La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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IL MATTINO: Famiglietti: non è un fulmine a ciel sereno il convento si era allontanato dai cittadini

2015-03-27_141124

Il parroco: il commissariamento aveva destato molte perplessità, troppa ricchezza in un luogo umile.

Per i frigentini, cittadini e rappresentanti istituzionali, la notizia dell’indagine e del sequestro dei beni dell’Istituto dei Frati francescani dell’Immacolata non è stato un fulmine a ciel sereno. Gli acquisti di immobili avevano già suscitato perplessità lasciando presagire anomalie nella gestione del patrimonio.
«Mi lascia sorpresa l’entità e la natura dei beni sequestrati ma non posso negare, da sindaco di Frigento, che mi apparivano strani questi ingenti acquisti fatti nel corso degli anni», ha commentato il primo cittadino e deputato Luigi Famiglietti riferendosi all’acquisto dei due alberghi e di altre strutture fatti nel tempo dall’Ordine monastico. «Sono fiducioso nell’operato della magistratura – ha detto – e mi auguro si faccia luce su questa vicenda che per certi versi appare inquietante». «Non sarebbe tuttavia giusto confondere la buona fede dei frati e delle suore con eventuali responsabilità che riguarderebbero esclusivamente i livelli gerarchici già allontanati da tempo dalla Chiesa», ha precisato Famiglietti. «Storicamente questo convento ha significato tanto per Frigento – ha raccontato il sindaco e parlamentare – C’è sempre stato un forte legame tra la cittadinanza e i monaci ma da quando hanno cambiato l’Ordine si è registrato un allontanamento tra i frati e la comunità locale.
Era evidente che c’era meno attenzione al legame con i cittadini. Negli anni ’80 e nei primi del ’90, prima del cambio dell’Ordine, tante erano le attività con i ragazzi e con l’Azione cattolica. Poi invece i frati si sono dedicati esclusivamente al ritiro spirituale». «È importante, a questo punto, soprattutto nel rispetto dei tanti fedeli, che la magistratura vada in fondo facendo luce sull’intera vicenda», ha voluto concludere Famiglietti che sta seguendo con attenzione gli sviluppi dell’indagine.

Il provvedimento di sequestro, che scorre parallelo alle indagini messe in atto dalla Santa Sede, non ha stupito nemmeno il parroco di Frigento, Don Pietro Bonomo: «La notizia non ci ha sorpresi, non è stato affatto un fulmine a ciel sereno. Già quando c’è stato il commissariamento si sapeva che le cose andavano male e che sotto c’era questo tipo di problema. La comunità è indifferente e sconcertata allo stesso tempo. È sconcertata perché un Istituto che pratica la povertà si è trovato proprietario di tutto questo ben di Dio». Da tempo a Frigento si vociferava infatti di questi acquisti anomali, tra cui due alberghi («Abbazia» e il ristorante «Buonconsiglio», ora «Oasi di Padre Pio») e diverse case, messi in atto dall’Ordine monastico: «Non c’è stato grande sconcerto e meraviglia perché i sospetti c’erano – ha spiegato Don Pietro – C’erano cose non molto chiare anche perché l’isolamento dei frati e delle suore ha sempre creato problemi». Dove sono andate a finire poi le offerte fatte dai cittadini? All’amarezza suscitata dalla notizia dell’appropriazione indebita di beni si unisce il dubbio di essere stati truffati. Eppure dietro l’angolo esiste un paradosso: «I frati hanno fatto e fanno una vita da cani – fa notare Don Pietro -Mangiavano cose scadute e si ammalavano. È una dinamica interna che cozza molto con quel che poi è venuto fuori dalle indagini. In pratica, della donazione dei beni si sono serviti solo alcuni».

Nella frazione Pagliara, dove è situato il convento,tante erano state le offerte avanzate da alcuni frati ai proprietari di case e negozi per il loro acquisto. C’è chi dice che il padre fondatore, Stefano Manelli, che si ritiene la reincarnazione di Padre Pio, abbia affermato che dopo la sua morte il posto sarebbe stato meta di pellegrinaggio diventando una vera e propria cittadella della fede. Da qui la giustificazione dell’acquisto delle case, riuscito in alcuni casi (alcune sono già occupate da suore). Il piano di estensione della proprietà monastica era stato calcolato nel raggio dei tre chilometri intorno al convento, lì dove tanti fedeli, legati fortemente alla Madonna del Buonconsiglio, si recano per pregare da decenni.
lo. za.

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