La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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I TRADIZIONALISTI PASSANO IL RUBICONE DELLO SCISMA

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Non ci regge il cuore di darle in questo momento il titolo di Chiesa”.

I reazionari di ogni risma sono maestri nell’uso, anche subliminale, delle immagini: quando si celebra un raduno di razzisti, gli organizzatori hanno sempre cura di inserire nella foto di gruppo qualche personaggio di evidente origine extraeuropea.
Non sono sfuggiti a questo sapiente uso dei “mass media” i promotori dell’ennesima riunione consacrata al caso dei Francescani dell’Immacolata, assurto a simbolo – ed insieme a “casus belli” – del conflitto tra i tradizionalisti e la Santa Sede, che nella loro locandina diffusa elettronicamente quale copertina di una banale e stagionata raccolta di articoli, inseriscono in prima fila ben tre frati provenienti dal “Continente Nero” ; la loro esibizione viene però compensata dalla presenza in seconda e terza fila di quattro religiosi debitamente barbuti: non certo in un riferimento storico ai “barbudos” della rivoluzione cubana, quanto piuttosto a più rassicuranti reminiscenze francescane preconciliari: i Barbanti.
Si vuole fare dimenticare – tra l’altro – che Monsignor Lefèbvre si dimise da Arcivescovo di Dakar per protesta contro l’Indipendenza del Senegal: l’illustre prelato non intendeva infatti confrontarsi con dirigenti politici dotati di maggiore quantità di melanina.
Contrariamente a S. Paolo, “non si fece tutto a tutti”.
Ora però gli Africani – data l’evidente scarsità di vocazioni europee – vengono arruolati come milizie ausiliarie, e la loro condizione – a giudicare dai rassicuranti sorrisi che esibiscono – non deve essere tanto cattiva.
Torniamo però all’annunzio del raduno che segna lo sbarco nel Nord dei tradizionalisti manelliani.
Il Piemonte che eredita una gloriosa tradizione calcistica rinverdita dai recenti successi della Juventus, prima della trasferta di Roma, schiera sul terreno da gioco biellese “La Primavera”: Primazzoni in porta, Panero e Forno in difesa, Abramagams (deve trattarsi di uno straniero), Barbato e Dell’Aere a centro campo, mentre l’attacco – il modulo è a tre punte – è composto da Carmagnola, Marchi e Manetti; il quale ultimo – dati anche i precedenti coniugali con la Siccardi – è evidentemente il “capitano” della squadra.
Lo prova il fatto che l’omettone presenti un suo tomettino che si intitola “Un caso che fa discutere”, sottotitolo “I Francescani dell’Immacolata”, edito nientepocodimeno che da “Fede e Cultura”.
Capiamo la preoccupazione delle giacenze di magazzino degli invenduti e i danni alla carta dell’umidità invernale alimentata dalle recenti piogge, ma ci saremmo aspettati più dignità culturale e religiosa.
Il livello della Fede e della Cultura presente infatti nella raccolta di articoletti curata dal capitano, è alto quanto la statura di chi è afflitto dalla mutazione del gene FGFR3 al livello del cromosoma 4.
I propositi dei promotori risultano però particolarmente bellicosi, fin dal bando della Crociata che muove da Vegnasco Cerrione (in provincia di Biella) alla volta del Vaticano: “Non ci regge il cuore di darle in questo momento il titolo di Chiesa”.
Da questa frase trasuda il rincrescimento – chissà quanto sincero – di chi, sia pure “obtorto collo”, è costretto a pronunziare un sofferto “non possumus”.
In realtà, i promotori dell’evento devono essere ben lieti di proclamare all’inclito ed al colto che la Chiesa non è la Chiesa.
Da tale affermazione apodittica risultano infatti due conseguenze per essi particolarmente vantaggiosa: se un consorzio di persone è in realtà inesistente, “si può fare ciò che si vuole”.
Gli “squadristi” del capitano in effetti si collocano sulla scia ideologica di Hans Kung, sempre in prima linea su tutte le questioni controverse, compresa quella dell’infallibilità papale.
Manelliani e manettiani spingono la manetta oltre Kung. Forse più tardi si aggiungeranno anche i maomettani dell’IS per una cooperazione logistico-addestrativa a disparità di culto per celebrare in questo modo l’ecumenismo ideologico.
Mentre il teologo svizzero offriva la sua critica al cammino reazionario postconciliare della Chiesa (personificato da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) i Nostri con ancor più veemenza lo estendono fino a Papa Francesco!
Partendo dai testi biblici e “dalla prospettiva dei primi discepoli”, Hans Kung si oppone a ciò che oggi la Chiesa istituzionale, con la sua gerarchia, rappresenta. Küng tuttavia vuole superare astrazioni dogmatiche e indica le verità storiche da cui ripartire per rifondare la Chiesa e il nostro presente.
I Manelliani e i manettiani hanno invece bisogno dell’ecumenismo verso Oriente solo per i bizantinismi di chi – come loro – dice: “Il Papa non è il Papa e la Chiesa non è la Chiesa“.

Questa è la nuova teologia negazionista suscitata dal novello Bernardo Ochino che si sognava di essere il novello Padre Pio: Padre Stefano Manelli.

Non tutti sanno, inoltre, che il Movimento Cristiano Lavoratori che ha patrocinato l’evento biellese del 6 dicembre 2014 nasce da una spaccatura all’interno delle “Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani” proprio per la stessa dinamica narcisistica, paranoica e autoreferenziale di chi circa ogni venti anni vuole “(af) fondare un nuovo Istituto religioso.
Oramai lo sanno tutti. Il primato è già nella leggenda!

Il bombato capitano di ventura, intanto, cerca di assoldare nella sua Crociata antiromana una nuova Armata Brancaleone presso i membri del MCL che trova fra i componenti revisionisti di destra chi è incline ad aderire a cause spiegate loro in maniera sommaria.
Saranno forse armati con spade di plastica prodotte nella premiata fabbrica del Manetti?
La vittoria è assicurata!

Spigolando in rete, ciò che sconcerta ancora è la vicinanza di certi ambienti che si dicono difensori del Manelli a Divino Otelma.

La questione è sempre più pasticciata e fa emergere risvolti inquietanti di settarismo criminesco nel quale è presente un identico modo di fare nel mondo dove divinizzazione e idolatria si baciano.

La crisi svuota anche gli spalti del calciospettacolo.
E’ un peccato se la partita nel semisconosciuto Vegnasco Cerrione, evento così ben organizzato, è stata ignorata sia dalle grandi catene televisive americane, sia da quelle arabe come “Al Jazeera” ed “Al Arabya”, le quali avrebbero potuto trarne spunto per dimostrare la crisi che affligge gli infedeli.

Basta infatti l’intestazione del convegno per negare al detestato Bergoglio la possibilità di cacciarli, così come la soddisfazione di ricevere una formale lettera di dimissioni.
Magdi Allam, al contrario, al cui movimento Manetti è iscritto non si è limitato a darle, ma è abituato a reiterarle ogni volta che il Papa dice qualcosa non di suo gradimento.
In questo selfie del Magistero, Manetti crede di essere stato più furbo.
Pur essendo il bomber iscritto anche al club de’ “Gli Amici del Timone”, alla prima rottura del governo della barca, l’inesperienza di skypper poco gli è valsa per salvarsi dal naufragio.
Le “cattive amicizie” non lo possono aiutare ad evitare lo schianto sugli scogli della risibilità istronica.
Altro che Amici del Timone! Si è loro rotto anche il manubrio della bicicletta!

Avremmo letto volentieri il resto della presentazione del grande evento della provincia biellese, ma le pagine successive sono state oscurate per non meglio precisati “motivi tecnici”; dietro ai quali si cela certamente un complotto, in cui sono accomunati Musulmani, Ebrei, Massoni, Comunisti, Socialisti, Liberali e Modernisti, tutti uniti nel “caso che fa discutere: I Francescani dell’Immacolata”.
Il Fondatore, dal canto suo, per sottrarsi all’accerchiamento, ha chiesto asilo politico a San Giovanni Rotondo.
Qualcuno dei giovani da lui rovinati lo chiederà in Piemonte a casa Manetti?
Questo è dopotutto “il diritto divino dei re“!
Veramente brava gente la “Compagnia del (m)anello”…

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