La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

Home » Generale » CONVERSAZIONI ESTEMPORANEE SUL DIRITTO

CONVERSAZIONI ESTEMPORANEE SUL DIRITTO

panorama

Ovvero,  come la confusione giuridica in materia di beni ecclesiastici favorisce – non solo oggettivamente – il condizionamento della Gerarchia.

Il Reverendo Padre Perry, Superiore Generale dei Frati Minori Francescani, ha diramato una circolare a tutti i suoi Confratelli sparsi nell’Orbe per lamentare che alcuni laici, cui incautamente era stata affidata l’amministrazione dei beni dell’Ordine, li hanno sperperati, gettando i poveri Frati nel bisogno: il che avrebbe rallegrato il Serafico, trattandosi di una ripetizione – “mutatis mutandis” – delle situazione descritta nel Fioretto della “Perfetta Letizia”.

Il Successore del Poverello, lungi dal rallegrarsene, leva alti lai, inveendo contro i responsabili.

A rimetterci il posto – e la reputazione, almeno per quanto attiene le capacità amministrative, trattandosi di parte lesa nel colossale imbroglio – è stato il malcapitato Padre Giancarlo Lati, già Economo Generale, ora costretto ad ignominiose dimissioni.

Se questo significhi “far volare gli stracci” per coprire altri Confratelli, titolari di responsabilità ben maggiori del povero Padre Lati, ma ormai assurti ad altro e ben più prestigioso ruolo, non sappiamo; tuttavia questa storia ce ne ricorda una analoga avvenuta tra i Padri Minimi: un bel giorno si scoprì che il cosiddetto “uomo del Convento” di una casa religiosa era in realtà un criminale pluripregiudicato, ricercato da tutte le Questure e finalmente “portato al fresco” nel corso di una “brillante operazione” che portò la Polizia ad agire all’interno delle “Sacre Mura”, non prima però di avere saccheggiato le risorse dei Frati.

Il Superiore Provinciale minacciò sfracelli contro il Priore del Convento, il quale però esibì copia di una sua lettera autografa con cui si raccomandava l’assunzione del laico, definito cristiano esemplare ed uomo piissimo: ragion per cui il Priore evitò ogni sanzione, ed anzi venne destinato a più alto incarico (“Promoveatur ut amoveatur”); ci auguriamo che Padre Lati abbia preso analoghe precauzioni a propria tutela.

 Se i precedenti abbondano, non mancano nemmeno casi analoghi in pieno svolgimento, come quello dei Francescani dell’Immacolata, i quali si sono visti soffiare le temporalità con un tratto di penna nel senso letterale del  termine, essendo mutata la dirigenza delle persone giuridiche cui i beni erano intestati; va da sé che i nuovi responsabili si affrettano a cacciare i Religiosi inducendo il Papa Francesco ad offrire loro un immobile alternativo per gli studenti.

Al danno si aggiunge ora la beffa nel leggere in una recente Tesi di Laurea pubblicata dalle Edizioni di “Casa Mariana”, non sfuggite alla sorte delle altre temporalità dell’Istituto, l’apologia della sciagurata operazione di sottrazione di beni con l’avallo del Fondatore.

A pagina, 659, quando gli esaminatori – sempre che ci arrivino – sono già allo stremo delle forze, si legge: “Quando i benefattori non vogliono mantenere la proprietà dei beni che desiderano donare, si pone il problema dell’intestazione”.

Mediante la donazione, il donante trasferisce la proprietà di un bene: come può dunque esistere un donatore che mantiene la proprietà del bene costituente l’oggetto dell’atto giuridico?

Tutta questa disquisizione è volta a dimostrare che l’Associazione cui sono intestati i beni dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata ne risulta “proprietaria unica ed effettiva”, né i malcapitati Religiosi possono invocate la “finctio (che sta per “fictio”)  juris”.

Dal punto di vista del Diritto dello Stato, il ragionamento non fa una grinza.

Si da il caso che la questione dovrebbe essere valutata anche dal punto di vista del Diritto Canonico, che considera alla stregua di Beni Ecclesiastici tutti quelli attribuiti alla Chiesa per le sue necessità.

Chiunque – Religioso o laico – li sottragga a tale destinazione, si rende passibile di sanzione canonica, malgrado la previa assoluzione pronunziata da Suor Palma in favore dei suoi amici laici.

La brillante neolaureata con diritto di pubblicazione (a volte si rimpiangono i tempi dello “Index Librorum Prohibitorum”), ha evidentemente omesso di compulsare la Lettera Circolare emanata dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica” dal titolo “Linee Orientative per la gestione dei beni negli Istituti di vita consacrata e nelle Società di vita apostolica”.

La mancata consultazione del testo, assente dalla bibliografia, si spiega forse con il fatto che nel Seminario dei Frati, dove si conferivano i titoli anche per le Suore, era vietato introdurre “L’Osservatore Romano”, trattandosi di una pubblicazione notoriamente “modernista”: figuriamoci le opere di Joao Braz de Aviz!

Per brevità, e per informazione ne riassumiamo il concetto centrale: il regime giuridico dei Beni Ecclesiastici viene equiparato a quello proprio – nel Diritto dello Stato – dei Beni Demaniali, definito di dominio, e non di proprietà.

Mentre la proprietà ha due estensioni, cioè il godimento e la disposizione, il dominio non permette al suo titolare di disporre dei beni che ne sono oggetto.

Se i dirigenti delle Associazioni, che sono dei seguaci di Padre Manelli, avessero agito nell’ambito pubblicistico statale, sarebbero incorsi dunque nel  reato di abuso in atti di ufficio.

Comunque questi problemi non riguardano le Suore dato che i dirigenti delle Associazioni le lasciano permanere nei loro Conventi, ed anzi le Religiose amministrano discrezionalmente le milionarie temporalità dell’Istituto, naturalmente nel nome di “Madonna Povertà”.

La “fictio iuris” consiste precisamente nel non applicare all’Istituto femminile i criteri che sembrano valere per l’Istituto maschile: le Associazioni si comportano da proprietarie o meno a seconda dell’adesione o meno al cosiddetto “spirito di Padre Manelli”.

Alla domanda che cosa sia questo “spirito”, in Teologia si sarebbe risposto: “Mysterium Fidei”.

Quando si deborda  dalla propria competenza specifica, si deve ricordare la saggezza degli antichi: “Ne sutor ultra crepidam”!

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: