La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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ISTITUTO F.I. — GLI ABUSI NON NEGOZIABILI

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– PRIMA PARTE —

Noi riconosciamo tutti gli aspetti positivi che fanno parte ufficialmente della struttura dell’Istituto dei Frati e delle suore francescane dell’Immacolata. Noi amiamo il vero francescanesimo e ci inseriamo nella linea kolbiana di un grandissimo amore alla Madonna. Noi stimiamo e apprezziamo ciò che è ufficialmente scritto nella sostanza della originale regola di vita dell’Istituto, ma rifiutiamo con ogni forza tutti i fanatismi, le esasperazioni, gli abusi, i sotterfugi, gli imbrogli, le violenze di vario tipo, le minacce, i fondamentalismi e le prevaricazioni aberranti, perpetrati nascondendosi dietro l’immagine pubblica artificiosamente creata dal fondatore e dai suoi complici, frati e suore. Noi stimiamo il carisma dell’Istituto, ma rifiutiamo gli abusi commessi SUL carisma e DIETRO il carisma. Non c’è dubbio che esistono indubbie cose buone di base in quest’Istituto, ma non c’è dubbio che, per la dabbenaggine dei superiori, È STATO FATTO UN USO CATTIVO E SQUILIBRATO DI QUESTE COSE BUONE, danneggiando sia le persone che l’Istituto stesso. Noi rifiutiamo solo questi usi cattivi. Noi rifiutiamo solo i “panni sporchi” abilmente occultati e perpetuati, dietro la facciata perbenistica e “perfettina” dell’Istituto. Questo è l’unica ragione che ci ha motivati in questa indagine e ci spinge a denunciare tutti gli abusi: liberare tanti giovani dalla “PRIGIONE MANELLI”, aiutarli a liberarsi dalle CATENE pesantissime (perché esse sono soprattutto mentali) che sono state poste sulla loro vita, sulla loro intelligenza e sulla loro libertà. Fino a quando non verranno eliminati gli abusi che elenchiamo non bisogna mandare i giovani a rovinare la loro vita e la loro vocazione. Con questo contributo non vogliamo certamente dire che in quell’Istituto esistono solo abusi, ma soltanto che questi sono GLI ABUSI NON NEGOZIABILI.

ABUSO N. 1 = FARISEISMO settarismo)

BASTA con questo delirio insegnato nell’Istituto per cui “solo i membri dell’Istituto di Manelli si salverebbero, gli altri vanno tutti o quasi tutti all’inferno! Solo nel loro istituto, ci sarebbe la vera religione, se non ne fai parte non hai la vera fede! Chi esce dall’istituto va all’inferno. Chi non entra nell’Istituto, quando il santone Manelli lo indica, va all’inferno. “Venite da noi. Solo da noi c’è salvezza. Solo quella nostra è la vera Chiesa”. Il fariseismo è una trappola mortale. Il fariseismo è una forma di razzismo spirituale e, come tutte le varie forme di razzismo, prima o poi, produce una qualche violenza. Il fariseismo è una forma di autoesaltazione delirante che porta sempre a disprezzare gli altri. Il fariseismo è disprezzare gli altri per innalzare se stessi (cfr. Lc 18,9-14). Quando un frate o una suora escono dall’Istituto di Manelli, non bisogna più parlare con lei, bisogna evitare di incontrarla e se la si incontra bisogna subito andare via. Inoltre di quel frate o di quella suora, o non se ne parla più, oppure se è portatrice di notizie pericolose, viene calunniata in tutti i conventi, parlando male di lei anche durante la ricreazione. Insomma come si fa nelle sètte!

ABUSO N. 2 = FONDAMENTALISMO (settarismo)

