La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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IL COMITATO DIABOLICO

COMITATO  DIABOLICO - 2

il comitato diabolico

Circola in rete una nuova testimonianza di Padre Alessandro Calloni. Il coinvolgimento di un gruppo di laici, fanatici nei confronti del Fondatore, sta creando solo nuove tensioni e rivelando fatti sempre più gravi. Il Commissariamento era un “atto dovuto” ma da solo o limitato al ramo maschile non potrà ristabilire la giustizia e la pace.

IL COMITATO DELL’IMMACOLATA

Qualche giorno fa, alcuni amici, mi hanno inviato un testo, scritto da un sedicente Comitato dell’Immacolata, che sembra presentarsi come portavoce ufficiale di un gruppo di frati francescani dell’Immacolata, oramai, da più di un anno, in conflitto stabile con le direttive date dal Santo Padre e dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata. Purtroppo, a capo di questo gruppo di frati disobbedienti c’è, addirittura, il Padre Fondatore, Stefano Maria Manelli, il quale, capeggiando direttamente e astutamente la “rivolta” (frati e laici, in conflitto con la Chiesa Cattolica, che rispondono solo a lui), dimostra più che mai, come certi doni dati da Dio ad alcuni dei suoi figli (per es. il carisma fondazionale), appartenendo alla qualità soprannaturale della gratia gratis data, non affermano la santità del “destinatario”, ma lo abilitano, semplicemente, ad agire per il bene degli altri; cioè a guidarli, aiutarli, disporli alla vita di unione con Dio; restando ferma la verità, che il Fondatore stesso dovrà commisurarsi quotidianamente con la perfezione del dono fattogli, vivendone la sua personale fedeltà (cosa per nulla scontata: basti pensare al Fondatore dei Legionari di Cristo, Padre Marcial Maciel Degollado). Ora, il sedicente Comitato, ha pubblicato una lettera di risposta a un internauta (non intendo interessarmi della loro diatriba), dove si fanno, purtroppo, alcune affermazioni false, e si esprimono dei contenuti per nulla corrispondenti alla reale verità dei fatti. Li esamineremo ora, uno per uno, per mostrarne gli errori.

1) Padre Stefano Manelli è presentato come: “un vecchio inerme e indifeso…. che utilizza il suo tempo nella preghiera e lo studio”. Non sembra proprio che Padre Stefano possa essere presentato come una persona inerme, viste le volte che “fugge” dai conventi, senza alcun permesso (l’ultima, da San Giovanni Rotondo a Villa Santa Lucia); oppure quando, scaltramente, organizza appuntamenti nei momenti che sa che il superiore è impegnato, e non lo può scoprire (celebrare la s. Messa, ecc.). Non mi sembra inerme neanche quando chiama al telefono i frati per “ordinar loro” di lasciare la vita religiosa (com’è testimoniato dalle lettere presenti in Congregazione), né quando incontra le Autorità ecclesiastiche calunniando i frati – e su richiesta di codeste (Autorità) di mettere il tutto per iscritto, chiaramente, rifiuta; non potendo provare le sue false affermazioni. Sono solo alcuni esempi, ma se ne potrebbero elencare molti di più.

Indifeso? Da chi e da che cosa? È stato minacciato, picchiato, ecc.? Se mai siamo noi a doverci “difendere” dagli “avvertimenti” dei famigliari di Padre Stefano, che pretendono di fare e disfare le comunità del nostro Istituto a misura dei desideri del fratello, paventando chissà quali ritorsioni, qualora a Padre Manelli accada…: che cosa? Ma di che cosa hanno il coraggio di parlare queste persone? Recuperassero almeno il pudore del silenzio.

Preghiera e studio. In effetti questa è l’immagine che ama dare di sé all’esterno. Anche nell’ultimo colloquio avuto con lui, si fece trovare con il Rosario in mano e con un libro di mariologia davanti a sé, ringraziando per la possibilità datagli, di poter pregare e studiare; salvo poi mentirmi due volte in pochi minuti su di alcune vicende importanti del nostro Istituto. Ricordo che quando gli feci notare che ero in possesso di scritti che dicevano l’esatto contrario di quello che lui affermava, e che li avevo nella camera accanto e, qualora volesse, potevo andare a prenderli per mostrarglieli, abbassò la testa e cambiò immediatamente discorso. Fu uno dei momenti più tristi dei miei, più che vent’anni, di vita religiosa francescana; lo guardavo mentre tutto serio mi raccontava fatti inesistenti, e tra me dicevo: “non è possibile, ma guarda come mente…”. Comunque, il resoconto di quella triste mattinata, nel convento di Casalucense, sta in Congregazione, visto che parlammo anche di altre cose, dove il Padre, non intendeva rispettare i desideri del Santo Padre e della Congregazione. Se sono questi i frutti della preghiera e dello studio…

2) Cercano di colpevolizzarlo e di accusarlo di non intervenire per mettere pace… è come se il nostro anonimo accusatore scrivesse: “Caro Padre Stefano, dopo che ti abbiamo tolto tutti i poteri di governo e ridotto a semplice frate, nonostante tu sia privato di ogni autorità, ora devi intervenire per ristabilire la concordia”. Quante volte abbiamo sentito (purtroppo, però solo a parole, visto il suo comportamento dopo il commissariamento dell’Istituto) il Padre, parlare del desiderio che aveva di poter fare il frate semplice; di poter obbedire e di potersi ritirare; quindi nessuno, sembra avergli fatto un torto, togliendogli il potere, ecc. Nella lettera, però, non si specifica chi glielo avrebbe tolto questo potere: forse il Papa? Oppure un organo ufficiale rappresentante la Santa Sede? Se si: qual è il problema? Quando un numero notevole di frati chiede alla Santa Sede d’intervenire, perché crede che nel loro Istituto siano “entrati” dei problemi di natura dottrinale, di abuso del potere di comando, di gestione del denaro e dei beni materiali, forse che l’Autorità ecclesiastica, possa far finta di nulla, solo perché a voi, evidentemente, va bene così? Di questo, in specifico, ci occuperemo più avanti.

Per tornare al nostro argomento, desidero chiedere al Comitato (dell’Immacolata?), se crede che serva, necessariamente, un’autorizzazione canonica per “comandare” un comportamento consono a un religioso della Chiesa cattolica che, avendo rifiutato l’autorità della Santa Sede e del Papa, ora riceve ordini, unicamente da te (Padre Stefano Manelli).

Volete che ve lo spieghi io, o preferite che sia l’Autorità ecclesiastica legittima, a spiegarvi chi sia stato a ordinare ai frati, dopo il commissariamento, di ostacolare in tutti i modi illeciti, per un vero francescano, il lavoro del Commissario apostolico, con le lettere di rimostranza, i certificati medici, le perizie psicologiche, i ricoveri ospedalieri ad personam, le latitanze, le irreperibilità, le fughe dalle parrocchie, ecc., per “obbligare” il Commissario a comminare delle sanzioni, gridando poi allo scandalo ed alle persecuzioni.

3) Se ripercorriamo i fatti, vediamo che è proprio la famiglia religiosa a non esistere più; pertanto non esistono più i fratelli in senso stretto, figli di uno stesso padre, perché alcuni di loro non si riconoscono più nel loro Fondatore. È tipico della logica autentica – quella che considera la verità come un valore – desiderare di risolvere le questioni che la interpellano, riconducendo l’insieme dei termini (della questione) al loro fondamento ultimo. Arrestarsi al/ai fondamenti intermedi, significa “espellere” la verità dalla conclusione, consegnando la questione alla tirannia del sofisma, artifizio retorico, tipico degli ideologi, perennemente strutturati, intellettualmente, in visioni di natura riduttiva e settoriale. Nessun frate, infatti, rifiuta il fondatore (ecco il sofisma); quello che si è rifiutato è una modalità comportamentale, di scelte di governo e, soprattutto, di alcune visioni teologiche, del fondatore. Una famiglia religiosa, inoltre, non esiste o viene meno in ragione del fondatore. Quest’ultimo è solo un fondamento intermedio, poiché, l’analogato principale ultimo e fondativo di un Istituto religioso, è un’autorità certamente più alta: la stessa che fonda il fondatore e al quale, quest’ultimo, deve necessariamente ubbidire – pena il suo stesso dissolvimento come religioso-fondatore. Basterebbe consultare il CIC, can. 590 “Gli Istituti di vita consacrata, in quanto dediti in modo speciale al servizio di Dio e di tutta la Chiesa, sono per un titolo peculiare soggetti alla suprema autorità della Chiesa stessa. I singoli membri sono tenuti ad obbedire al Sommo Pontefice, come loro supremo Superiore, anche a motivo del vincolo sacro di obbedienza”. E ancora: can. 593: “Fermo restando il disposto del can. 586, gli Istituti di diritto pontificio sono soggetti in modo immediato ed esclusivo alla potestà della Sede Apostolica in quanto al regime interno e alla disciplina”. È chiaro che alla luce di questi due semplici canoni del DIC, tutto il punto 3 si dissolve da sé, implodendo per la sua nullità di contenuto e per la “stravaganza” intellettuale dello stesore stesso. Come fa a non esistere più una famiglia religiosa che nella stragrande maggioranza, dei suoi frati, obbedisce al Sommo Pontefice e alla Santa Sede? Solo una mente a-cattolica può non rendersi conto che il fondamento ultimo del nostro Istituto religioso, non è un padre (il Fondatore), ma una madre: la Santa Madre Chiesa, con a capo il Santo Padre. Sono solo un piccolo numero di frati che non riconoscendo più il fondamento ultimo della cattolicità, la Chiesa, il Papa, la Santa Sede, si sono estraniati dall’Istituto, eleggendo come “Assoluto” chi, di fatto, in relazione ad altri (Santo Padre, ecc.) è semplicemente un “relativo” e dipendente. Nessuno, quindi, ha mai inteso disobbedire alla legittima potestà di un padre fondatore; ma si è unicamente rivendicato il diritto a non essere “abortiti” dall’obbedienza alla Chiesa, al Papa, ecc., unica condizione ineludibile di permanenza nella cattolicità. Non mi risulta, ancora, che l’aborto (spirituale) rientri nei diritti possibili di un fondatore, se non quando egli abbia perso la “memoria” del carisma-dono ricevuto, e del valore di ogni vocazione.

