La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

Home » Generale » L’Armata Brancaleone all’ultima Crociata

L’Armata Brancaleone all’ultima Crociata

2014-12-11_convegno-CI

I tradizionalisti si riuniscono all’Ospedale Santo Spirito, ma il Santo Spirito ha poco a che fare con loro.

Il 13 dicembre, Santa Lucia, era considerato nel tempo in cui ancora vigeva il calendario giuliano “il giorno più corto che ci sia”.

Per i tradizionalisti sarà invece, almeno per questa volta, “il giorno più lungo”, essendo la data del loro sbarco sulla riva destra del Tevere, in vista di quel Vaticano che essi intendono espugnare, cacciando la pletora di Massoni, Musulmani, Ebrei, Comunisti, Modernisti e chi più ne ha più ne metta che ormai lo occupa, auspice il detestato Bergoglio.

Un principio della strategia suggerisce che è più opportuno affrontare un solo nemico per volta.

Il Duce, che di strategia non se ne intendeva (e infatti fece una brutta fine) rovesciò questo criterio con il famoso motto “Più nemici, più onore”.

I tradizionalisti si sono affrettati a farlo proprio, accomunando nei bersagli del loro prossimo convegno, programmato proprio nel giorno di Santa Lucia, i nemici – veri o presunti – di Padre Stefano Maria Manelli ed i nemici della famiglia: non già della famiglia dell’illustre Religioso, che per via della prolificità dei suoi genitori ha ormai raggiunto dimensioni tribali, bensì della famiglia in generale.

Il ragionamento degli organizzatori dell’incontro deve essere stato più o meno il seguente: che senso ha radunare le nostre milizie, sparse dall’Alpe al Lilibeo, solo per annientare un povero diavolo quale è Padre Volpi , per cui può bastare un’azione civile dell’Avvocato di Genova?

E’ meglio partire in quarta, assumendo come nemico nientemeno che l’intero Sinodo dei Vescovi, reo di avere sovvertito, per l’appunto, l’istituto familiare.

L’operazione intrapresa nell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia ricorda una ricetta culinaria denominata il “pervallo”, che consiste in un “paté” in cui vengono mescolati una pernice e un cavallo, oppure – in base al numero dei commensali – due pernici e due cavalli.

Immaginiamo l’entusiasmo di Padre Volpi, sbalzato dal suo modesto ufficio di segretario dalla Conferenza dei Superiori Maggiori e dalla sua modesta origine provinciale, radicata nelle nebbie della Bergamasca, fino a raggiungere un empireo in cui viene associato al Papa, ai Cardinali ed ai Vescovi di mezzo mondo, con contorno di giornalisti delle grandi testate (naturalmente in odore di Massoneria), di teologi “modernisti” e di Cattolici “conciliari”.

C’è il rischio che il malcapitato si monti la testa, abituato com’è alle miserie delle dispute tra frati di sperduti conventi che si tirano per la barba per questioni legate più al refettorio che alla teologia.

Il fatto è che questo povero montanaro bergamasco, poco aduso alle logomachie accademiche proprie dei vari Circelli, Manetti, Vignetti, Frezza e Mainardi – tutti effigiati nel programma diffuso via internet, con relativa esibizione di poco estetiche teste pelate e pance piramidali, faticherà non poco per destreggiarsi in un’alta strategia in cui le beghe dei Francescani dell’Immacolata si mescolano inopinatamente con elucubrazioni accademiche su argomenti particolarmente astrusi, quali “le radici filosofiche dell’attacco  alla famiglia” o “la verità della famiglia incatenata nelle parole contraffatte”, per giungere all’acme con “il debole paradigma cattolico di oggi”.

“Urca bestia!”, deve avere esclamato il malcapitato Volpi, colto da un simile mattone, tale da tramortire perfino un officiale del Sant’Uffizio.

Comunque, i curatori del convegno non mancano alla fine di scendere in picchiata, proprio come le “Frecce Tricolori” quando fanno la “bomba”, coniugando (c’era da aspettarselo) “la crisi della famiglia e il caso dei Francescani dell’Immacolata”.

Qui vale più che mai il tradizionale “si parva licet componere magnis”, per cui dalle altezze del Sinodo si plana sul terreno di località quali Frigento e Casalucense, nomi evocatori più di formaggi pecorini che di dispute accademiche.

E siccome “tutti i Salmi finiscono in Gloria”, a chi avrà avuto la pazienza di ascoltare la sfilza degli illustri relatori, verrà fatto omaggio – almeno ai pochi sopravvissuti alla inevitabile meningite – un volume dedicato alla “lettura a più voci dei recenti avvenimenti”.

Consigliamo i partecipanti di munirsi di pillole contro il mal di mare.

Concluderà tale Claudio Circelli, specializzato in psicologia penitenziaria.

I dissidenti sono dunque attesi a Porto Longone.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: