La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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IGNORANTIA LEGIS NON EXCUSAT

 

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I FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA E LA BLOGOSFERA

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Riproduciamo e traduciamo in italiano l’interessante articolo – risposta apparso su www.maryvictrix.com/

Sulle recenti informazioni provenienti dalla Blogosfera sullo stato dei Frati Francescani dell’Immacolata

 

Pubblicato il 18 febbraio 2015 da P. Angelo M. Geiger

 

Il primo punto da fissare è che le fonti di recente “informazione” non sono Agenzie di stampa qualificate, ma i blogger che scrivono tutti, tranne uno, sotto pseudonimo o in anonimo. Essi non hanno fornito alcuna prova, cioè, hanno fatto affermazioni puramente per sentito dire, o comunque hanno affermato di avere “prove” da cui hanno citato estratti senza produrre il documento o il suo contesto. Tutte le fonti di queste “informazioni” sono chiaramente parziali nei confronti del Commissario e la Santa Sede e i blogger e le blogger in questione sono persone che lavorano di concerto (Rorate Caeli e Corrispondenza Romana, ad esempio, regolarmente ripetono e sostengono l’uno le informazioni dell’altro).

Anche in questo caso, nessuna “Fonte” di notizie stimabile ha assunto la responsabilità di tali “segnalazioni”. Per quanto ne sappia – almeno in lingua inglese – non vi è stata alcuna pubblicazione di “notizie responsabili”, ma sono state ripetute queste storie che emergono dalla blogosfera. Si prega di considerare che quando i veri giornalisti pubblicano informazioni provenienti da fonti anonime, l’autore si assume la responsabilità personale con il suo vero nome, e l’organizzazione tenta di confermare in modo probatorio le informazioni per segnalazione da fonti indipendenti. Niente di simile è mai stato tentato da questi blogger. Al contrario, come già accennato, vi è una relazione incestuosa tra i vari blogger e le loro fonti, e c’è stato anche il rifiuto abituale di accettare responsabilità personale per le informazioni dannose che sono state rilasciate.

 

Alcuni esempi

Durante lo scorso Avvento, Rorate Caeli ha pubblicato una di queste “informazioni” riguardante il Commissario che avrebbe vietato una novena di Messe, privando una delle nostre comunità contemplative dell’auto-sostegno finanziario. La denuncia era nata puramente per sentito dire, senza uno straccio di prova – ancora una volta da fonte anonima – postata su Internet da un blogger sotto pseudonimo. Io ho subito fornito i fatti in questione, che hanno mostrato come l’accusa fosse pura calunnia. Ma non è stata fatta alcuna ritrattazione, né il blogger in questione ha fornito un link per le informazioni che ho pubblicato.

Nelle ultime settimane un’altra “informazione”, pubblicata da Rorate Caeli, riguardante un video girato presso la nostra comunità del seminario. Ancora una volta, la fonte delle informazioni e le affermazioni fatte nei suoi confronti sono state tratte da una fonte anonima e pubblicate su Internet dalla stessa blogger sotto pseudonimo, naturalmente senza prove. Nel post, la blogger ha fatto tre false dichiarazioni: 1) che il video è stato girato nel giorno in cui il seminario è stato chiuso; 2) che le informazioni contenute nel video erano state soppresse dal Commissario; 3) che il video rappresenta “ciò che è stato”, e che la comunità “come era” è ora distrutta. Ho fornito prove reali  manifeste e verificabili, che queste accuse erano false. Anche in questo caso, nessuna ritrattazione e nessun link alla mia replica.

 

Nonostante questo, ho ricevuto messaggi e commenti che ignorano completamente i fatti evidenti, così mostrerò, ancora una volta, le prove. La chiusura del Seminario è stata ordinata dal Commissario l’8 dicembre 2013, ma i frati sono stati trasferiti qualche tempo dopo. Tutte le parti riguardanti la liturgia nel video sono di Celebrazioni in forma straordinaria, ma la celebrazione secondo il vetus ordo è cessata durante l’estate del 2013, circa tre o quattro mesi prima che il seminario fosse stato chiuso. Inoltre, ci sono più colori liturgici utilizzati, in modo che le varie celebrazioni liturgiche non avrebbero potuto essere riprese nello stesso giorno. Secondo i seminaristi con cui vivo, uno dei quali è il videografico autore del materiale, il video non è stato nemmeno girato interamente in seminario. Pertanto, sostenere che il video è stato girato nel seminario il giorno della chiusura del Seminario è falso.

In realtà, le varie parti del video sono state girate in molti giorni, e il seminarista che ha girato e prodotto un video da queste riprese, lo ha pubblicato circa tre mesi prima dell’ordine di chiusura del Seminario (si guardi il timestamp sul video di YouTube). Se si guarda il video originale, si può vedere che alcune parti dello stesso materiale compaiono in entrambi i video, e anche che il secondo video copia lo stile di presentazione del primo. Così l’affermazione secondo cui il Commissario ha soppresso l’informazione è una menzogna. Infine, non è stato fornito neppure uno straccio di prova per dimostrare che la nostra vita è notevolmente cambiata da quando il seminario è chiuso, a parte quello che è a tutti già noto fin dall’inizio della Commissione, vale a dire, che ci sono state imposte delle restrizioni riguardo all’uso della Forma straordinaria della liturgia, da Papa Francesco stesso.

Nonostante abbia fornito prove inconfutabili che almeno le prime due accuse sono false, nessuno di coloro che hanno diffuso queste menzogne ha, a mia conoscenza, tentato di confutarle.

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L’occasione per questa risposta

Ora c’è un’altra “informazione” proveniente da Rorate Caeli riguardante un presunto giudizio civile contro padre Volpi, il Commissario Apostolico di FI, che è stata diffusa da un’unica fonte: un blogger italiano sotto pseudonimo, Don Camillo, diffuso in Italia e all’estero attraverso diverse altre fonti sotto pseudonimo (il blog Chiesa e post concilio e Francesca Romana, lo pseudonimo che traduce di Rorate Caeli), e infine da uno pseudonimo blogger su Rorate Caeli. Anche in questo caso, i dati sono pure affermazioni senza prove senza alcuna evidenza e nessuno disposto a mettere il proprio vero nome a supporto delle tesi.

