La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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“CASA MARIANA DI VETRO”

St. Chapelle des Paris vetrate istoriate

Con la testimonianza di un Frate Francescano dell’Immacolata inizia il tempo della coerenza, della trasparenza e della pulizia.

Il caso dei Francescani dell’Immacolata è stato montato ad arte da personaggi senza scrupoli ai quali, subito dopo il commissariamento, si sono rivolti coloro che non hanno accettato la loro rimozione dal governo.

A leggere questa testimonianza che merita tutto il nostro rispetto per il coraggio di un Religioso consapevole della sofferenza dei suoi confratelli, si resta agghiacciati e addolorati.

Un’azione particolare è stata svolta dall’ex Procuratore Generale Padre Alessandro Apollonio, attualmente a Fatima, ma molto attivo negli spostamenti e nell’occulatamento o “fuga” di documenti sensibili apparsi miracolosamente sui blog ultratradizionalisti.

Padre Apollonio, che da sempre minacciava il chiasso mediatico in caso d’intervento della Santa Sede, incontrava a Roma personaggi come Roberto De Mattei e Alessandro Gnocchi rivelatisi precursori delle accuse contro il Commissario Apostolico.

Padre Apollonio è molto vicino ai Cardinali Raymond Burke e Mauro Piacenza  e – insieme con il Padre Serafino Lanzetta – al Monsignore Giuseppe Sciacca.

P. Apollonio, oltre ad essere l’agente dei contatti a nome del Fondatore, Padre Stefano Manelli, avvicina molti Sacerdoti e Frati Francescani dell’Immacolata di cui fu per anni ed anni il Rettore, cercando di dissuaderli dal rimanere nell’Istituto.

Si vuole far credere infatti che senza il Fondatore l’Istituto non potrà sopravvivere e che la gestione Volpi-Bruno è fallimentare.

La sudditanza morale nei confronti di padre Apollonio continua ed è stata pompata in gran parte dal Fondatore stesso, benché recentemente, dopo averlo destituito da Rettore del Seminario Filosofico Teologico (STIM) per mandarlo a Roma, avesse affidato al nipote e “Delfino”, Padre Settimio Manelli, il controllo esclusivo e totale del Seminario stesso, fatto poi chiudere a inizio 2014 dal Santo Padre Francesco.

A modo di Polizia Politica l’arma utilizzata fino ad oggi è quella della detrazione di cui parla il Serafico Padre San Francesco in persona.

C’è da chiedersi, tuttavia,  se Padre Apollonio è una vittima, un sicario del Padre Manelli, oppure entrambe le cose.

C’è ancora da chiedersi se lo faccia per dipendenza dal Padre Manelli o per convenienza, in vista di riguadagnare la considerazione di prima …

Queste pagine aiuteranno a fare “un po’ e solo un po” di luce  su una vicenda che è stata volutamente oscurata con un polverone per strumentalizzarla a regola d’arte per attaccare il Papa e utilizzare dei poveri frati come cavie sulla capacità della Chiesa di contenere le disobbedienze, tensioni e ribellioni interne e fronteggiare un’eventuale delegittimazione del Pontefice a partire da raggruppamenti di religiosi.

 

Portae Inferi non praevalebunt!

“Credo che per essere capaci di sviluppare una retta ermeneutica del comportamenteo di alcuni nostri confratelli, non si possa prescindere, dal metodo e dal contenuto usato per contattare un cospicuo numero di frati, chiedendo loro, di lasciare l’Istituto.

I frati venivano avvicinati sia di prima persona che per telefono e il contenuto di base delle conversazioni era il seguente:

 

Inizio citazione –

P. Stefano dice che facciamo bene ad uscire per raggrupparci in piccole comunità[1]. I conventi del post-Concilio sono pieni di omosessuali, alcolizzati, pedofili, conviventi, donnaioli, tossicodipendenti. Questo è il livello medio della vita religiosa in occidente. Visto che vogliono portarci su questa china (chi?), pure a noi, abbiamo il dovere morale di reagire. Quello che abbiamo imparato Padre Volpi farà di tutto per distruggerlo. Padre Volpi è proprio il teorico della distruzione degli ordini religiosi, è il maestro di coro di chi sta conducendo la vita religiosa sui crinali della distruzione completa. Ci hanno mandato lui proprio per questo (chi?). Gli ordini religiosi oggi sono riconducibili a questa metafora: men che raro se fumano il sigaro in mutande e in canottiera davanti alla televisione.

Fine citazione.

 

Questi per il nostro confratello sono I Frati Minori in specie e gli altri ordini religiosi in generale. Quello di uscire dall’Istituto è un obbligo morale impellente.

