenzio Volpi, deceduto il 7 giugno scorso e ora in procinto di essere sostituito dal Vaticano da una «terna» di cui non è ancora stata comunicata la composizione.

Il Mattino – Avellino, edizione del 27 giugno 2015

LA NEGAZIONE DELL’EVIDENZA

susanna

Fino a quando può durare la difesa a oltranza dell’indifendibile?

Fino a quando si possono coprire decenni di abusi nel chiostro?

Perché illudersi sparando sui cadaveri, demolendo le macerie e non capire che “la guerra”, una volta persa, è ormai finita? 

 

Negli anni ’70 in Indonesia e nelle foreste delle Filippine c’erano dei soldati giapponesi nascosti che credevano che la Seconda Guerra Mondiale non fosse ancora finita.

Può sembrare pura follia, ma questi militari fedeli al rigido codice etico del Bushidō, che considerava profondamente disonorevole la resa al nemico, ritennero impensabile che l’Impero del Sol Levante si fosse arreso, arrivando a considerare come propaganda le varie comunicazioni che annunciavano la fine della guerra; altri, tagliati fuori dalle loro unità dopo le offensive degli Alleati, semplicemente non vennero mai a conoscenza della fine del conflitto, o, se ne vennero a conoscenza, scelsero di non rientrare in patria. Molti di loro continuarono ad attuare azioni di guerriglia contro l’esercito statunitense o contro altre forze locali (in particolare, l’esercito e le forze di polizia delle Filippine), ma altri scelsero di restare nascosti in zone inaccessibili o in appositi rifugi.

Si tratta di dinamiche psicologiche individuali o di gruppo alle quali stiamo assistendo in questi giorni nei quali le lunghe giornate di sole sembrano fare luce sulle tenebre che avvolgevano la vicenda dei Francescani dell’Immacolata.

Un episodio curioso di resistenza a oltranza nella difesa del Padre Manelli è ad esempio un anonimo post del 25 giugno 2015 pubblicato sul blog privato denominato “Libertà e Persona”.

Nell’assoluto rispetto della libertà di espressione e della dignità della persona ci permettiamo di criticarlo, forti del principio di reciprocità quale elemento di giustizia e di pace.

Ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione e non essere offeso dal reato di violenza privata.

L’esordio è davvero infelice poiché attacca indebitamente sia il defunto Padre Fidenzio Volpi, gloriosamente “caduto” nell’adempimento del dovere, sia dei frati qualificati come appartenenti a un “piccolo gruppo di ribelli”.

Non viene specificato il loro presunto esiguo numero, né il soggetto al quale si sarebbero ribellati.

Siamo certi, tuttavia, che sono fedeli al Papa, alla Chiesa e ai loro legittimi superiori; è quanto basta per essere dei religiosi obbedienti.

L’anonimo scrive che “i frati, ormai, sono stati distrutti con incriminazioni vaghe e indefinite, che hanno perso via via consistenza nel corso del tempo”.

In verità le accuse, almeno quelle della vera stampa, riguardano esclusivamente Padre Stefano Manelli.

Non entriamo nel merito del giudizio, ma lasciamo la Magistratura e la Chiesa fare il proprio dovere.

I fatti finora non depongono certo a favore del Fondatore.

Con il dovuto garantismo da parte nostra, Padre Manelli dovrà comunque giustificare ai giudici delle varie sedi: penale, civile, ecclesiastica, alcune sue responsabilità.

Inutile l’uso della vile cortina fumogena contro padre Volpi riesumando la questione dell’infelice mediazione con la famiglia Manelli su una presunta diffamazione ai loro danni.

Su questo inoriginale accadimento, in modo ampio e documentato, già ne parlammo all’epoca dei fatti (qui )

(qui

e rimandiamo i nostri lettori all’approfondimento.

Padre Manelli dovrà invece rispondere di alcune sue azioni quali l’immobilizzo e la gestione di un patrimonio da 30 milioni di euro, un flusso annuo di cospicua quantità di denaro, l’appropriazione e tentato sfratto ai danni di una nonnina nonuagenaria di San Giovanni Rotondo dopo la firma dell’atto di donazione del suo immobile, la diversa finalità e il cambio dei componenti delle Associazioni da lui volute per la gestione dei beni dell’Istituto che oggi sono sotto sequestro cautelativo… Ci fermiamo qui per non dilungarci.

In alcuni casi il venerando sacerdote non appare direttamente, è vero, ma la costante dinamica procedurale e le ingenue testimonianze dei soggetti interessati alle azioni, inducono a pensare che sia la mente organizzativa.

Esistono tuttavia altri fatti – suffragati da decine di testimonianze – nei quali Padre Manelli è direttamente ed esclusivamente coinvolto.

Tutto è da verificare, ma l’arco temporale largo e la diversità anagrafica e di origine topografica dei soggetti che gli hanno puntato il dito d’accusa fornendo dettagli convincenti, gli attribuiscono comportamenti moralmente indecenti.

Le Suore non sono “un nuovo privilegiato bersaglio” della stampa professionale e nazionale, ma le VITTIME di una situazione consumata e abusata.

Oltre agli atti di libidine per alcune, specie negli anni Novanta, le vessazioni di cui sono state oggetto in tempi più recenti non sono forse riconducibili personalmente al padre Manelli, ma sicuramente di sua conoscenza e attribuibili a quel piccolo gruppo di eterne Superiore prive di umanità, maternità e preparazione, promosse a un ruolo sociale che si sono cucito addosso in base alla loro indiscussa “fedeltà al Fondatore”.

Il genitore di una figlia offerta a Dio, dalla quale sa di non poter avere nipotini, piange lacrime amare miste a rabbia sanguigna nello scoprire che una persona reputata “santa” profitti della sua autorevolezza e della sua presunta impunità per toccarle parti intime o indurla a formulare voti di vittima e patti di omertà vergati a sangue.

L’opinione pubblica è indignata e invoca giustizia.

Il Libro 13 di Daniele ci parla di Susanna, sposa affettuosa ed irreprensibile di Joachim, come di Gesù sono spose tutte le consacrate e le Suore Francescane dell’Immacolata.

Due anziani magistrati si erano invaghiti di Susanna e architettarono lo sporco ricatto dell’accusa di adulterio con un fantomatico giovane qualora la casta giovane non avesse accondisceso alle loro pulsioni libidinose.

Si dicevano: « Chi le crederà? Siamo due rispettabili e insospettabili anziani! » 

Susanna preferì essere ingiustamente accusata e condannata alla lapidazione pur di non tradire il bravo marito.

A questo punto però la Bibbia ci racconta dell’irruzione nella scena di un giovinetto chiamato Daniele che significa dall’ebraico: “Dio è  il mio giudice”.

Interrogando separatamente i due libidinosi, Daniele smascherò la loro menzogna e i due vecchioni vennero condannati a morte secondo la legge di Mosè. 

Susanna salvò il suo onore, la sua dignità e la vita.

Vengono le lacrime agli occhi nel pensare alle tante giovani vite « rovinate” da padre Manelli: frati, suore, intere famiglie…

Riesce male la testimonianza dell’Anonimo blogghista che considera “virtù” la richiesta di cibo di un certo Padre Serafino alle cucine degli hotel fiorentini a cinque stelle nei pressi di Ognissanti che lui chiama « bar » .

Che nelle comunità che vivono poveramente si possano consumare cibi appena scaduti  non dovrebbe scandalizzare più di tanto, ma il problema sorge quando ci sono i danni sulla salute di alcune suore, magari celiache, così come quando c’è l’avido approvvigionamento di  sacchi di liofilizzati scaduti da anni o l’accumulo di riserve a quintali di ceci e fagioli in funzione di una profezia su “attacchi nucleari” o “asteroidi in rotta di collisione sulla terra” rivelata da padre Manelli.

Il luogo privilegiato per tali rivelazioni era sempre il refettorio o il ristorante quando partecipava a qualche pellegrinaggio a Fatima o in Terra Santa del quale, per decenni, diceva sempre: “è l’ultimo”.

Si racconta dello stuolo di familiari e figlie spirituali che si commuovevano, disposte ad offrirsi vittime, a tributargli centinaia di « rosari » purché continuasse a viaggiare e… a riempire pullman e aerei per gli organizzatori.

Chiedere per credere.

Quanto ai cibi il problema sussiste a partire dal momento in cui sugli yogurt c’è la muffa, le scatole di pelati esplodono per la saturazione dei gas da putrefazione, mentre per il padre Manelli, il solito benefattore di turno, procura e magari prepara cibi di prima scelta e succulente leccornie.

Unonesta ospite dei conventi di suore sicuramente può testimoniare quanto esposto, così come qualche ospite dei frati può e deve confermare della “dieta speciale” di Padre Manelli, l’unico ammalato che da sempre aveva diritto a un trattamento di riguardo.

L’Anonimo del post continua: “Povertà, obbedienza, rinuncia a tv, beni e comodità varie… non sono facili da sopportare a lungo, senza una intensa vita spirituale”.

Ci chiediamo quale fosse nel passato e quale sia in questo momento la povertà, l’obbedienza, lo spirito di rinuncia (sic) di padre Manelli.

Cosa intende come « intensa vita spirituale? » 

Chi è il confessore e l’accompagnatore spirituale (se esiste) di padre Manelli?

Non era per lui impensabile avere denaro in cassa, conti correnti bancari (indipendentemente dal saldo), fare vacanze…?

Ovvio che le accuse c’erano sempre state e non stupiscono per chi lo conosce sufficientemente bene.

L’impostazione teologica, anzi ideologica di Padre Manelli non c’entra nulla con il dissenso e le accuse nei suoi confronti; sono fatti suoi e di chi lo seguiva dall’interno del convento.

Le famiglie piuttosto sono rimaste per troppo tempo ignare di cosa succedeva alle loro figlie e del perché, una volta rientrate in casa, abbandonato l’Ordine per disperazione, erano traumatizzate, avevano paura di parlare e di confidarsi persino con i genitori, incapaci – a distanza di anni – di stabilire una relazione serena anche col marito o di vivere in pace in un altro Istituto religioso…

Troppi fantasmi continuano ad inseguirle, tristi ricordi, scrupoli, forse ricatti da compromettenti compromessi, in una giovane vita sacrificata al “vitellone d’oro”.

Chi è rimasta dentro, come i « soldati invisibili » giapponesi, è totalmente all’oscuro di quello che succede fuori, privata pretestuosamente da ogni canale d’informazione che non sia la “propaganda politica” della sua superiora e l’induzione al vittimismo contro una Chiesa descritta come matrigna, un mondo cattivo e minaccioso e dei genitori sciagurati per la salvezza dei quali bisogna offrire le sofferenze del convento.

Ha la sensazione che « qualcosa non va », ma non ha il tempo, non ha gli strumenti per un corretto discernimento. Serrati sono i ritmi e gli orari di vita comunitaria. Mai adeguato spazio personale. Si fa di tutto per non lasciare pensare; si è sempre stanche, apatiche, insoddisfatte fino al crollo totale, la dispensa da alcuni atti comunitari, il tentativo di recupero e poi la spedizione a casa, quando incombe per le Superiore lo spettro del ricovero in psichiatria.
 
« Non raccontare nulla fuori se vuoi che ti facciamo uscire; i “modernisti”  ci vogliono distruggere… Solo noi abbiamo le vocazioni! Gli altri Istituti sono rilassati, sono invidiosi di noi… Se parli ne porterai tu la colpa… ».

Qui la durezza della Regola non c’entra nulla.

Il problema è la mollezza personale di chi ha fatto certe regole imponendo l’osservanza agli altri e non a se stesso.

In una sola parola: ipocrisia.

Miserere nobis.

IL FATTO QUOTIDIANO: ORRORE IN CONVENTO: SANGUE, MOLESTIE E SOLDI SPARITI


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IL FATTO QUOTIDIANO del 23 giugno 2015

Cronaca

di » ANTONELLA MASCALI

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Orrore in convento : sangue, molestie e soldi spariti

Accuse Ex suore ed ex frati denunciano padre Stefano Manelli, fondatore della comunità Francescani dell’ Immacolata a Frigento. Indaga la procura irpina.

Per i suoi fedelissimi è più santo di Padre Pio, per alcuni frati e tanti ex frati ed ex suore che sono fuggiti dall’ istituto dei Francescani dell’Immacolata (almeno 100 negli ultimi 10 anni) il fondatore della comunità religiosa, Padre Stefano Manelli è un traditore della Chiesa, artefice di terrorismo psicologico, atti di libidine, vessazioni e minacce ai danni di frati e suore. Ci sono un paio di testimonianze su suore che sarebbero state costrette a stare con uomini che pagavano l’Istituto, altre che parlano del divieto di curarsi, con gravi conseguenze per la salute : «  È contro la povertà prendere i medicinali”. Secondo una ex suora, padre Manelli avrebbe anche costretto delle consorelle a fare un giuramento di fedeltà assoluta con una lettera scritta con il sangue. 2015-06-24_040729

UNA MONTAGNA di soldi destinati alla carità, soprattutto alle missioni in Africa e in Brasile sono tornati in Italia e il sospetto è che avrebbero alimentato il conto corrente personale di Padre Manelli mentre le suore missionarie erano costrette a mangiare cibo avariato. Le denunce sulle presunte devianze nelle varie sedi di questo istituto, nato a Frigento, in Campania, sono cominciate nel ‘ 98 quando sette persone hanno scritto alla Congregazione dei religiosi, l’organismo in Vaticano che si occupa di indagare sul giusto operato delle comunità cattoliche. Hanno puntato il dito contro i vertici, gli unici artefici di presunti abusi a danno dei religiosi comuni. Ma tutto è rimasto nei cassetti fino a quando non è arrivato Papa Benedetto XVI, che ha mandato un visitatore apostolico.

La svolta c’è stata, però, con Papa Francesco che ha commissariato l’Istituto. In mano al Vaticano ci sono decine di testimonianze su quanto sarebbe accaduto nelle sedi dei Francescani dell’ Immacolata. Ora che i dossier, che Il Fatto ha potuto leggere, sono da un paio di settimane anche in mano alla Procura di Avellino che deve vagliare la loro veridicità e rilevanza penale. A consegnare la corposa documentazione, piena di racconti sconvolgenti, tutti da riscontrare, è stato l’ avvocato Giuseppe Sarno, legale dell’ Istituto e del commissario apostolico del Vaticano, padre Fidenzio Volpi, morto improvvisamente il 7 giugno scorso.