BASTA con l’obbedienza idolatrica e fanatica ed esasperata. S. Massimiliano M. Kolbe diceva che “quando il superiore comanda qualcosa che chiaramente, anche in cose minime, va contro la legge divina. In questo caso egli non è più interprete della volontà di Dio” (cfr. Scritti, Vol. I, Firenze, 1975, pp. 44-46. 113-114; in Breviario, Aggiunta al vol. IV – Settimane XVIII – XXXIV, Ufficio delle Letture, 14 Agosto, memoria liturgica di San Massimiliano Maria Kolbe, seconda lettura). Bisogna sempre mettere in guardia contro il peccato di idolatria verso il superiore stesso. Nell’Istituto, soprattutto negli ultimi dieci anni, è stata indotta, di fatto, l’idea che il superiore tiene il posto di “dio”, il superiore ha sempre ragione e addirittura nei conventi, soprattutto le suore, devono pensare in tutto come pensa la madre superiora! In questo modo si induce UNA SOGGEZIONE E UNA DIPENDENZA SPAVENTOSA E I SUPERIORI VENGONO DISONESTAMENTE DIVINIZZATI. L’OBBEDIENZA È UN MEZZO, NON È IL FINE DELLA VITA RELIGIOSA. Quando l’obbedienza diventa il fine, essa si trasforma in idolo! Quando l’obbedienza diventa il fine (bisogna obbedire per obbedire, indipendentemente da quello che viene chiesto oppure ordinato!) c’è anche la distruzione della personalità umana e le persone sono trasformate in schiavi. Sebbene l’obbedienza è soprannaturale, bisogna ricordare che i superiori non sono, ipso facto, Dio, NON SI IDENTIFICA CON DIO! La superiora non è, ipso facto, la Madonna, NON SI IDENTIFICA CON LA MADONNA! Posta questa grave distorsione ogni abuso è possibile: “L’OBBEDIENZA DIVENTA ESASPERAZIONE. Una obbedienza fondata sul fanatismo e sul fondamentalismo, addirittura sulla falsa credenza che il santone Manelli sarebbe sempre e solo ispirato, è fuori dalla Tradizione cattolica, ma anche dal buon senso.

ABUSO n. 3 = CULTO PERSONALITÀ DEL FONDATORE (settarismo)

Il fondatore di un Istituto, se è persona onesta ed equilibrata, deve lui stesso vigilare per non farsi idolatrare, per non creare intorno alla sua figura una culto di fanatismo e di esaltazione, per non diventare un sottile, ma per questo più insidioso, nuovo “vitello d’oro”.
La divinizzazione delle persone in vita – per fare un’analogia forse più comprensibile – è l’obbrobrio che accadeva, in altro ambito, per gli imperatori romani dell’ultimo periodo decadente (si pensi a Diocleziano) oppure per i gerarchi nazisti o per i dittatori comunisti. Ancora oggi i dittatori nord coreani vengono “adorati” come dei “messia” laici. A maggior ragione questo paganesimo non può essere ammesso, per nessun motivo, nella Chiesa. Il culto fanatico della personalità, scaturito dall’idolatria intorno al fondatore, fa in modo che egli possa esercitare un arbitrio assoluto e giustificare tutte le sue malefatte e qualsiasi suo abuso. Il rivoltante culto della personalità si basa su quello che possiamo definire il “PREGIUDIZIO PENTECOSTALE”: l’idea superstiziosa e pagana che solo manelli – (come un nuovo, falso, altro “messia”) sarebbe sempre ispirato (neanche il Papa gode di questo carisma!), e che ogni parola che esce dalla sua bocca sarebbe come un “ORACOLO DELLA SIBILLA CUMANA”, come un “frate indovino”. Da questa credenza superstiziosa scaturisce anche lo scandaloso silenzio e la complicità rivoltante con cui, per tanti anni, sono stati coperti, giustificati e addirittura negati come calunnie, i fatti oscuri dell’Istituto. Manelli si pone come un “SANTONE-IDOLO”, come un “VITELLO D’ORO-PENTECOSTALE” (quindi contro la tradizione cattolica). Questa “superstizione pentecostale” pone i suoi subalterni in una condizione di quasi assoluta schiavitù. Manelli, purtroppo, non è né il primo nell’ultimo di questi santoni-idolo!!! Se non viene asportato “chirurgicamente” questo “pregiudizio pentecostale” non ci sarà sanazione in radice del male. Questa mentalità superstiziosa ha infettato tutto l’istituto e – di fatto – costituisce il DNA del vecchio Istituto.
L’ISTITUTO E IL CARISMA SI IDENTIFICANO CON LA PERSONA DI MANELLI (così come c’era identificazione tra Marcial Maciel e la congregazione ei Legionari di Cristo: identificazione voluta dallo stesso Marcial. Nell’Istituto frati e suore considerano Manelli proprio come il nuovo MESSIA. Già il Commissario apostolico, P. Fidenzio Volpi, sin dal suo primo discorso aveva saggiamente messo in guardia contro questa aberrante deviazione: “I testi, i suggerimenti, gli atteggiamenti o le parole dei fondatori potrebbero essere considerati più decisivi dell’insegnamento del magistero quando se non addirittura non degli stessi testi biblici. In questo caso il movimento che si professa ufficialmente come una mediazione verso una forma nuova di evangelizzazione, ne diventa il sostituto” (Messaggio del commissario apostolico in occasione delle professioni perpetue, Tarquinia, 31 agosto 2013).
Manelli si è costruito su misura, un istituto “ad personam” (così come esistono i partiti ad personam).
Tutto l’Istituto e tutto nell’Istituto è costruito intorno a Manelli e per Manelli: tutto dipende da questa distorta impostazione di fondo. Bisogna pensare e parlare come Manelli e come i diversi superiori da lui nominati, senza discostarsene neanche di un millimetro! Altrimenti c’è l’esilio in paesi lontani o l’espulsione dall’Istituto. In questo modo è evidente che ci troviamo di fronte ad una chiesuola parallela, ad una settarella dentro la Chiesa! Se non si elimina questa superstiziosa mentalità pentecostale, anche se si toglie Manelli, sono pronti altri 10 oppure 100 “manelli” a prendere il suo posto. Tutta la sua azione riprovevole non poteva esistere e diffondersi se non ci fossero state numerose e prolungate complicità e acquiescenze, nonché colpevoli collaboratori. Ai manelliani è stato imposto un falso concetto di fondatore. Essere fondatore non significa, di per sé, essere infallibile, impeccabile, indiscutibile, non significa avere il diritto di gestire un potere assoluto, o peggio dispotico, arbitrario e incontrovertibile. Il fondatore non può costituirsi come una specie di “sultano musulmano” che avrebbe diritto di vita e di morte sui suoi sottoposti.
Nel passato E NEL PRESENTE ci sono già stati, insieme a tantissimi fondatori santi e illuminati, anche CASI DI FONDATORI CHE, AD UN CERTO PUNTO, HANNO DEVIATO.
Il falso carismatismo è uno dei tumori più devastanti nella vita della Chiesa. Questi cosiddetti “santoni” o pseudo-carismatici, danno origine a forme di psicosette, a culti para-settari, oppure, dentro la chiesa, a strutture che se non sono proprio delle sette, possono presentare singoli aspetti settari, nel senso che non si possono escludere a priori influenze settarie anche in gruppi cattolici: chi ha la grazia di uscire da questi tunnel ha bisogno di corsi di “deprogrammazione” della mente dai danni provocati da queste tecniche e condizionamenti ossessivi che limitano l’autonomia decisionale. La Stampa, di lunedì 10 dicembre 2007, a pag. 11, pubblica un articolo significativo: “I GURU NASCOSTI IN CHIESA” – Il boom di gruppi che si dicono fedeli al vescovo, ma obbediscono solo al fondatore. Nemmeno il Vaticano conosce il numero esatto di movimenti e comunità”. Giovanni Pannunzio: «L’Italia è diventata una jungla, una riserva di caccia dei “santoni”. Il fenomeno rimane sostanzialmente “sommerso”. In pratica non c’è istituto o gruppo o movimento dove non ci sia, ufficialmente o non ufficialmente, un “santone” o una “santona”, come se questa fosse la “conditio sine qua non” per avere un cattolicesimo forte e autentico. Un prova concreta e dolorosa del danno prodotto da Manelli col suo falso carismatismo è il gran numero di vocazioni deviate e indotte per suggestione dalla falsa convinzione che lui possederebbe una specie di “sfera di cristallo” per individuarle. Tanti infatti entrano in quell’Istituto perché manelli, a nome di una presunta Madonna o di un presunto Gesù, vengono convinti da questa forma di plagio che essi hanno la vocazione e sono chiamati solo nell’Istituto di manelli!! Proprio per questo tanti, quando escono dal suo istituto cambiano radicalmente la vocazione che il santone-visionario aveva garantito: a) alcuni addirittura si sposano (sia suore che frati), 2) altri diventano preti diocesani (frati), 3) altri rimangono senza scegliere né l’una né l’altra vocazione, 4) altri, quando escono hanno un periodo di rigetto della pratica religiosa di durata diversa. La mia convinzione è che un buon numero di coloro che sono nell’Istituto o non hanno proprio la vocazione religiosa (infatti tanti escono e si sposano anche dopo tanti anni di vita religiosa o di voti perpetui!) oppure hanno la vocazione religiosa ma non quella dell’Istituto di manelli, ma per altre realtà della Chiesa: manelli – in questi casi – intercetta e stravolge entrambe.

ABUSO N.4 = DISCIPLINA SETTARIA – CONTROLLO ASSOLUTO

Il sacerdote Michael Roos ha pubblicato nel 1998, un libro dal titolo “Flucht von der Teufelsinsel” (La fuga dall’isola del diavolo), dove tratta della “DIPENDENZA RELIGIOSA IN ALCUNI GRUPPI ”. /…/ Giovani donne vengono mandate in convento senza avere una vera vocazione. /…/ Una caratteristica delle sétte è un’obbedienza incondizionata. Secondo la dottrina cattolica c’è invece solo un’obbedienza responsabile. /…/ L’obbedienza da mezzo diventa fine: bisogna obbedire per obbedire; qualsiasi cosa chiede il superiore bisogna obbedire altrimenti si ..pecca! In questo modo il superiore viene identificato con Dio stesso, e la disobbedienza al superiore è disobbedienza a Dio. Anche se il superiore chiede cose che non può chiedere, bisogna obbedire lo stesso. L’obbedienza cieca riduce le persone a marionette. /…/ Il controllo assoluto e asfissiante c’è quando si determina ogni aspetto e momento della vita dei religiosi, controllandone pensieri, parole e ogni azione. Tutte le persone intervistate hanno riferito di questo controllo assoluto o quasi assoluto che i superiori di questo Istituto esercitano, in vari modi, sui loro subalterni. Quando inoltre si aprono le lettere, si ascoltano le telefonate e un colloquio da soli non è mai possibile allora è evidente che c’è un controllo settario” (cfr. http://www.sekten-jugend-kirche.de/Roosital.htm).
Nell’Istituto vige un CAPILLARE E FERREO CONTROLLO DISPOTICO DI TUTTI, che si serve della delazione come prassi sistematica. I ragazzi e le ragazze sono mortificati in modo assurdo. C’è una COSTRIZIONE PUNTIGLIOSA E PUERILE. Ci sono poi obbedienze infantili: “posso lavarmi?”. “Posso non mangiare questo?”, ecc. I cosiddetti “superiori” agiscono in modo da schiacciare le personalità, annullare la volontà e la capacità critica di pensare, per tenerle legate a loro. Così accade che in seguito non possono o non hanno più la determinazione e la forza di uscire. In pratica dentro la vita religiosa vivono in un clima di oppressione. Se escono fuori avranno bisogno di CORSI DI RECUPERO e di molto tempo per recuperare la normalità e prendere le distanze dai diversi danni psicologi provocati da uno stile traumatizzante. .
Ci sarebbe da chiedersi e da verificare questo interrogativo: il tipo di obbedienza squilibrata e dannosa (una severità esasperata) e la condizione costante di plagio psicologico e di fanatismo-esaltazione intorno al fondatore, INCLINA OPPURE NO I RELIGIOSI AD UNO STATO MENTALE DI DISTONIA? Per noi il dubbio non esiste!

ABUSO N. 5 = USO DELLE MINACCE E DEL TERRORISMO PSICOLOGICO.

Quando Manelli dice ad un ragazzo o ad una ragazza che la sua vocazione è di farsi suora o frate ovviamente nel loro istituto, se la ragazza o il ragazzo non obbedisce, viene minacciato che andrà all’inferno. A coloro che fanno già parte dell’Istituto se chiedono di uscirne, viene detto che se escono, andranno all’inferno, (se suora) che potrà diventare una prostituta, che si perderanno, ecc.
Emerge chiaramente la tecnica di Manelli e delle sue suore di reclutare le vocazione col terrorismo psicologico: “SE NON ENTRI NEL NOSTRO CONVENTO, (O SE NE ESCI) ANDRAI ALL’INFERNO”. Per cui è evidente che ci saranno un buon numero di frati e/o suore che non hanno nessuna vocazione religiosa ma sono dentro solo perché terrorizzati da Manelli e/o dalle sue suore, oppure hanno vocazione religiosa, ma non quella dell’Istituto di Manelli! Questa situazione è molto grave e richiede provvedimenti urgenti e radicali. Inoltre lo stile di obbedienza che si pratica in questo Istituto ricorre con frequenza e con facilità a minacce, forti sgridate, ricatti, gravi punizioni, ecc.

