La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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UNA ICONA A TERAMO

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Risposta a un non anonimo CCC(P)

I tradizionalisti si costruiscono un eroe, martire, e “leader”: il tutto su misura.

Berchtold Brecht scrisse la famosa frase: “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi”, volendo significare che quando le ragioni su cui si basa la sua convivenza sono veramente valide e condivise, non c’è bisogno di far morire nessuno per affermarle.

C’è sempre qualcuno, però, che negli eroi non vede l’incarnazione dei propri ideali e delle proprie virtù, ma piuttosto la prova della malvagità del nemico.

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Una volta spaventato da qualche demone, il popolo bue sarà tenuto compatto dalla paura, e risulterà facile manipolarlo.

Il martire sacrificato per la malvagità degli attuali responsabili dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata è stato reperito – “faute de mieux”, si dice in francese – in un oscuro frate già di stanza a Teramo, ed ora trasferito.

Quello dei trasferimenti, inflitti come sanzione vera o presunta, ovvero negati per la cattiveria dei superiori è un tema su cui si esercita per tradizione l’immaginario popolare italiano: basta entrare in un qualunque ufficio dell’Amministrazione Pubblica per notare qualche personaggio che guarda con cupo rancore il suo superiore, ed è pronto a sciorinare le proprie recriminazioni dinnanzi agli utenti.

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Spesso questo sentimento degenera addirittura in mania di persecuzione, identificando in un “fumus persecutionis” le disgrazie del povero impiegato, discriminato immancabilmente per le sue opinioni politiche.

A volte si assiste ad una sua degenerazione metafisica: conoscemmo un Segretario Provinciale che dichiarava di dubitare dell’esistenza di Dio perché non riusciva ad ottenere il trasferimento a Lecce.

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A volte, però, dando luogo ad un rovesciamento dei ruoli, sono gli utenti a sentirsi perseguitati in quanti privati di un loro punto di riferimento: questo, però, non avviene normalmente quando ad essere trasferito è il Direttore Didattico o il Maresciallo dei Carabinieri, personaggi che recano connaturata con la loro funzione una implicita condanna al nomadismo; succede invece quando sono destinati altrove i Religiosi.

I parrocchiani che si credono defraudati partono in processione per il capoluogo diocesano, oppure  scrivono petizioni corredate da centinaia di firme.

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In un caso si è arrivati a murare la porta della casa canonica affinché il prevosto – ridotto alla condizione del sepolto vivo – non potesse abbandonarla.

Nel Veneto, i fautori di un parroco trasferito si convertirono in massa all’Ortodossia, ed il prete inconforme con gli ordini del Vescovo divenne un pope (non sappiamo se munito o privo di barba), dividendo definitivamente la comunità in due confessioni contrapposte.

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Questa impresa viene ora tentata dai tradizionalisti di Teramo: se è vero che l’Abruzzo è forte e gentile, la minaccia dell’uso della forza smentisce, in questo caso, la tradizionale gentilezza di quelle genti.

Mancando di un eroe o di un martire adeguato, gli anticonciliari o lefebvriani o sedevacantisti di quella tranquilla città si sono improvvisamente accorti – guarda caso dopo la comunicazione del suo trasferimento ad altra sede – che un Francescano dell’Immacolata ivi residente riassumeva in sé tutte le doti del perfetto cristiano, anzi del perfetto pastore d’anime, per cui non ha dovuto attendere di passare a miglior vita – gli auguriamo naturalmente che ciò avvenga tra mille anni – per essere canonizzato a furor di popolo.

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In questi casi, si suole parlare per l’appunto di “odore di santità”.

Ecco la descrizione che ce ne forniscono i suoi “supporters”: grazie evidentemente al suo zelo pastorale, alla sua “sapientia cordis” ed alla sua inarrivabile dottrina, “le presenze (alla Messa domenicale, n.d.r.) aumentavano”): qui già si affaccia il disegno massonico, ebraico, islamico o quant’altro di ridurre la presenza al culto per annichilire il Cattolicesimo.

Andiamo avanti: “un numero sempre più grande di fedeli lo chiedevano (ci si riferisce al frate trasferito): novello Padre Pio, il Nostro attraeva masse di credenti, attratte dalla sua presunta santità.

Quale il motivo di questa affluenza verso Teramo di cotante masse?

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Il fatto che il frate costituisse un “esempio di ortodossia, obbedienza, mitezza e (per l’appunto) santità”.

Qui però iniziano le trame dei nemici della fede.

Poiché – come è noto – “nemo propheta in patria”, ecco scatenarsi la maldicenza, con i tentativi di “farlo passare come un maneggione di soldi, sempre in cerca di un modo per arricchirsi” fino “all’avvicinarlo al sedevacantismo”: se il diavolo è “colui che divide”, ecco il Maligno già all’opera per dividere la straripante comunità di fedeli attratti dal frate, definito dai sostenitori “cattolico, obbediente, rigoroso nella condotta morale, spirituale e liturgica, pastore di anime, insomma un santo uomo di Chiesa”.

Pensate a che punti può arrivare l’invidia e la calunnia!

L’obiettivo travalica però la persona del Religioso, coinvolgendo il destino stesso della Chiesa: si intende infatti abbattere “ciò che è caduco e pericolante, intendendo per tale la Fede bimillenaria”.

La battaglia di Teramo assume dunque le dimensioni  di uno scontro apocalittico, in cui la vittoria della “Fede bimillenaria” sarà garantita dalla renitenza del frate al trasferimento.

Ora, con tutto il rispetto per Teramo, città ospitale e popolata da gente laboriosa, questa trasformazione del centro abruzzese in una Armagheddon assomiglia troppo ad una trovata maldestra di qualche assessore al turismo o presidente della “pro loco” a corto di trovate pubblicitarie.

Immaginiamo già lo slogan: “Visitate Teramo, venite a vedere l’Apocalisse”.

I maligni potrebbero sospettare un patto segreto tra il frate e i titolari di esercizi pubblici.

Quanto al frate, sembra che non sia stato trasferito per effetto della chiusura del convento, essendo stato da tempo destinato altrove.

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Egli, però, è rimasto tenacemente “in loco”, facendo celebrare Messe tridentine per il giubilo dei tradizionalisti.

I quali lo considerano, con giusta ragione, uomo “obbediente”: dato però che non esegue gli ordini  dell’Autorità dell’Istituto, costui è da considerare “obbediente” a loro.

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1 commento

  1. . ha detto:

    Conosco la chiesa di San Domenico. Le foto sembrano non riferirsi a quella chiesa, salvo che sia stata utilizzata per la celebrazione tridentina, la cappella laterale. I partecipanti, quindi, erano davvero “quattro gatti” e pensare che venivano persino da Pescara! Una ritoiatria!

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