Ma rendendosi conto di dover fornire almeno l’apparenza di dati di conferma, Corrispondenza Romana, guidato da Roberto de Mattei, che collabora regolarmente con Rorate Caeli, ha pubblicato un articolo in cui si sostiene che il sito è in possesso di un documento del Tribunale dove si dimostra che padre Volpi ha ammesso:

 

il crimine [the felony] di diffamazione e la bugia [falsehood, anche: la menzogna] il 12 Febbraio 2015

e

come un equo indennizzo, [egli] dovrà pagare 20.000 euro alla famiglia Manelli, oltre a tutte le spese legali, la pubblicazione di pubbliche scuse su siti internet gestiti da lui, così come le lettere circolari a tutti i frati e le suore.

Ecco i fatti, tra i quali io ho incluso articoli, che ho parafrasato da una lettera di risposta di padre Volpi, pubblicata sul nostro sito ufficiale:

Nel momento in cui l’Istituto è stato commissariato dalla Santa Sede, i beni che l’Istituto possedeva sono stati sottratti dalla disponibilità dei Frati non essendo essi più inseriti tra gli associati. Ciò è stato fatto in favore degli ex superiori, al fine di privare la legittima autorità ecclesiastica all’interno dell’Istituto dell’utilizzo di questi mezzi per provvedere ai bisogni dei frati. In buona fede, padre Volpi ha informato di tutto questo i frati dell’Istituto con una lettera circolare, perché non aveva alcuna intenzione di farne una questione di dominio pubblico. Frati fedeli al Fondatore poi hanno subito fatto trapelare la lettera tramite i blog tradizionalisti, quindi padre Volpi è stato accusato dalla famiglia Manelli di diffamazione perché ha citato la famiglia del Fondatore tra i gestori dei beni alienati.

Si noti che la responsabilità di tutto il pubblico spettacolo e il danno alla reputazione, da tutti i punti di vista, appartiene agli attivisti tradizionalisti all’interno e all’esterno dell’Istituto, che hanno fatto  trapelare e hanno trasmesso le informazioni e hanno poi accusato padre Volpi di diffamare pubblicamente persone innocenti. C’è stato un tentativo, orchestrato fin dall’inizio del Commissariamento da parte di queste persone e delle loro organizzazioni, di travisare la volontà del Santo Padre nei riguardi dell’Istituto. Roberto de Mattei ha messo in evidenza che se l’Istituto non rimane come egli pensa dovrebbe essere, allora non dovrebbe più continuare ad esistere. Lui e tutti i suoi collaboratori anonimi si sono vincolati in questo progetto, e il loro ultimo sforzo è di tal fatta.

Secondo le attuali norme processuali civili italiane, qualsiasi azione giudiziaria che possa dar luogo ad una sentenza può avvenire solo dopo una tentata mediazione tra le parti. Pertanto, in tale mediazione con la famiglia Manelli – quindi non in un procedimento in Tribunale – pro bono pacis e nello spirito fraterno di San Francesco -, padre Volpi ha concordato una transazione, che non comporta un’ammissione di colpa o di un giudizio legale di colpa. Ha fatto questo accordo, al fine di evitare ulteriori procedimenti civili davanti al Tribunale di Roma e ulteriori costi per l’Istituto. Con l’accordo, ha acconsentito a chiarire la faccenda in questione sul sito ufficiale dell’Istituto.

Ma il blogger Don Camillo, che ha iniziato l’ultima ondata di propaganda, scrive:

Padre Volpi, dopo avere ammesso il suo reato di calunnie e menzogne, il 12 febbraio è stato condannato. (in italiano nel testo)

cioè:

Padre Volpi, dopo aver ammesso il suo reato di calunnia e menzogna, è stato condannato il 12 febbraio.

Fr. Volpi non è, infatti, stato condannato per alcun reato, né sottoposto a procedimenti penali; né ha mai – in tribunale o al di fuori –, ammesso di aver commesso un crimine, o pronunciato calunnie o bugie. Ma, dal momento che l’accordo pacifico, raggiunto in buona fede da padre Volpi, non è stato rispettato dalla controparte – al contrario, il procedimento di mediaconciliazione è stato da loro utilizzato come strumento per ulteriori tentativi di propaganda contro gli intenti di Papa Francesco per l’Istituto – padre Volpi considera l’accordo nullo e non ha alcuna intenzione di adempierlo.

Per favore, vi prego, si consideri il fatto – non una congettura, ma i fatti evidenti –, che non è stata fornita alcuna prova manifesta contro la presunta affermazione di padre Volpi su riportata. Tutto è per sentito dire, anche il “documento” di cui Corrispondenza Romana ha affermato di essere in possesso. Nulla è dimostrato, come invece sostiene Rorate Caeli. Onestamente mi chiedo se sappiano cosa significhi dimostrare qualcosa.

 

Il lebbroso Cattolico in Internet

Fratelli e sorelle, questo è lo stato dell’Internet cattolica. È una vergogna e uno scandalo per il mondo.

Imploro tutti quelli di buona volontà, non importa quanto si pieghino in reazione a quello che considerano ingiuste restrizioni sull’uso di Forma straordinaria, a guardare i fatti, che sono verificabili. Poi dare il beneficio del dubbio sulla base delle prove fornite da coloro che sono disposti a mettere in gioco la loro reputazione personale e il buon nome su quello che dicono in pubblico.

Come ho già sottolineato altrove, c’è qualcosa di terribilmente sbagliato in una gran parte dell’Internet cattolica e si insinua attraverso la blogosfera e oltre.

Da quando, in base agli standard cattolici, giudichiamo buono e giusto rovinare la reputazione degli uomini con i pettegolezzi mediante i mass media con fonti anonime e notizie non confermate? Da quando i soldati di Cristo hanno troppa paura di parlare alla luce del giorno di ciò che presumono  essere vero, troppo insensibili nel credere alla correttezza, e troppo razionalisti per aderire ai principi di giustizia di base.

Ho visto un numero di blog cattolici ripetere la stessa storia, da una fonte anonima, pubblicata da un blogger anonimo, distruttiva di reputazione, con la dichiarazione di non responsabilità con la dicitura “informazione non confermata”. Che suona così simile a quello che fanno nelle redazioni vere, ma in realtà è la cassa di risonanza virtuale di ciò che si desidera.

Il tragico difetto di molti, ma non tutti, i tradizionalisti è che credono alla giustezza della propria causa, alla pietà delle proprie intenzioni, alla propria reverenza di fronte a Dio, al proprio status di auto-applicata classe di perseguitati, all’urgenza della propria crisi santifica atti che nessun cristiano sano di mente, libero dalla costrizione, potrebbe mai giustificare, senza mai tentare di razionalizzare tutto ciò che fanno.

Ma il danno è fatto e quelli che soffrono di più sono i piccoli, legittimamente anonimi all’interno dell’Istituto, che vogliono solo vivere quanto promesso ed essere lasciati in pace.

Alcuni mi hanno criticato per il tono acuto e la modalità di seminare le mie argomentazioni. Ma il novantanove per cento di coloro che hanno di moltiplicare e pubblicizzare con così tanta urgenza le loro riflessioni sulla questione del nostro Istituto, non hanno alcuna – ossia zero – informazione diretta su di noi e non hanno neanche un bit – ossia uno iota – di investimento personale nella nostra comunità. Tutto quello che sanno è che hanno paura delle restrizioni imposte su di noi riguardo all’uso della liturgia, possano in futuro riguardarli, e a loro non piace e non hanno fiducia in Papa Francesco. Questi timori sono diventati il filtro attraverso il quale essi vedono tutto.

Dimenticate ciò che pensate del mio tono per un minuto. Mettete da parte i vostri pregiudizi per seguire le prove. La Chiesa è intervenuta nel nostro caso, perché l’Istituto e molti di coloro che ci sostengono avevano un problema reale.

IN UNA GUERRA LA PRIMA VITTIMA E’ LA VERITA’

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Fallisce il tentativo di umiliazione e delegittimazione del Commissario Apostolico

Giulio Cesare nel suo “De bello gallico” inaugurò in illo tempore la propaganda del regime riprodotta lo scorso secolo dai governi totalitaristi e oggi dai fondamentalisti dell’Islamic State.

Questa tecnica è stata purtroppo adottata in tempi recenti anche all’interno della Chiesa attraverso il Vatileaks tendente al ricatto e alla delegittimazione di Benedetto XVI da parte di quei potentati curiali eversivi ammantati di tradizionalismo e in odore di sodomia e simonia.

L’opera purificatrice di Papa Francesco, edotto scrupolosamente dal suo predecessore sui mali dei Sacri Palazzi, ha però ricordato agli stessi sabotatori ecclesiali il famoso adagio: “stavamo meglio quando stavamo peggio”.

Sembra che sin dai tempi della Guerra di Troia esista una sorta di maledizione contro chi non rispetta il nemico, chi non esercita il fair play inaugurato dai Cavalieri medievali.

Il Pelide Achille che anziché interessarsi dei Mirmidoni è preso dall’ira funesta contro Ettore è ucciso dalla freccia di Paride che guidata da Apollo si conficcherà nel suo tallone.

Queste leggende dalla morale universale applicate al Fratileaks ci ricordano come l’empietà e la perfidia nei confronti del Commissario Apostolico dei Frati Francescani dell’Immacolata sia diventata un offensivo boomerang che colpisce letalmente chiunque gli faccia del male.

E’ significativa la nomina di un Frate Cappuccino alla successione coatta del governo di un Istituto il cui Fondatore e Superiore reclamava di avere familiarità con Padre Pio.

Il termine “familiare” è quindi da tutti massicciamente usato e abusato a prova di quanto la sua interpretazione estensiva risponda al suo “familiare” utilizzo nella lingua italiana.

Non sappiamo cosa ne pensi San Pio da Pietrelcina di questa familiarità, abituato com’era anche lui a dire ai suoi più assidui e vicini frequentatori : “tu sei mio figlio”; “voi siete la mia famiglia”.

Fa riflettere tuttavia la tonaca color latte e caffè di Padre Volpi, indizio su come Padre Pio abbia ispirato la scelta del Papa sul sostituto dell’esautorato Padre Manelli.

L’ inserimento di “familiari” nella doverosa e paterna spiegazione sulla destinazione dei beni dell’Istituto da parte di Padre Fidenzio Volpi nella sua lettera circolare dell’8 dicembre 2013, provocava la reazione furibonda dei germani (questo il termine più appropriato) di Padre Stefano Manelli, responsabile della sottrazione della disponibilità delle temporalità dei suoi Frati e figli a favore di laici a lui legati nei quali si annoverano almeno un suo cognato e una sua cognata, che sia mia nonna che mio figlio li avrebbero classificati con il termine di familiari al plurale.

Il Dottor Antonio Allocca, Segretario dell’Associazione “Missione del Cuore Immacolato” ha sposato una delle sorelle di Padre Manelli, mentre un membro del direttivo dell’Associazione “Casa Mariana Editrice” è la signora Anna Maria Sancioni che ha sposato il fratello di Padre Manelli.

Temono forse qualcosa? E’ forse un segreto? E’ forse una violazione della privacy? Nulla affatto!

Questi dati sono accessibili al cittadino: presso i Notai che si sono prestati ai cambi statutari, presso ancora le Prefetture di Benevento ed Avellino e inoltre presso l’Agenzia delle Entrate.

Quanto alla legalità delle modifiche statutarie messe in opera a un mese circa dal Commissariamento e cioè dopo che Padre Manelli non essendo più il Superiore non avrebbe potuto avere il controllo sulle temporalità, il giudizio nel fatto e nel diritto spetta al Giudice e alla Magistratura inquirente.

Sicuramente sgomenta e scandalizza la rapidità e la facilità con la quale il Francescano Padre Stefano Manelli, sedicente discepolo di Padre Pio,  si sia preoccupato innanzitutto dei beni, malgrado il dolore e la crisi che affliggeva i figli del suo Istituto, le loro famiglie, i laici ad essi legati e il popolo di Dio.

Nei nuovi statuti da lui volutamente modificati, il fine delle Associazioni non risulta più il sostegno alle opere di apostolato o all’attività missionaria a favore degli Istituti da lui fondati, ma l’aderenza al suo “spirito”.

Non entriamo nel merito di tale azione che ognuno può facilmente giudicare e commentare secondo la fede e secondo la ragione, in scienza e coscienza, ma vorremmo analizzare più dettagliatamente l’intera vicenda giudiziale.

Una prima cosa interessantissima è che i germani del Padre Manelli non hanno mai sporto querela e cioè non hanno mai dato una rilevanza penale alla lettera di Padre Volpi.

Questo perché si sarebbero potuti esporre a una controquerela essendo il loro apparato accusatorio molto labile.

Hanno quindi giocato la carta meno rischiosa del processo civile, entrando in una controversia di diritto privato e non penale.

Lo scopo era duplice:

            a)    Da un lato si trattava di fare presa sull’opinione pubblica “non familiare” al linguaggio e alle procedure giuridiche;

            b)   dall’altro lato si tentava di saccheggiare ulteriormente le già misere casse dei Frati Francescani dell’Immacolata, per creare una situazione di default.

L’Immacolata poverella, alla quale i Frati sono consacrati, non poteva non intercedere in loro favore di fronte a una così palese ingiustizia, non esaurendo il Diritto necessariamente la Giustizia.

Si era infatti molto speculato su questo procedimento civile fino al clamore sulla citazione giudiziale in sede civile.

Il povero e anziano Cappuccino messo sotto attacco, accettava ad inizio 2014 un chiarimento sul sito ufficiale dell’Istituto sperando in una acquiescenza degli attori.

Si era dato molto eco anche a questo generoso gesto, come se il Commissario fosse un “reo confesso”.

In verità si trattava semplicemente di dichiarare che i fratelli e sorelle del Padre Manelli non c’entravano nulla con la sottrazione dei beni, cosa che Padre Volpi NON aveva MAI affermato riferendosi ai familiari e intendendo con essi uncognato del Fondatore che più tardi si è scoperto essere in compagnia nelle Associazioni detentrici delle opere dell’Istituto (l’Editrice) di una sua “familiare”, cioè un’altra cognata del Padre Manelli.

Il termine tecnico sarebbe “affine”, ma mio cognato è per me un familiare, così come io per lui sono un suo familiare, anche se acquisito e non di sangue.

In Italia il giudizio civile è preceduto da un tentativo obbligatorio di mediazione extragiudiziale presso un Organismo dove non c’è un giudice, non c’è un processo, ma dove le due parti si ritrovano con i loro rispettivi avvocati per un eventuale accordo che è in realtà una transazione.

Padre Volpi, immaginando – così come lascia intendere nella sua lettera circolare del 18 febbraio 2015 – una insostenibile escalation di spese per avvocati e Tribunale, qualora fosse addivenuto alle lungaggini di un processo civile, aveva optato presso l’Organismo di Mediazione il 12 febbraio 2015 per un esborso entro il 3 marzo di 20.000 euro e la pubblicazione sul sito istituzionale di quanto sostanzialmente aveva già espresso a inizio 2014.

Il cosiddetto patteggiamento evocato per ignoranza o dolo su alcuni blog tradizionalisti e relativi commenti, non c’entra nulla, riferendosi al diritto penale e all’ammissione di un reato in vista di una diminuzione della pena.

Discutibile naturalmente resta la congruità dell’accordo per l’avido ammontare della cifra e il dovere di estendere la pubblicazione anche all’Agenzia Giornalistica Italiana (AGI) benché la lettera incriminata fosse stata messa nella rete web da siti tradizionalisti attraverso quei soliti Frati dissidenti e disobbedienti al Commissario che è l’Autorità legittima.

L’avvenuto accordo obbligava le due parti a non ritornare sull’azione pregressa e a non accampare ulteriori diritti.

Ai germani o fratelli e sorelle “carnali” del Padre Stefano Manelli sarebbe quindi bastato aspettare fino al 3 marzo 2015 per sfregarsi le mani e assistere successivamente dalla tribuna d’onore alla prevedibile vomitata delle iene mangiacarogne dei blog tradizionalisti.

La Provvidenza di Dio a questo punto ha permesso qualcosa di misterioso ed inaspettato.

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Domenica 15 febbraio 2015 un prete diocesano di Roma dichiarato vicino alla famiglia Manelli e amministratore del sito “Le Pagine di Don Camillo”, fornisce dettagli e indiscrezioni sulla Mediazione utilizzando termini inappropriati e offensivi, non solo verso il Commissario Apostolico, ma anche verso il Papa e la Chiesa, senza risparmiare Benedetto XVI.

Ai prevedibili provvedimenti canonici disciplinari o penali ci penserà il Vicariato di Roma.

La Chiesa della Misericordia guidata da Papa Francesco è quella infatti che da brava madre sa anche correggere i suoi figli e figlie per farli crescere bene.

A dare manforte al devoto prete di “Don Camillo” interviene poco dopo non Peppone, ma l’amministratrice del sito “Chiesa e Post Concilio” che spudoratamente e a imitazione del chierico, definisce la notizia “troppo succulenta” per non essere pubblicata.

Benché fosse domenica di Carnevale, questa golosità merita una querela a chi parla di “condanna”, “sentenza”, “pubblico calunniatore” , “… ammette il suo reato di calunnie e menzogne…” dato al Padre Volpi.

Qualche parte del testo sarà modificata successivamente, ma il reato – penale in questo caso – è consumato e verificabile.

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Il “grande tessitore” di “Corrispondenza Romana” grazie a qualche rudimento in più di Diritto che gli permette di distinguere il penale dal civile, la transazione dalla sentenza, l’avvocato dal giudice, non cade nelle stesse grossolanità, ma commette un errore altrettanto macroscopico fornendo dettagli troppo precisi sulla mediazione che potevano essere a conoscenza solo da una delle parti. Vanta addirittura il possesso del verbale, come se fosse il rinvenimento dei Manoscritti di Qumran!

A questo punto, così come comunica il Commissario Apostolico alla famiglia del Padre Manelli, l’accordo decade per “grave inadempimento della controparte”.

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Poco dopo anche Rorate Coeli offre la traduzione in inglese grazie al Collins di Francesca Romana, religiosa italiana attualmente in Inghilterra, pseudonimo di chi svolge verso Padre Manelli la stessa funzione di  Gianroberto Casaleggio verso Beppe Grillo.

E’ infatti Martedì Grasso e le maschere non mancano.

In questa carnevalata non poteva naturalmente mancare il ripristino della petizione per le dimissioni di Padre Volpi che, promosse dai tradizionalisti, mostrano quanto siano più moderni  dei modernisti nel volere una loro “chiesa-referendum”.

La foga, la precipitazione, la collera, fanno commettere tanti errori agli uomini.

Diamo pure l’onore delle armi a chi già cantava vittoria ed ha perso la guerra.

Purtroppo sin dall’inizio della vicenda del commissariamento si è voluto trasformare un dialogo costruttivo in guerra fratricida.

Preghiamo per i padri di questi Frati.

Qualcuno voleva e poi credeva morto il Commissario, ma il terzo giorno l’uomo di fede chiamato Fidenzio è risorto, perché è un uomo di Dio, perché è un alter Christus.

La sua immagine, con la straordinaria e paterna circolare inviata ai Frati e la sua coraggiosa e determinata reazione, ne esce rafforzata.

Questo conferma tutta l’idoneità al complesso e complicato, delicato e ingrato ruolo che sta svolgendo in obbedienza a Santa Romana Chiesa.

Chi è intellettualmente onesto sa bene che pochi chierici avrebbero potuto assolverlo con la stessa efficacia.

In conclusione, visto che abbiamo citato Benevento a proposito di una delle Associazioni, leForche Caudine” che si volevano imporre al Padre Volpi e con lui a tutto l’Istituto, diventano la “Sconfitta di Pirro” per la quale i vincitori Romani cambiarono il nome dell’attuale capoluogo campano da Maleventum in Beneventum.

Il beneventano Padre Pio ha ancora una volta aiutato il suo confratello mostrando come il “buon vento” dello spirito soffi gagliardo sulla barca di Pietro e non sul canotto di chi dopo aver abbandonato la nave dell’Istituto si sta autoaffondando.

CIRCOLARE DEL COMMISSARIO APOSTOLICO SULLA AZIONE CIVILE DEI MANELLI

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Riproduciamo l’interessante circolare pubblicata sul sito ufficiale dei Frati Francescani dell’Immacolata in attesa di nostri commenti e ricostruzioni spazio-temporali sulla vicenda:

 

LETTERA CIRCOLARE DEL COMMISSARIO APOSTOLICO DEI FRATI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA A TUTTI I RELIGIOSI DELL’ISTITUTO

Oggetto: Chiarimento in merito all’azione civile intrapresa contro il commissario Apostolico ed alcuni commenti pubblicati al riguardo.

 

Carissimi Confratelli,

PACE E BENE!

Mi rivolgo a voi con animo paterno, conscio delle inquietudini che può avere suscitato nel vostro animo di Religiosi la diffusione di notizie riferite alla mia persona con l’evidente scopo di far venir meno lo spirito di fraterna comunione instaurato positivamente nell’Istituto, e che contraddistingue il nostro comune e solidale sforzo, volto a ripristinare tra i Francescani dell’Immacolata il carisma originario che ha contraddistinto il servizio reso alla Chiesa.

Vi prego dunque di seguire attentamente la breve ricostruzione delle vicende che mi hanno coinvolto ed intorno alle quali si cerca maliziosamente di montare uno scandalo.

Il Divino Maestro disse: “Oportet ut eveniant scandala”, e questo principio vale certamente per noi tutti, a condizione che sappiamo discernere la verità dalla menzogna, e sappiamo trarre dai fatti in cui siamo coinvolti il giusto insegnamento.

In occasione della Solennità dell’Immacolata del 2013, celebrando la nostra Celeste Patrona e Protettrice, scrissi una lettera circolare indirizzata a tutti voi, riepilogando le vicende trascorse a partire dalla mia nomina a Commissario Apostolico.

In tale documento non potevo prescindere dal trattare una delle più difficili prove da noi solidalmente affrontate e superate, con spirito francescano ed illuminati dalla celeste protezione di Maria Santissima: mi riferisco alla sottrazione all’Istituto della disposizione delle temporalità ad esso conferite, necessarie per l’espletamento della nostra missione.

Riferendomi alle modifiche apportate agli Statuti delle due Associazioni, munite di personalità giuridica di Diritto Civile, titolari della proprietà dei beni dell’Istituto, affermavo che questi beni erano stati posti nella disponibilità, tra gli altri, di alcuni familiari di Padre Manelli.

Questa affermazione non aveva nessun carattere di mendacità, ed era facilmente verificabile.

Tuttavia, i fratelli e le sorelle carnali del Fondatore, insieme con un suo cognato, ritenendosi offesi da quanto asserito nella mia lettera circolare, promuovevano nei miei confronti una azione civile, volta ad ottenere il risarcimento del danno da costoro presuntamente sofferto.

In base alle vigenti norme processuali civili, ogni azione può dare luogo ad un giudizio soltanto dopo che sia stato esperito un tentativo di mediazione tra le parti.

In tale sede, “pro bono pacis” e nello spirito di fraternità del Serafico, sono addivenuto il 12 febbraio scorso ad un accordo transattivo con la controparte che, senza nulla riconoscere se non un evidente chiarimento, aveva il solo scopo di evitare il prosieguo del giudizio civile dinanzi al Tribunale di Roma, con ulteriori spese a carico dell’istituto.

In base a questo accordo, mi impegnavo tra l’altro a pubblicare sul sito ufficiale dell’Istituto una precisazione, concordata con la controparte.

Mi accingevo a dare esecuzione a quanto concordato, quando, il 15 febbraio scorso, appariva su di una pubblicazione elettronica un articolo, la cui “unica fonte” – a detta del suo redattore – era tale “don Camillo”, qualificato come “vicino alla famiglia Manelli”.

In tale scritto si affermava testualmente quanto segue:
“Padre Volpi, dopo avere ammesso il suo reato di calunnie e menzogne, il 12 febbraio è stato condannato …”

Risultava evidente l’intenzione dell’estensore, dichiaratosi espressamente legato alla famiglia di Padre Stefano Maria Manelli, di menomare presso voi tutti, cari Confratelli, il mio prestigio e l’autorità a me conferita.

Non sono stato infatti condannato per alcun reato, né sottoposto ad alcun procedimento penale, né mai ho ammesso in alcuna sede, giudiziale o extra giudiziale, di aver commesso un reato, né di avere espresso calunnie o menzogne”.
Ho dunque dato mandato ai miei legali di predisporre querela per il reato di diffamazione a mezzo stampa nei confronti dei responsabili, ed ho comunicato ai familiari di Padre Manelli la mia volontà di non adempiere alla transazione sottoscritta il 12 febbraio 2015, considerandola non più valida per grave inadempimento della controparte.

Cari Confratelli,

So di contare sulla vostra “sapientia cordis” ritenendovi partecipi del mio sentimento, che mi induce a considerare la campagna di diffamazioni nuovamente intrapresa nei miei confronti, approfittando dello spirito francescano con cui avevo deciso di porre fine alla controversia con i familiari di Padre Manelli, come un tentativo di minare la concordia da cui fino ad ora siamo stati tutti animati nel promuovere il bene dell’Istituto e della Chiesa.