4) Se il nostro anonimo firmatario fosse meno ripiegato su se stesso e più capace di un’analisi oggettiva, si accorgerebbe che la lotta in atto non è tra fratelli di una stessa famiglia religiosa, ma tra due idee di vita religiosa: una fedele alla regola di San Francesco e alla spiritualità kolbiana, con tutti i suoi approfondimenti che conducono al voto mariano, l’altra….. È interessante notare che i frati ritenuti fedeli alla Regola francescana e alla spiritualità kolbiana sono gli stessi che si sono rifiutati di obbedire alle disposizioni del Santo Padre e alla legittima autorità della Santa Sede; nonché al Commissario Apostolico, da essa nominato. È per me qualcosa d’incredibile dover spiegare l’ovvio, ma siamo in un contesto di tale mancanza di lucidità intellettuale che si resta sbigottiti dinanzi ad una tale cecità. Scusate: ma se io occupo una carica nel nostro Istituto come delegato per l’Italia, e la esercito in piena comunione con il Commissario Apostolico, che risponde direttamente alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata; che sono in contatto continuo con il Santo Padre, che sente personalmente, a volte, lo stesso Commissario Apostolico, il quale – Santo Padre – ci ha detto chiarissimamente quello che vuole da noi, in quell’incontro di circa un’ora e trenta minuti, e che noi stiamo cercando di realizzare: ma si può sapere cosa vogliono queste persone? Ma, soprattutto: in quale Chiesa vivono? Cap. 1 della Regola: “Frate Francesco promette obbedienza e reverenza al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana…”. Io il Papa non l’ho mai insultato, né denigrato; né ho mai insegnato ai laici la nuova teologia della fedeltà nella disobbedienza; né ho mai chiesto preghiere ai laici che vengono a confessarsi per la conversione del Papa; non ho mai detto neppure che sia un massone, e non mi sentirei molto tranquillo se, a difendermi, fossero solo, a turno, persone che negano che il Papa sia il Papa; oppure che lo riconoscano come Papa, negandogli però l’obbedienza anche nel legittimo; e, dulcis in fundo, da coloro che restano quotidianamente “turbati”, perché il Papa non si conforma ai loro parametri o aspettative, ecc. Si voleva, inoltre, portare l’Istituto a schierarsi apertamente contro il CVII, corrompendolo nella sua più intima natura di Istituto religioso cattolico, organizzando un nuovo convegno (dopo quello del dicembre 2010), dove il Vaticano II doveva essere attaccato direttamente. Si parlava, nell’Istituto, dei frati che avrebbero dovuto organizzare il convegno, senza fare però alcuna relazione, ma lasciando tutto il lavoro relazionale nelle “mani” di convenisti laici. Ricordo la grande preoccupazione di alcuni frati che conoscendo tali intenzioni, si chiedevano dove stesse andando l’Istituto, qualora continuasse a restare nelle “mani” di questi intemperanti. Cap. 2 della Regola: “Li ammonisco, però, e li esorto a non disprezzare e a non giudicare gli uomini che vedono vestiti di abiti molli e colorati”. Come ho fatto notare, in uno degli articoli precedenti, c’era chi s’inventava addirittura delle sconcezze morali da attribuire ai vescovi della Chiesa cattolica (Mons. Tonino Bello). Ci sono diversi episodi in cui si racconta come san Francesco incontra degli eretici che contestano la Chiesa e vogliono approfittare della sua venuta, portandolo di fronte al prete del paese che vive in concubinato e che è di scandalo, chiedendogli: “allora cosa bisogna fare con questo prete?” San Francesco gli va incontro e gli dice: “se tu sei peccatore io non lo so, ma so che le tue mani possono toccare il Verbo di Dio”, e si inginocchia a baciargliele. Loro per come sono strutturati moralmente, quel prete, l’avrebbero massacrato. E loro sono i veri francescani: gli “Unici”. Ma quello che più infastidiva, era lo stato di gossip perpetuo che si respirava nell’Istituto e soprattutto nel nostro Seminario, che rendeva molti dei nostri studenti delle “pettegole” arroganti e piene di sé – vista l’estrema facilità con la quale disubbidirono poi alla volontà del Santo Padre, Francesco. Il loro moralismo di matrice puritana, li rendeva una sorta di quaccheri vestiti dell’abito francescano che, come si è ben visto, agiscono per illuminazione interiore, prescindendo, di fatto, dal vincolo dell’obbedienza a qualsiasi autorità ecclesiastica, che non li confermi nella loro “in-coscienza soggettivistica”. È sufficiente leggere le “letterine”, scritte da alcuni di questi studenti, per comprenderne il soggettivismo soggiacente = 1) nessun riferimento all’Autorità legittima (come se essa non avesse manifestato la sua volontà; 2) credere che l’Istituto sia iniziato con loro, che sia sorto quasi miracolosamente dalla loro preghiera, come se si fosse trattato di una nuova creazione; è la solita palingenesi di matrice illuministica: prendi dei “mediocri” (in senso cattolico), li esalti al di sopra dei loro meriti e capacità effettive, e hai creato dei “cagnolini” che ti seguiranno ovunque, finanche se li porti alla distruzione e dissoluzione. 3) Una nozione di coscienza a-cattolica. Cap. 3 della Regola:Consiglio invece, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo che, quando vanno per il mondo, non litighino ed evitino le dispute di parole, e non giudichino gli altri; ma siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, così come si conviene”. Hanno mosso “guerra” a un Concilio della Chiesa cattolica; non obbediscono al Papa e insultano i vescovi; litigano, disputano (disonestamente) e giudicano sprezzantemente tutti coloro che non intendono secondo il loro gusto; ma chi di calunnia ferisce, di verità perisce. Ancora un po’ di pazienza. Cap. 4 della Regola: “Comando fermamente a tutti i frati che in nessun modo ricevano denari o pecunia…. come conviene a servi di Dio e a seguaci della santissima povertà”.

Dopo il commissariamento siamo a venuti a conoscenza che le nostre Associazioni possedevano più di 60 beni tra alberghi, ville, appartamenti e terreni, per un valore di molti milioni di euro.

Una cosa spaventosa per un Istituto che si manifestava all’esterno come esempio di povertà francescana, vissuta nella sua totale radicalità, che criticava “ferocemente” (proprio nelle persone artefici di questo scandalo), gli altri Ordini religiosi, in ragione dell’accumulo dei beni, che contraddiceva la santa Povertà dei religiosi. Senza contare la liquidità di denaro, sparsa su svariati conti correnti bancari, che ammontava, purtroppo anche questa, a qualche milione di euro. Dopo il commissariamento, senza alcuna autorizzazione, questi beni sono passati nelle mani di alcuni laici – parenti e amici di P. Stefano Manelli – che, di fatto, moralmente, ne è divenuto l’unico proprietario, visto che questi laici, sono dei semplici prestanome, un puro nominalismo etico, perfettamente a lui obbedienti, che in nome della santissima povertà, ha spogliato l’Istituto dei “suoi” beni (che una volta restituiti ai frati saranno immediatamente venduti), per possederli moralmente, lui solo, facendone di fatto, quello che vuole. Oramai credo che sia nota a tutti l’indagine in corso da parte della magistratura italiana, insieme alla Guardia di Finanza.

Desidero porre al nostro Comitato delle semplici domande, così, per mia conoscenza e crescita personale:

1) è moralmente lecito scrivere lettere post datate per raggiungere dei fini, personalmente convenienti, ma immorali?

2) È lecito servirsi di notai compiacenti, per raggiungere questi fini?

3) È lecito produrre firme false, magari al posto di alcuni frati che sono membri di un’Associazione che possiede dei beni, al fine di estrometterli, senza che loro lo sappiano?

4) È morale che al posto di chi è stato, inconsapevolmente, estromesso da un’Associazione, subentrino, magari degli altri frati, che poi firmeranno per dare tutto agli amici dell’amico; che useranno di questi beni contro gli interessi dei legittimi proprietari?

Attendo risposta.

In attesa, un’altra domanda.

Come giustificate il conto corrente bancario posseduto nascostamente, da anni, da parte di P. Stefano, che contraddice formalmente la nostra Regola francescana e le Costituzioni dell’Istituto?

Nella riflessione filosofica c’è una regola che si chiama “principio di semplicità”, la quale, insegna, l’inutilità di moltiplicare gli enti senza una necessità. Padre Manelli, per fare tutto il bene possibile, aveva già a sua totale disposizione i conti correnti dell’Istituto: perché allora la necessità di un conto personale? Non sarebbe utile, anche per sanare in radice, qualsiasi dubbio – che sorge lecitamente – rendere pubblica la motivazione di quel conto corrente personale, la somma presente sul conto, ma soprattutto le operazioni bancarie fatte attraverso quel conto (chiaramente, cifre e destinatari).

Attendo risposta anche a queste domande; e sarebbe molto utile averle alacremente, poiché alcuni confratelli, anche loro, senza alcun permesso, sicuramente per difetto di emulazione, o spirito d’imitazione, hanno anche loro dei conti correnti personali: chiaramente nascosti. D’altronde, di questi tempi, non è facile la vita dei “veri frati”, quelli che voi conoscete, e che sono così fedeli alla Regola francescana.

E visto che siete così ben informati sulle vita e i “segreti” del nostro Istituto, se qualcuno del presente Comitato, è anche uno dei “prestanomi” delle nostre Associazioni, desidererei sfruttare questo mio momento “socratico”, per porgervi un’ulteriore domanda.

Vi sembra normale che si possano spendere, soldo più soldo meno, due milioni e mezzo di euro, per comprare un albergo di prima categoria, a Frigento, per farlo poi diventare un semplice convento di suore?

Potete farci sapere come sono stati ricuperati questi soldi?

Perché ho il serio dubbio che ci fossero pure quelli dei miei genitori – i quali, in questi anni, hanno dato all’Istituto qualche centinaio di migliaia di euro, che ora possedete voi – mi raccomando usateli bene!

E poiché ci sono pure i soldi dei miei genitori, potete rendere pubblica la modalità dei pagamenti, sperando che tutto sia in regola; perché è tutto in regola vero? Oppure avete delle cose da nascondere?

Fatemi/ci sapere, perché se non possiamo più fidarci neppure di voi, che siete addirittura il COMITATO DELL’IMMACOLATA, allora è proprio vero che non esiste più la speranza.

Su di una cosa, però, desidero rendervi edotti. Non è vero che le Associazioni siano state create per mantenere intatto nell’Istituto il voto di povertà, poiché si pensò di crearle, quando alcuni laici, ai quali erano stati intestati dei beni dell’Istituto, ci crearono una serie di problemi.

Si pensò, quindi, di ricorrere a questo artifizio legale (le Associazioni), per salvaguardare giuridicamente la povertà (ma alcuni frati e laici ritenevano il tutto immorale), pur avendo il controllo totale dei beni.

Non so se la cosa sia chiara? Povertà legale e controllo totale dei beni sono l’elemento formale dell’idea di fondo delle nostre Associazioni; tant’è vero, che nel dicembre del 2012, a pochi mesi dal commissariamento, fu creata una nuova Associazione con a capo solo dei religiosi; evidentemente non era ancora “scattato”, in qualcuno, quel desiderio di povertà assoluta. Cap. 6 della Regola: “I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, né alcuna altra cosa”. Credo che abbiamo già risposto, con una certa dovizia di particolari, a questa esigenza della Regola francescana; è nostra intenzione, quando ritorneremo in possesso dei beni dell’Istituto, vendere immediatamente tutti quei beni che, di fatto, sono posseduti immoralmente, per lasciare poi tutto il resto sotto la potestà e il controllo della sola Santa Sede = della Chiesa cattolica.

Il resto sono solo chiacchere.

Restano ancora l’XI e XII capitolo della Regola, ma non intendo perderci troppo tempo, poiché c’è chi sta molto più in alto di me che se occupa già personalmente. Cap. XI della Regola: “Comando fermamente a tutti i frati […] di non entrare nei in monasteri di monache”. Purtroppo tutti sanno che Padre Stefano viveva più nei conventi delle suore che in quelli dei frati; entrava come se nulla fosse anche nei monasteri di clausura papale, quindi è inutile stare a discutere dell’ovvio: come dicevo sopra c’è chi se ne occupa e quindi …. Cap. XII della Regola: “[…] I ministri poi non concedano a nessuno il permesso di andarvi se non a quelli che ritengono idonei ad essere mandati”. Prescindendo dai frati che venivano mandati in missione per essere allontanati dall’Italia (bisognava occultarli soprattutto agli studenti, perché una volta conosciutili, nella loro rettitudine di veri uomini, non potevano più essere calunniati senza contradditorio), in modo da poter continuare, con più facilità, il processo di trasformazione dell’Istituto, messo a disposizione, quasi unilateralmente del vetus ordo, e dell’attacco al Concilio Vaticano II, non si può far finta di nulla, dell’inidoneità purtroppo totale di alcuni frati, che venivano mandati in missione, e fatti superiori senza averne la capacità, la preparazione e la maturità personale.

I disastri in terra di missione sono tanti e tali che non spetta a noi raccontarli in questo scritto, anche per rispetto verso quei frati, confratelli, ai quali è stato chiesto, troppo presto e molto di più, di quello che potevano effettivamente dare, con grande pericolo per la loro vocazione. Alcuni, purtroppo, l’hanno pure perduta malamente, con grande responsabilità di chi, imprudentemente, li ha mandati allo sbaraglio, solo come meri strumenti, di fini secondari. Anche dei filosofi non cattolici, sono arrivati a comprendere che l’uomo non può essere mai trattato come se fosse un mezzo, ma unicamente per quello che è: sempre un fine; evidentemente, per qualcuno, è pretendere troppo.

Finiamo qui questa prima parte di risposta a questo fantomatico Comitato dell’Immacolata che, evidentemente, non ha ben presente l’identità della Chiesa cattolica, come ci si comporti e si viva al suo interno, ma soprattutto, come ci si rapporti con le sue Autorità, e la Gerarchia che la costituisce.

È chiaro che il nostro Istituto deve guardare al futuro, deve mettersi rapidamente alle spalle, questa pessima esperienza, e deve farsi guidare con fede, speranza e umile obbedienza, da chi, solo, può restituirgli la sua vocazione originaria. È certamente utile, per la nostra crescita personale, leggere e riflettere sui contenuti del Comunicato del Capitolo Generale Straordinario dei Legionari di Cristo. Con tutti i dovuti e necessari distinguo, chiaramente, dobbiamo assimilare i punti dove si parla del ruolo del Fondatore e del carisma. Per esempio: “Nell’ambito della revisione del nostro carisma, il Delegato Pontificio ci ha guidato, in primo luogo, ad una comprensione adeguata del ruolo di P. Maciel in relazione alla Legione. La congregazione ha già chiarito che non può proporre P. Maciel come modello, né i suoi scritti personali come guida di vita spirituale. Riconosciamo la sua condizione di fondatore. Nonostante questo, una congregazione religiosa e i suoi tratti essenziali non hanno origine nella persona del fondatore; sono un dono di Dio che la Chiesa accoglie e approva e che poi, vive nell’istituto e nei suoi membri. Una comprensione inadeguata del concetto di fondatore, l’esaltazione eccessiva e la visione acritica della persona di P. Maciel, ci hanno condotti molte volte a dare un peso universale alle sue indicazioni e ad afferrarci troppo ad esse. Per questo, nella revisione delle attuali costituzioni, uno dei compiti principali è stato quello di separare ciò che realmente esprime il patrimonio carismatico della nostra congregazione da altri elementi accidentali. […] Costatiamo alcune tendenze che hanno offuscato la comprensione del nostro carisma, tra le altre, la mancanza di un maggior inserimento nella Chiesa locale […] e nel compimento di norme minuziose. Per ciò che concerne l’esercizio dell’autorità, l’accompagnamento del Delegato Pontificio è stata una lezione continua ed efficace per mettere in pratica tutto ciò che la Chiesa indica sul governo degli istituti di vita religiosa”.