 

Nuova citazione:

La Congregazione dei Religiosi è nelle mani di un pensiero massonico e relativista ed il primo di tutti è Braz De Aviz. Noi siamo adesso nelle mani dei peggiori prelati della Curia Romana. Braz De Aviz, Carballo, Volpi, sono I peggiori, sono notoriamente conosciuti come i più lassi, i più secolarizzati; sono i meno alti sotto il profilo morale e spirituale. Questa non è la Chiesa con la C maiuscola, questi vi stanno sputando (sopra?) e noi non possiamo collaborare al male.

Fine

 

È chiaro che una volta che poni e accetti delle simili premesse entri in una sorta di delirio mentale che, cronicizzato, ti crea un abito paranoico, che può solo terminare in un cortocircuito dell’intelligenza, che finirà per giustificare ogni mezzo, pur di raggiungere il fine.

In effetti, alcuni dei nostri confratelli, autoinvestendosi di un ruolo messianico (in relazione alla Chiesa), si sono sublimati in una categoria di santità “nuova” , dove i paramatri della virtù sono stati ri-formati e fondati in una teologia spirituale, dove la menzogna, la calunnia, la disubbidienza e le “ruberie” diventano degli ideali nei quali specchiarsi e riconoscersi.

Io stesso ebbi ‘l’onore’ di essere calunniato  addirittura da entrambi i Padri Fondatori.

Fui accusato, infatti, d’aver passato al giornalista Sandro Magister le prime notizie riguardanti il nostro commissariamento, mentre un altro sacerdote dell’ex Consiglio Generale, sulla medesima questione, si preoccupava d’infangare P. Angelo Gaeta.

Il 2 settembre 2013 decisi quindi, di scrivere al Cofondatore ed ex Vicario Generale, P. Gabriele Pellettieri, questo messaggio:

 

“Ho saputo, purtroppo, che anche Lei (P. Stefano già lo fa da molti giorni) mi sta accusando, falsamente, di essere all’origine di documenti passati ai giornalisti. Poichè credo che siamo nella specie morale della calunnia questa mattina ho informato della questione il Padre Commissario.

Vedere i miei due Padri Fondatori scadere in questo genere di gossip di terza categoria è francamente molto deprimente. Spero in un vostro sussulto di dignità e in un comportamento dove il soprannaturale torni ad essere una presenza stabile e l’amore per la verità un valore indisponibile”.

 

Io ho sempre parlato in modo molto chiaro e quando, purtroppo, ebbi ad accusare i miei confratelli non temetti mai di farlo, sia per iscritto, sia dinanzi ad un registratore.

L’11 maggio 2014 scrivevo a P. Alessandro Apollonio:

 

“Lei è da molto tempo che si barcamena tra bugie e restrizioni mentali. Questo non è il modo di fare di un frate. Questo è il comportamento oramai abituale di P. Stefano e dei suoi laici (basta vedere le menzogne dette sulla negazione del permesso ad andare sulla tomba dei genitori il 1 maggio. E’ una vergogna !)….

Posso scrivere un libro delle menzogne di questi mesi….

Le auguro di uscire presto dal suo delirio e di rientrare realmente nella Chiesa Cattolica…..

Auguri da un confratello veramente addolorato”.

 

Ancora…

Alla fine di luglio, dovendo accompagnare nel nostro convento di Casalucense (FR) il nuovo superiore, mi ritrovai ad assistere ad una sequenza di scene, tipo film poliziesco. Trovammo P. Stefano Manelli nel Santuario della Madonna delle Indulgenze che imponeva le mani ad un nostro ex frate[2] inginocchiato ai suoi piedi (un altro era lì accanto), vestiti entrambi (gli ex frati) con  un abito religioso, “abusivo”, che viola le norme della Chiesa cattolica e dello Stato italiano.

Quando ci videro cominciarono a scappare, chi da una parte chi dall’altra. Padre Stefano si chiuse nella sua stanza, i due frati uscirono correndo dalla Chiesa e raggiunsero un terzo, (ex nostro frate), il quale, avendoci visto, cercava di nascondersi dietro un furgone (uno Scudo della FIAT)[3], sul quale stava caricando, (di fatto rubando) dei cartoni di libri e di viveri che appartengono all’Istituto.

 Su ciò che accadde subito dopo, taccio, per pietà e per disgusto.

Questi sono dei piccoli esempi di fatti realmente accaduti, ma che potrebbero essere moltiplicati indefinitamente.

Ciò che sgomenta è che se tu parli con loro, non hanno mai disubbidito, mai mentito, mai calunniato o rubato; loro sono assolutamente puri, immacolati, ma soprattutto… perseguitati!

Il dramma è che nel loro delirio, hanno smarrito la relazione tra la realtà e l’oggettività, ritrovandosi a vivere nella finzione della loro mente dove un’immaginazione “tirannica” gli crea, inesorabilmente dei contenuti che li situano a vivere tra stati o momenti di esaltazione auto celebrativa, contrapposti a paranoie persecutorie.

Loro, in concreto, non vivono più nella Chiesa, ma nella loro idea di Chiesa; non obbediscono più al Papa reale, ma all’idea che ne hanno.

La liturgia?

È quella che vive nella loro mente, sganciata dalle necessità concrete dei frati e dei fedeli.  Tali esempi potrebbero essere moltiplicati a dismisura, poiché, ciò che veramente esiste è unicamente il loro delirio. Queste persone, oramai, si sono sostituite alla Chiesa cattolica e, nello stesso tempo, si credono i salvatori. Loro sono gli unici a sapere quello che si deve fare per “salvare la Chiesa”, in quanto, investiti dall’Immacolata stessa di una vocazione messianica; anzi, di più: loro sono la transustanziazione storica ed attuale dell’Immacolata.

Con queste premesse, che si deducono storicamente ed esperienzialmente, dai loro comportamenti concreti è chiaro che si preclude a priori ogni forma di dialogo o di mediazione.

È chiaro, per esempio, che non è sufficiente dire: io sono il Fondatore, poiché anch’egli, in quanto figlio della Chiesa è fondato e non certamente fondante. Ma questa Chiesa, per loro, che Chiesa è? E questo Papa, chi è realmente?

Quando Papa Francesco fu eletto ci sono stati momenti di panico e di “disperazione”.

Padre Stefano fu il primo a dire che  questo era il Papa gesuita che avrebbe distrutto il francescanesimo; questo Papa era una tragedia: il peggior Papa possibile. Da un altro ex nostro superiore fu chiaramente detto che con l’elezione di questo Papa non ci rimaneva che scappare tutti nel deserto. Non virgoletto queste frasi, perché , chiaramente, non le ricordo, particolareggiatamente, nei loro contenuti letterali, ma la sostanza è certamente questa.

Altri frati di diversa estrazione, età e nazionalità possono testimoniare lo stesso.

Mi fermo qui perché queste piccole “porzioni” di affermazioni sono più che sufficienti per farne comprendere la valenza e l’importanza. La conseguenza immediata di queste affermazioni portò alla proibizione per i nostri chierici di andare alla prima santa Messa di Papa Francesco il 19 marzo 2013.

Questa proibizione valse per altri frati; e quando alcuni confratelli chiesero spiegazione sulla ragione di questa decisione, fu detto loro: “per motivi logistici”. Semplicemente ridicolo. Ciò  che conta è che non ci furono gli FFI alla Santa Messa d’intronizzazione di Papa Francesco, poi se loro hanno voglia di negare; neghino!

Ma questo non fa che aumentare il senso del ridicolo.

 Posso aggiungere che P. Alessandro Apollonio era favorevole alla partecipazione dei frati ma fu il nipote del Fondatore e Rettore Unico di tutti I nostri seminaristi a impartire l’infelice ordine. Più tardi un Frate degli Stati Uniti, uno studente di filosofia, andò in crisi per questo e più tardi è uscito dall’Istituto.

A riprova di questa verità, dal nostro “Settimanale di Padre Pio”[4], diretto e redatto dalle Suore Francescane dell’Immacolata, per ben due mesi circa sparì la rubrica della catechesi settimanale fatta dal Papa, la quale fu poi reintrodotta solo per le proteste di alcuni lettori.

Accadde anche questo fatto spiacevolissimo, per un Istituto religioso.

Il Papa, fece visita alla basilica di Santa Maria Maggiore in Roma e, una volta in sacrestia, incontrò anche due nostri confratelli, i quali gli dissero che avrebbero pregato per Lui. Il Santo Padre li ghiacciò, dicendo loro: ‘Ma voi pregate per me o contro di me?’

Il Papa evidentemente era già venuto a conoscenza di quello che si diceva di lui nel nostro Istituto.

Saputo di questo I nostri ex superiori cercarono di correre ai ripari organizzando, per una udienza del mercoledì, una presenza massiccia di frati e suore (ridicolo, perché  non hai neanche il “coraggio” della coerenza).

Ricordo che si parlava di una cinquantina di biglietti che già si possedevano (questo attraverso la nostra segreteria), ma si chiedeva ai frati di cercare di essere ancora più numerosi. Peccato che le udienze del mercoledì fossero già state sospese per la pausa estiva.

Negli ultimi anni, purtroppo, la critica al Papa era divenuta, per alcuni dei nostri frati un vissuto quotidiano. Da Giovanni XXIII a Paolo VI, senza farsi mancare Giovanni Paolo II, il santo che era diventato il “piccolo” santo, visto che non potevano più negarlo (c’era chi voleva attaccarlo sulla sua teologia di Dio, l’escatologia e, per qualcuno, la sua teologia del corpo era quasi insopportabile); anche Benedetto XVI veniva considerato, di fatto, un modernista e, se non fosse stato per il Summorum Pontificum, sarebbe rimasto nel novero dei novatores progressisti di Tubinga….

