La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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IL FATTO QUOTIDIANO: Maxisequestro da 30 milioni di euro ai frati ostili al Papa ACCUSE DI TRUFFA E FALSO A DUE ASSOCIAZIONI FRANCESCANE. LA DENUNCIA DELLA SANTA SEDE

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Il Fatto Quotidiano – Cronaca
di Antonella Mascali
AVELLINO. Maxisequestro da 30 milioni di euro ai frati ostili al Papa
ACCUSE DI TRUFFA E FALSO A DUE ASSOCIAZIONI FRANCESCANE. LA DENUNCIA DELLA SANTA SEDE.
C’ è la volontà di repulisti di due Papi, Benedetto XVI e Francesco, dietro il sequestro di beni per 30 milioni di euro a due associazioni legate ai frati francescani dell’ Immacolata di Avellino, in gran parte vittime di un raggiro interno.

Due gli indagati: padre Bernardino Maria e padre Pietro Maria.

Sono accusati di truffa aggravata e falso ideologico, in concorso con persone ancora da identificare, per essersi procurati “per sé o per altri”, si legge nel decreto di sequestro firmato dal gip Fabrizio Ciccone, “un profitto ingiusto derivato dalla conseguita disponbilità dei beni delle associazioni”. Il sequestro, eseguito dalla Guardia di Finanza, riguarda un canale radio televisivo, svariati immobili e conti correnti ad Avellino e in altre città italiane, tra cui Roma.

L’ INDAGINE della Procura avellinese è stata aperta grazie al commissario apostolico del Vaticano padre Fidenzio Volpi, frate cappuccino, nominato da papa Francesco e rappresentato dall’ avvocato Giuseppe Sarno.

La nomina del commissario apostolico è il seguito di una iniziativa presa da papa Benedetto XVI che aveva mandato ad Avellino un suo emissario per verificare le lamentele giunte in Vaticano da parte di alcuni frati su violazioni delle regole da parte di membri dell’ Ordine.

Contro papa Francesco si stanno muovendo alcuni dei religiosi. Ci risultano contatti tra questi avversari del Papa e il cardinale americano Raymond Leo Burke, noto oppositore. Hanno contatti anche con altri anti-papa Francesco, i lefebvriani, che vogliono così prendere piede a Roma.

Ora, nelle mani di papa Francesco, secondo quanto risulta al Fatto, c’ è una lettera riservatissima inviata dal commissario apostolico datata 25 marzo.

È amareggiato per tutti gli ostacoli che ha subito nella sua opera di trasparenza. Nella lettera al Papa racconta l’ ultimo episodio che l’ ha sconcertato: monsignor Josè Rodriguez Caballo, segretario della Congregazione degli istituti di Vita Consacrati (a cui aveva scritto e per conoscenza anche al cardinal Joao Braz De Aviz, prefetto della Congregazione) gli ha intimato di revocare le sospensioni “a divinis” nei confronti di alcuni monaci. Padre Volpi, però, le ha confermate e ha spiegato al Papa i motivi giuridici ed etici perché ha rimesso nelle mani del Pontefice la decisione finale sui provvedimenti per violazione del cosiddetto “voto di obbedienza”.
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