La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Tra serio e faceto, ecco « Striscia la notizia »: Il silenzio dei tradizionalisti

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La pleiade dei siti “ultras” accusa il colpo inferto dalla Guardia di Finanza

 

I commissari della Maturità devono assistere con sempre maggiore frequenza ad un fenomeno che mette in dubbio le loro proverbiali doti di occhiuti controllori: molti studenti consegnano degli scritti che sono l’uno la copia conforme dell’altro, segno evidente che un candidato, verosimilmente più preparato dei colleghi, riesce a passare il compito agli altri, oppure che un misterioso suggeritore, con la complicità di qualche bidello o di qualche venditore di panini e focacce supera ogni barriera.

La conclusione, in ogni caso, non depone in favore della preparazione dei maturandi, ridotti al rango di asini dediti alla più sfacciata copiatura.

Lo stesso fenomeno può verificare chi – per un ingrato dovere professionale – è costretto a leggere gli innumerevoli siti, blog e periodici elettronici compilati dal tradizionalismo, dislocato sul suolo italico con significative appendici al di là della Manica, da cui una fantomatica suora bilingue in odore di veggente, redige scritti nel più puro inglese di Oxford.

La fauna che popola il caravanserraglio dell’oltranzismo cattolico è molto variegata, ma la categoria proporzionalmente più rappresentata è costituita dai coltivatori, cui appartengono uno studioso di Agraria con l’hobby della teologia, un aristocratico fiorentino proprietario di vigne nel Chianti ed un altro vignaiolo radicato nella generosa terra di Puglia.

Tutti costoro – data la coazione a ripetersi che li contraddistingue – potrebbero cantare in coro, pubblicando tutti quanti lo stesso articolo, a mo’ di comunicato stampa: essi preferiscono invece declinarlo nel rispettivo stile personale, come fanno i vari concertisti, che ripetono tutti quanti lo stesso tema in una sinfonia.

L’accertata incapacità di dialettizzarsi con le voci dissidenti fa si che una volta diffuso un errore, lo si ripeta fino all’ultimo blog, proprio come fanno i maturandi bisognosi di un’imbeccata.

Il ritornello più ripetuto, l’equivalente del cosiddetto tormentone estivo radiofonico, è costituito dal famoso questionario diffuso dal Visitatore Apostolico tra i Francescani dell’Immacolata e presentato regolarmente come un referendum: che, essendo stato “vinto” dai tradizionalisti, avrebbe dovuto precludere alla Santa Sede ogni velleità di commissariamento.

Fa da contraltare il tema del referendum quello della carcerazione di Padre Manelli, facilitato dalla popolarità della novellistica di argomento carcerario: la prigione in cui sarebbe rinchiuso il fondatore viene descritta negli stessi termini in cui Silvio Pellico lo fece con lo Spielberg.

Manca purtroppo ai redattori tradizionalisti la cultura cinematografica, essendo i film di Hollywood basati sulla narrazione delle fughe da ogni tipo di penitenziari e campi di concentramento: da questo punto di vista, Padre Manelli potrebbe essere considerato il “re delle evasioni”, data l’irrisoria facilità con cui esce dalla sua prigione (un autentico colabrodo) percorrendo in lungo e in largo la “fatal penisola”; ormai non si contano più le segnalazioni della sua presenza, al punto che si ipotizza il fenomeno della bilocazione, già attribuito a Padre Pio, cui però il discepolo ha ormai fatto mangiare tonnellate di polvere.

Tornando al paragone con gli scritti della Maturità, si può presumere che gli studenti impreparati, qualora fossero privati del suggeritore, consegnerebbero tutti quanti l’elaborato in bianco.

Tale  esito trova conferma in quanto sta avvenendo in queste ore: se un tradizionalista siciliano, oppure uno veneto, rompesse il silenzio affermando che la decisione del Giudice di Avellino, per non parlare delle indagini della Guardia di Finanza, è frutto di una congiura massonica ai danni di Padre Manelli, si può stare certi che l’effetto domino dilagherebbe dal Sud al Nord, o dal Nord al Sud, originando una cacofonia di variazioni sul tema, con l’aggiunta di apporti islamici, comunisti o modernisti al disegno criminale.

Regna, invece, il silenzio più assoluto, per lo sconcerto degli esperti in tradizionalismo.

Su questa repentina incapacità di reazione, su di un simile rallentamento dei riflessi, un tempo fulminei, si sprecano le ipotesi.

Qualcuno ipotizza addirittura che i tradizionalisti siano stati rapiti dagli extraterrestri e trasportati in un’altra dimensione.

Altri propendono per una misteriosa epidemia di afasia.

Noi avanziamo una ipotesi più prosaica: essendo Padre Manelli una specie di Paladino Orlando di questa specie di ciclo carolingio dell’oltranzismo cattolico, la sua oggettiva commistione con una banda composta da poveri provinciali, dediti a manipolare Statuti di Associazioni, in un banale carosello di convocazioni  non diramate, di autorizzazioni spedite fuori tempo massimo, di notai turlupinati ed altre simili miserie degne di una lite di condominio, il tutto messo a nudo non da agenti segreti, bensì da qualche Maresciallo della Finanza assegnato alle montagne dell’Irpinia, ha finito per togliere al personaggio il suo fascino originale.

Come Renato Vallanzasca si è ridotto al taccheggio nei  supermercati, così Stefano Maria Manelli ha chiuso la sua carriera di Silvio Pellico del Duemila in un convento di suore di San Giovanni Rotondo, dove non viene neanche più ricercato dagli 007 del Commissario Apostolico.

A questo punto, l’epopea è finita, e con essa i ditirambi delle Siccardi, dei De Mattei, dei Corsini, dei Colafemmina & associati vari.

 Il protagonista della narrazione ha trascinato con sé, in una fine ingloriosa, i suoi cantori.

Forse, alla fine di questo inusitato silenzio, vedremo pubblicare sui siti tradizionalisti un annunzio così concepito: “Cercasi Frate detenuto, anche usato. Chiamare Centro Lepanto ore pasti”.

Il nemico se non c’è, va inventato.

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