La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Buon Onomastico a Padre Stefano Maria Manelli

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Caro Padre Stefano, nel giorno del tuo onomastico, permettimi di sedere accanto a te, come un invitato inatteso che vuole partecipare alla tua festa e che suscita la sorpresa degli altri commensali e forse la solita stizza dei tuoi familiari. Non so se la mia presenza ti è gradita, ma ho pensato che, assottigliandosi sempre di più le fila di chi ti segue, aumentano quelle sedie vuote di cui ne voglio occupare solo una, proprio accanto a te. Anche se tu mi considerassi un nemico, voglio sussurrarti qualcosa, ricordandoti le gesta del Protomartire che spirò, pregando per i suoi nemici.

“Solo l’amore crea, l’odio distrugge”. Quante volte l’avrai letto e meditato dagli Scritti di san Massimiliano, il quale ti ha ispirato.

E’ Natale quando, con la misericordia attiva, facciamo nascere dai semi del perdono nuovi apostoli: è la storia di Santo Stefano, è la storia di San Paolo, il vecchio Saulo. Forse ti sorprenderà il sentire rivolgerti il “tu”, ma è il modo con il quale mi rivolgo al Padre nostro che è nei Cieli. Riconosco che ti sei fatto “Padre comune che sei sulla terra” ma siamo accumunati dalla stessa figliolanza che ci fa grandi e miseri agli occhi di Dio e della storia. Quando meno ce lo aspettiamo, saremo entrambi nel buio e freddo sepolcro di morte che tutto e tutti riporta sullo stesso piano.

Lasciami scrutare nel passato e raccontare una di quelle storie che avrai sentito nel silenzio oscuro di un confessionale. C’era una volta un padre che aveva molti figli e molte figlie. Amava ciascuno a modo suo ed elargiva le sue ricchezze, più secondo la simpatia che la giustizia. Tutti si sarebbero aspettati che alla sua morte un gran chiasso ci sarebbe stato tra i fratelli e le sorelle. Fu così che questo padre ebbe l’idea, mentre era ancora in vita, di anticipare il caos tra i suoi figli. Facendosi credere minacciato, mise i fratelli contro le sorelle e le sorelle contro i fratelli. I suoi figli e le sue figlie, naturalmente, se le dettero per mesi e per anni di santa ragione, fino a quando, in punto di morte, il confessore impose a quel padre sciagurato di riportare la pace in famiglia. Fu così che, con qualche sua semplice affermazione, la tempesta degli animi si calmò, il sereno ritornò e vissero tutti felici e contenti.

Caro Padre, naturalmente, sei ancora così lucido da capire a chi e a che cosa tale storia faccia riferimento. Il cattivo padre della fiaba me ne ricorda un altro il quale raccontava sempre una storiella alla sua figlioletta. Stanco di dover ogni sera inventare una fiaba, questo padre regalò alla figlioletta un registratore con un’audiocassetta di racconti. Malgrado l’espediente, la bambina non si addormentava e quando il papà le disse: “Ma ti ho regalato un mangiacassette!”, la figlioletta gli rispose: “Ma il mangiacassette non mi può tenere in braccio!”.

Caro Padre Stefano, hai ricevuto da Dio il dono di un carisma; hai avuto uomini e donne, figli e figlie che ti hanno seguito e persino laici: nubili, celibi e coniugati.

Contrariamente al primo Dono e al primo Natale della storia nel quale il Padre ci ha dato il suo Unico Figlio hai voluto tenere per te questo dono. I tuoi scritti sono come un nastro registrato sul quale è inciso il solco che separa “il dire e il fare”. A nessuna e a nessuno hai fatto riposare sonni tranquilli, appoggiando i tuoi figli sulla sicurezza del tuo petto; semmai hai fatto il contrario… Ci sono madri, ci sono padri – quelli veri – angosciati per i loro figli e le loro figlie. Hai detto a dei poveri giovani che la Chiesa è perseguitata ma non hai detto loro che essa è ferita anche da quelle persone che si comportano come te, farisei del Terzo Millennio. Stai infrangendo i sogni e le speranze e stai distruggendo quel futuro che più non ti apparterrà di tanti giovani. Fai credere loro che sono dei martiri, ma in realtà sono solo i testimoni del tuo egoismo. Sì, caro Padre Stefano, sei un uomo che ama, ma ti sei innamorato di te stesso. I fumi dell’incenso dell’adulazione che la tua vanagloria ha sparso a mani larghe t’impedisce di scrutare il volto di ogni figlio di Dio e di capire fino a che punto lo hai sfigurato. I tuoi occhi sempre bassi, timorosi di rivelare i sordidi bassifondi della tua anima non si sono mai incrociati con le lacrime di ieri e di oggi di tanti genitori e con le lacrime di domani di tanti figli e figlie che hai condannato alla latitanza sino a quando il loro destino finale li consegnerà all’ergastolo esistenziale. Non so se Padre Pio si vergognerà di te ma sono sicuro che già nel presente molti figli si vergognano di te. Le loro madri e i loro padri non sanno dove li hai fatti rifugiare, nell’illusione di un fantomatico nuovo Istituto religioso che vorresti ancora inventare. Mi chiedo e ti chiedo se questi stessi giovani sanno da chi o da che cosa si stiano nascondendo. Vorrai fare lo stesso per le Suore?