Desidero ora aprire una parentesi sul Papa Paolo VI, perché mi servirà per aprirne un’altra sulla figura di San Pio da Pietrelcina.

Il santo frate cappuccino è uno dei Protettori “speciali” del nostro Istituto.

La sua figura e i suoi insegnamenti sono, per così dire, “formativi” della spiritualità del frate francescano dell’Immacolata.

È da un pò di tempo però che sto riflettendo sempre di più sul fatto che noi FFI abbiamo una conoscenza ben poco aderente alla realtà del santo del Gargano, in quanto idealizzata e personalizzata, secondo le necessità e i gusti del nostro Padre Fondatore.

Mi spiego.

Parlandoci, per esempio, dell’Enciclica Humanae Vitae, P. Stefano Manelli ci ha sempre insegnato che fu il Santo del Gargano il “responsabile” della dottrina dell’intrinseca malizia degli atti contraccetivi, poiché Paolo VI nella sua Enciclica, in realtà, ne aveva condivisa la bontà, permettendone l’uso. Fu per l’intervento di San Pio, al quale il Santo Padre aveva inviato l’Enciclica, scritta di suo pugno che, quando gli fu restituita, la trovò modificata addirittura unicamente in quel punto specifico (l’intrinseca malizia della contraccezione), con la sua stessa calligrafia. Così Paolo VI, grazie ad un intervento divino, comprese il suo errore e riformò il suo giudizio erroneo sulla liceità della contraccezione.

Io ho creduto a questa sciocchezza per anni, raccontandola a molte persone, fino a quando, dovendo leggere l’Enciclica, per motivi di studio, mi resi conto che l’Humanae Vitae, era integralmente strutturata e finalizzata alla negazione della liceità della contraccezione = non sarebbe stato sufficiente modificarne una piccola parte, ma bisognava riscriverla radicalmente.

Inoltre, sin dall’annuncio della beatificazione di Paolo VI si è prodotta una mole enorme di testimonianze, sul nostro argomento, mettendo in evidenza come, per il novello beato, la negazione della contraccezione fosse una verità che il Papa riteneva espressione della sua stessa fede.

L’evidente menzona attribuita a San Pio da Pietrelcina sull’Humanae Vitae, si può estendere ad altre balle del Fondatore attribuite al Santo del Gargano.

Ad esempio, la famosa (per noi) questione delle “4 T” evocate da Padre Pio, cioè “TuTTo è Tenebra”.

Padre Manelli con estrema leggerezza poneva “le tenebre”  in relazione anche con il Concilio Vaticano II; la conseguenza era una disperazione che aumentava con il passare degli anni, creando un cortocircuito esistenziale dove ogni evento sia ecclesiale che “mondano”, veniva vissuto in modo drammatico. Altra balla era la storia “della palla di fuoco” dalla quale avremmo dovuto salvarci. Bisognava andare tutti a San Giovanni Rotondo e dintorni, perché quella zona – entro un raggio di 30 Km – era protetta da San Pio che ci avrebbe salvati.

La balla molto probabilmente serviva per giustificare l’imprudente costruzione di un albergo in zona di Monte Sant’Angelo.

Un modo per evitare il voto contrario di un Consiglio Generale comunque annichilito dai deliri e dall’autorità del Fondatore.

Sembra la “teologia” dei Testimoni di Geova. Scusate! Io sono parroco a Trieste e dovrei abbandonare i miei parrocchiani proprio nel momento del massimo bisogno, nel pericolo di una morte imminente? Siamo sacerdoti della Chiesa cattolica o pavidi conigli?

Vorrei chiedere al mio confratello, “piazzista” telefonico: ma un religioso così – pavido coniglio – come se lo immagina? Con le mutande o senza? Con il sigaro o ….? Faccia lui, poveretto.

Un altro fatto sgradevolissimo, accadde in concomitanza alla pubblicazione del Motu Proprio, Porta Fidei.

Sulla nostra rivista, Fides Catholica, apparve un editoriale dell’ex direttore, P. Serafino Lanzetta, nel quale si cercava di indurre il lettore ad una scorretta ed erronea interpretazione del reale pensiero del Pontefice.

All’inizio della pag. 7 si citano le parole di Benedetto XVI “Ho ritenuto che far iniziare l’Anno della Fede in coincidenza con il cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II possa essere un’occasione propizia per comprendere che i testi lasciati in eredità dai Padri conciliari, secondo le parole del beato Giovanni Paolo II, “non perdano il loro valore né il loro smalto”. È necessario che vengano conosciuti e assimilate come testi qualificati e normativi del Magistero, all’interno della Tradizione della Chiesa”. Peccato che il nostro “teologo” introduca le parole del Santo Padre in questo modo: “Benedetto XVI ha espresso, inoltre, anche se molto velocemente, un legame tra l’Anno della Fede e il Vaticano II”.

Ma come molto velocemente? Ma ci rendiamo conto, che qui, l’aggettivo e l’avverbio vengono usati unicamente per indurre ad una comprensione erronea del testo? Ma non è finita! Immediatamente dopo venne citato un altro insegnamento del Papa cercando nuovamente di corromperne il retto significato: “Io pure intendo ribadire con forza quanto ebbi ad affermare a proposito del Concilio pochi mesi dopo la mia elezione a Successore di Pietro: “se lo leggiamo e recepiamo guidati da una giusta ermeneutica esso può essere e diventare sempre di più una grande forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa”. Peccato che il nostro “teologo” introduca il pensiero di Benedetto XVI con un: “E subito dopo, in un modo meno esuberante del suo predecessore”.

Ma come meno esuberante!? Un Pontefice in un suo motu proprio,afferma “io pure intendo ribadire con forza”, e un “teologo” della Chiesa cattolica si permette di ridurre la potenza di una simile espressione con un ridicolo cappello introduttivo “in modo meno esuberante”?

C’è dell’altro: In puro stile tradi-progressista non vengono presentati gli insegnamenti del Motu proprio che sono centrali ai due sopra citati: “Sento più che mai il dovere di additare il Concilio, comela grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiate nel secolo XX: in esso ci è offerta una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre”.

Caspita! Quanto avranno infastidito queste parole del Santo Padre per censurarle radicalmente!

Inoltre, a pag. 6, troviamo un’altra chicca del Nostro: “La Chiesa è chiamata perciò a recuperare la fede, secondo il canone del Simbolo Cristiano”.

Ma cose da pazzi!

La Chiesa che deve recuperare la fede secondo il canone del Simbolo cristiano. Perché? Forse l’aveva persa?

Stendiamo un velo pietoso…

Quanto tempo ed energie andate perdute, per un argomento impostato male ed erroneamente!

Lo stesso P. Alessandro Apollonio, dando per scontato che non ci fossero errori teologici formali negli insegnamenti conciliari, era soddisfattissimo che P. Stefano non avesse chiesto a lui questo genere di studi, proprio perché li riteneva inutili per la Chiesa, per la teologia, per il nostro Istituto, e per la causa francescana stessa. Secondo il suo pensiero, per il taglio  datogli, erano solo un inutile perdita di tempo.

Sempre nel 2011 sull’altra rivista Immaculata Mediatrix, a pag. 238, compare un articolo in due puntate di suor Maria Cecilia Manelli, nel quale, nella parte II, è talmente saturo di errori filosofici e teologici che non si capisce  come possa essere stato pubblicato da una rivista del nostro Istituto (oppure proprio per questo …).

Ecco alcune “perle” di saggezza filosofico-teologica presenti nell’articolo.

“Concepì poi nel grembo, divenendo Madre di Cristo e del suo Corpo Mistico, la Chiesa. Le due concezioni, se così le vogliamo chiamare, avvennero nello stesso istante, con una differenza: l’essere che diviene, si trasforma in qualcosa di diverso da sè, in un essere divenuto, ossia non più essere originario, pur mantenendo alcune proprie caratteristiche. L’essere di Maria non muta divenendoMadre: Ella è Vergine e al contempo Madre: il suo essere non diviene qualcosa di diverso da sé, ma rimane essere in sè (vergine) e altro da sé (madre)”.

La cosa meravigliosa è che la Nostra ci dà la chiave per interpretare correttamente il suo pensiero, dicendoci, alla nota 47: “Intendo come essere, ciò che costituisce l’essenza di Maria e non l’esserecome creatura”. Provate a leggere e a sostituire, il termine essere con il termine essenza – nello scritto sopra citato – e vedete cosa ne viene fuori. Una pazzia.

Ancora: “Ella dona al Verbo “l’essere e lo fa essere” dando a Lui tutta la sostanza umana”. “Maria santissima è colei che prepara la materia del sacrificio redentivo nel suo grembo verginale, nel quale “il Verbo Incarnato assumendo la natura umana di Maria …”.

Mi fermo qui perché gli errori dottrinali, nell’articolo, sono talmente tanti che…

Un altro “scivolone” letterario appare, nuovamente, sulla rivista Fides Catholica nel 2012. Si tratta di un articolo molto critico nei confronti di una figura, certamente controversa, della nostra Chiesa, il vescovo Tonino Bello che può essere criticato per alcune sue affermazioni teologiche, mariologiche, liturgiche, antropologiche, senza però mai “scadere”al livello dell’infangamento personale, soprattutto nella sua dimensione, chiamiamola “morale”. Bene, quindi, la critica sui contenuti filosofico-teologici del pensiero “belliano”; inqualificabile e ingiustificabile l’attacco alla moralità interiore e personale del presule salentino, del quale è totalmente impregnato l’articolo del nostro confratello, derubricato (l’articolo) a semplice ed immorale espositore di gossip. Non può essere questo il genere letterario proprio e specifico di una rivista teologica.