Vi invito dunque a stringere ulteriormente questo legame di solidarietà che ci unisce con il Santo Padre e con tutta la Chiesa militante, così come ci unisce tra noi, sotto il manto protettore della Vergine, Madre e Patrona dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, cui eleviamo la nostra comune preghiera, propiziatrice di celesti grazie, in un momento tanto difficile della nostra vicenda.

Abbraccio voi tutti, ricordandovi il motto evangelico: “NON PREVALEBUNT!” e vi benedico.

Roma, 18 febbraio 2015

Padre Fidenzio Volpi OFM Capp.
Commissario Apostolico

http://www.immacolata.com/index.php/it/35-apostolato/ffi-news/317-lettera-circolare-del-commissario-apostolico-a-tutti-i-religiosi-dell-istituto-available-also-in-english

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ENGLISH VERSION

Letter of the Apostolic Commissioner of the Franciscan Friars of the Immaculate to All the Religious of the Institute

 

Object: Clarification concerning the civil lawsuit brought against the Apostolic Commissioner and some comments published on the subject

 

Dear Confreres

Pax et Bonum!

I wish to address you paternally, aware of the concerns that the dissemination of news concerning me may have aroused in your minds. This information has been spread with the clear purpose of harming fraternal communion in the Institute—a communion that distinguishes our common, united effort to restore among the Franciscans of the Immaculate the original charism that has characterised the service the Institute has rendered to the Church.

I ask you, therefore, to give your careful attention to the following account of events in which I have been involved, and in respect of which there is a malicious attempt to generate scandal.

The divine Master said: “Oportet ut eveniant scandala—It must needs be that scandals come”; this principle certainly applies to us all, so long as we are capable of discerning the truth from falsehood, and we know how to draw the correct lesson from the events we encounter.

On the occasion of the solemnity of the Immaculate Conception in 2013, celebrating our Heavenly Patroness, I wrote a circular letter to all of you, summarizing the events that had taken place since my appointment as Apostolic Commissioner.

In that letter I could not fail to address one of the more difficult trials that, together, we have tackled and overcome, in a Franciscan spirit and with the heavenly protection of the Blessed Virgin Mary: I refer to the subtraction from the Institute of the capacity to use the temporal goods conferred upon it that are necessary for the accomplishment of our mission.

Referring to changes made to the Statutes of the two Associations with legal personality under civil law which own the physical assets of the Institute, I stated that these goods had been placed under the control of persons that include some family members of Fr. Manelli.

This statement was no lie, and could easily be verified.

However, the brothers and sisters of the Founder (I mean, brothers and sisters according to flesh and blood), together with a brother-in-law, considering themselves offended by what I asserted in my circular letter, took up a civil action against me to obtain compensation for the damage which they had allegedly suffered.

According to current civil procedural regulations, any action may give rise to a judgement only after mediation between the parties has been attempted.

In these circumstances, on February 12 this year, “pro bono pacis” and in the fraternal spirit of our Seraphic Father, I reached for a settlement agreement with the opposite party which did not involve any acknowledgment on my part except by way of a clarification, and which had the sole purpose of avoiding further civil proceedings before the Court of Rome, with consequent additional costs to the Institute.

On the basis of this agreement, I committed myself, among other things, to publish on the official website of the Institute a clarification, agreed with the counterparty.

I was about to do what had been agreed, when, on 15 February, an article appeared in an electronic publication, whose “sole source”—in the words of its editor—was a certain “don Camillo”, qualified as “close to the Manelli family”.

In this text, it was stated verbatim as follows:

Padre Volpi, dopo avere ammesso il suo reato di calunnie e menzogne, il 12 febbraio è stato condannato…  —  Father Volpi, after having admitted his crime of slander and lies, was sentenced on the 12 February…

The intention of the author, identified expressly as linked to the family of Fr. Stefano Maria Manelli, seems clear enough: to diminish my prestige and the authority conferred upon me in the sight of you all, dear Confreres.

I have not, in fact, been convicted of any offence, nor subjected to any criminal proceedings; nor have I ever—in court or outside—admitted committing a crime, or uttering slander or lies.

I have therefore instructed my lawyers to prepare a lawsuit for the crime of defamation through the press against those responsible, and I have made known to the members of Fr. Manelli’s family my intention to no longer comply with the terms of the agreement signed on February 12, 2015, which I consider no longer valid on account of a severe failure of compliance by the counterparty.

Dear Confreres,

I know I rely on your “sapientia cordis” in considering you partakers of the sentiment that makes me regard the campaign of defamation waged against me once again—taking advantage of the Franciscan spirit with which I had resolved to put an end to the dispute with certain relations of Fr. Manelli—as an attempt to undermine the harmony which, until now, has animated all of us in promoting the good of the Institute and the Church.

I invite you therefore to strengthen further the bond of solidarity that unites us with the Holy Father and with the whole Church militant, just as it unites us among ourselves, under the mantle of the Virgin, Mother and Patroness of the Institute of the Franciscan Friars of the Immaculate. Let us raise to Her our united prayer for heavenly grace in a particularly difficult moment in our history.

I embrace you all, reminding you of the saying in the Gospel: “NON PREVALEBUNT!”—and I bless you.

Rome, February 18, 2015

 

Fr. Fidenzio Volpi, OFM Cap

Apostolic Commissioner

UNA ICONA A TERAMO

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Risposta a un non anonimo CCC(P)

I tradizionalisti si costruiscono un eroe, martire, e “leader”: il tutto su misura.

Berchtold Brecht scrisse la famosa frase: “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi”, volendo significare che quando le ragioni su cui si basa la sua convivenza sono veramente valide e condivise, non c’è bisogno di far morire nessuno per affermarle.

C’è sempre qualcuno, però, che negli eroi non vede l’incarnazione dei propri ideali e delle proprie virtù, ma piuttosto la prova della malvagità del nemico.

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Una volta spaventato da qualche demone, il popolo bue sarà tenuto compatto dalla paura, e risulterà facile manipolarlo.

Il martire sacrificato per la malvagità degli attuali responsabili dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata è stato reperito – “faute de mieux”, si dice in francese – in un oscuro frate già di stanza a Teramo, ed ora trasferito.

Quello dei trasferimenti, inflitti come sanzione vera o presunta, ovvero negati per la cattiveria dei superiori è un tema su cui si esercita per tradizione l’immaginario popolare italiano: basta entrare in un qualunque ufficio dell’Amministrazione Pubblica per notare qualche personaggio che guarda con cupo rancore il suo superiore, ed è pronto a sciorinare le proprie recriminazioni dinnanzi agli utenti.

