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IL “FONDATERRORISMO” MANELLIANO

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Affinità e particolarità del Manelli nel confronto con Osama Bin Laden

 

Raul Caruso e Andrea Locatelli, nel gennaio del 2005 scrissero un saggio  intitolato «Pushing the Prize Up. A Few notes on al-Qaeda’s reward Structure and the Choice of Casualties».

L’idea interpretava Bin Laden come l’organizzatore di una specie di gara tra gruppi terroristici diffusi a livello mondiale.

In questo ruolo, si immaginava Bin Laden premiare ex-post il terrorista più bravo ed efficace nel colpire obiettivi occidentali piuttosto che pianificare personalmente l’ondata di violenza e terrore che andava diffondendosi in alcuni Paesi.

Il pericolo sembrava essere quindi che al-Qaeda sostenesse una specie di gara permanente spingendo gruppi auto-organizzati ad attivarsi e a perfezionarsi al fine di vincere questa competizione divenendo quindi sempre più brutali e sanguinosi.

Nell’analizzare da un punto di vista criminologo la dinamica messa in opera da Stefano Manelli, notiamo come le comuni caratteristiche comportamentali abbiano originato la stessa dinamica fondamentalista e terrorista.

Per il principe saudita si trattava di estremizzare il wahabbismo – salafismo islamico affinché si armasse e in nome del Corano lanciasse una fatwa sanguinaria e distruttiva.

Per il religioso tarsatico si trattava di estremizzare il fondamentalismo cattolico e lanciare una crociata contro una presunta Chiesa corrotta.

Nel coniare un neologismo potremmo definire tale fenomeno con il termine di “fondaterrorismo” e cioè la parola composita formata da “fondamentalismo” e “terrorismo”.

Esistono tuttavia anche delle differenze tra i due personaggi:

se Osama Bin Laden intimidiva con le armi e incoraggiava gli adepti con la promessa escatologica della terra dove “scorre latte e miele”, il Manelli terrorizzava con maledizioni e invettive lanciate ai suoi oppositori e alle loro generazioni antecedenti e susseguenti promettendo invece il “paradiso” cristiano ai suoi fedelissimi.

In entrambi c’era sempre bisogno della dicotomia semplificativa premio-pena per la necessaria presa su persone poco inclini alle analisi e sintesi più elaborate, il cosiddetto discernimento.

Nel compound pakistano dove i soldati americani hanno eliminato l’autore ideologico dell’11 Settembre, c’erano le diverse  mogli  e i numerosi figli del fondaterrorista.

Il Manelli è a sua volta attorniato da un gruppo di fedelissimi e fedelissime, paghe di un solo suo sguardo e parola compiacente; meglio se di preferenza rispetto alle altre.

Più il loro odio e le loro azioni sono sadiche e violente contro i presunti oppositori di Padre Manelli, più i “manelliani” (= seguaci del Padre Manelli) dissipano l’insicurezza di non beneficiare di un ruolo di privilegio nell’harem cattolico.

Tale immagine non è solo concettuale, ma è risaputo che da decenni il Manelli ama risiedere in quelli che considera i suoi harem e cioè i conventi femminili delle Suore Francescane dell’Immacolata e delle Clarisse dell’Immacolata.

La sua mistificazione si sviluppa proprio dall’autopersuasione spavalda di stare al di sopra delle regole, cioè di non rispettare la clausura e l’intimità che spetta a delle consacrate.

Padre Manelli ha avuto la costante abilità di creare divisione fra i suoi adepti con l’espediente del macchiavellismo.

Come Bin Laden stimolava a una sorta di gara nel colpire i suoi avversari.

Al vincitore simulava per almeno ventiquattro ore il premio di una maggiore attenzione, di una generosa manciata di poetici elogi o, nei casi più impegnativi, il conferimento di qualche carica tra i religiosi o i laici a lui collegati.

Nel saggio «The Road to Martyrs’ Square» Anne Marie Oliver e Paul F. Steinberg notano che è impossibile capire la «cosmologia dell’intifada» se non si entra nella testa dell’aspirante martire che «si vede non solo come un vendicativo Ninja ma come una star del cinema, un sex simbol».