Un esempio: “Bellissima l’Eucaristia (siamo in Etiopia) e partecipata in modo straordinario. All’offertorio, la sorpresa dei doni e, soprattutto, della danza improvvisata da suor Celinia…Ho posato poi sull’altare un vasetto di profumatissimo unguento orientale (portato dalla Palestina). Ho colto al volo l’occasione per avvicinarmi a tutte le suore e ungerle con l’unguento, dicendo ad ognuna “Sii il buon profumo di Cristo”. Commento del nostro confratello Padre Paolo Siano: “Al vescovo salentino piace vedere e toccare”. E più avanti, verso la fine dell’articolo: “Il Presule salentino denota una fantasia morbosa, segno di una discutibile integrità morale”.

Mi spiace, ma tutto questo è inaccettabile; questa non è né filosofia né teologia, ma solo una vergognosa “macchina del fango”; la stessa che hanno creato quando si è trattato di infangare tutti coloro che hanno obbedito al Papa, alla Congragazione e al Commissario Apostolico. Io stesso chiesi all’articolista la ragione di quelle conclusioni, assolutamente indeducibili dalle premesse del testo e quindi volontariamente forzate; la risposta fu: “mi è stato detto da P. Stefano, P. Alessandro e P. Serafino che va bene così, perché dobbiamo muovere le acque”, (suppongo in opposizione ad una possibile canonizzazione di Don Tonino Bello che per me significa unicamente: il fine giustifica i mezzi).

Questi sono una piccola porzione di episodi, espressione di un clima, di un modo di essere e di porsi che sempre più tendeva a caratterizzare il nostro Istituto, deludendo e scontentando un numero sempre più crescente di frati, molti dei quali, purtroppo, finivano per uscire dall’Istituto. Si pensi che nell’anno 2011 lasciarono l’Istituto una decina di frati solo tra i sacerdoti; era oramai prassi quasi “quotidiana” sentire che qualche confratello avesse “lasciato”, nonostante i tentativi degli ex superiori di “silenziare” il tutto.

Altro che escono per il commissariamento!

Ciò che maggiormente scontentava un numero sempre più crescente di confratelli (si pensi che almeno l’85% dei frati e forse anche un po’ di più, nonostante le menzogne scritte sui blog è rimasto fedele al Papa, alla Chiesa cattolica e alle sue disposizioni), era il taglio sempre più “monastico”, impresso al nostro Istituto con l’introduzione della liturgia antica (del suo tentativo d’imporla, con metodologie differenti, ne parlerò più avanti) che sempre più ne metteva in pericolo l’originalità e la verità del carisma.

Io non ho alcun dubbio nel ritenere che fosse giunto il momento di ricorrere alla guida sapiente della Chiesa cattolica per dirimire una questione che non poteva più essere risolta, isolatamente, all’interno del nostro Istituto, poiché i nostri ex superiori si erano, oramai, talmente “avvitati” su se stessi, da non riuscire più, senza un aiuto esterno, a liberare l’Istituto da quel provincialismo settoriale, che tendeva a ridurre il Voto Mariano ad una grazia di “nicchia”, privandolo di quello “sbocco” universale che gli compete per natura. 

Un primo problema da affrontare urgentemente, sembrava dato dalla perdita, drammatica (da parte del nostro Padre Generale), della consapevolezza che la vocazione francescana fosse la più analogica tra tutte le “chiamate” alla vita religiosa, poiché desidera esprimere la vita di nostro Signore Gesù Cristo in tutta la sua molteplice ricchezza e complessità. Dalla mistica più sublime, all’eroicità missionaria; ai grandi speculativi e dottori di scienza e sapienza, fino all’umilissimo fratello religioso, che ti “scalda” il cuore con la sua semplicità serafica.

Comprese nella ricchezza di queste polarità distinte e omogenee tra loro e mai conflittuali, un grande uomo, veramente di Dio, avrebbe dovuto cercare di rendere coese tra loro le differenti personalità, con le rispettive tendenze, creando quell’humus vitale, fatto di condizioni e circostanze, dove ogni frate potesse esprimere in pienezza quella ricchezza della quale era portatore, per volontà di Dio ed in ragione della sua “chiamata”. Egli invece, ha cercato, artificiosamente (questa è la mia idea di fondo) di renderci tutti delle copie impersonali di una certa suora[5], che ha un nome ben preciso e che tutti conoscono. Una suora che fino a quando ha obbedito, poteva essere realmente utile alla causa francescana, ma che una volta “beatificata” e quasi idolatrata, ha potuto dare libero sfogo alla sua personalità “eccessivistica” che, svincolandosi dai sapienti confini-limiti dell’obbedienza, si è ubriacata di vaneggiamenti fondazionali, figli legittimi di una chiara immaturità psicologica.