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Spesso questo sentimento degenera addirittura in mania di persecuzione, identificando in un “fumus persecutionis” le disgrazie del povero impiegato, discriminato immancabilmente per le sue opinioni politiche.

A volte si assiste ad una sua degenerazione metafisica: conoscemmo un Segretario Provinciale che dichiarava di dubitare dell’esistenza di Dio perché non riusciva ad ottenere il trasferimento a Lecce.

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A volte, però, dando luogo ad un rovesciamento dei ruoli, sono gli utenti a sentirsi perseguitati in quanti privati di un loro punto di riferimento: questo, però, non avviene normalmente quando ad essere trasferito è il Direttore Didattico o il Maresciallo dei Carabinieri, personaggi che recano connaturata con la loro funzione una implicita condanna al nomadismo; succede invece quando sono destinati altrove i Religiosi.

I parrocchiani che si credono defraudati partono in processione per il capoluogo diocesano, oppure  scrivono petizioni corredate da centinaia di firme.

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In un caso si è arrivati a murare la porta della casa canonica affinché il prevosto – ridotto alla condizione del sepolto vivo – non potesse abbandonarla.

Nel Veneto, i fautori di un parroco trasferito si convertirono in massa all’Ortodossia, ed il prete inconforme con gli ordini del Vescovo divenne un pope (non sappiamo se munito o privo di barba), dividendo definitivamente la comunità in due confessioni contrapposte.

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Questa impresa viene ora tentata dai tradizionalisti di Teramo: se è vero che l’Abruzzo è forte e gentile, la minaccia dell’uso della forza smentisce, in questo caso, la tradizionale gentilezza di quelle genti.

Mancando di un eroe o di un martire adeguato, gli anticonciliari o lefebvriani o sedevacantisti di quella tranquilla città si sono improvvisamente accorti – guarda caso dopo la comunicazione del suo trasferimento ad altra sede – che un Francescano dell’Immacolata ivi residente riassumeva in sé tutte le doti del perfetto cristiano, anzi del perfetto pastore d’anime, per cui non ha dovuto attendere di passare a miglior vita – gli auguriamo naturalmente che ciò avvenga tra mille anni – per essere canonizzato a furor di popolo.

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In questi casi, si suole parlare per l’appunto di “odore di santità”.

Ecco la descrizione che ce ne forniscono i suoi “supporters”: grazie evidentemente al suo zelo pastorale, alla sua “sapientia cordis” ed alla sua inarrivabile dottrina, “le presenze (alla Messa domenicale, n.d.r.) aumentavano”): qui già si affaccia il disegno massonico, ebraico, islamico o quant’altro di ridurre la presenza al culto per annichilire il Cattolicesimo.

Andiamo avanti: “un numero sempre più grande di fedeli lo chiedevano (ci si riferisce al frate trasferito): novello Padre Pio, il Nostro attraeva masse di credenti, attratte dalla sua presunta santità.

Quale il motivo di questa affluenza verso Teramo di cotante masse?

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Il fatto che il frate costituisse un “esempio di ortodossia, obbedienza, mitezza e (per l’appunto) santità”.

Qui però iniziano le trame dei nemici della fede.

Poiché – come è noto – “nemo propheta in patria”, ecco scatenarsi la maldicenza, con i tentativi di “farlo passare come un maneggione di soldi, sempre in cerca di un modo per arricchirsi” fino “all’avvicinarlo al sedevacantismo”: se il diavolo è “colui che divide”, ecco il Maligno già all’opera per dividere la straripante comunità di fedeli attratti dal frate, definito dai sostenitori “cattolico, obbediente, rigoroso nella condotta morale, spirituale e liturgica, pastore di anime, insomma un santo uomo di Chiesa”.

Pensate a che punti può arrivare l’invidia e la calunnia!

L’obiettivo travalica però la persona del Religioso, coinvolgendo il destino stesso della Chiesa: si intende infatti abbattere “ciò che è caduco e pericolante, intendendo per tale la Fede bimillenaria”.

La battaglia di Teramo assume dunque le dimensioni  di uno scontro apocalittico, in cui la vittoria della “Fede bimillenaria” sarà garantita dalla renitenza del frate al trasferimento.

Ora, con tutto il rispetto per Teramo, città ospitale e popolata da gente laboriosa, questa trasformazione del centro abruzzese in una Armagheddon assomiglia troppo ad una trovata maldestra di qualche assessore al turismo o presidente della “pro loco” a corto di trovate pubblicitarie.

Immaginiamo già lo slogan: “Visitate Teramo, venite a vedere l’Apocalisse”.

I maligni potrebbero sospettare un patto segreto tra il frate e i titolari di esercizi pubblici.

Quanto al frate, sembra che non sia stato trasferito per effetto della chiusura del convento, essendo stato da tempo destinato altrove.

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Egli, però, è rimasto tenacemente “in loco”, facendo celebrare Messe tridentine per il giubilo dei tradizionalisti.

I quali lo considerano, con giusta ragione, uomo “obbediente”: dato però che non esegue gli ordini  dell’Autorità dell’Istituto, costui è da considerare “obbediente” a loro.

UNO SCOOP DEGNO DI UN ABATE

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I sedevacantisti di Radio Spada hanno avuto il merito dello scoop sulla chiusura della Casa Mariana di Teramo.

Da fonti ufficiali non emerge tale notizia non essendo di pubblico interesse e dominio.

Visti i dettagli forniti dai sedevacantisti è evidente immaginare sia il pubblico che ormai frequentava quell’ambiente teramano, sia l’origine  della fonte d’informazione che coincide con un membro della comunità locale nella persona dell’unico frate scontento per la chiusura della casa.

Come gli abati con il voto di stabilità, si era infatti ben sedentarizzato nella cittadina abruzzese cagionando non poche sofferenze ai suoi confratelli.

“Non si capisce chi è il superiore…”, “non vedevamo l’ora di andare via…”,  “…ma possibile che debba avere un ufficio, computers, maneggiare soldi più del Superiore!…”

Erano questi gli sfoghi spontanei che i bravi religiosi della comunità non hanno nascosto a persone loro vicine.

Il loro malanimo spiega con ragion veduta i retroscena reali di una saggia decisione del Commissario Apostolico, meritevole di una grande operazione di purificazione e pulizia all’interno dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata.

