La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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UNO SCOOP DEGNO DI UN ABATE

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I sedevacantisti di Radio Spada hanno avuto il merito dello scoop sulla chiusura della Casa Mariana di Teramo.

Da fonti ufficiali non emerge tale notizia non essendo di pubblico interesse e dominio.

Visti i dettagli forniti dai sedevacantisti è evidente immaginare sia il pubblico che ormai frequentava quell’ambiente teramano, sia l’origine  della fonte d’informazione che coincide con un membro della comunità locale nella persona dell’unico frate scontento per la chiusura della casa.

Come gli abati con il voto di stabilità, si era infatti ben sedentarizzato nella cittadina abruzzese cagionando non poche sofferenze ai suoi confratelli.

“Non si capisce chi è il superiore…”, “non vedevamo l’ora di andare via…”,  “…ma possibile che debba avere un ufficio, computers, maneggiare soldi più del Superiore!…”

Erano questi gli sfoghi spontanei che i bravi religiosi della comunità non hanno nascosto a persone loro vicine.

Il loro malanimo spiega con ragion veduta i retroscena reali di una saggia decisione del Commissario Apostolico, meritevole di una grande operazione di purificazione e pulizia all’interno dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata.

Teramo è un ulteriore importante tassello.

La chiesa di San Domenico era da qualche anno nell’occhio del ciclone ed oggetto di polemiche.

Si erano allontanati molti fedeli negli ultimi quattro anni, soprattutto giovani, Scouts ed altri devoti, scontenti per l’imposizione del rito tridentino.

Malgrado il veto esteso ai sacerdoti  più fanatici dell’Istituto di celebrare nella Forma Extraordinaria, l’abate aveva avuto la brillante idea di radunare il gregge tradizionalista disperso dall’Appennino all’Adriatico e spalancare loro i portoni di una chiesa sempre più vuota.

L’operazione doveva rimpinguare le casse abbaziali e fornire gli spiccioli offerti a un prete esterno e straniero convocato per esercitarsi nella pronuncia del latino messianico in sacra ars celebrandi.

Ignoriamo ora la nuova destinazione dell’abate, ma cacciato dalla porta tenterà di rientrare dalla finestra.

E’ una certezza.

Sembra infatti che sia anche un esperto contabile soprannominato nel suo ambiente Padre Slot Machine per la rapidità nel conteggio di banconote e monete.

Si sarà fatto i suoi calcoli. Siamo sicuri che questa volta si sia però sbagliato.

Sono questi gli esempi fuorvianti di “fedeltà alla Tradizione”, alla “Povertà francescana” che fino a un recente passato hanno motivato l’uscita di molti giovani dall’Istituto governato dallo s- Fondatore.

E’ accertato che qualche novizio frate o suora possidente, oltre a soldi, gioielli, auto, offrisse come “biglietto di entrata” persino il suo appartamento di eredità all’Associazione “Fatebenemanelli” provocando contenziosi con il resto della famiglia.

L’insaziabile guru diceva puntualmente: ” ‘tu’ sei povera, devi farti santa, come San Francesco, Santa Chiara, devi spogliarti di tutto, hai capito? Bisogna aiutare le missioni, gli ospedali Fatebenemanelli. Dai tutto a me e non ti preoccupare!”

Sono i cambiamenti come la chiusura del convento di Teramo insieme alla condanna di certe malefatte, le azioni che rendono “normali”  figli del Serafico e non ipocriti pubblicani, i membri di una famiglia religiosa che sta mostrando una capacità rigenerativa non comune con il coraggio di prendere decisioni importanti che scontenteranno  due pie cariatidi che sostenevano l’architrave del governatorato dell’isola dei Pirati.

E’ così però che si edifica il Corpo Mistico che è la Chiesa, abbattendo ciò che è caduco e pericolante e cedendo il posto a ciò che è sano, vero e bello della vita religiosa francescana e mariana.

Il resto non è nemmeno gossip, ma come Radio Spada, solo fuffa.
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1 commento

  1. […] aiutare le missioni, gli ospedali Fatebenemanelli. DAI TUTTO A ME E NON TI PREOCCUPARE!” (cfr. https://veritacommissariamentoffi.wordpress.com/2015/02/10/uno-scoop-degno-di-un-abate/)            C) Vogliono apparire agli occhi degli uomini come i “poveri più poveri”, e […]

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