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Segno di contraddizione

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Papa Francesco chiede ai religiosi una testimonianza profetica

E a un convegno ecumenico indica la strada maestra dell’unità

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«È possibile vivere insieme come fratelli nella diversità»: lo testimonia oggi la scelta della vita consacrata, autentico «segno di contraddizione» in un mondo dominato da individualismo e soggettivismo. Nel rilanciare questa dimensione Papa Francesco ha chiesto ai partecipanti all’assemblea nazionale della conferenza italiana superiori maggiori — ricevuti la mattina di venerdì 7 novembre — di essere artefici della «vera profezia». Che, ha ricordato, «non è un confronto con le istituzioni » né un atteggiamento ideologico o alla moda, ma «coincide con la santità». E in questo modo fa circolare nella Chiesa e nella società «la linfa della fraternità», che presuppone la coscienza di essere peccatori e la capacità di chiedere e offrire il perdono.

Anche quando ci sono motivi di contrasto tra fratelli, ha aggiunto, è meglio finire «ai pugni» piuttosto che alimentare «il terrorismo delle chiacchiere».

Di fraternità come «segno luminoso e attraente della nostra fede in Cristo» il Pontefice ha parlato anche ai partecipanti al convegno ecumenico di vescovi amici del movimento dei Focolari, richiamando la «strada maestra » dell’unità come risposta «alle tante problematiche e ai drammi del nostro tempo».

L’Osservatore Romano PAGINE 7 E 8

8nov2014

 

Il Pontefice alla Conferenza italiana superiori maggiori

Meglio finire a pugni che alimentare il terrorismo delle chiacchiere

La vera profezia «non è mai ideologica» né risponde a una «moda», ma è sempre «un segno di contraddizione secondo il Vangelo, così come lo era Gesù». Lo ha ricordato il Papa all’assemblea nazionale della Conferenza italiana superiori maggiori, ricevuta nella Sala Clementina la mattina di venerdì 7 novembre. Ai religiosi Francesco ha chiesto testimonianza di fraternità, conversione, preghiera e adorazione.

Cari fratelli,

vi do il benvenuto e vi ringrazio per la vostra accoglienza, in particolare ringrazio il Padre Presidente per aver introdotto questo nostro incontro, che si pone al termine della vostra Assemblea nazionale. Alla luce di quello che ho sentito del vostro lavoro, vorrei condividere con voi alcuni punti di riferimento per il cammino.

Prima di tutto, la vita religiosa aiuta principalmente la Chiesa a realizzare quell’“attrazione” che la fa crescere, perché davanti alla testimonianza di un fratello e di una sorella che vive veramente la vita religiosa, la gente si domanda “che cosa c’è qui?”, “che cosa spinge questa persona oltre l’orizzonte mondano?”. Questa direi è la prima cosa: aiutare la Chiesa a crescere per via di attrazione. Senza preoccuparsi di fare proseliti: attrazione!

L’abbiamo sentito nel Vangelo di mercoledì scorso: se uno «non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo» (Lc14,33). Questa decisione, con forme diverse, è richiesta ad ogni cristiano. Ma noi religiosi siamo chiamati a darne una testimonianza di profezia. La testimonianza di una vita evangelica è ciò che distingue il discepolo missionario e in particolare chi segue il Signore nella via della vita consacrata. E la testimonianza profetica coincide con la santità. La vera profezia non è mai ideologica, non è in confronto con l’istituzione: è istituzione. La profezia è istituzionale. La vera profezia non è ideologica, non è “alla moda”, ma è sempre un segno di contraddizione secondo il Vangelo, così come lo era Gesù. Gesù, per esempio, fu un segno di contraddizione per le autorità religiose del suo tempo: capi dei farisei e dei sadducei, dottori della legge. E lo fu anche per altre opzioni e proposte: esseni, zeloti, ecc. Segno di contraddizione.

Vi ringrazio per il lavoro che avete fatto in questi giorni, come diceva il Padre Presidente: un lavoro che aiuta ad andare avanti nella strada tracciata da Evangelii Gaudium. Lui ha usato una bella espressione, ha detto: “non vogliamo combattere battaglie di retroguardia, di difesa, ma spenderci tra la gente”, nella certezza di fede che Dio sempre fa germogliare e maturare il suo Regno. Questo non è facile, non è scontato; richiede conversione; richiede anzitutto preghiera e adorazione. Mi raccomando, adorazione. E richiede condivisione con il popolo santo di Dio che vive nelle periferie della storia. Decentrarsi. Ogni carisma per vivere ed essere fecondo è chiamato a decentrarsi, perché al centro ci sia solo Gesù Cristo. Il carisma non va conservato come una bottiglia di acqua distillata, va fatto fruttificare con coraggio, mettendolo a confronto con la realtà presente, con le culture, con la storia, come ci insegnano i grandi missionari dei nostri istituti.

Un segno chiaro che la vita religiosa è chiamata a dare oggi è la vita fraterna. Per favore, che non ci sia fra voi il terrorismo delle chiacchiere! Cacciatelo via! Ci sia fraternità. E se tu hai qualcosa contro il fratello, lo dici in faccia… Alcune volte finirai ai pugni, non è un problema: è meglio questo che il terrorismo delle chiacchiere. Oggi la cultura dominante è individualista, centrata sui diritti soggettivi. E’ una cultura che corrode la società a partire dalla sua cellula primaria che è la famiglia. La vita consacrata può aiutare la Chiesa e la società intera dando testimonianza di fraternità, che è possibile vivere insieme come fratelli nella diversità: questo è importante! Perché nella comunità non ci si sceglie prima, ci si trova con persone diverse per carattere, età, formazione, sensibilità… eppure si cerca di vivere da fratelli. Non sempre si riesce, voi lo sapete bene. Tante volte si sbaglia, perché siamo tutti peccatori, però si riconosce di avere sbagliato, si chiede perdono e si offre il perdono. E questo fa bene alla Chiesa: fa circolare nel corpo della Chiesa la linfa della fraternità. E fa bene anche a tutta la società.

Ma questa fraternità presuppone la paternità di Dio e la maternità della Chiesa e della Madre, la Vergine Maria. Dobbiamo ogni giorno rimetterci in questa relazione, e lo possiamo fare con la preghiera, con l’Eucaristia, con l’adorazione, con il Rosario. Così noi rinnoviamo ogni giorno il nostro “stare” con Cristo e in Cristo, e così ci mettiamo nella relazione autentica con il Padre che è nei cieli e con la Madre Chiesa, la nostra Santa Madre Chiesa Gerarchica, e la Madre Maria. Se la nostra vita si colloca sempre nuovamente in queste relazioni fondamentali, allora siamo in grado di realizzare anche una fraternità autentica, una fraternità testimoniale, che attrae.

Cari fratelli, vi lascio queste semplici tracce, sulle quali state già camminando. Vi incoraggio ad andare avanti e vi accompagno in questa strada. Il Signore vi benedica e benedica tutte le vostre comunità, specialmente quelle più provate, più sofferenti. E vi ringrazio per la preghiera con cui voi accompagnate me e il mio servizio alla Chiesa. Grazie!

Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti all’assemblea nazionale della Conferenza Italiana Superiori Maggiori (CISM) – Sala Clementina – Venerdì, 7 novembre 2014

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