Teramo è un ulteriore importante tassello.

La chiesa di San Domenico era da qualche anno nell’occhio del ciclone ed oggetto di polemiche.

Si erano allontanati molti fedeli negli ultimi quattro anni, soprattutto giovani, Scouts ed altri devoti, scontenti per l’imposizione del rito tridentino.

Malgrado il veto esteso ai sacerdoti  più fanatici dell’Istituto di celebrare nella Forma Extraordinaria, l’abate aveva avuto la brillante idea di radunare il gregge tradizionalista disperso dall’Appennino all’Adriatico e spalancare loro i portoni di una chiesa sempre più vuota.

L’operazione doveva rimpinguare le casse abbaziali e fornire gli spiccioli offerti a un prete esterno e straniero convocato per esercitarsi nella pronuncia del latino messianico in sacra ars celebrandi.

Ignoriamo ora la nuova destinazione dell’abate, ma cacciato dalla porta tenterà di rientrare dalla finestra.

E’ una certezza.

Sembra infatti che sia anche un esperto contabile soprannominato nel suo ambiente Padre Slot Machine per la rapidità nel conteggio di banconote e monete.

Si sarà fatto i suoi calcoli. Siamo sicuri che questa volta si sia però sbagliato.

Sono questi gli esempi fuorvianti di “fedeltà alla Tradizione”, alla “Povertà francescana” che fino a un recente passato hanno motivato l’uscita di molti giovani dall’Istituto governato dallo s- Fondatore.

E’ accertato che qualche novizio frate o suora possidente, oltre a soldi, gioielli, auto, offrisse come “biglietto di entrata” persino il suo appartamento di eredità all’Associazione “Fatebenemanelli” provocando contenziosi con il resto della famiglia.

L’insaziabile guru diceva puntualmente: ” ‘tu’ sei povera, devi farti santa, come San Francesco, Santa Chiara, devi spogliarti di tutto, hai capito? Bisogna aiutare le missioni, gli ospedali Fatebenemanelli. Dai tutto a me e non ti preoccupare!”

Sono i cambiamenti come la chiusura del convento di Teramo insieme alla condanna di certe malefatte, le azioni che rendono “normali”  figli del Serafico e non ipocriti pubblicani, i membri di una famiglia religiosa che sta mostrando una capacità rigenerativa non comune con il coraggio di prendere decisioni importanti che scontenteranno  due pie cariatidi che sostenevano l’architrave del governatorato dell’isola dei Pirati.

E’ così però che si edifica il Corpo Mistico che è la Chiesa, abbattendo ciò che è caduco e pericolante e cedendo il posto a ciò che è sano, vero e bello della vita religiosa francescana e mariana.

Il resto non è nemmeno gossip, ma come Radio Spada, solo fuffa.

LO STERCO DEL DIAVOLO

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Nota bene: Scrivono ancora “Editrice Cattolica dei Francescani dell’Immacolata”, per far credere che i proventi giungano anche ai frati

 

Una delle caratteristiche della propaganda politica sovietica era la lenta tempistica nelle repliche alle accuse della stampa straniera sulle malefatte del PCUS.

Il motivo era duplice: da un lato si sperava diluire con il passare dei giorni l’attenzione ai dettagli della vicenda; da un altro lato, la centralizzazione di governo dei Comunisti appesantiva oltremodo la macchina decisionale anche nella formulazione di semplici comunicati.

E’ sembrato rivivere quei tempi e quella dinamica nell’imbarazzato post del 2 febbraio 2015 collocato nel blog denominato Allchristian.

Il sempre anonimo autore stenta una difesa a favore delle Suore Francescane dell’Immacolata, senza mai riuscirvi.

Mancano infatti gli argomenti e quindi le prove convincenti.

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La memoria elettronica delle accuse non viene minimamente scalfita da qualche blanda giustificazione suffragata dalla clamorosa dichiarazione sulla Casa Mariana Editrice: “… non è neppure iscritta alla Camera di Commercio…”.

E’ difficile credere alla buona fede del vile autore del post che ci stimola ad approfondire le nostre ricerche e a sbugiardarlo.

Altrettanto difficile è credere all’escamotage della “lettera ricevuta da una persona…

Gli autori di Allchristian infatti, “se la cantano e se la suonano da soli…

Ci bastano appena 24 ore per scoprire che la Casa Mariana Editrice è iscritta eccome, alla Camera di Commercio!

Il 10 settembre 1997 veniva messa a repertorio economico amministrativo (REA) alla Camera di Commercio di Avellino con il Numero AV – 133549.

L’entità era stata costituita il 19 aprile 1996.

Altra particolarità è un passaggio – modificato dopo il commissariamento FI – sull’oggetto sociale: “ … tutte quelle attività che, secondo lo spirito di Padre Stefano Manelli, saranno ritenute opportune per realizzare lo scopo istituzionale…”

E’ questa l’ennesima prova di come il Fondatore si era appropriato delle opere dell’Istituto come se si trattassero della propria pelle.

L’infelice apologia del post rivela inoltre un altro dettaglio molto importante sugli abusi e gli imbrogli legati alle attività delle Suore.

L’anonimo dichiara “gratuitamente” a proposito della Casa Mariana Editrice: “Le sue entrate a volte non bastano neanche a coprire tutte le spese di stampa, ma si va avanti confidando unicamente nella Provvidenza, che mai viene meno”.

Se l’attività editoriale è rimasta prolifica malgrado le difficoltà che ingenuamente confermano “persone che ben conoscono la realtà delle Suore”, è lecito supporre che le offerte per le missioni venivano dirottate verso la stampa.

La carità verso i più poveri nelle missioni era evidentemente il pretesto per smuovere la generosità dei benefattori.

Altro che Provvidenza!

Purtroppo ogni difesa dell’indifendibile ci ricorda l’immagine dello sterco che quanto più viene maneggiato, tanto più emana fetore.

San Francesco non chiamava forse il denaro “lo sterco del Diavolo?”

Di tale fertilizzante la vicenda legata al Manelli sovrabbonda, così come liquidità milionarie e un patrimonio immobiliare da urlo, “secondo lo spirito di Padre Stefano Manelli”, come dichiarato nelle modifiche statutarie post commissariamento. La gestione e la disponibilità effettiva dei beni, naturalmente, è tutta nelle tasche delle Suore Francescane dell’Immacolata poverelle.