Questa è solo una piccola parte del rapporto tra fondatore e carisma nel quale parleremo in abbondanza nel prossimo scritto. Mutuando alcuni termini dal linguaggio dell’analogia filosofica, risulta chiaro che, il principio sintetico che garantisce il rapporto d’identità tra il consacrato e la sua vocazione, ultimativamente, è dato unicamente dal carisma, custodito dalla Chiesa e dalle sue legittime autorità, alle quali ogni fondatore deve rimettersi (sontuoso è l’esempio di sant’Alfonso Maria de Liguori), per essere custodito, a sua volta, nella vocazione: pena una rovinosa caduta.

Questa è dottrina cattolica; il resto lo lasciamo alle vanità del Comitato dell’…. ?

fine prima parte.

ODORE DI SIMONIA ?

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Riceviamo e pubblichiamo:

«Questa mattina sono stata raggiunta da un’amica che mi chiedeva come fare per offrire ai missionari dei Francescani dell’Immacolata delle intenzioni di Messa.

Le ho detto di recarsi ad Albenga, al Santuario della Madonna di Pontelungo, dove i Frati lì presenti continuano la distribuzione della stampa della Casa Mariana Editrice.

Nelle ultime pagine del messalino trimestrale prodotto dalle Suore Francescane dell’Immacolata, avrebbe trovato le coordinate bancarie per assolvere a questo pio desiderio.

Dopo poche ore, vengo richiamata dalla cara amica che mi dice di non trovare una destinazione specifica per i sacerdoti che sono nelle missioni.

Poiché ho l’abbonamento al messalino, mi incuriosisco e scopro che dal secondo semestre del 2014, dal numero 3, la dicitura è cambiata.

Mentre fino a giugno 2014 viene scritto, “I Frati Francescani dell’Immacolata che operano in terra di missione sono disponibili a celebrare Sante Messe  per le anime dei tuoi cari, o per qualsiasi altra tua intenzione…”, da luglio 2014 si legge invece: “Se lo desideri puoi far celebrare Sante Messe per le anime dei tuoi cari e per qualsiasi altra tua intenzione …”

Siamo rimaste basite perché ci chiediamo a chi le suore vogliano destinare le intenzioni di Messa.

Ciò che ci è dispiaciuto, però, è la tariffa per la serie di Messe Gregoriane: 500 €!!!

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Ho chiesto spiegazioni al mio Don, che mi ha detto come la tariffa normale sia normalmente di 350 €.

Lui giustificava il “sovrapprezzo” forse per l’aiuto ai missionari nei Paesi poveri.

Adesso mi chiedo: “se le suore non aiutano più i loro missionari, perché devono continuare a chiedere una cifra esorbitante per le Messe Gregoriane?”

Non è questa una forma di commercio del sacro?

Un amico di mio marito che vive a Roma, mi ha detto di aver visto entrare in qualche residenza delle Suore Francescane dell’Immacolata dei preti giovani, molto eleganti, in talare nera.

Non è che i preti di riferimento delle Suore Francescane dell’Immacolata appartengono ai lefebvriani o a qualche raggruppamento di quei tradizionalisti ostili a Papa Francesco?

A questa mia spontanea deduzione, ho sentito la mia amica gridare uno spaventato “nooo!” e poi piangere!

 Nel riconfortarla, per quanto possibile, le ho detto di pregare per la conversione delle suore e di non fare più affidamento ai loro canali per offrire delle intenzioni di Messe.

Noi non dobbiamo essere infatti complici di una ribellione sostenendo anche economicamente religiose che stanno facendo la guerra contro tutti e specialmente fanno insultare volgarmente la Visitatrice inviata dal Vaticano senza battere ciglio e forse sfregandosi le mani e ridendoci su.

Ma dove siamo!

E’ bello vederle nelle loro foto, come i pupazzi del Presepe, ma non è questa la cosiddetta “mondanità spirituale”?

Sono sempre più convinta che urge aiutare piuttosto chi segue la Chiesa.

 Se si tratta dei loro Frati appoggio quelli che seguono il Commissario, cioè la Santa Sede, stupita di come, di fronte a simili scivoloni delle sorelle, non sia ancora intervenuta la Chiesa allontanando da loro il Fondatore che sicuramente le incoraggia nelle cattive azioni per difendere se stesso.

Confrontandomi con i padri domenicani, ecco la loro risposta: “quando succedono dei fatti del genere bisogna rimuovere quelle superiore che condizionano l’intero Istituto con un’autorità oppressiva e che – nel miglior dei casi – applicano sulle suddite una pedagogia che genera scrupoli e sensi di colpa suscitando nelle suorine  un atteggiamento di vittime perseguitate dalla… Madre Chiesa con disturbo paranoico e patologie psichiatriche, come quelle, da mia personale verifica, che sono state rispedite in famiglia ”».

L.C.

Qualcosa di Grosso

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Un grosso tradizionalista parte all’assalto del Vaticano, in cerca di uno “scoop” che non trova.

Nelle fila del tradizionalismo, tutto tende ad ampliare le dimensioni: new entry è tale Maurizio, il quale è Grosso solo di nome.

Il nome “Grosso”, pur non significando nessuna grandezza intellettuale dello sconosciuto tradizionalista che scrive su un blog pressoché sconosciuto al pubblico come “Corrispondenza Romana”, deve avere insufflato nel suo animo una certa tendenza a cercare la visibilità.

In che modo?

La risposta è fin troppo facile: sparandole grosse.

Nei bar di provincia circola ancora qualcuno che dice di avere conosciuto verità imbarazzanti da “un Monsignore del Vaticano”.

Grosso vuole invece essere preso in parola, offrendo sé stesso quale unica garanzia delle sue affermazioni.

Le Suore Americane – a suo dire – vanno “oltre Cristo e la Chiesa”: qui non si capisce se l’accusa consista nel sincretismo o nell’ateismo.

I Frati Minori, invece, “sono coinvolti in un grave scandalo finanziario”, originato “ai tempi in cui era ministro generale Monsignor Carballo”: un malcelato invito a stringere bene il portafoglio quando sia aggirano nei dintorni gli ex Ministri Generali dei Francescani…

In una lettera della  Congregazione per i Religiosi per l’Anno della Vita Consacrata, Grosso ha contato settantotto citazioni del Papa Francesco su di un totale di ottantaquattro: di qui la conclusione, implicita, che i suoi autori sono dei leccapiedi.

Alla presentazione del documento c’era tra gli altri Suor Nicla Spezzati , che l’Autore definisce “suora che a chi non lo sa non sembra”: qui l’insinuazione scatena la “pruderie” dei baciapile, che immaginano una procace ragazza in minigonna.

C’era anche Padre Bruno Secondin, definito “teologo della Congregazione”: questa carica non esiste, ma basta la definizione per suscitare immagini di congiure e di trame di corridoio degne della corte di Bisanzio.

Tutt’altro che tenebroso, il Secondin scioglie un peana ai nuovi tempi, ed invoca – anziché le tenebre – l’aurora.

L’aurora era già sorta, secondo questo reverendo, con il Concilio: basta però nominare l’assise ecumenica per suscitare in Grosso dei bruciori di stomaco.

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Invece di prendere l’Alka Seltzer, l’Autore coglie in fallo Braz de Aviz , altro classico nemico dei tradizionalisti, una specie di cattivo dei film.

A proposito della famigerata intervista del Porporato, Grosso  cerca di far entrare la discordia nel campo di Agramante affermando che la restrizione del “Vetus Ordo” per i Francescani dell’Immacolata  viene palleggiata tra la Congregazione ed il Commissario Apostolico: risposte entrambe sbagliate, dato che la disposizione era contenuta in un chirografo del Papa.

Quindi, compiendo un audace volo pindarico, l’Autore annunzia l’abrogazione del “Summorum Pontificum”: altro preteso “scoop” non azzeccato.

Poi viene il Grosso delirio: “E’ la Chiesa del Concilio Vaticano II che ormai guida il Signore Gesù Cristo, e non invece Il Signore Gesù Cristo che guida la Chiesa”.

A questo punto, un tempo, si usava gridare “Anatema!”

 Continua però Grosso: “Il segno che Gesù Cristo ha accettato e condiviso le decisioni del Concilio sarebbero i famosi “segni dei tempi”, di cui egli diffida dato “che presto diventano quello che “la base” vuole sentire”.

Il che significa: il Magistero deve essere custodito dai tradizionalisti per sottrarlo alla profanazione del popolo dei fedeli.

E – come diceva Nicolò Machiavelli – “non vi è popolo se non vulgo”.

Il disegno ordito dal Cardinale Braz de Aviz, prendendo le mosse dall’esaltazione del Concilio, mira a commissariare le Suore Francescane dell’Immacolata.

E’ tipico dei personaggi afflitti da mania di persecuzione spiegare i grandi fatti storici come altrettante congiure dirette contro la loro persona: dietro la mania di persecuzione, in altre parole, c’è la mania di grandezza.

Ecco “la bestemmia” del porporato brasiliano:

«Il problema non è tanto quello del vecchio rito liturgico, perché quello la Chiesa lo ha accettato in via straordinaria. Il problema è che dietro il rito si nasconde una non accettazione del Concilio, che non si può ridurre a qualcosa di molto relativo. Il Concilio è espressione di una Chiesa che si è messa dinanzi al Signore e ha preso decisioni serie, condivise da Lui».

Santo subito al martire dai tradizionalisti!

Assumendo la difesa dei Francescani e delle Francescane dell’Immacolata, Grosso crede di essere diventato grande, e di assurgere ad una importanza inusitata.

Incomincia a balbettare anche lui la solita solfa sulla Visitatrice Apostolica Suor Fernanda Barbiero attribuendole “poteri di commissaria” che poi l’amico Cardinale Burke ha invalidato.

Un capolavoro di procedura canonica o il gol della bandiera del Parma che gioca a Sassuolo mentre sta perdendo 4 a 0 all’89° minuto?

La conclusione ci fa ripiombare nel mistero, da “tesi farneticanti”: un “blog anonimo che prende le difese del Commissario Apostolico senza essere mai stato ufficialmente smentito”.

E perché mai dovrebbe essere smentito dal Commissario, se – a detta di Grosso – prende le difese pubbliche del Commissario?

Il Grosso vuole che Volpi diventi un masochista?

Chi c’è allora dietro questo “Grosso” complotto?

La Massoneria,  Bilderberg, gli Ebrei?

Ansiosi aspettiamo la prossima puntata del “Grosso”  telenovello.

Può darsi che Padre Bruno bissi quel successo che l’anno scorso lo premiò sulla rivista “Testimoni” in dichiarazioni secondo Grosso oltremodo diffamatorie contro il Grosso dell’Istituto: “Fondatori, ex superiori FI, Suore F.I., laici vicini ai Fondatori, in cui, tra l’altro, auspicava un intervento importante della Santa Sede sulle Suore F.I.”

Santo subito!

Ed ecco, inesorabile, la Visita Apostolica presso le Suore Francescane dell’Immacolata, dovuta allo “interessamento” di Padre Bruno.

Beatus vir potens in terra, più del Papa e dell’Imperatore!

Che stia organizzando la Crociata contro i nemici della Chiesa?

Riusciranno i Grossi tradizionalisti a resistere alle raffiche del “fuoco amico” di chi  (la) spara… Grosso?

Una tecnica diffamatoria collaudata, ma che può ingannare soltanto i citrulli

2015-01-20_infocatolica

I tradizionalisti di lingua spagnola , al soccorso dei colleghi italiani, diffondono calunnie a piene mani.

Una certa Signora Maria Olivera de Gristelli – essendo presumibilmente coniugata con un nostro connazionale – informa i lettori di lingua spagnola di come vanno le cose nel nostro Paese, o meglio nel “milieu” dei tradizionalisti sparsi sul suolo italico, piazzando i suoi articoli su due siti della galassia “ultra”, denominati “infocatolica” e “adelanteconlafe”.

I dialoghi che costei intesse con i suoi colleghi nostrani non attingono certamente il livello di quelli intercorsi tra Santa Teresa d’Avila ed il suo confessore San Giovanni della Croce, durante i quali entrambi, rapiti in estasi, avevano il dono della levitazione.

La Olivera de Gristelli, lungi dal sollevarsi dal suolo, vi razzola in cerca di pettegolezzi: se avesse vissuto al tempo del Cardinale Torquemada, lo avrebbe bombardato di delazioni, godendo per il rogo inflitto ai disgraziati vittime delle sue denunzie.

Dato che i tempi sono cambiati, anche dalle parti della Maria Olivera, dove le dittature sono ormai soltanto un brutto ricordo, la senora, anziché dirigere le sue accuse ad un Cardinale, mette sul banco degli imputati un Porporato, nella persona del Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, Joao Braz de Aviz.

Il quale, secondo implacabile accusatrice, avrebbe concepito un odio viscerale nei confronti delle Suore Francescane dell’Immacolata, al punto di accusarle di ogni nefandezza.

In primo luogo, le Religiose ricevono una sonora bocciatura in latino, lingua che non conoscono, per cui ignorano il significato delle loro stesse giaculatorie.

In secondo luogo, sempre secondo il Cardinale, le Suore – per via del voto di povertà – rinunziano alle loro eredità in favore dei propri congiunti.

Terzo, sono bocciate anche in Teologia.

“Dulcis in fundo”, confondono la Madonna con il Padreterno.

Si cita infine un presunto comportamento quasi blasfemo della Visitatrice Apostolica, Madre Fernanda Barbiero, che avrebbe fatto rimuovere una statua della Vergine dal luogo in cui era riunita con le Suore Francescane dell’Immacolata.

Che la loro frequentazione possa avere causato nella povera Madre Barbiero qualche nervosismo, è più che comprensibile: non però fino al punto di bestemmiare, o quasi.

Notevole la tecnica con cui si mescola in una grande insalata di accuse prive di un chiaro riferimento personale l’unica rivolta ad una persone designata con nome e cognome: è questa una vecchia abitudine dei delatori, i quali però quanto meno infilano una affermazione veridica in una congerie di invenzioni.

Qui manca perfino un piccolo elemento di verità.

Non viene precisato in quale materiale fosse scolpita l’immagine della Madonna: se aveva la faccia di bronzo, si trattava probabilmente di un ritratto della Signora Maria Virginia Olivera de Gristelli.

Il primo “punto chiave” della spiritualità

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Affannarsi a giustificare il proprio operato senza che sia richiesto può essere considerato l’indizio del fatto che si abbia qualcosa da nascondere.

E’ quanto sta accadendo alle Suore Francescane dell’Immacolata attraverso  recenti post immessi nel loro sito ufficiale.

E’ naturale che la loro gratuita sovraesposizione sul palcoscenico virtuale susciti spontanee indignazioni da parte di chi si è vista danneggiata dalla loro azione.

Le pseudo-argomentazioni delle Religiose dall’abito turchino decretano ulteriormente la loro  incapacità di fare comunione con il resto delle componenti ecclesiali (sensus ecclesiae) alle quali oramai sembra aggiungersi con ira funesta la compagine del ramo maschile colpevole – secondo loro – di “tradimento” nei confronti del Fondatore.

Ricordiamo che per verificati abusi di governo, formazione e amministrazione, il Padre Stefano Manelli – il Fondatore – è stato esautorato dalla Santa Sede dal governo dei suoi Religiosi, il che gratifica l’azione dell’esposto di cinque coraggiosi e saggi Frati prima ancora che l’ineccepibile inchiesta canonica ne confermasse tutte le ragioni.

La “divinizzazione” di cui era oggetto il Padre Manelli, malgrado un’auto fabbricata immunità a ogni critica non potrà più risparmiarlo dall’impunità del giudizio di Dio, del Tribunale civile ed ecclesiastico e della storia.

Dum excusare credis, accusas (“mentre credi di scusarti, ti accusi”) avvertiva San Girolamo anticipando e spiegando col celebre aforisma i meccanismi psicologici che sottintendono le reazioni avventate, imbarazzate e rivelatrici di problematiche profonde.

Il grande esegeta avrebbe consigliato alle Suore Francescane dell’Immacolata il mariano silenzio insieme ad una più profonda e sincera preghiera accompagnata dallo studio; come nella lettera a San Paolino avrebbe aggiunto: «Cerchiamo di imparare sulla terra quelle verità la cui consistenza persisterà anche nel cielo» (Ep. 53,10).

 

In un ampolloso post intitolato: “Quattro Punti Chiave della spiritualità delle Suore Francescane dell’Immacolata emergono tanti limiti formativi, ecclesiali, organizzativi e caratteriali di una giovane congregazione religiosa femminile che sta confessando spontaneamente la sua immaturità al riconoscimento pontificio attribuitogli con oggettiva e sospetta fretta (1993 – 1998 !) molto probabilmente grazie a conoscenze e prebende che mettono oggi in imbarazzo la stessa Santa Sede per la corruzione passata dei Sacri Palazzi, quella che Papa Francesco sta epurando con il metodo dei Vigili Urbani per il “testarossa” targato SCV in sosta vietata sulla poltrona curiale: la rimozione forzata.

 

Non è un caso se il primo punto chiave della spiritualità esaltato dalle Suore Francescane dell’Immacolata sia la “povertà serafica”.

Tra le “virgolette” troviamo una bella espressione, ma anche un impegno concreto.

Qualora esso non fosse vissuto anche dai vertici dell’Istituto – non dubitando che le suorine della base conducano una vita sobria e morigerata – il primo punto chiave o il primo pilastro delle Francescane dell’Immacolata diventerebbe piuttosto l’architrave debole che fa crollare stipite e soffitto mettendo a nudo solo i muri divisori che esistono tra la realtà e l’idealità.

L’idealizzato non praticato è come quella spiritualità messa sotto la naftalina e chiusa a chiave nel baule della bisnonna. Qualora ci fosse pure il punto chiave, per sbloccare la serratura arrugginita dovremmo adoperare lo Svitol spray.

Abbiamo infatti l’impressione che come per Cosa Nostra, anche le Religiose dall’abito turchino si cimentino a cementare tanti testimoni scomodi nei pilastri dell’ipocrisia inveterata.

Leggiamo dal loro sito il capolavoro della loro giustificazione sulla “povertà serafica”.

“I Francescani dell’Immacolata, Frati e Suore, su consiglio della Congregazione per gli Istituti religiosi che ha dichiarato l’impossibilità di intestare beni alla Santa Sede, hanno voluto ricorrere anch’essi ad amici spirituali, appoggiandosi ad Associazioni no profit”.

Che la Santa Sede non debba e non voglia occuparsi dell’amministrazione dei beni di qualsivoglia Istituto religioso, né assumersene la disponibilità finanziaria e patrimoniale è un fatto ovvio.

Il problema sorge sulla bugia di attribuire a un Dicastero tale consiglio, non essendo mai stata pubblicata in rete nessuna documentazione scritta in merito.

Quanto agli “amici spirituali” c’è da chiedersi perché fino al commissariamento essi erano un manipolo degli stessi frati e suore …

Circa il carattere no profit delle Associazioni, si parla – solo in Italia – di una cinquantina di immobili tra appartamenti, ville, terreni, negozi, alberghi e centinaia di autoveicoli oltre ai liquidi spalmati nelle banche dell’urbe e dell’orbe e nelle casse conventuali non di rado visitate da ladri.

I veli fluttuanti delle Suore turchine divenuti così familiari a bancari e impiegati della funzione pubblica, confermano la permanente maternità economica delle Religiose sui beni dell’Istituto: mater (boni Consilii) semper certa est.

La titolarità associativa stornata ai laici è l’ennesima fictio “non iuris”, per estromettere i legittimi e a loro scomodi Frati Francescani dell’Immacolata, sottrarre il tutto da un controllo canonico e assecondare il delirio del vaticinato nuovo Istituto che il Padre Manelli con il “prestanome” dell’ex frate di turno continua a sognare giorno e notte e per la qual cosa occorre la grana.

Per ora c’è solo un placebo nella Pia Associazione filippina denominata  “Fratelli dell’Immacolata e di San Francesco” eretta dal problematico Mons. Ramon Arguellas della Diocesi di Lipa per volontà di Padre Manelli stesso allo scopo di tenere buoni e caldi quei frati e giovani ex studenti che continua ad illudere sul ribaltone nella Chiesa, nell’Istituto e che senza la stimolazione ad extra della loro fantasia sarebbero già tornati a casa.

Viene detto loro, infatti, che sono “la speranza” della Chiesa, del francescanesimo, della vita religiosa.

Senza di essi il Corpo Mistico sarebbe finito e dato in pasto a un covo di serpenti ed impostori massoni, mercenari e rilassati.

Senza la loro fedeltà incondizionata al padre Manelli sarebbero presto “normalizzati” e ridotti come quei Frati Minori che stanno in cella in mutande e con la cannottiera (anche in inverno?), con il sigaro in bocca, donnaioli ed effemminati.

Il modello di fedeltà, ortodossia e moralità nella castità e virilità è naturalmente il clero di Albenga,  la diocesi più amata da Padre Manelli,  dove ha inviato – quando abusivamente non è dai suoi ex studenti ascolani – il deposto Rettore e cioè Manelli II, il Delfino di corte.

Alcuni dei rappresentanti della Pia unione scorrazzano l’Italia, si nascondono tra Ascoli Piceno e Viterbo, ma non indossano la “maglia rosa” del Giro d’Italia bensì vestono solo devozionalmente un proprio abito da postulanti di colore grigio canna di fucile, per chi è avvezzo al linguaggio dei pantoni dei carrozzieri di automobili oppure grigio antracite per chi come loro preferisce il linguaggio dei Carbonari, visto il carattere di “società segreta” della s-pia unione.

Usano infine una corda bianca, da Minori Conventuali, espressione fedele di  “un ritorno alle fonti” del Fondatore che continua ad “amare” i suoi fino alla – loro – fine.

Chi conosce il Padre Stefano Manelli dice di quanto sia capriccioso e come voglia – alla maniera degli adolescenti –  “tutto e subito”.

Meraviglia dunque la novitas del Padre Manelli di aver messo in esecuzione dopo addirittura ventitré anni, “ispirato” solo dal commissariamento e quindi dal fatto di non essere più il Superiore, il “progetto fondazionale originario” di estromettere dalle associazioni i Religiosi ed inserire laici che, ancor più curiosamente, sono esclusivamente suoi figli e figlie spirituali, genitori di suore e suoi familiari.

Se si spulcia in Prefettura o dai Notai lo statuto originario dell’Associazione “no profit” risulta invece che i laici non potevano farne parte … nel “progetto fondazionale originario”!

Non bisogna essere detectives per scoprire gli imbrogli.

Sono atti pubblici di pubblico dominio alla disposizione del cittadino.

Invitiamo ad accedere chiunque negli uffici della Prefettura di Avellino per l’“Associazione Missione dell’Immacolatao di Benevento per l’ “Associazione Missione del Cuore Immacolato”.  

Alla Camera di Commercio c’è poi quanto basta per saperne di più sulla “Casa Mariana Editrice”.  Al resto ci pensa l’Agenzia delle Entrate.

Veni et vidi.

Ci chiediamo poi se questi laici super possidenti dal 2013 siano “amici spirituali” dei veri Francescani dell’Immacolata, quelli riconosciuti tali dalla Santa Sede o dei dipendenti del Padre Manelli aliasFratelli dell’Immacolata e di San Francescoche non sono nemmeno un Istituto religioso con i voti pubblici...

In definitiva tutti i beni sono nella effettiva disponibilità ed elezione del Padre Manelli, il poverello da Frigento trasferitosi nel Gargano per gareggiare con la devozione che fedeli di tutto il mondo tributano a Padre Pio.

Fino al commissariamento del 2013 ci hanno detto che c’era totale confusione e commistione tra i beni dei Frati e delle Suore con l’impossibilità di capire dove iniziassero quelli dei primi e dove terminassero quelli delle seconde.

Un rebus da “La Settimana Enigmistica”!

Secondo indiscrezioni sembra che con la recente chiusura del conto IOR intestato abusivamente proprio all’Associazione privata “Missione dell’Immacolata”, alla quale appunto erano intestate quasi tutte le temporalità FI, lo stesso conto sia stato subito dopo rinominato “Suore Francescane dell’Immacolata” estromettendo i Frati.

Sorprendono oggi maldestri trasferimenti delle Francescane poverelle, assidue frequentatrici dello IOR che forse per la stessa “fiducia” che i Fondatori nutrono verso la Santa Sede, sembra preferiscano sempre più affidare i loro risparmi ai gruppi di potere sionista e massonico delle banche private in Italia e “all’estero”.

La loro versione ufficiale continua così: “sull’esempio di san Massimiliano M. Kolbe, le Suore Francescane dell’Immacolata limitano al minimo le loro esigenze personali…”.

Sappiamo con certezza che alcune religiose sono state così limitate dalle Superiore da tornare a casa ammalate, ma curate a spese della famiglia, anche se non ancora canonicamente dimesse.

A persone malate e non più utili le “Superiore a vita” hanno fatto firmare la richiesta di uscita e stipulato il patto aziendale di confidenzialità.

“Ti facciamo uscire, ma non devi parlare a nessuno dei fatti dell’Istituto! Sappiamo dove abiti e conosciamo la tua famiglia…”.

E’ sufficiente incontrare in un ospedale o in un paese d’Italia o delle Filippine un’ex Francescana dell’Immacolata o qualche suo parente e conoscente per essere confermati dalla verità di quest’affermazione.

Il Fondatore, invece, oltre alle cliniche private a cinque stelle, dove si curano cantanti e qualche volta vengono arrestati anche i camorristi, dispone di un conto corrente bancario personale e di una grande autovettura che cambiava ogni due anni.

Molto probabilmente la scelta era imposta dal risparmio in riparazioni e quindi il soccorso più generoso ai poveri.

I padri di famiglia potranno considerare questa possibilità di cambio auto biennale per il risparmio sul bilancio, optando tra il leasing o l’autonoleggio con la kasco.

