La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

Home » Generale » Il Cardinale Burke parla dei Francescani dell’Immacolata e “de quibusdam aliis”

Il Cardinale Burke parla dei Francescani dell’Immacolata e “de quibusdam aliis”

Il Cardinale Burke in cappa magna con padre Manelli e la Superiora Generale delle Suore Francescane dell'Immacolata

Il Cardinale Burke in cappa magna con padre Manelli e la Superiora Generale delle Suore Francescane dell’Immacolata

Dalla lunga intervista rilasciata dal Porporato americano risulta il disegno di una Chiesa alternativa a quella di Papa Francesco.

Gli Stati Uniti d’America non hanno mai dato i natali ad un grande stratega: il Generale Washington fu essenzialmente un comandante guerrigliero, posto a capo di truppe irregolari che poterono vincere grazie alla immensità dello scenario su cui si svolse la guerra per l’Indipendenza, impossibile da controllare per gli Inglesi; quanto a Grant ed Eisenhower, che vinsero i due grandi conflitti in cui fu impegnato il loro Paese, divenendone entrambi Presidenti, dovettero i loro successi più alla logistica che alla strategia.

Il che significa innestare l’empirismo inglese, ispirato dalla Madrepatria, sulle infinite risorse economiche dell’Unione.

 Il Cardinale Burke applica sagacemente questa lezione alla battaglia in corso per il controllo della Chiesa Cattolica, in cui non figura come Antipapa, ma certamente svolge la funzione del cosiddetto “Antepapa”, cioè di chi deve contrastare le mosse del Pontefice.

La prima mossa di un comandante in capo consiste nella scelta del terreno su cui avverrà lo scontro.

I tradizionalisti, cui appartiene l’anonimo intervistatore che dialoga con l’ex Prefetto della Segnatura per conto di “Rorate Coeli”, dimostrano di padroneggiare molto bene il mezzo elettronico, ma in verità più per la quantità astronomica dei siti che per la qualità dell’informazione e dell’analisi.

In qualche caso, la foga polemica li ha portati – e potrebbe nuovamente portarli – a disavventure giudiziarie, cioè a prendersi qualche querela per diffamazione.

Niente paura, ci pensa il Cardinale d’Oltreoceano a sottrarli a tale insidia, attribuendo una origine divina al “caveat” dal foro penale.

Egli, infatti, pontifica in questi termini: “Our Lord in the Gospel and St. Paul in his First Letter to the Corinthians instruct us not to take our disputes to the civil forum, that we should be able, as Catholics, to resolve these matters among ourselves”.

Secondo la Dottrina Sociale della Chiesa e la Morale,  vorremmo sapere che cosa rimane del “quae sunt Cesaris, Caesari”, e del rispetto dovuto all’Autorità dello Stato.

Ad un cattolico è vietato esperire una causa civile contro un altro cattolico, o querelarlo, o costituirsi contro di lui parte civile?

Qui non si tratta di dispute dottrinali, ma di liti tra vicini di casa, di controversie di lavoro, oppure di processi penali in cui la vittima di un reato cerca giustizia: questioni su cui non può certamente pronunziarsi alcun tribunale ecclesiastico (nemmeno la Segnatura), e non si vede come possa entrarci il fatto che i litiganti siano correligionari.

Il Cardinale cade infatti subito, almeno apparentemente, in contraddizione, quando mostra di rallegrarsi per le presunte disavventure giudiziarie di Padre Volpi: “He had to admit – gongola il Porporato a stelle e strisce – that the accusation which he made against Father Stefano Manelli, the founder of the Friars of the Immaculate, was not true”.

Qui Burke si rivela male informato, credendo che Padre Volpi abbia dovuto rimangiarsi le sue affermazioni relative alla disponibilità delle temporalità dell’Istituto dai Religiosi ad alcuni laici, tra cui dei familiari di Padre Manelli.

Resta il fatto che il divieto di agire in giudizio contro altri cattolici non riguarda costoro, mentre evidentemente il povero Padre Volpi commette peccato se querela chi lo ha diffamato.

Kant diceva che ogni azione umana deve ispirarsi ad una regola universale: se ricorrere alla giustizia umana è vietato, lo è anche per i fratelli Manelli.

Attendiamo lumi al riguardo dall’illustre Porporato.

Forse, però il divieto di adire le corti di giustizia temporali cadrà una volta restaurato il Sacro Romano Impero.

E qui la strategia di Burke comincia a rivelarsi.

Questo ideale di Stato, vagheggiato tra gli altri da Dante Alighieri, richiedeva  un potere civile forte ed ispirato dal Papa, anzi da un Pontefice all’altezza della situazione, quale non era certamente Bonifacio VIII, verso il quale il Sommo Poeta non manifestava particolare stima.

Si parva licet componere magnis”, il Cardinale nordamericano tende ad un analogo sentire, anche se – con prudenza curiale – lo mette in bocca a certa gente (“people”), peraltro non meglio identificata: “I now say – afferma infatti – to people that, if they are experiencing some confusion from the method of teaching of Pope Francis, the important thing is to turn to the cathechism and to what the Church has always taught”.

Papa Bergoglio è dunque un confusionario, che non sa nemmeno insegnare le verità della Fede, ma  per ritrovare il retto cammino basta riprendere in mano il Catechismo: questo significa che il Papa non lo conosce abbastanza e quindi non bisognava neanche dargli la Prima Comunione: figurarsi l’Ordinazione Presbiterale!

Come esempio di stima di un Cardinale per il Pontefice non c’è male!

Bocciato clamorosamente il Papa,  Burke mette le mani avanti, diffidandolo dall’autorizzare la Comunione ai divorziati risposati: il “casus belli” è dunque già pronto.

Ora bisogna pensare alle truppe da schierare sul campo.

Qui entrano in scena i Francescani dell’Immacolata, o meglio chi – in dissenso dal Commissario Apostolico – intende lasciare l’Istituto.

Occorre offrirgli sollecitamente asilo politico: “I think a good bishop would certainly accept (him) such a priest and try to help him to become a priest in his diocese”.

Il Cardinale nemmeno prende in considerazione in primo luogo la competenza della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica che deve valutare se il Religioso è atto a divenire Sacerdote secolare, e poi quella dell’Ordinario, il quale deve a sua volta sincerarsi che costui non arrivi a dividere il Clero Diocesano: il che – da parte di un insigne giurista, già capo del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, fa davvero specie; tuttavia, come diceva un Generale (questa volta francese), “l’Intendence suivra”.

Nulla da fare: la fanteria di Manelli deve dilagare come le truppe di Sherman in Georgia, o quelle di Eisenhower in Normandia.

Sullo sfondo, a fare da ausiliari alle truppe scelte, ci sono i cattolici tradizionalisti, una specie di “armata delle ombre” pronta  ad agire allo scoccare dell’ora X: qui la memoria corre ai “Minutemen” del Generale Washington.

La parola d’ordine che mobiliterà questa “silent majority” è già stata diffusa: “We have to have that confidence about us and go about it with great joy and great determination, in teaching the faith, or in giving witness with apologetics to souls who don’t understand the faith or who have not yet become members of the Church”.

Logico che non ci si preoccupi di instaurare tra questa gente e gli altri cattolici quanto meno il cosiddetto “dialogo della carità”: nella visione del Cardinale, vi è una Chiesa “buona” che – quando verrà il momento – prevarrà sulla parte avversa, in una visione strategica ed insieme escatologica.

In attesa di questo Armagheddon, l’esercito di Burke ha però già un luogo in cui organizzarsi e prepararsi, collocato precisamente ove – guarda caso – il Porporato già si trova: si tratta del Sovrano Militare Ordine di Malta.

Ecco come il Cardinale lo descrive: “The Order has a twofold purpose: the defense of the faith, and the care of the poor. The two things honestly go very much together. I’m helping him with questions about the structure of the Order itself in order to fulfill more effectively those two purposes, but also to deal with questions that inevitably come up in any Catholic organization with regard to doctrine and with regard to morals”.

L’Ordine dovrebbe insomma divenire il modello alternativo di Chiesa da estendere a tutto l’Orbe cattolico: se questo non vuol dire ancora proclamarsi  Antipapa, equivale comunque già ad agire per l’appunto quale “Antepapa”.

Il quale, comunque, tiene a sottolineare di essere un Ordinario: il Prelato dell’Ordine di Malta “is clearly the lawful superior of any priests incardinated in the Order”.

Inoltre, dice Burke, “we have requests from additional priests who wish to be incardinated in the Order. But certainly it has happened in the past, and ther’s no reason why it couldn’t continue to happen, not in virtue of the establishement of an Apostolic Administration, but in virtue of the nature of the Order”.

Insomma, dice il Cardinale, che mi si riconosca o meno come Ordinario, io posso incardinare i preti nell’Ordine di Malta: che ha anche personalità giuridica di Diritto Internazionale, il che potrebbe fornirgli la possibilità di chiedere alla Santa Sede di concedergli lo “status” di Diocesi non territoriale.

Ora c’è anche l’insigne giurista che può formulare, argomentare e sostenere l’istanza.

Una volta raggiunto l’obiettivo, tutti i tradizionalisti accorreranno in via Condotti, al “Palazzo Magistrale” che non a caso è luogo dello “shopping” per eccellenza.

Nel frattempo, dice Burke, “it’s important, too, that devout traditional Catholics get to know one another and support one another, to bear one another’s burdens, as the Scripture says”.

 

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: