La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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DOLCE DISSENTIRE

laterano

Una delle prime conquiste dell’Italia del Dopoguerra fu la libertà di espressione.

Checché lo Statuto Albertino ne dica, all’epoca del Duce tutti avevano il diritto di assentire, ma nessuno aveva il diritto di dissentire.

Questo è esattamente quanto accadeva sotto il regime del Padre Manelli, il deposto “Generale” dei Francescani dell’Immacolata che, non a caso e al limite della blasfemia, si faceva chiamare “il Padre Comune”.

Con un fruttuoso e purificatore commissariamento, nel quale messe fuori dal cesto le mele marce non potranno più contaminare le buone, siamo oramai “alla frutta” di una ingloriosa vicenda che non risparmia sofferenza a tanti frati, suore e laici che avevano seguito come ignari topolini il “Pifferaio magico”.

Un piccolo blog che si chiama “Libertà e Persona”  ricorda la superata corrente di quei laici improvvisatisi verso la fine degli Anni Novanta al ruolo di “apologisti”.

I suoi interventi sul caso dei Francescani dell’Immacolata, ci ricorda come nel nostro Bel Paese sia lecito esprimere giudizi nel merito, secondo i limiti consentiti dal Diritto che sono la veridicità, la continenza e l’interesse pubblico.

Il caso dei Frati Francescani dell’Immacolata è stato così “pompato” sull’internet dai “picciotti” del Padre Manelli da uscire finalmente dalla sfera del privato.

Uno dei tanti errori strategici dei cosiddetti manelliani che permette oggi a chiunque di prendere posizione “in nome della Legge”.

Fatta questa premessa l’oggetto della riflessione è la risposta a genitori di suore offesi per la certa (non presunta) loro ricattabilità.

Non è difficile raccogliere elementi di analisi spigolando sulla rete web, così come non è difficile entrare in contatto con genitori di suore, di frati, nonché vescovi, religiosi, parroci, fornitori e benefattori che ruotano intorno all’orbita dei Francescani dell’Immacolata.

Gli strumenti per contattare le persone verbalmente o per iscritto, non mancano di certo nel 2014!

Ci teniamo a precisare che l’autore dell’apologia del 6 novembre, definendo qualcuno “beffeggiatore” si assumerà le sue responsabilità civili e penali.

Questo vale naturalmente anche per chi riceve lettere e “volentieri” le pubblica sul suo blog.

I nostri non sono giudizi sulle persone, ma sui fatti.

A partire da questo momento in  1′ 10” di lettura cronometrata provvederemo a smantellare la difesa dei genitori delle suore che si sono sacrificati “accollandosi” i beni dell’Istituto.

In risposta a quanto l’estensore della lettera (fictio letteraria) scrive, ecco cinque elementi inconfutabili:
FALSO l’aver risposto a un’esigenza di povertà a favore dell’Istituto.

Se questa fosse stata l’intenzione primordiale del Fondatore, costui avrebbe dovuto affidare i beni dell’Istituto ai laici sin dal 1990 e non dopo un mese dal commissariamento, nell’estate del 2013. A maggiore conferma del dolo c’è il fatto che alcuni dei laici di cui si è servito il Manelli sono gli stessi che da sempre lo hanno incensato.

FALSO il dichiarare di volersi schierare dalla “parte più scomoda”.

Sempre nell’estate del 2013 Padre Manelli sembrava essere ancora “la parte più comoda” con tutti gli appoggi che aveva in Vaticano nei Monsignori caduti progressivamente e uno dopo l’altro in disgrazia…

FALSO dichiarare che ci sono frati ribellatisi al Fondatore.

Ne abbiamo incontrato più di qualcuno che, con le lacrime agli occhi, ha preso atto di come il Fondatore piuttosto abbia tradito i suoi figli e si stia – lui – ribellando alla Chiesa.

FALSO far coincidere “i frati fedeli al carisma dell’Istituto” con i fuggitivi, i chierici vaganti e sospesi, i disobbedienti al Commissario e i criticoni alla Chiesa e al Papa: è una contraddizione in termini.

Il carisma lo incarna la Chiesa e non lo impersonifica il Fondatore, se è davvero tale agli occhi di Dio.

FALSO che la non concessione della dispensa dai Voti ai frati ribelli sia qualcosa di scandaloso e di unico nella storia della Chiesa.

Esistono religiosi di altri Istituti che, pur non costituendo un pericolo per il popolo di Dio, hanno atteso anni prima di essere svincolati dalle loro promesse fatte al Signore.

Non ci meraviglieremmo se coloro che vogliono la dispensa dai Voti rapida siano gli stessi che criticano anche dall’ambone o da dietro la scrivania, il divorzio – express.

E’ la conferma della loro pessima formazione alla vita da consacrati.

La lucidità forse l’hanno persa ultimamente per la troppa superbia e arroganza, ma ai “manelliani”, da buoni Farisei del Terzo Millennio, quella che da sempre è mancata è la coerenza…

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3 commenti

  1. Risposta incisiva, efficace, penetrante. In quell’Istituto si seguiva la persona (il santone Manelli) non il carisma e quindi si seguiva una pista antiecclesiale. Era un istituto “ad personam”, come esistono i partiti “ad personam”. Le reazioni abnormi e schizzate dei manelliani al commissariamento sono una conferma piena di questa diagnosi: essi reagiscono furiosamente e senza badare a mezzi, alla sottrazione del precedente “idolo” intorno al quale, sul quale e per il quale era costruito tutto l’Istituto. Essi credono solo in manelli: tutto il resto per loro è periferico, insignificante, assolutamente secondario, inesistente o, se è cosa che mira a togliere il virus, pericoloso.

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  2. laiciffi ha detto:

    SANT’ANTONIO E IL CUORE DEGLI USURAI E DEGLI AVARI
    ” Dov’è il tuo tesoro ivi è il tuo cuore” ( Matteo 6,21)

    Il Santo passando per una piazza di Firenze s’imbatté in un corteo funebre. Veniva portata in chiesa la salma di un ricco banchiere che aveva accumulato in uno scrigno tesori,frutto di feroce strozzinaggio.
    Alla porta della chiesa Sant’Antonio ispirato dall’Alto fermò il corteo e gridò : ” Che cosa fate mai ? Vorreste seppellire in una chiesa colui che ha l’anima sepolta già nell’inferno? Dubitate di cio’ che vi dico?
    Aprite col coltello il petto di questo cadavere e non vi troverete il cuore, che si trova invece nello scrigno dei suoi tesori, in quella cassaforte dove ha raccolto tanto oro e argento e dove ha riposto la sua felicità”.
    Infatti fecero come il santo aveva detto e non vi trovarono il cuore nel suo petto, corsero a casa del defunto e videro il cuore nello scrigno con i suoi tesori.
    Sant’Antonio confermò la parola di Gesù contro gli uomini che si attaccano e diventano schiavi degli idoli, siano essi sesso, danaro, gioco, potere…”.

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