La vita non è comoda per nessuno fino a quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo. I fiori della giovinezza che avresti dovuto offrire all’Immacolata li stai sniffando, per drogarti nel tuo narcisismo.

Caro Padre Stefano se non l’avessi capito tu, vorrei aiutarti e fartelo capire io: hai perso dopo l’autorità anche la credibilità. Una sola cosa ti rimane ma la stai svendendo: è la tua dignità. L’augurio più bello allora, l’avrai capito, è quello di ricevere “nella Luce che rischiara le tenebre” la capacità di chiedere perdono a Dio e agli uomini. Non essere avido solo di doni e bustarelle che non potrai più destinare a quelle missioni che non ti appartengono. Smettila di illudere e di ingannare tante anime buone che ti hanno consegnato se stesse o ti hanno consegnato i propri figli. Fanno fatica anch’esse a credere che hanno sbagliato tutto, che hanno seguito un falso profeta, che hanno speso i loro risparmi per poter stare in quel luogo ameno di Frigento dove, in realtà, hai vissuto molto poco e che da decenni avevi trasformato in colonia di vacanza estiva per te e la tua famiglia naturale. Il Sole di Cristo può ancora insegnarti a non vivere di luce riflessa e a rubacchiare meriti che appartengono ad altri. Se al posto della leggerezza dell’elio insufflassimo nei palloncini delle feste il nostro alito pesante, anziché volare, prima o poi, scoppierebbero. I grandi si metterebbero a ridere ma i più piccoli piangerebbero di spavento. Meditate gente…

Un’ultima speranza ti resta ed è l’Immacolata. Affidati a Lei, non per piegarla ai tuoi capricci e alle tue utopie, ma per chiederle la forza che distingue i vili dagli eroi, i Santi dai santoni: l’umiltà. Con il tuo peso fisico e morale hai schiacciato il tuo scudiero, Padre Gabriele Maria Pellettieri. Lo hai tenuto sempre ai margini della corte, temendo che potesse essere corteggiato più di te. Quando si trattò di aprire le missioni in estremo Oriente, fu lui che spedisti in quelle terre lontane e quando ancora, con il passare degli anni, si profilava il cambio del Governo, hai voluto mantenere il potere, credendoti indispensabile più dello Spirito Santo.

Accetta allora questo mio scritto come modesto omaggio, anche se purtroppo non ha esattamente lo stesso stile dei tuoi libelli, camuffati di teologismo dove hai messo tutti in riga, al banco degli imputati.

Vedo anche la benedicente mano del Santo Padre, stesa verso di te per ricevere la tua bacchettatura. Non è solo quella di Papa Francesco che da sempre non ti è stato molto simpatico ma è ancora quella di san Giovanni Paolo II, del Beato Paolo VI, di san Giovanni XXIII e forse non avresti risparmiato nemmeno Albino Luciani se il primo vento della morte non lo avesse portato via dopo soli 33 giorni. Anche verso Joseph Ratzinger non sei stato generoso, criticandone la Mariologia e la Morale. Gli hai concesso il condono grazie al Summorum Pontificum che ti è servito a colorare la coda da pavone. Hai avuto il privilegio di correre fortissimo con il tuo Istituto, ma lo hai fatto con la retromarcia innestata. Se sono in grado di perdonarti gli uomini ancora di più lo farà Iddio, sicuri che l’Altissimo non applica a noi poveri uomini e donne di questa valle di lacrime lo stesso metro di giudizio di chi, come te, allergico a un salutare e spirituale esame di coscienza ha immolato sull’altare dell’idolatria narcisista il capro espiatorio di turno. Santo Stefano ha ricevuto le pietre della lapidazione; tu hai lanciato le pietre della lapidazione morale verso gli altri.

Tanti auguri a te, Padre Stefano, per un 2015 – anno della Vita Consacrata – che ti consegni alla Giustizia e alla Misericordia di Dio e degli uomini che odono il lamento e il pianto dei tuoi figli e delle tue figlie: frati, suore, ex frati, ex suore, genitori, nonni, zii, fidanzati, fidanzate insieme allo stupore indignato di Cardinali, Vescovi, preti e consacrate dell’Urbe e dell’Orbe.

Una persona che ti vuole bene

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