ABUSO N. 6 = ATMOSFERA DI FORTE SOGGEZIONE PSICOLOGICA.

A) “QUASI TUTTO È PECCATO”. B) Non bisogna mai parlare tra frati o tra suore. Per parlare con un’altra suora, anche dentro l’Istituto, bisogna chiedere il permesso alla Superiora. Bisogna chiedere il permesso per andare nella cella di una suora e spiegare prima perché uno ci deve andare. C) In mezzo ai frati e alle suore c’è sempre una spia. D) Si respira un clima di terrore, di paura di parlare: bisogna pensare e parlare solo esattamente come i superiori. L’ISTITUTO È come UNA GABBIA, come UNA PRIGIONE, come un reclusorio, una struttura cioè isolante ed escludente.

ABUSO N. 7 = CALUNNIA SISTEMATICA E DIFFAMAZIONE.

Si screditano e si calunniano gli appartenenti ad altri gruppi, istituti, movimenti, o sacerdoti e religiosi che non condividono pienamente il modo di fare del gruppo. Chiunque dentro o fuori l’Istituto mette in discussione, critica o conosce i molteplici “panni sporchi” dell’organizzazione, viene sottoposto ad una calcolata e programmata CALUNNIA SISTEMATICA e ad una DIFFAMAZIONE ORGANIZZATA a tutti i livelli e ovunque, in ogni convento (frati o suore) e fuori dai conventi. Le madri superiori o i frati superiori mandano e-mail o fanno telefonate ad altri superiori per avvertire che questo o quel sacerdote, o vescovo, o persona è un nemico, oppure che è pericolosa, che va tenuta lontana, che non bisogna parlare con lei ed evitare anche di avvicinarsi. Sempre viene comandato di togliere la stima e di infangare questa persona “presunta” nemica o pericolosa. È coltivata e promossa la CULTURA DEL NEMICO e quindi, inevitabilmente, del disprezzo. Persino durante la ricreazione si parla male e si infangano preti, vescovi e quanti altri o hanno osato mettere in discussione l’Istituto ma soprattutto il fondatore Manelli. Quando si tratta di coloro che criticano Manelli, la calunnia e la diffamazione verso di loro giunge alla cattiveria e alla persecuzione più ostinata e questo anche dopo molti anni. Tutti attestano che Manelli elimina, con qualsiasi metodo, chiunque lo ostacola. Nell’Istituto tutti sono “educati” a questa attività di diffamazione e di calunnia. Adesso Manelli ha dato prima l’ordine di calunniare i cinque frati-preti che hanno fatto l’esposto alla Congregazione dei Religiosi, poi di calunniare il Visitatore apostolico, poi il Commissario. Poi la Congregazione, poi i frati-preti che smascherano le sue malefatte.

ABUSO N. 8 = ESCLUSIONE TOTALE DI TUTTE LE PERSONE USCITE DALL’ISTITUTO.

Come in tutte le SETTE (T.d.G., Scientology, ecc.) quando un frate o una suora esce dall’istituto, viene fatta terra bruciata intorno a lui, gli si dà la “morte esistenziale”: c’è un isolamento ed un’esclusione totale di quella persona da ogni contatto con frati e suore dell’istituto. È vietato ogni tipo di contatto con quella persona uscita dall’istituto, anche casuale. I manelliani, sembra che abbiano una grande considerazione e stima del sacerdozio cattolico, ma solo innanzitutto dei sacerdoti del loro Istituto! Appena un sacerdote dello stesso Istituto però rivolge una critica o a Manelli o a qualche aspetto della vita dell’Istituto viene calunniato, lo si infanga, se ne parla male e si insegna a parlare male di lui in tutto l’Istituto. I cinque sacerdoti che hanno presentato esposto alla Congregazione, sono considerati nemici e traditori, pur essendo stati i primi e principali collaboratori di Manelli sin dalle origini dell’Istituto.

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1 commento

  1. . ha detto:

    Egregio Signor Castiglioni, come fa a conoscere l’Istituto? Fa forse parte del clan Manelli?

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