Ecco che cosa ha scritto un frate su padre Manelli, ascoltato da un parroco che ha raccolto diverse testimonianze all’ esame del Vaticano e ora anche dei magistrati : ” Erano evidenti i metodi di plagio sui ragazzi. Parlava di inferno e di dannazione se non fossero entrati nell’Istituto”. Il frate aveva già denunciato, inascoltato, a metà degli anni 90 i ” soprusi”. ” Oltre alle due lettere che inviai alla Congregazione, incontrai Padre… …mi rivelò con un dispiacere immenso che qualcuno non voleva che si mandasse il visitatore apostolico, anche se per lui era assolutamente urgente. Riporto qui solo alcuni insegnamenti – certamente suggeriti da lui diffusi da alcuni frati e suore: “Padre Manelli ha le stimmate invisibili; Padre Manelli ha ricevuto da Padre Pio tutti i suoi carismi e per questo scomparvero al Santo le stimmate alcuni giorni prima di morire.

Solo chi obbedisce ciecamente a Padre Manelli sta nella verità ”.

Un’ altra testimonianza : “Le suore hanno messo su, in modo arbitrario, un sistema lager. Madre per punizione fa pulire il pavimento strisciando con la lingua, cioè fa leccare la stanza”.

L’ ex suora che ha raccontato di giuramenti con il sangue ha scritto al Vaticano nel 2001 ma non è successo nulla. Il prefetto della Congregazione dei religiosi era il cardinale Eduardo Martinez Somalo.

QUANDO c’ è stato il commissariamento, nel 2013, ha testimoniato nuovamente su Manelli : quando si trovava a Montecassino, secondo la sua versione dei fatti, padre Manelli avrebbe chiesto obbedienza con il sangue a lei e a poche altre consorelle : ” Il Padre Abate di Montecassino era contrario alla presenza del Manelli nella vita delle suore, così ci fu riferito da Padre Stefano. La notte del nostro arrivo a Frattocchie il Manelli ci disse che avremmo dovuto scrivere una formula con il sangue con cui avremmo dovuto affermare la nostra obbedienza ai Padri Fondatori, specie a lui e di offrirci vittime per qualcuno. Io offrii la mia vita per lui. Tutto doveva essere svolto in gran segreto nella cappellina della baracca”.

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E ancora : “Finite le lezioni ci chiamava quasi tutti i giorni nella sua stanza da sole per fare direzione spirituale, così diceva lui. Una mattina, dopo la lezione, fui chiamata io, ma appena entrata si avvicinò a me con un atteggiamento per nulla spirituale e che mi fece ritrarre infastidita e confusa.

Cercò di tranquillizzarmi dicendomi che non dovevo vergognarmi ma che dovevo considerarlo come il mio sposo. A queste parole risposi in modo fermo e nauseato che il mio sposo era Gesù e Lui solo, e andai via sconvolta. A Pietrelcina per un ritiro spirituale, P. Stefano mi metteva la mano in petto e la muoveva in senso rotatorio, alla mia sorpresa a quel gesto insolito disse che poiché ero piena di Gesù e dell’ Immacolata nel mio cuore lui in quel modo li sentiva, era come accarezzare loro”.

Papa Francesco ha fatto chiudere anche il seminario interno dei frati francescani dell’ Immacolata, il cui rettore, Settimio Manelli, nipote del fondatore, ha proibito la partecipazione all’ insediamento del Pontefice il 19 marzo 2013. Nel seminario veniva persino censurata la lettura dell’Osservatore Romano, considerato “troppo di sinistra”.

 

AL PONTEFICE, il 30 agosto 2014, ha scritto il papà di una suora, tra coloro che presentarono denuncia già nel lontano ’98 : « Se queste ultime testimonianze hanno una valenza grave per la Chiesa e forse anche rilevante dal punto di vista penale, Santo Padre, in ginocchio, come un figlio, Le chiedo : perché l’efficace macchina da Lei messa in moto per far piena luce su questi fatti, sembra oggi che si sia in un certo modo quasi fermata?

Perché non si fa piena giustizia a tante persone che hanno sofferto e soffrono e sono (o sono state) vittime dì tanti abusi e soprusi in quell’ Istituto? Solo per questo grido di dolore profondo, mi sono permesso di importunarla, per supplicarla di dare compiuta e rapida soluzione, oltre che risposta adeguata, alla gravità dei fatti, riferita, ormai, da centinaia di testimonianze ».

