La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

Home » Generale » Il primo “punto chiave” della spiritualità

Il primo “punto chiave” della spiritualità

chiave_volta

Affannarsi a giustificare il proprio operato senza che sia richiesto può essere considerato l’indizio del fatto che si abbia qualcosa da nascondere.

E’ quanto sta accadendo alle Suore Francescane dell’Immacolata attraverso  recenti post immessi nel loro sito ufficiale.

E’ naturale che la loro gratuita sovraesposizione sul palcoscenico virtuale susciti spontanee indignazioni da parte di chi si è vista danneggiata dalla loro azione.

Le pseudo-argomentazioni delle Religiose dall’abito turchino decretano ulteriormente la loro  incapacità di fare comunione con il resto delle componenti ecclesiali (sensus ecclesiae) alle quali oramai sembra aggiungersi con ira funesta la compagine del ramo maschile colpevole – secondo loro – di “tradimento” nei confronti del Fondatore.

Ricordiamo che per verificati abusi di governo, formazione e amministrazione, il Padre Stefano Manelli – il Fondatore – è stato esautorato dalla Santa Sede dal governo dei suoi Religiosi, il che gratifica l’azione dell’esposto di cinque coraggiosi e saggi Frati prima ancora che l’ineccepibile inchiesta canonica ne confermasse tutte le ragioni.

La “divinizzazione” di cui era oggetto il Padre Manelli, malgrado un’auto fabbricata immunità a ogni critica non potrà più risparmiarlo dall’impunità del giudizio di Dio, del Tribunale civile ed ecclesiastico e della storia.

Dum excusare credis, accusas (“mentre credi di scusarti, ti accusi”) avvertiva San Girolamo anticipando e spiegando col celebre aforisma i meccanismi psicologici che sottintendono le reazioni avventate, imbarazzate e rivelatrici di problematiche profonde.

Il grande esegeta avrebbe consigliato alle Suore Francescane dell’Immacolata il mariano silenzio insieme ad una più profonda e sincera preghiera accompagnata dallo studio; come nella lettera a San Paolino avrebbe aggiunto: «Cerchiamo di imparare sulla terra quelle verità la cui consistenza persisterà anche nel cielo» (Ep. 53,10).

 

In un ampolloso post intitolato: “Quattro Punti Chiave della spiritualità delle Suore Francescane dell’Immacolata emergono tanti limiti formativi, ecclesiali, organizzativi e caratteriali di una giovane congregazione religiosa femminile che sta confessando spontaneamente la sua immaturità al riconoscimento pontificio attribuitogli con oggettiva e sospetta fretta (1993 – 1998 !) molto probabilmente grazie a conoscenze e prebende che mettono oggi in imbarazzo la stessa Santa Sede per la corruzione passata dei Sacri Palazzi, quella che Papa Francesco sta epurando con il metodo dei Vigili Urbani per il “testarossa” targato SCV in sosta vietata sulla poltrona curiale: la rimozione forzata.

 

Non è un caso se il primo punto chiave della spiritualità esaltato dalle Suore Francescane dell’Immacolata sia la “povertà serafica”.

Tra le “virgolette” troviamo una bella espressione, ma anche un impegno concreto.

Qualora esso non fosse vissuto anche dai vertici dell’Istituto – non dubitando che le suorine della base conducano una vita sobria e morigerata – il primo punto chiave o il primo pilastro delle Francescane dell’Immacolata diventerebbe piuttosto l’architrave debole che fa crollare stipite e soffitto mettendo a nudo solo i muri divisori che esistono tra la realtà e l’idealità.

L’idealizzato non praticato è come quella spiritualità messa sotto la naftalina e chiusa a chiave nel baule della bisnonna. Qualora ci fosse pure il punto chiave, per sbloccare la serratura arrugginita dovremmo adoperare lo Svitol spray.

Abbiamo infatti l’impressione che come per Cosa Nostra, anche le Religiose dall’abito turchino si cimentino a cementare tanti testimoni scomodi nei pilastri dell’ipocrisia inveterata.

Leggiamo dal loro sito il capolavoro della loro giustificazione sulla “povertà serafica”.

“I Francescani dell’Immacolata, Frati e Suore, su consiglio della Congregazione per gli Istituti religiosi che ha dichiarato l’impossibilità di intestare beni alla Santa Sede, hanno voluto ricorrere anch’essi ad amici spirituali, appoggiandosi ad Associazioni no profit”.

Che la Santa Sede non debba e non voglia occuparsi dell’amministrazione dei beni di qualsivoglia Istituto religioso, né assumersene la disponibilità finanziaria e patrimoniale è un fatto ovvio.

Il problema sorge sulla bugia di attribuire a un Dicastero tale consiglio, non essendo mai stata pubblicata in rete nessuna documentazione scritta in merito.

Quanto agli “amici spirituali” c’è da chiedersi perché fino al commissariamento essi erano un manipolo degli stessi frati e suore …

Circa il carattere no profit delle Associazioni, si parla – solo in Italia – di una cinquantina di immobili tra appartamenti, ville, terreni, negozi, alberghi e centinaia di autoveicoli oltre ai liquidi spalmati nelle banche dell’urbe e dell’orbe e nelle casse conventuali non di rado visitate da ladri.

I veli fluttuanti delle Suore turchine divenuti così familiari a bancari e impiegati della funzione pubblica, confermano la permanente maternità economica delle Religiose sui beni dell’Istituto: mater (boni Consilii) semper certa est.

La titolarità associativa stornata ai laici è l’ennesima fictio “non iuris”, per estromettere i legittimi e a loro scomodi Frati Francescani dell’Immacolata, sottrarre il tutto da un controllo canonico e assecondare il delirio del vaticinato nuovo Istituto che il Padre Manelli con il “prestanome” dell’ex frate di turno continua a sognare giorno e notte e per la qual cosa occorre la grana.

Per ora c’è solo un placebo nella Pia Associazione filippina denominata  “Fratelli dell’Immacolata e di San Francesco” eretta dal problematico Mons. Ramon Arguellas della Diocesi di Lipa per volontà di Padre Manelli stesso allo scopo di tenere buoni e caldi quei frati e giovani ex studenti che continua ad illudere sul ribaltone nella Chiesa, nell’Istituto e che senza la stimolazione ad extra della loro fantasia sarebbero già tornati a casa.

Viene detto loro, infatti, che sono “la speranza” della Chiesa, del francescanesimo, della vita religiosa.

Senza di essi il Corpo Mistico sarebbe finito e dato in pasto a un covo di serpenti ed impostori massoni, mercenari e rilassati.

Senza la loro fedeltà incondizionata al padre Manelli sarebbero presto “normalizzati” e ridotti come quei Frati Minori che stanno in cella in mutande e con la cannottiera (anche in inverno?), con il sigaro in bocca, donnaioli ed effemminati.

Il modello di fedeltà, ortodossia e moralità nella castità e virilità è naturalmente il clero di Albenga,  la diocesi più amata da Padre Manelli,  dove ha inviato – quando abusivamente non è dai suoi ex studenti ascolani – il deposto Rettore e cioè Manelli II, il Delfino di corte.

Alcuni dei rappresentanti della Pia unione scorrazzano l’Italia, si nascondono tra Ascoli Piceno e Viterbo, ma non indossano la “maglia rosa” del Giro d’Italia bensì vestono solo devozionalmente un proprio abito da postulanti di colore grigio canna di fucile, per chi è avvezzo al linguaggio dei pantoni dei carrozzieri di automobili oppure grigio antracite per chi come loro preferisce il linguaggio dei Carbonari, visto il carattere di “società segreta” della s-pia unione.

Usano infine una corda bianca, da Minori Conventuali, espressione fedele di  “un ritorno alle fonti” del Fondatore che continua ad “amare” i suoi fino alla – loro – fine.

Chi conosce il Padre Stefano Manelli dice di quanto sia capriccioso e come voglia – alla maniera degli adolescenti –  “tutto e subito”.

Meraviglia dunque la novitas del Padre Manelli di aver messo in esecuzione dopo addirittura ventitré anni, “ispirato” solo dal commissariamento e quindi dal fatto di non essere più il Superiore, il “progetto fondazionale originario” di estromettere dalle associazioni i Religiosi ed inserire laici che, ancor più curiosamente, sono esclusivamente suoi figli e figlie spirituali, genitori di suore e suoi familiari.

Se si spulcia in Prefettura o dai Notai lo statuto originario dell’Associazione “no profit” risulta invece che i laici non potevano farne parte … nel “progetto fondazionale originario”!

Non bisogna essere detectives per scoprire gli imbrogli.

Sono atti pubblici di pubblico dominio alla disposizione del cittadino.

Invitiamo ad accedere chiunque negli uffici della Prefettura di Avellino per l’“Associazione Missione dell’Immacolatao di Benevento per l’ “Associazione Missione del Cuore Immacolato”.  

Alla Camera di Commercio c’è poi quanto basta per saperne di più sulla “Casa Mariana Editrice”.  Al resto ci pensa l’Agenzia delle Entrate.

Veni et vidi.

Ci chiediamo poi se questi laici super possidenti dal 2013 siano “amici spirituali” dei veri Francescani dell’Immacolata, quelli riconosciuti tali dalla Santa Sede o dei dipendenti del Padre Manelli aliasFratelli dell’Immacolata e di San Francescoche non sono nemmeno un Istituto religioso con i voti pubblici...

In definitiva tutti i beni sono nella effettiva disponibilità ed elezione del Padre Manelli, il poverello da Frigento trasferitosi nel Gargano per gareggiare con la devozione che fedeli di tutto il mondo tributano a Padre Pio.

Fino al commissariamento del 2013 ci hanno detto che c’era totale confusione e commistione tra i beni dei Frati e delle Suore con l’impossibilità di capire dove iniziassero quelli dei primi e dove terminassero quelli delle seconde.

Un rebus da “La Settimana Enigmistica”!

Secondo indiscrezioni sembra che con la recente chiusura del conto IOR intestato abusivamente proprio all’Associazione privata “Missione dell’Immacolata”, alla quale appunto erano intestate quasi tutte le temporalità FI, lo stesso conto sia stato subito dopo rinominato “Suore Francescane dell’Immacolata” estromettendo i Frati.

Sorprendono oggi maldestri trasferimenti delle Francescane poverelle, assidue frequentatrici dello IOR che forse per la stessa “fiducia” che i Fondatori nutrono verso la Santa Sede, sembra preferiscano sempre più affidare i loro risparmi ai gruppi di potere sionista e massonico delle banche private in Italia e “all’estero”.

La loro versione ufficiale continua così: “sull’esempio di san Massimiliano M. Kolbe, le Suore Francescane dell’Immacolata limitano al minimo le loro esigenze personali…”.

Sappiamo con certezza che alcune religiose sono state così limitate dalle Superiore da tornare a casa ammalate, ma curate a spese della famiglia, anche se non ancora canonicamente dimesse.

A persone malate e non più utili le “Superiore a vita” hanno fatto firmare la richiesta di uscita e stipulato il patto aziendale di confidenzialità.

“Ti facciamo uscire, ma non devi parlare a nessuno dei fatti dell’Istituto! Sappiamo dove abiti e conosciamo la tua famiglia…”.

E’ sufficiente incontrare in un ospedale o in un paese d’Italia o delle Filippine un’ex Francescana dell’Immacolata o qualche suo parente e conoscente per essere confermati dalla verità di quest’affermazione.

Il Fondatore, invece, oltre alle cliniche private a cinque stelle, dove si curano cantanti e qualche volta vengono arrestati anche i camorristi, dispone di un conto corrente bancario personale e di una grande autovettura che cambiava ogni due anni.

Molto probabilmente la scelta era imposta dal risparmio in riparazioni e quindi il soccorso più generoso ai poveri.

I padri di famiglia potranno considerare questa possibilità di cambio auto biennale per il risparmio sul bilancio, optando tra il leasing o l’autonoleggio con la kasco.

Sempre sul sito cuoreimmacolato.com si legge: “(Le Suore) promuovono adozioni a distanza, provvedendo al mantenimento di “oltre un centinaio” (? ndr) di bambini adottati in Nigeria e Benin, dove da anni esistono delle loro stazioni missionarie”.

Qualcuno che abbia verificato, ha mai pensato di indirizzare un esposto alla Procura della Repubblica per truffa?

Non è mai troppo tardi.

I benefattori si sono mai accertati sull’identità delle bambine e sull’esclusività della loro adozione sullo stesso soggetto?

Cosa penserebbero se scoprissero che la stessa bambina è adottata da più persone?

Chi incassa la plusvalenza eventuale e perché?

C’è un distinguo nelle quote di sostentamento tra una bambina in età scolare e una under five?

Appare sempre sul sito ufficiale delle Suore la lettera di una certa Felicia A.

Una testimonianza bella, patetica, che però, oltre all’ennesima operazione d’immagine delle Suore, fa sorgere qualche perplessità.

Se le suore operano “da anni” a favore di “oltre un centinaio” di bisognosi, come maiuna sola persona scrive una lettera di ringraziamento che viene pubblicata solo adesso?

E’ proprio in Nigeria dove maggiormente sono state sfruttate diverse Suore, che hanno abbandonato la vita religiosa.

Era il “viaggio finale” verso le camere a gas del lager di chi si voleva eliminare, di chi ragionava con la sua dignità di persona, di chi faceva rilevare al Fondatore le sue incoerenze, di chi scopriva verità scomode

Molte di queste consacrate erano partite con spirito di fede, ma si erano rese conto di essere vittime di un’operazione pubblicitaria fatta sul loro sudore e sul loro sangue.

Altre Suore andate laggiù con i migliori auspici, hanno scoperto (a quarant’anni…) di avere un’altra vocazione, facendo la gioia dei loro ex fidanzati scapoloni o – in altri casi – dei sensali del meticciato globale.

Per conferma basta verificare e contattare coloro che sono uscite dall’Istituto negli ultimi quindici anni.

Ci vorrà pazienza perché sono davvero tante, ma ne vale la pena, con l’emozione e il dolore di nuove sorprese.

Da testimonianze affidabili risulta che il famoso lebbrosario che le Suore curano è un piccolo ghetto dove ci sono ex lebbrosi non più ammalati.

Dopo quasi quindici anni i poveri abitanti vivono lì ancora in condizioni subumane.

Non dispongono ancora nemmeno di acqua potabile!

Forse le generose Suore offrono solo Coca Cola e Sprite.

E’ accertato poi che le Francescane dell’Immacolata si stiano ricompattando chiudendo case per preparare “la via di fuga” in caso di commissariamento.

Mentre il Fondatore applicava nel passato il principio del divide et impera,  contento come sul gioco del Monopoli di mettere le bandierine sugli Stati e le città dove apriva conventi e alberghi, adesso dopo il cambio di governo fa procedere all’arroccamento.

Meno case, più controllo e influenza del governo centrale delle solite poche e sempreverdi superiore locali.

A questa dinamica della soppressione non è sfuggita la casa da dove le Suore si dedicavano all’apostolato dei lebbrosi, anzi si parla dello scandalo della statua della Madonna che sempre le Suore, chiudendo la casa, volevano portare via dal lebbrosario!

Anche in tempi non sospetti, comunque, le Francescane dell’Immacolata non hanno mai di fatto lavorato più di tanto nel lebbrosario e condiviso effettivamente le giornate con quei sofferenti come invece fanno diariamente le Missionarie della Carità fondate da una semplice beata, Madre Teresa di Calcutta e non da un “già santo sulla terra” come Padre Manelli.

Naturalmente direbbero: “le Suore dal sari bianco azzurro sono rilassate, sono impegnate troppo nel sociale, con infedeli indù puzzolenti e agonizzanti; noi dobbiamo preoccuparci di chi veramente si salverà, di chi ha il Paradiso assicurato, la gente seria che la pensa come noi sul Fondatore, sul Papa, sulla Liturgia, che ci aiuta così tanto… E’ dovere di giustizia! Le Missionarie della Carità fanno solo cinque ore di preghiera comunitaria al giorno, mentre noi rimaniamo sempre in cappella, anche per dormire, specie durante la meditazione. Le altre Suore, poi, pregano purtroppo in inglese, la lingua dei massoni, mica in latino, la lingua degli eletti, degli illuminati, che noi conosciamo così bene da parlarla fluentemente oltre che scriverla correntemente! Le Suore di Madre Teresa, inoltre, si danno fra di loro del ‘tu’… Questa è un’aberrazione, una mancanza di rispetto! Noi oramai abbiamo adottato rivolgerci alle consorelle con il ‘lei’, come si fa a casa con il fratellino e la sorellina. Le Suore di Madre Teresa si salutano scandalosamente stringendosi la mano e non baciano l’anello della Superiora! Si guardano negli occhi  Che mancanza di modestia! Noi invece  facciamo il gioco del battimano, cioè poggiamo le dita nel palmo dell’altra suora se più giovane di noi e facciamo viceversa se l’altra è più anziana di noi. E’ così bello, come lo scambio di pace nella Messa Tridentina che è il nostro fine ultimo. Questo ci aiuta a conoscerci meglio, perché così siamo costrette a chiedere alle Consorelle la data di Professione e persino di nascita, se ha fatto il Noviziato con no!. Questa si che è organizzazione della vita fraterna in comunità!”

Circa la cosiddetta “mensa del povero”, le suore preparavano soprattutto le polpette di aria fritta, cioè le balle!

Questa iniziativa lodevole, ma insostenibile praticamente, risale a quindici anni fa grazie al dinamismo di una brava Suora ex avvocato di Sessa Aurunca (CE),che poi ha lasciato l’Istituto indignata sulle mutuae relationes della compaesana detta “’Eletta del Dragone ». Più tardi ha preso la sua rivincita fondando un Monastero fiorente.

Da anni, sotto l’ammiccante denominazione di “mensa del povero”, si intende un sacchetto di viveri con il minimo indispensabile di riso, offerto settimanalmente.

Questo perché – dicono le Suore – “i lebbrosi devono lavorare con le proprie mani (senza le dita ndr) per guadagnarsi il cibo quotidiano!”

I poveri, anzi i miseri, al contrario dei fondatori di truffe, sono comunque contenti anche del poco, sono contenti lo stesso, anche se sapessero che sono gli specchietti per le allodole dei benefattori italiani.

Ci chiediamo se è così che si tratta la “carne di Cristo” di cui parla tanto Papa Francesco.

Andare a verificare per credere!

Con la stessa convinzione lo scritto delle suore incalza dichiarando:

“In Benin è ancora in corso di costruzione un’altra Casa di accoglienza-formazione per ragazze”.

E’ l’ennesima polpetta di aria fritta, cioè balla.

Da nostre ricerche risulta che la “casa della carità” venne inaugurata nel dicembre del 2013, che solo quest’anno le bambine l’hanno iniziata ad occupare e che la seconda casa in costruzione è in realtà il nuovo convento delle suore.

Un bravo fundraiser,  sa bene che spacciare un progetto di convento per uno pseudo-orfanotrofio frutta maggiormente.

E come la storia dei pozzi. A quest’ora il terreno dell’Africa dovrebbe essere un colabrodo!

Da tutto questo, quindi si capisce bene come il primo pilastro della “spiritualità” delle Suore Francescane dell’Immacolata sia la “povertà serafica”.

Quanto a tecniche di mendicità organizzata non le battono nemmeno gli zingari!

Alle « poverelle turchine e tridentine » noi preferiamo aiutare chi sta con la Chiesa, chi sente con la Chiesa, garante della vera « povertà serafica ».

Annunci

1 commento

  1. […] DAL  BLOG   “LA  VERITA’  SUL  COMMISSARIAMENTO DEGLI  F.I.”  –  14 GENNAIO 2015 16:55 […]

    Mi piace

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: