La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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IN UNA GUERRA LA PRIMA VITTIMA E’ LA VERITA’

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Fallisce il tentativo di umiliazione e delegittimazione del Commissario Apostolico

Giulio Cesare nel suo “De bello gallico” inaugurò in illo tempore la propaganda del regime riprodotta lo scorso secolo dai governi totalitaristi e oggi dai fondamentalisti dell’Islamic State.

Questa tecnica è stata purtroppo adottata in tempi recenti anche all’interno della Chiesa attraverso il Vatileaks tendente al ricatto e alla delegittimazione di Benedetto XVI da parte di quei potentati curiali eversivi ammantati di tradizionalismo e in odore di sodomia e simonia.

L’opera purificatrice di Papa Francesco, edotto scrupolosamente dal suo predecessore sui mali dei Sacri Palazzi, ha però ricordato agli stessi sabotatori ecclesiali il famoso adagio: “stavamo meglio quando stavamo peggio”.

Sembra che sin dai tempi della Guerra di Troia esista una sorta di maledizione contro chi non rispetta il nemico, chi non esercita il fair play inaugurato dai Cavalieri medievali.

Il Pelide Achille che anziché interessarsi dei Mirmidoni è preso dall’ira funesta contro Ettore è ucciso dalla freccia di Paride che guidata da Apollo si conficcherà nel suo tallone.

Queste leggende dalla morale universale applicate al Fratileaks ci ricordano come l’empietà e la perfidia nei confronti del Commissario Apostolico dei Frati Francescani dell’Immacolata sia diventata un offensivo boomerang che colpisce letalmente chiunque gli faccia del male.

E’ significativa la nomina di un Frate Cappuccino alla successione coatta del governo di un Istituto il cui Fondatore e Superiore reclamava di avere familiarità con Padre Pio.

Il termine “familiare” è quindi da tutti massicciamente usato e abusato a prova di quanto la sua interpretazione estensiva risponda al suo “familiare” utilizzo nella lingua italiana.

Non sappiamo cosa ne pensi San Pio da Pietrelcina di questa familiarità, abituato com’era anche lui a dire ai suoi più assidui e vicini frequentatori : “tu sei mio figlio”; “voi siete la mia famiglia”.

Fa riflettere tuttavia la tonaca color latte e caffè di Padre Volpi, indizio su come Padre Pio abbia ispirato la scelta del Papa sul sostituto dell’esautorato Padre Manelli.

L’ inserimento di “familiari” nella doverosa e paterna spiegazione sulla destinazione dei beni dell’Istituto da parte di Padre Fidenzio Volpi nella sua lettera circolare dell’8 dicembre 2013, provocava la reazione furibonda dei germani (questo il termine più appropriato) di Padre Stefano Manelli, responsabile della sottrazione della disponibilità delle temporalità dei suoi Frati e figli a favore di laici a lui legati nei quali si annoverano almeno un suo cognato e una sua cognata, che sia mia nonna che mio figlio li avrebbero classificati con il termine di familiari al plurale.

Il Dottor Antonio Allocca, Segretario dell’Associazione “Missione del Cuore Immacolato” ha sposato una delle sorelle di Padre Manelli, mentre un membro del direttivo dell’Associazione “Casa Mariana Editrice” è la signora Anna Maria Sancioni che ha sposato il fratello di Padre Manelli.

Temono forse qualcosa? E’ forse un segreto? E’ forse una violazione della privacy? Nulla affatto!

Questi dati sono accessibili al cittadino: presso i Notai che si sono prestati ai cambi statutari, presso ancora le Prefetture di Benevento ed Avellino e inoltre presso l’Agenzia delle Entrate.

Quanto alla legalità delle modifiche statutarie messe in opera a un mese circa dal Commissariamento e cioè dopo che Padre Manelli non essendo più il Superiore non avrebbe potuto avere il controllo sulle temporalità, il giudizio nel fatto e nel diritto spetta al Giudice e alla Magistratura inquirente.

Sicuramente sgomenta e scandalizza la rapidità e la facilità con la quale il Francescano Padre Stefano Manelli, sedicente discepolo di Padre Pio,  si sia preoccupato innanzitutto dei beni, malgrado il dolore e la crisi che affliggeva i figli del suo Istituto, le loro famiglie, i laici ad essi legati e il popolo di Dio.

Nei nuovi statuti da lui volutamente modificati, il fine delle Associazioni non risulta più il sostegno alle opere di apostolato o all’attività missionaria a favore degli Istituti da lui fondati, ma l’aderenza al suo “spirito”.

Non entriamo nel merito di tale azione che ognuno può facilmente giudicare e commentare secondo la fede e secondo la ragione, in scienza e coscienza, ma vorremmo analizzare più dettagliatamente l’intera vicenda giudiziale.

Una prima cosa interessantissima è che i germani del Padre Manelli non hanno mai sporto querela e cioè non hanno mai dato una rilevanza penale alla lettera di Padre Volpi.

Questo perché si sarebbero potuti esporre a una controquerela essendo il loro apparato accusatorio molto labile.

Hanno quindi giocato la carta meno rischiosa del processo civile, entrando in una controversia di diritto privato e non penale.

Lo scopo era duplice:

            a)    Da un lato si trattava di fare presa sull’opinione pubblica “non familiare” al linguaggio e alle procedure giuridiche;

            b)   dall’altro lato si tentava di saccheggiare ulteriormente le già misere casse dei Frati Francescani dell’Immacolata, per creare una situazione di default.

L’Immacolata poverella, alla quale i Frati sono consacrati, non poteva non intercedere in loro favore di fronte a una così palese ingiustizia, non esaurendo il Diritto necessariamente la Giustizia.

Si era infatti molto speculato su questo procedimento civile fino al clamore sulla citazione giudiziale in sede civile.

Il povero e anziano Cappuccino messo sotto attacco, accettava ad inizio 2014 un chiarimento sul sito ufficiale dell’Istituto sperando in una acquiescenza degli attori.

Si era dato molto eco anche a questo generoso gesto, come se il Commissario fosse un “reo confesso”.

In verità si trattava semplicemente di dichiarare che i fratelli e sorelle del Padre Manelli non c’entravano nulla con la sottrazione dei beni, cosa che Padre Volpi NON aveva MAI affermato riferendosi ai familiari e intendendo con essi uncognato del Fondatore che più tardi si è scoperto essere in compagnia nelle Associazioni detentrici delle opere dell’Istituto (l’Editrice) di una sua “familiare”, cioè un’altra cognata del Padre Manelli.

Il termine tecnico sarebbe “affine”, ma mio cognato è per me un familiare, così come io per lui sono un suo familiare, anche se acquisito e non di sangue.

In Italia il giudizio civile è preceduto da un tentativo obbligatorio di mediazione extragiudiziale presso un Organismo dove non c’è un giudice, non c’è un processo, ma dove le due parti si ritrovano con i loro rispettivi avvocati per un eventuale accordo che è in realtà una transazione.

Padre Volpi, immaginando – così come lascia intendere nella sua lettera circolare del 18 febbraio 2015 – una insostenibile escalation di spese per avvocati e Tribunale, qualora fosse addivenuto alle lungaggini di un processo civile, aveva optato presso l’Organismo di Mediazione il 12 febbraio 2015 per un esborso entro il 3 marzo di 20.000 euro e la pubblicazione sul sito istituzionale di quanto sostanzialmente aveva già espresso a inizio 2014.

Il cosiddetto patteggiamento evocato per ignoranza o dolo su alcuni blog tradizionalisti e relativi commenti, non c’entra nulla, riferendosi al diritto penale e all’ammissione di un reato in vista di una diminuzione della pena.

Discutibile naturalmente resta la congruità dell’accordo per l’avido ammontare della cifra e il dovere di estendere la pubblicazione anche all’Agenzia Giornalistica Italiana (AGI) benché la lettera incriminata fosse stata messa nella rete web da siti tradizionalisti attraverso quei soliti Frati dissidenti e disobbedienti al Commissario che è l’Autorità legittima.

L’avvenuto accordo obbligava le due parti a non ritornare sull’azione pregressa e a non accampare ulteriori diritti.

Ai germani o fratelli e sorelle “carnali” del Padre Stefano Manelli sarebbe quindi bastato aspettare fino al 3 marzo 2015 per sfregarsi le mani e assistere successivamente dalla tribuna d’onore alla prevedibile vomitata delle iene mangiacarogne dei blog tradizionalisti.

La Provvidenza di Dio a questo punto ha permesso qualcosa di misterioso ed inaspettato.

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Domenica 15 febbraio 2015 un prete diocesano di Roma dichiarato vicino alla famiglia Manelli e amministratore del sito “Le Pagine di Don Camillo”, fornisce dettagli e indiscrezioni sulla Mediazione utilizzando termini inappropriati e offensivi, non solo verso il Commissario Apostolico, ma anche verso il Papa e la Chiesa, senza risparmiare Benedetto XVI.

Ai prevedibili provvedimenti canonici disciplinari o penali ci penserà il Vicariato di Roma.

La Chiesa della Misericordia guidata da Papa Francesco è quella infatti che da brava madre sa anche correggere i suoi figli e figlie per farli crescere bene.

A dare manforte al devoto prete di “Don Camillo” interviene poco dopo non Peppone, ma l’amministratrice del sito “Chiesa e Post Concilio” che spudoratamente e a imitazione del chierico, definisce la notizia “troppo succulenta” per non essere pubblicata.

Benché fosse domenica di Carnevale, questa golosità merita una querela a chi parla di “condanna”, “sentenza”, “pubblico calunniatore” , “… ammette il suo reato di calunnie e menzogne…” dato al Padre Volpi.

Qualche parte del testo sarà modificata successivamente, ma il reato – penale in questo caso – è consumato e verificabile.

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Il “grande tessitore” di “Corrispondenza Romana” grazie a qualche rudimento in più di Diritto che gli permette di distinguere il penale dal civile, la transazione dalla sentenza, l’avvocato dal giudice, non cade nelle stesse grossolanità, ma commette un errore altrettanto macroscopico fornendo dettagli troppo precisi sulla mediazione che potevano essere a conoscenza solo da una delle parti. Vanta addirittura il possesso del verbale, come se fosse il rinvenimento dei Manoscritti di Qumran!

A questo punto, così come comunica il Commissario Apostolico alla famiglia del Padre Manelli, l’accordo decade per “grave inadempimento della controparte”.

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Poco dopo anche Rorate Coeli offre la traduzione in inglese grazie al Collins di Francesca Romana, religiosa italiana attualmente in Inghilterra, pseudonimo di chi svolge verso Padre Manelli la stessa funzione di  Gianroberto Casaleggio verso Beppe Grillo.

E’ infatti Martedì Grasso e le maschere non mancano.

In questa carnevalata non poteva naturalmente mancare il ripristino della petizione per le dimissioni di Padre Volpi che, promosse dai tradizionalisti, mostrano quanto siano più moderni  dei modernisti nel volere una loro “chiesa-referendum”.

La foga, la precipitazione, la collera, fanno commettere tanti errori agli uomini.

Diamo pure l’onore delle armi a chi già cantava vittoria ed ha perso la guerra.

Purtroppo sin dall’inizio della vicenda del commissariamento si è voluto trasformare un dialogo costruttivo in guerra fratricida.

Preghiamo per i padri di questi Frati.

Qualcuno voleva e poi credeva morto il Commissario, ma il terzo giorno l’uomo di fede chiamato Fidenzio è risorto, perché è un uomo di Dio, perché è un alter Christus.

La sua immagine, con la straordinaria e paterna circolare inviata ai Frati e la sua coraggiosa e determinata reazione, ne esce rafforzata.

Questo conferma tutta l’idoneità al complesso e complicato, delicato e ingrato ruolo che sta svolgendo in obbedienza a Santa Romana Chiesa.

Chi è intellettualmente onesto sa bene che pochi chierici avrebbero potuto assolverlo con la stessa efficacia.

In conclusione, visto che abbiamo citato Benevento a proposito di una delle Associazioni, leForche Caudine” che si volevano imporre al Padre Volpi e con lui a tutto l’Istituto, diventano la “Sconfitta di Pirro” per la quale i vincitori Romani cambiarono il nome dell’attuale capoluogo campano da Maleventum in Beneventum.

Il beneventano Padre Pio ha ancora una volta aiutato il suo confratello mostrando come il “buon vento” dello spirito soffi gagliardo sulla barca di Pietro e non sul canotto di chi dopo aver abbandonato la nave dell’Istituto si sta autoaffondando.

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1 commento

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