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LA SCHEDA:

LE TESTIMONIANZE dei presunti soprusi dei vertici dell’istituto dei Francescani dell’Immacolata, fondato da padre Stefano Manelli, in Campania, sono state consegnate alla procura di Avellino perché è lì che c’è un’indagine per truffa aggravata e falso ideologico che ha portato, il 26 marzo scorso, al sequestro di 30 milioni di euro a due associazioni legate all’istituto, Missione dell’Immacolata e Missione del Cuore Immacolato, a quanto pare gestite « allegramente » all’insaputa dei semplici frati e suore. Il provvedimento eseguito dalla Guardia di Finanza, che sta lavorando per verificare tutti i movimenti bancari, riguarda un canale radio televisivo, svariati immobili e conto correnti tra Avellino e altre città italiane, compresa Roma. 

 

L’INDAGINE E’ NATA grazie a un esposto presentato dall’avvocato Giuseppe Sarno, nel 2014, per conto del commissario apostolico del Vaticano, padre Fidenzio Volpi, nominato nel 2013, che ha sospeso il superiore Padre Stefano Manelli.

 

C’E’ SEMPRE STATO UN FEELING tra Manelli e i tradizionalisti anche filo lefebvriani, gli anti Papa Francesco. Dopo il commissariamento, su diversi blog di quell’area si scatenano gli insulti al Pontefice, al prefetto della congregazione dei Religiosi, cardinale Joao Braz de Aviz e al segretario, monsignor José Rodriguez Carballo, al commissario Volpi e a padre Alfonso Bruno, nominato da Volpi segretario generale dell’Istituto. Contro il commissariamento scrive anche “Il Foglio”. Su “Corrispondenza romana”, diretto da Roberto De Mattei, ex consigliere di Gianfranco Fini ed ex vicepresidente del Cnr, viene promossa una petizione elettronica, senza riscontro anagrafico, per rimuovere Volpi: ottiene solo 8 mila firme.

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HUFFINGTON POST: Suore molestate, denutrite e costrette a giurare obbedienza col sangue. La Procura indaga sul convento di Frigento

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Vocazioni ottenute con la forza, suore costrette a subire molestie, pasti fatti di cibo scaduto. È un ritratto inquietante, quello fatto dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata di Avellino, ora sotto la lente d’ingrandimento della Procura.

 

L’istituto, già commissariato nel 2013 dalla Santa Sede e osservato speciale della Guardia di Finanza per presunta truffa aggravata e falso ideologico, torna a far parlare di sè dopo il deposito di alcuni documenti scottanti da parte dell’avvocato Giuseppe Sarno. Si parla di un giro di abusi, fisici e psicologici, descritti oggi da un articolo del quotidiano Il Mattino.

Con le carte appena consegnate un nuovo scenario, fatto di presunti abusi, atti di libidine e prevaricazioni attuate dal fondatore Padre Stefano Maria Manelli, viene a sovrapporsi a quel mondo sommerso di ingenti movimenti di denaro, e di beni mobili e immobili che sarebbero stati affidati illecitamente a laici, su cui sono puntati i riflettori degli inquirenti.

 

Centrale la figura del fondatore dell’Istituto, accusato da decine di suore ed ex-religiose.

Si parla di fanatismo, culto idolatrico verso il fondatore della Comunità e dei suoi presunti atteggiamenti autoritari, possessivi e narcisisti, volti al controllo assoluto e incondizionato di frati e suore, molti di cui stranieri, nel convento di Frigento e negli altri sparsi in tutta la Penisola.

Padre Manelli avrebbe, secondo l’accusa, colpito le suore con vessazioni costanti, ricatti e mortificazioni. Tutto per ottenere la fedeltà assoluta delle religiose. Un patto di fedeltà che sarebbe stato siglato con il sangue: alle suore, ritengono infatti gli inquirenti, sarebbero stati punti i polpastrelli con l’ago.

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E sono le tante testimonianze raccolte negli anni, e già depositate alla Santa Sede a partire dal 1998, a svelare i dettagli di uno stato di terrorismo psicologico intenso e duraturo. Un metodo che sarebbe stato sistematicamente usato per far entrare in convento persone sempre nuove.

Ad emergere, però, è anche lo stato di denutrizione in cui, stando alla tesi della Procura, venivano tenute le suore. Nonostante le tante donazioni ricevute dall’ente, infatti, le religiose avrebbero mangiato poco e male. Alcune si sarebbero ammalate proprio a causa della cattiva alimentazione, altre avrebbero pagato con la cecità.

Eppure, enorme era il giro di soldi all’interno dell’Istituto, si racconta. Mistero anche sulla destinazione della beneficenza per le missioni, visto che in Africa e in Brasile le ex religiose raccontano di stenti mentre il denaro tornava indietro in Italia. Dove sono finiti i milioni di vecchie lire che ogni giorno le suore, mandate in giro per tutto il centro-sud, riuscivano a racimolare? I nuovi vertici dell’Istituto, di nomina vaticana, si battono da tempo per far chiarezza.

http://www.huffingtonpost.it/2015/06/16/suore-molestate-al-convento-di-frigento_n_7594036.html

EXCUSATIO NON PETITA, ACCUSATIO MANIFESTA

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Comunicato inviato dalla Superiora generale
delle Suore Francescane dell’Immacolata
a tutte le religiose dell’Istituto in data 17 giugno 2015

Ave Maria!

Carissime sorelle,

da ieri sono state messe in circolazione dal giornale Il Mattino, in un articolo a firma di Loredana Zarrella, e rapidamente divulgate gravissime e raccapriccianti accuse contro i nostri Padri Fondatori e contro noi suore che feriscono violentemente la loro e la nostra dignità umana e religiosa, accuse che già erano circolate su alcuni siti internet.

Alle soglie della nomina del nuovo Commissario Apostolico dei Frati Francescani dell’Immacolata e alla luce della campagna denigratoria che da tempo ci sta colpendo e che già è stata denunciata nelle opportune sedi canoniche, non si può non pensare ad una manovra di strumentalizzazione diffamatoria, volta a gettare ulteriore discredito sui nostri Istituti di frati e suore.

Tutte, all’unanimità con me, riconoscete l’abnorme falsità di queste accuse e la volgare manipolazione di fatti e dettagli, i cui principali responsabili sono già stati individuati.

Vi ho incontrate spesso, anche recentemente e in gran numero, e nei frequenti contatti avuti con centinaia di voi mi avete mostrato il vostro entusiasmo e la vostra gioia di Francescane consacrate all’Immacolata, e insieme mi avete offerto tutta la vostra solidarietà e il vostro incoraggiamento per tenere duro nell’aspra battaglia ingaggiata contro di noi.

Confidiamo che la scienza di Dio e la scienza giuridica facciano trionfare la verità e rimettiamo la gestione legale di questa disgustosa vicenda a persone esperte e competenti.

Da parte nostra, continuiamo fiduciose, in comunione con la Santa Chiesa, il cammino intrapreso nella vocazione che il Signore ci ha donato, sempre liete nella pratica della povertà francescana e della semplicità evangelica, con lo sguardo fisso sul Crocifisso, unite alla Madre Immacolata e Addolorata, nella certezza che chi confida nel Signore non sarà da Lui abbandonato perché Egli difende la causa del giusto e dell’innocente che a Lui si affidano.

Ci sia di incoraggiamento l’esempio di san Massimiliano M. Kolbe, il quale, arrestato dai tedeschi il 19 settembre 1939 insieme a più di 30 frati, di passaggio a Czestochova, udì un gruppo di donne sollevare questo lamento: «Non poteva, la Madre Immacolata, salvare almeno voi?» Profondamente ferito da queste parole, san Massimiliano, con il tono deciso della voce, così disse ai frati: «Vedete, quanto grande è l’incomprensione della vera devozione alla Madonna. In cambio di quel poco di venerazione e di amore che le si danno, si vuole che Essa ci difenda da ogni sofferenza e contrarietà. Ma Lei stessa ha sofferto. Lei, come Madre Dolorosissima, ha seguito Gesù sulla via della croce, e i suoi devoti vorrebbero vivere senza fastidi nella vita. Invece, proprio Lei, in quanto Madre amorosa, permette ai suoi figli di partecipare attivamente all’opera della salvezza, affinché essi, insieme a Lei, camminino sulla via della croce nella vita presente e l’aiutino a salvare le anime dalla schiavitù del peccato».

Suor Maria Michela Pia Cozzolino

Superiora generale

L’inchiesta sul convento, i consacrati: «Bugie» Contestato il dossier. I membri del Movimento Mariano difendono l’operato di padre Manelli

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pagina 34 Il Mattino – Avellino

Loredana Zarrella

Frigento. «Riteniamo pura follia e prive di ogni fondamento le notizie in circolazione e ci riserviamo di agire a tutela degli interessati» ha fatto sapere, attraverso una replica di Enrico Tuccillo, legale del fondatore dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata, Padre Stefano Manelli, e della Superiora dell’Ordine femminile, Suor Michela Cozzolino.

La contestazione del noto avvocato napoletano è scattata a seguito della pubblicazione, da parte de Il Mattino, del contenuto del dossier depositato alla Procura di Avellino, un insieme di testimonianze sui presunti abusi, atti di libidine e prevaricazioni che sarebbero stati commessi da Padre Manelli nei confronti delle suore e delle ex religiose della Congregazione, nel convento di Frigento e in altri.

«Si tratta di calunnie che non ci saremmo aspettati venissero veicolate in questo modo – tiene a precisare l’avvocato Tuccillo. Tutto è privo di qualunque fondamento. Se questo avvocato (ndr. Giuseppe Sarno) ha ritenuto di depositare questo dossier vedremo cosa c’è scritto, chi l’ha fatto e di chi sono le responsabilità.»
E’ scattata anche da parte dei consacrati al Movimento Mariano di padre Manelli un moto di difesa dell’attività del fondatore: «Padre Manelli – dice in una lettera al Mattino uno dei consacrati che chiede di rimanere anonimo – appare come un narcisista assetato di potere: è menzogna. La verità sta proprio nel contrario. Ricordo e faccio notare: siamo in migliaia di persone tutte fedeli a fonfatori, non una minoranza. Questo l’articolista non lo dice e non dice nemmeno fino ad ora i frati hanno rispettato in modo perfetto l’obbedienza, nonostante i perniciosi provvedimenti presi dal commissario. I fondatori hanno subito falsità e calunnie senza dire una parola».

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Nelle carte affidate agli inquirenti dal legale della gestione commissariale dell’Ordine religioso, tanti i dettagli scabrosi sulla vita conventuale di suore e novizie.
Oltre ai voti di obbedienza ai fondatori, padre Manelli e padre Gabriele Pellettieri, che le religiose erano costrette a vergare con il sangue e di cui esiste anche un campione, il dossier è ricco di altri inquietanti riferimenti, come quelli relativi alla costrizione per esse di mangiare alimenti scaduti dismessi dai supermercati e di consumare la pasta anche se celiache perché tutte le malattie erano viste, dicono, come un «fatto di testa, una fisima» anche perché «prendere medicinali è contro la povertà».

I testimoni dichiarano inoltre di essere stati addestrati al culto del fondatore e di essere stati costretti all’isolamento dal mondo. Vietato leggere i giornali e ascoltare la radio, restare in contatto con i genitori o parlare spesso tra consorelle.
Incentivata invece la caccia alle vocazioni e ai benefattori e l’adorazione di Manelli, sull’esempio di alcune suore, probabilmente plagiate, avvezze a raccogliere capelli e incellophanare biancheria intima destinata, secondo loro, a divenire un giorno reliquia del «Santo fondatore».

Gli incartamenti sono inoltre ricchi di riferimenti vari al giro di denaro. Oltre ai dubbi sulla destinazione dei soldi per le missioni, anche i racconti della presunta prassi di padre Manelli di esercitare pressioni sui benefattori per la donazione di ville e contanti, computer e beni vari.

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Gli originali firmati dagli ex membri del Movimento, ora in mano alla Procura, coprono venti anni di vita dell’Istituto. Sono stati raccolti tra il 2012 e il 2013 e consegnati alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata. Ne erano a conoscenza anche il Visitatore apostolico Don Vito Todisco, la Visitatrice apostolica Suor Fernanda Barbiero e il Commissario dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata Padre Fidenzio Volpi, nominato dalla Santa Sede nel 2013, e morto il 6 giugno scorso.

«Proprio mentre si è in attesa della nomina del nuovo Commissario della Congregazione – ha affermato l’avvocato Tuccillo – queste accuse assolutamente slegate da ogni realtà fanno nascere negli interessati il sospetto di un progetto criminoso, strumentale e diffamatorio».
A breve dovrebbe in effetti giungere la nomina vaticana del nuovo Commissario. Nel frattempo i beni sequestrati dalle Fiamme Gialle, per un valore di 30 milioni di euro, sono stati momentaneamente affidati dalla magistratura a Donato Cassese, Vicario generale della Diocesi di Sant’Angelo dei Lombardi, sotto cui ricade Frigento.

Campania. Dossier sui misteri del convento. L’accusa: «Suore firmavano voti di obbedienza col sangue»

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di Loredana Zarrella

Frigento. Suore costrette a sottoscrivere col sangue voti di obbedienza ai fondatori; consorelle costrette a subire molestie e a consumare solo cibi scaduti, nonostante i lauti proventi dei benefattori; vocazioni forzate e confessioni sacramentali utilizzate come mezzo di ricatto. Sono alcuni degli elementi presenti nel nuovo e corposo dossier inviato alla Procura della Repubblica di Avellino che sulla vicenda dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata ha aperto un fascicolo. L’istituto è già stato commissariato dalla Santa Sede nel 2013 e, dal marzo scorso, è finito sotto i riflettori delle Fiamme Gialle per i reati contestati di truffa aggravata e falso ideologico. I nuovi documenti sono stati depositati da Giuseppe Sarno, l’avvocato che nello scorso settembre, nell’interesse dei nuovi vertici della Congregazione, aveva sporto querela-denuncia segnalando le presunte irregolarità nella gestione dei patrimoni e avviato così le indagini congiunte da parte della Procura e della Finanza.
Con le carte appena consegnate un nuovo scenario, fatto di presunti abusi, atti di libidine e prevaricazioni attuate dal fondatore Padre Stefano Maria Manelli, viene a sovrapporsi a quel mondo sommerso di ingenti movimenti di denaro, e di beni mobili e immobili che sarebbero stati affidati illecitamente a laici, su cui sono puntati i riflettori degli inquirenti. Si parla di fanatismo, culto idolatrico verso il fondatore della Comunità e dei suoi presunti atteggiamenti autoritari, possessivi e narcisisti, volti al controllo assoluto e incondizionato di frati e suore, molti di cui stranieri, nel convento di Frigento e negli altri sparsi in tutta la Penisola.

Pesantissime e inquietanti le accuse a lui rivolte dalle decine di suore ed ex-religiose soprattutto, uscite fuori dall’Istituto per le vessazioni, i ricatti e le mortificazioni subite, a partire da quel patto di fedeltà assoluta che erano costrette a vergare con il sangue dei polpastrelli punti con un ago, secondo un rito settario che confermerebbe la sete di potere e di esaltazione del frate, ora rifugiato a San Giovanni Rotondo in un convento di suore.

Le numerose testimonianze, depositate presso la Santa Sede già a partire dal 1998, coprono venti anni circa di «terrorismo psicologico, di ossessività con cui le suore vicine al fondatore insistevano affinché i soggetti indicati, attraverso una presunta profezia, da Manelli, entrassero in convento». Oltre ai tanti racconti di «vocazioni forzate e di confessioni sacramentali utilizzate come mezzo di calunnia e ricatto», dagli atti emerge pure lo stato di miseria in cui vessavano le suore, diventate cieche o malate a seguito di una cattiva alimentazione. Eppure, enorme era il giro di soldi all’interno dell’Istituto, si racconta. Mistero anche sulla destinazione della beneficenza per le missioni, visto che in Africa e in Brasile le ex religiose raccontano di stenti mentre il denaro tornava indietro in Italia.

Dove sono finiti i milioni di vecchie lire che ogni giorno le suore, mandate in giro per tutto il centro-sud, riuscivano a racimolare? I nuovi vertici dell’Istituto, di nomina vaticana, si battono da tempo per far chiarezza.

Gli inquirenti dovranno far luce pure sulla vicenda di Adriana Pallotti, la 98enne di San Giovanni Rotondo che ha denunciato il raggiro di Padre Manelli e Padre Pellettieri. L’anziana sarebbe stata convinta da questi a cambiare lo statuto della Onlus da lei costituita nel 2006, la «Fondazione della Divina Volontà di Adriana Pallotti», con il fine ultimo, a lei nascosto, di sciogliere l’Organizzazione non lucrativa per devolvere tutto il suo patrimonio all’ «Associazione Missione dell’Immacolata» di Frigento, già indagata insieme all’«Associazione Missione del Cuore Immacolato», per la titolarità, a quanto pare illecita, di beni mobili e immobili, nonché per le disponibilità finanziarie, per un valore di 30milioni di euro, ora sotto sequestro preventivo.

La nuova denuncia, che arriva dalla Puglia, parla di 1,5 milione di euro, tra beni mobili e immobili, compreso lo stabile in cui abita la signora, costretta a difendersi per via legale dopo che le era stato intimato lo sfratto.

martedì 16 giugno 2015 – 09:02   Ultimo agg.: 13:04
REPLICA WEB

Inchiesta sui misteri del convento. Il legale: «Accuse prive di fondamento»

Il legale del fondatore dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata, Padre Stefano Manelli, e della Superiora dell’Ordine femminile, Suor Michela Cozzolino, ha annunciato la presentazione di una denuncia-querela «per calunnia, diffamazione, ed ogni altro reato che dovesse emergere» nei confronti «di ogni responsabile» della diffusione di notizie su presunti «abusi, atti di libidine e prevaricazioni» commessi da Padre Manelli nei confronti delle suore della Congregazione.

«Riteniamo pura follia e prive di ogni fondamento tali affermazioni – afferma l’avvocato Enrico Tuccillo – le notizie in circolazione e ci riserviamo di agire a tutela degli interessati».

All’interno dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata, fondato nel 1970 a Frigento (Avellino) da Padre Stefano Manelli, nota figura di religioso, i cui genitori sono stati dichiarati Venerabili della Chiesa, ed al quale continuano a fare riferimento una parte dei religiosi e le associazioni dei laici, è in atto una controversia dottrinale e legata alla gestione del patrimonio.

Il 26 marzo scorso la Guardia di Finanza di Avellino, su disposizione della Procura ha sequestrato beni per circa 30 milioni a due associazioni di laici vicine al fondatore dei Francescani dell’Immacolata, accusate di falso ideologico e truffa, affidandone la custodia al Commissario dell’Ordine nominato dalla Santa Sede, padre Fidenzio Volpi, morto il 6 giugno scorso.

«Proprio mentre si è in attesa della nomina del nuovo Commissario della Congregazione – afferma l’avvocato Tuccillo – queste accuse assolutamente slegate da ogni realtà fanno nascere negli interessati il sospetto di un progetto criminoso, strumentale, e diffamatorio»

martedì 16 giugno 2015 – 12:58   Ultimo agg.: 12:59