Il primo che mi parlò di questo pericolo, fu proprio P. Alessandro Apollonio, il quale, molte volte, mi palesò la sua effettiva preoccupazione, riguardo al comportamento di questa suora e della sua effettiva mancanza di equilibrio. Ricordo chiaramente che di lei si parlava, tra noi frati, come di una cripto femminista mistica (la maggior parte di loro stanno dalla parte di coloro che hanno disobbedito al Papa e alla Chiesa) e una tale preoccupazione si fondava su alcuni suoi scritti o articoli, che i frati erano costretti, costantemente, a correggere, prima che fossero pubblicati sulle nostre riviste. A volte li si voleva correggere anche ulteriormente, ma arrivava il momento che non si poteva più. Il solo parlare di questa suora era tabù assoluto e chi si permetteva di farlo….

Il suo problema di fondo, francescanamente parlando, era dato, di fatto, da una comprensione dualistica e conflittuale tra la contemplazione e l’azione, che veniva problematizzata senza possibilità risolutiva. La vita religiosa per questa suora era riconducibile, in definitiva, alla sola dimensione contemplativa; l’altra dimensione, quella attiva, alla fine, finiva per essere solo sopportata (per analogia, come vedremo in seguito, questa visione conflittuale, fatta di esaltazione e sopportazione, la possiamo serenamente applicare al rapporto tra Vetus e Novus Ordo, così come veniva a configurarsi nel nostro Istituto).

Questo modo di pensare la vita religiosa francescana – di fatto, seppur con meno intensità, la si voleva applicare anche alla vita dei frati – portava alla disgregazione interna dell’essenza stessa della vocazione francescana, dove le due dimensioni (contemplativa e attiva), nella I Regola, costituiscono un binomio inscindibile, che esprime nella contemplazione, considerata in concreto e non in astratto, ossia in un Istituto reale o in un frate reale (in un supposito), un primato sull’azione, non di ordine ontologico, ma cronologico, poiché entrambe, sempre unite e mai separate, sono espressioni necessarie della medesima ed unica dimensione formale della vita francescana fondata sulla I Regola (si pensi a san Massimiliano Kolbe dispensato dal suo Padre Provinciale dal Breviario in ragione della grande attività che impregnava il suo vissuto quotidiano – si pensi a san Pio da Pietrelcina, anche lui dispensato dal Breviario, seppur per motivi diversi”… (continua)

 

Dal profilo facebook di P. Alessandro Maria Calloni

https://www.facebook.com/profile.php?id=100004777485809

PS: Il titolo, l’introduzione e le note  sono del blog « La Verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata ».
 
 
Preghiamo e sosteniamo i Frati Francescani dell’Immacolata in comunione con la Chiesa, fedeli al Papa e obbedienti al Commissario Apostolico!


[1] I frati “dissidenti” cercano vescovi per raggrupparsi sotto un’Associazione e poi, ad acque più tranquille e con un eventuale cambio del governo nella Chiesa, costituire un Istituto Religioso. Gli ex studenti si barcamenano come nomadi tra San Ginesio e Cupramuntana nelle Marche e finalmente la Palanzana di Viterbo all’insaputa delle stesse famiglie disperate, ma non delle autorità diocesane e religiose informate da “pentiti” che sono in mezzo a loro o laici che li aiutano per pietà, consapevoli però dei loro sbagli…

[2] Giovani che il Fondatore ha fatto mettere in mezzo alla strada illudendoli sulla nascita di un nuovo Istituto religioso e ponendo su di essi una tonaca grigio canna di fucile che da’ l’impressione che siano dei Religiosi.

[3] Uno dei veicoli sottratto ai Frati Francescani dell’Immacolata dal nuovo rappresentante legale dell’Associazione “Missione dell’Immacolata” dove il Fondatore ha fatto estromettere i Religiosi per inserire suoi amici laici e figli spirituali.

[4] P. Stefano Manelli continua a scrivere sulle riviste di « Casa Mariana Editrice » in disprezzo all’autorità del Commissario Apostolico che ne ha dato un divieto formale a tutti i Frati, Fondatore compreso.

[5] Madre Maria Francesca Perillo promossa Superiora Generale a soli ventisette anni per volontà di Padre Manelli e poi accontentata nel ruolo di “Fondatrice dei Colombai“, un’esperienza  di stretta clausura a Città di Castello (PG), Alassio (SV), Lanherne (Inghilterra) e Carmen – Cebu (Filippine) per Suore Francescane dell’Immacolata che professano la Regola del I Ordine Francescano.  A causa della sua originalità e continui cambi statutari con stravaganze come il « marchio » a fuoco sul petto del trigramma IHS, molte sono depresse, qualcuna è in crisi vocazionale e rimane a casa dei genitori aspettando la fine della Visita Apostolica o di un eventuale Commissariamento per “non dare nell’occhio »  con una richiesta di Dispensa dai Voti al Dicastero; una suora che stava lì dentro (la nipote del Fondatore?) è in attesa e presto si sposerà.