Sempre sul sito cuoreimmacolato.com si legge: “(Le Suore) promuovono adozioni a distanza, provvedendo al mantenimento di “oltre un centinaio” (? ndr) di bambini adottati in Nigeria e Benin, dove da anni esistono delle loro stazioni missionarie”.

Qualcuno che abbia verificato, ha mai pensato di indirizzare un esposto alla Procura della Repubblica per truffa?

Non è mai troppo tardi.

I benefattori si sono mai accertati sull’identità delle bambine e sull’esclusività della loro adozione sullo stesso soggetto?

Cosa penserebbero se scoprissero che la stessa bambina è adottata da più persone?

Chi incassa la plusvalenza eventuale e perché?

C’è un distinguo nelle quote di sostentamento tra una bambina in età scolare e una under five?

Appare sempre sul sito ufficiale delle Suore la lettera di una certa Felicia A.

Una testimonianza bella, patetica, che però, oltre all’ennesima operazione d’immagine delle Suore, fa sorgere qualche perplessità.

Se le suore operano “da anni” a favore di “oltre un centinaio” di bisognosi, come maiuna sola persona scrive una lettera di ringraziamento che viene pubblicata solo adesso?

E’ proprio in Nigeria dove maggiormente sono state sfruttate diverse Suore, che hanno abbandonato la vita religiosa.

Era il “viaggio finale” verso le camere a gas del lager di chi si voleva eliminare, di chi ragionava con la sua dignità di persona, di chi faceva rilevare al Fondatore le sue incoerenze, di chi scopriva verità scomode

Molte di queste consacrate erano partite con spirito di fede, ma si erano rese conto di essere vittime di un’operazione pubblicitaria fatta sul loro sudore e sul loro sangue.

Altre Suore andate laggiù con i migliori auspici, hanno scoperto (a quarant’anni…) di avere un’altra vocazione, facendo la gioia dei loro ex fidanzati scapoloni o – in altri casi – dei sensali del meticciato globale.

Per conferma basta verificare e contattare coloro che sono uscite dall’Istituto negli ultimi quindici anni.

Ci vorrà pazienza perché sono davvero tante, ma ne vale la pena, con l’emozione e il dolore di nuove sorprese.

Da testimonianze affidabili risulta che il famoso lebbrosario che le Suore curano è un piccolo ghetto dove ci sono ex lebbrosi non più ammalati.

Dopo quasi quindici anni i poveri abitanti vivono lì ancora in condizioni subumane.

Non dispongono ancora nemmeno di acqua potabile!

Forse le generose Suore offrono solo Coca Cola e Sprite.

E’ accertato poi che le Francescane dell’Immacolata si stiano ricompattando chiudendo case per preparare “la via di fuga” in caso di commissariamento.

Mentre il Fondatore applicava nel passato il principio del divide et impera,  contento come sul gioco del Monopoli di mettere le bandierine sugli Stati e le città dove apriva conventi e alberghi, adesso dopo il cambio di governo fa procedere all’arroccamento.

Meno case, più controllo e influenza del governo centrale delle solite poche e sempreverdi superiore locali.

A questa dinamica della soppressione non è sfuggita la casa da dove le Suore si dedicavano all’apostolato dei lebbrosi, anzi si parla dello scandalo della statua della Madonna che sempre le Suore, chiudendo la casa, volevano portare via dal lebbrosario!

Anche in tempi non sospetti, comunque, le Francescane dell’Immacolata non hanno mai di fatto lavorato più di tanto nel lebbrosario e condiviso effettivamente le giornate con quei sofferenti come invece fanno diariamente le Missionarie della Carità fondate da una semplice beata, Madre Teresa di Calcutta e non da un “già santo sulla terra” come Padre Manelli.

Naturalmente direbbero: “le Suore dal sari bianco azzurro sono rilassate, sono impegnate troppo nel sociale, con infedeli indù puzzolenti e agonizzanti; noi dobbiamo preoccuparci di chi veramente si salverà, di chi ha il Paradiso assicurato, la gente seria che la pensa come noi sul Fondatore, sul Papa, sulla Liturgia, che ci aiuta così tanto… E’ dovere di giustizia! Le Missionarie della Carità fanno solo cinque ore di preghiera comunitaria al giorno, mentre noi rimaniamo sempre in cappella, anche per dormire, specie durante la meditazione. Le altre Suore, poi, pregano purtroppo in inglese, la lingua dei massoni, mica in latino, la lingua degli eletti, degli illuminati, che noi conosciamo così bene da parlarla fluentemente oltre che scriverla correntemente! Le Suore di Madre Teresa, inoltre, si danno fra di loro del ‘tu’… Questa è un’aberrazione, una mancanza di rispetto! Noi oramai abbiamo adottato rivolgerci alle consorelle con il ‘lei’, come si fa a casa con il fratellino e la sorellina. Le Suore di Madre Teresa si salutano scandalosamente stringendosi la mano e non baciano l’anello della Superiora! Si guardano negli occhi  Che mancanza di modestia! Noi invece  facciamo il gioco del battimano, cioè poggiamo le dita nel palmo dell’altra suora se più giovane di noi e facciamo viceversa se l’altra è più anziana di noi. E’ così bello, come lo scambio di pace nella Messa Tridentina che è il nostro fine ultimo. Questo ci aiuta a conoscerci meglio, perché così siamo costrette a chiedere alle Consorelle la data di Professione e persino di nascita, se ha fatto il Noviziato con no!. Questa si che è organizzazione della vita fraterna in comunità!”

Circa la cosiddetta “mensa del povero”, le suore preparavano soprattutto le polpette di aria fritta, cioè le balle!

Questa iniziativa lodevole, ma insostenibile praticamente, risale a quindici anni fa grazie al dinamismo di una brava Suora ex avvocato di Sessa Aurunca (CE),che poi ha lasciato l’Istituto indignata sulle mutuae relationes della compaesana detta “’Eletta del Dragone ». Più tardi ha preso la sua rivincita fondando un Monastero fiorente.

Da anni, sotto l’ammiccante denominazione di “mensa del povero”, si intende un sacchetto di viveri con il minimo indispensabile di riso, offerto settimanalmente.

Questo perché – dicono le Suore – “i lebbrosi devono lavorare con le proprie mani (senza le dita ndr) per guadagnarsi il cibo quotidiano!”

I poveri, anzi i miseri, al contrario dei fondatori di truffe, sono comunque contenti anche del poco, sono contenti lo stesso, anche se sapessero che sono gli specchietti per le allodole dei benefattori italiani.

Ci chiediamo se è così che si tratta la “carne di Cristo” di cui parla tanto Papa Francesco.

Andare a verificare per credere!

Con la stessa convinzione lo scritto delle suore incalza dichiarando:

“In Benin è ancora in corso di costruzione un’altra Casa di accoglienza-formazione per ragazze”.

E’ l’ennesima polpetta di aria fritta, cioè balla.

Da nostre ricerche risulta che la “casa della carità” venne inaugurata nel dicembre del 2013, che solo quest’anno le bambine l’hanno iniziata ad occupare e che la seconda casa in costruzione è in realtà il nuovo convento delle suore.

Un bravo fundraiser,  sa bene che spacciare un progetto di convento per uno pseudo-orfanotrofio frutta maggiormente.

E come la storia dei pozzi. A quest’ora il terreno dell’Africa dovrebbe essere un colabrodo!

Da tutto questo, quindi si capisce bene come il primo pilastro della “spiritualità” delle Suore Francescane dell’Immacolata sia la “povertà serafica”.

Quanto a tecniche di mendicità organizzata non le battono nemmeno gli zingari!

Alle « poverelle turchine e tridentine » noi preferiamo aiutare chi sta con la Chiesa, chi sente con la Chiesa, garante della vera « povertà serafica ».