Osama Bin Laden prediligeva come letture le teorie del complotto e movimenti cospirazionisti di tutti i tempi: sulle mensole del covo in cui rimase dieci anni campeggiavano testi sull’Ordine degli Illuminati – una società segreta del Settecento, che aveva una struttura analoga alla Massoneria e aspirava al dominio del mondo attraverso l’instaurazione di un nuovo ordine – o  “Genealogia dei Cospiratori: Storia del Comitato dei 300″ di John Coleman, che nel 1992 pubblicò i nomi di 209 organizzazioni, 125 banche e 341 membri passati e presenti di questo comitato fondato dalla Nobiltà Nera veneziana nel 1729, tramandatosi nei secoli fino a comprendere l’intero sistema bancario mondiale e i più importanti rappresentanti delle nazioni occidentali.

Non meraviglierebbe se tra le letture del Manelli, così come emerge dalle sue conferenze ancora presenti su youtube o da qualche suoi scritto, ci fossero gli stessi interessi.

Il narcisista che diventa paranoico; Erode che cerca il bambino… e massacra gli innocenti!

Il messaggio di Fatima si trasforma allora in una “caccia alle streghe” , la Chiesa vittima di un complotto degno dei fantaromanzi di Dan Brown; il Concilio Vaticano II il vero Terzo Segreto mai rivelato e il tutto suffragato da penne poco titolate alla teologia come la Siccardi, il De Mattei o ancora il famigerato “fatimista” padre Nicholas Gruner, controverso sacerdote canadese deceduto il 30 aprile 2015.

Che Padre Manelli si fosse lasciato influenzare o avesse sfruttato movimenti e personaggi estremisti nella Chiesa, è un fatto vecchio e risaputo.

Proprio Padre Nicholas Gruner ricevette gli ordini sacri a Frigento (Avellino) nel 1976 protetto da Padre Manelli.

Nel 1978 cioè due anni dopo, a ordinazione ottenuta,  lasciò la Casa Mariana di Frigento  e ricevette dall’allora vescovo di Avellino il permesso di risiedere in Canada, dove iniziò il suo apostolato su Fatima spalleggiato da una lobby miliardaria che gli forniva alloggio nelle suites degli hotels a cinque o sette stelle delle capitali mondiali.

Chi volesse creare all’epoca e ancora oggi destabilizzazione all’interno della Chiesa, in anni nei quali si parlava del caso IOR, di Emanuela Orlandi e di Mons. Marcinkus, lo sanno anche le pietre, le stesse pietre che sanno degli appoggi passati e attuali del Manelli, le stesse pietre che la sanno lunga sul Vatileaks, sugli antibergogliani e sui Cavalieri di Malta il cui cappellano è il cardinale statunitense Raymond Burke, noto protettore del Manelli spalleggiato dall’estrema Destra italiana.

La differenza rispetto al saudita, tuttavia, era che mentre Bin Laden offriva una certa autonomia creativa alle cellule di Al-Qaida, il Manelli ha continuato e continua a tenere tutto sotto controllo come effetto collaterale della tecnica di spersonalizzazione totale che rende i suoi seguaci completamente incapaci di autodeterminazione.

Il fenomeno che da qualche anno la Chiesa sta studiando nei suoi più alti vertici e facendo analizzare anche da specialisti esterni, si confronta con il dovere della Magistratura che dispone di un quadro sempre più chiaro.

In quattro decenni si è prodotto un lento ma inesorabile genocidio morale nei confronti di centinaia e centinaia di giovani vite rovinate e intere famiglie sfruttate sul piano economico.

Esse si sono poi viste abbandonate a se stesse con figli e figlie restituiti una volta resi inservibili come malati psichiatrici.

Nella Provvidenza di Dio, sta per chiudersi una delle pagine più tristi e dolorose della storia della Chiesa del postconcilio che ha prodotto anche mostri dei quali si è corso ai ripari solo dopo evidenti abusi e denunce rimaste ancora in parte ancora inevase dal potere ecclesiastico.

Il Tribunale della storia ha già emesso la sua sentenza.

Il resto lo affidiamo alla Misericordia di Dio.

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