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  1. PADRE CALLONI – APOSTOLO DELLA VERITÀ
    Non ci sono parole per ringraziare Padre Calloni per questa radiografia vera e precisa del vero volto di manelli e dei manelliani, e delle terribili radici su cui essi si sono costruiti; non ci sono parole per ringraziare Padre Calloni per questa luminosa fotografia chirurgica e tridimensionale di tutto il lavoro sporco che – aizzzati dal loro santone-visionario – i manelliani hanno posto in atto dal commissariamento in poi. Questo lavoro sporco, questa azione violentemente anti ecclesiale (e quindi anti-cristiana) basterebbe da sé a smascherare il vero volto di questo santone-duce-rovina vocazioni e dell’ex “istituto ad personam” da lui creato e manipolato a suo uso e consumo. Proprio pochi giorni fa avevamo pubblicato questo APPELLO ALLA VERITÀ, QUESTO GRIDO DI URGENTE DISTRUZIONE DELLA
    FALSA IMMAGINE PUBBLICA PER LIBERARE TANTI GIOVANI TENUTI IN CATENE NELLA “PRIGIONE MANELLI”.
    ————————————————————————————————————LIBERIAMO GLI SCHIAVI DI MANELLI ———————“Il santone di Frigento continua la sua azione demoniaca di plagio tenendo prigionieri quei pochi tra frati e suore che ancora NON
    SONO RIUSCITI A SCOPRIRE LA VERA IDENDITÀ DEL SANTONE”
    Questi plagiati, queste marionette sono prigionieri innanzitutto della falsa immagine che da sempre hanno del santone: egli è riuscito innanzitutto a nascondere loro, in vari modi, la sua vera
    demoniaca identità, spacciandosi ai loro occhi come un “ANGELO DI LUCE” (cfr. 2 Corinzi 11,14-15). Fino a quando i “plagiati” penseranno che è un angelo di luce, un santo, il salvatore della patria, il fondatore infallibile, impeccabile, intoccabile, essi non riusciranno mai a liberarsi dalle catene e dalle prigioni in cui la bestia li tiene avvinti. /…/ Fino a quando questa falsa immagine idolatrica PUBBLICA non viene PUBBLICAMENTE colpita e distrutta (come Davide colpisce e uccide Golia), – SEMPRE E SOLO CON TESTIMONIANZE VERE –
    egli continuerà a tenere schiavi questi suoi ADEPTI ed essi continueranno ad essere i suoi “UTILI IDIOTI” da utilizzare come “carne da macello” da scagliare contro la Santa Sede, pubblicamente, e da far precipitare nel baratro con lui, personalmente. /…/ È URGENTE E IMPORTANTE – con le TESTIMONIANZE CERTE E VERE di chi sa, di chi ha visto, di chi ha sentito e di chi ha subito sulla sua pelle le malefatte del santone – APRIRE GLI OCCHI
    SIA ALL’OPNIONE PUBBLICA (della gente cioè che si affaccia al problema degli FI, senza sapere nulla e senza avere una adeguata informazione) SIA, per quanto possibile, A QUELLI CHE STANNO “DENTRO” – in vari modi e con vari ruoli. /…/ I manelliani mirano a mantenere in piedi, a nutrire e a pubblicizzare proprio QUELLA FALSA IMMAGINE PUBBLICA CHE CONSENTE A MANELLI DI TENERE SCHIAVE TANTE PERSONE. /…/ Bisogna dunque anche DISTRUGGERE – ripetiamo sempre e solo però CON LA VERITÀ E NELLA VERITÀ, con fatti precisi, veri, incontrovertibili, – questa FALSA IMMAGINE PUBBLICA, bisogna ELIMINARE QUELLA FALSA STIMA che manelli si è procurato ed ha alimentato con i suoi inganni, i suoi ricatti, le sue minacce, le sue violenze. /…/ È necessario e urgente che, SEMPRE e SOLO facendo riferimento a FATTI VERI E CONOSCIUTI PERSONALMENTE, smascheriamo e distruggiamo questa falsa immagine pubblica che sostiene e nutre quell’ipnosi, quel plagio che è il mezzo usato dal santone per tenere prigionieri centinaia di giovani. /…/ Bisogna mettere insieme TESTIMONIANZE PUBBLICHE semplici, (ripetiamo: solo vere!), telegrafiche, documentate, convergenti e concordanti che smascherano e distruggono quella FALSA IMMAGINE PUBBLICA di manelli, immagine falsa che è un gigantesco IMBROGLIO PUBBLICO”. ————————————————————————Grazie Padre Calloni e grazie anche a colui che ha redatto l’introduzione e le note di questo blog per le sue parole altrettanto importanti che contribuiscono a fare luce sempre più ampia su questo aberrante fenomeno del manellismo.

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