UN CALCIO AL FORMICAIO

formicaio
In una felice immagine il vaticanista di “La Repubblica” paragonava l’azione di Papa Bergoglio a un calcio inflitto contro un formicaio.
Esso è il paradigma di ogni società organizzata che come le formiche si coalizza in nome di segnali chimici per tutelare interessi di parte arrecando danno agli altri.
È cosi che potremmo definire gli ultratradizionalisti, formiche parassite che divorano le pianticelle appena collocate nel terreno, quelle nel nostro caso,  di un saggio agricoltore e pastore come Papa Francesco.
Non sappiamo se il riferimento si ispirasse al blog ” Formiche” avvezzo da qualche tempo a parlare dei Francescani dell’Immacolata a modo di fornicazione mentale e cioè in modo impuro ed inappropriato. Che la logica non fosse di casa presso gli ultrà di Lefebvre e compagni lo si era da tempo capito, anche con l’aiuto del delirante titolo inventato per il Convegno tradi-protestante di Santo Spirito in Sassia del 13 dicembre 2014.
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Davvero funambolesca la giustapposizione tra il crac finanziario OFM e la questione FI. Interessante è invece la foto postata sul blog fornicatore che mostra un Carballo sereno e sorridente versus un Manelli accigliato e truce. Gli imbrogli del Manelli che tutto ha consegnato a familiari e laici scambiando l’Istituto per la proprietà della sua famiglia (naturale) fa emergere solo l’inopportunità di fidarsi incondizionatamente dei laici, anche e soprattutto per dei Francescani. Chi conosce un minimo di storia del francescanesimo sa bene del modo con il quale i figli del Poverello furono truffati e depauperati nel passato. È per questo che la figura del cosiddetto “amico spirituale” fu presto sostituita da quella del “frate economo”. Con l’esigenza di adeguare l’amministrazione e le temporalità alle esigenze organizzative e tributarie dello Stato moderno, anche i Francescani ne dovettero prendere atto in tutta semplicità. Cristallizzarsi sulla lettera della Regola, infatti, avrebbe significato privarsi anche dal toccare il denaro. Il Manelli, i nipoti e gli accoliti, di questo non se ne sono fatti mai uno scrupolo fino al massiccio impiego di conti correnti e carte di credito. Il problema è che la moneta virtuale il Manelli l’ha resa virtù non esitando ad aprirsi un conto corrente bancario in nome di Madonna Povertà. Chi ha avuto tra le mani la Traccia Mariana di Vita Francescana, legge che è impensabile avere un conto corrente persino per le Case religiose…
La Legge naturalmente vale sempre per gli altri, non per chi sugli altri aveva il diritto di vita e di morte e una sorta di” ius primae noctis“…
La questione di cronaca che sicuramente mette in causa Mons. Carballo fornirà alla Chiesa ulteriore giurisprudenza per condannare Padre Manelli, la sua tesoriera e il suo cassiere. Se non c’è  reato non c’è nulla da temere, ma se ci saranno avvisi di garanzia, i manelliani saranno in buona compagnia a spese purtroppo dello Stato, alla faccia degli “arresti domiciliari” e delle “persecuzioni” che si attribuiscono i vili e o codardi, non gli eroici religiosi e gli uomini probi e tutto di un pezzo.

La gentilezza settoriale

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Padre Stefano Maria Manelli contraccambia gli auguri

La gentilezza settoriale permane una delle caratteristiche di padre Manelli.

La sollecitudine nei gesti di cortesia e nei ringraziamenti – per chi lo conosce da almeno un anno – è infatti direttamente proporzionale agli interessi pecuniari che crede ricavare dalla mungitura dei laici  e soprattutto dalle coppie feconde che induce a riprodursi nella speranza di aumentare le fila del suo fallito esercito di futuri fratini e suorine da  allevamento.

Abbiamo della pena per chi si è illuso di essersi affidato a un “Padre Pio” redivivo; Padre Manelli ne infanga solo il preteso titolo di figlio spirituale.

Il ravvedimento, tuttavia, anche se tardivo, è sempre salutare.

Alla gentilezza settoriale del Manelli non è risparmiata la replica agli auguri che il nostro blog gli ha formulati per il suo onomastico, visto il ritardo nella reazione e la miseria del contenuto.

Soldi e figli da continuare a offrirgli non ne abbiamo più, ma per il Nuovo Anno, dedicato alla Vita Consacrata, auguriamo ancora una volta al Padre Manelli conversione e guarigione, poiché di entrambe le cose ha urgente bisogno.

Chi gli vuole bene pregherà per lui, soffrirà per lui e continuerà a dirgli la verità; chi vuole trovare in lui un gancio appeso al cielo che di certo il Padre Manelli non è, continuerà invece ad adularlo col servile encomio e con la goffa e imbarazzata difesa blogghistica che somiglia al saltimbanco del circo.

Ci saremmo aspettati una replica che entrasse nel merito dei vari argomenti avanzati nella lettera augurale del 26 dicembre 2014, l’annus horribilis manelliano.

Si trattava di questioni serie che toccano la profondità delle persone, delle famiglie, della loro vita personale, spirituale, sociale, di quella dignità che esse posseggono e che invece il Padre Manelli sembra trascurare.

Il solito scugnizzo, che ci tiene alla carriera della figlia suora, ha invece trasmesso fedelmente ciò che sta davvero a cuore al Padre Manelli e che costui ha irrimediabilmente perduto: il potere.

E’ difficile capire infatti il nesso tra un’auspicata pace che può essere indotta dalla parola di un padre e il fatto che il Manelli sia oggi un “semplice frate”.

La sua autorevolezza era forse legata all’autorità canonica?

Stentiamo a crederci, ma ne prendiamo atto ancora una volta con riconfermato dolore.

Il Serafico Padre Francesco scelse la condizione che il Padre Manelli deplora e con la sua umiltà, docile all’azione dello Spirito Santo e fedele alla Chiesa, produsse un vero rinnovamento spirituale in una Chiesa e in un’epoca tormentata non meno dai problemi degli attuali difficili tempi.

Il Padre Manelli crede invece che solo come Generalissimo può rimettere la pace in una famiglia che ha incestuosamente violentato?

Ne siamo atterriti e abbiamo vergogna per lui!

Altro che uomo di studio e di preghiera!

Nella replica continua poi il preoccupante delirio paranoico nella grave affermazione di giudicare i Frati fedeli alla Chiesa e obbedienti al loro legittimo Superiore che è il Commissario Apostolico come “modernisti” e infedeli alla Regola di San Francesco e alla spiritualità kolbiana.

Da quale pulpito viene la predica?

Cristo in persona gli avrebbe apostrofato: “medico, cura te stesso!”

Padre Manelli, nell’indovinato epiteto di “fariseo del terzo Millennio”,  si è fatto credere per mesi “agli arresti domiciliari” a Casalucense, sede da lui prescelta per la vicinanza con la vicina clinica a cinque stelle dove si faceva curare fino a consumato scandalo…

Da quella sua base, abbiamo saputo che con la complicità del giovane e inerme superiore che ha rovinato, Padre Manelli faceva invece quello che voleva ricevendo chiunque e spostandosi ovunque.

Col nuovo e più sperimentato superiore, è facile immaginare che le “scarpe gli andavano più strette” e così si è recato a San Giovanni Rotondo con la scusa della sempiterna malattia che però non gli impediva di farsi riconfermare sempre supersuperiore ogni sessennio usque ad mortem.

Nel Gargano, sotto le buone cure delle suore e risiedendo nel loro convento femminile, contro la Regola da lui professata (o fatta professare solo agli altri) sembra che non voglia più spostarsi, in attesa di nuove sorprese alle quali il Padre Manelli ci ha oramai abituati nella sua sfrontata incoerenza.

Fedeltà, rigore, sono qualità pressoché sconosciute a lui e ai suoi pochi vittimizzati rimastigli fedeli.

A conferma ci viene in aiuto il cofondatore Padre Gabriele.

Un Religioso considerato da sempre fedele che però non esita a disobbedire al richiamo del Padre Manelli.

Qui non si tratta di condividere o meno i giudizi attribuitigli.

Se Dante lo avesse conosciuto, lo avrebbe messo in compagnia di “colui che per viltà fece il gran rifiuto…”.

Grave è il suo peccato di omissione. Quanto alle “meraviglie di Dio”, ognuno che vive coerentemente il Vangelo, prete, consacrata o laico che sia, ne avrebbe tante da raccontare; altro che le poesie manelliane!

Il Padre-padrone Manelli o il “Padre-Comune” si sostituisce al Padreterno e diventa lui Legge, metro di giudizio etico.

Il modernismo è proprio questo.

Adattare l’etica alle situazioni di convenienza, ai propri comodi, ai propri capricci e poi appellarsi alla “coscienza”, è quanto il Padre Manelli ha insegnato e praticato in una ininterrotta dinamica.

E’ stato il Machiavelli il suo ispiratore nel governo, non l’Immacolata, non san Francesco.

Sarebbe questo il Voto Mariano?

La nemesi storica è addolcita dal fatto che di originale il Padre Manelli abbia molto poco, tranne le sue doppiezze.

Il Voto Mariano fu un’intuizione di San Massimiliano Maria Kolbe che la Provvidenza di Dio ha evitato che il Padre Manelli stravolgesse e si attribuisse in modo esclusivo ed originale.

Fino a quando tra i Frati Francescani dell’Immacolata e tra i membri della MIM e del Terz’Ordine ci saranno uomini veri e non “quaquaraquà” e “ominicchi”, il carisma che Padre Stefano ha rubato e non donato alla Chiesa, continuerà a rifulgere nell’annum mirabilis quando nel corpo Mistico di Cristo, ferito dall’eresia manelliana, sarà debellato il virus dei santoni di cui la Chiesa non ha proprio bisogno…