La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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IL VESCOVO OLIVIERI E I FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA DAL SECOLO XIX

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IL SECOLO XIX – MERCOLEDÌ 29 OTTOBRE 2014 – p.1 e p.9

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IL VESCOVO DI ALBENGA SI AGGRAPPA AGLI AMICI PER EVITARE DI DARE LE DIMISSIONI

di FRANCESCO PELOSO

Il caso del vescovo di Albenga, monsignor Mario Oliveri, la cui diocesi è da tempo al centro di una serie di scandali e di ipotesi di reato a sfondo sessuale, sta diventando un problema sempre più serio per il Vaticano. Le accuse rimbalzate sui media sono ormai note: si va dagli abusi sessuali sui minori, alle molestie nei confronti di turiste, alla pubblicazione di foto di preti nudi su siti gay. Un quadro che, sotto il profilo giudiziario, potrebbe rivelare particolari non ancora del tutto emersi.
Fino ad ora per altro dalla diocesi è arrivata una sola smentita che risale alla settimana scorsa circa lo scenario inquietante in cui si troverebbe la chiesa della cittadina ligure, ma dal Vaticano confermano invece che i fatti sono veri, «in quella diocesi ci sono problemi seri». Per questo dopo l’ispezione compiuta del nunzio in Italia, monsignor Adriano Bernardini, che ha verificato la gravità della situazione, è iniziato il pressing sul vescovo per indurlo a dimettersi.

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Per evitare infatti l’inasprimento della crisi è necessario che monsignor Oliveri consegni il proprio mandato al papa, in tal modo la nomina di un successore diventerebbe assai più semplice. In caso contrario la Santa Sede dovrà procedere seguendo altre strade e adottando provvedimenti più severi. Tutto può succedere nelle prossime ore e giorni. D’altro canto monsignor Oliveri non è poi così isolato nella Chiesa. Il vescovo di Albenga è infatti uno dei punti di riferimento dei settori ultratradizionalisti in Italia e non solo. Non a caso in questi giorni la galassia dei siti internet vicina ai lefebvriani sta difendendo a spada tratta il monsignore finito nell’ occhio del ciclone. Si consideri che Oliveri fu tra i primi in Italia a celebrare la messa in latino preconciliare dopo la sua liberalizzazione da parte di Benedetto XVI nel 2007. Oliveri, sotto tale profilo, vanta alleati di un certo peso nella Curia vaticana, sia pure oggi caduti in disgrazia con papa Francesco. Di certo non lontano dalle posizioni di Oliveri è per esempio il cardinale Raymond Leo Burke, americano, attualmente prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica. Burke è un difensore estremo del tradizionalismo cattolico e probabilmente presto verrà allontanato dai posti che contano in Curia. C’è poi il cardinale Mauro Piacenza, di scuola “siriana”, ora a capo della Penitenzieria apostolica; Bergoglio lo allontanò dall’incarico assai più rilevante di prefetto della Congregazione per il clero, anche lui appartiene al gruppo dei tradizionalisti. Ma Oliveri è anche vicino al super integralista vescovo di San Marino, il ciellino Luigi Negri. Oliveri ha scritto la prefazione per un libro di Negri dedicato a Pio IX – “Pio IX, attualità e profezia”- il testo è stato pubblicato dalle edizioni Ares, vicine all’Opus Dei.

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Ancora il vescovo di Albenga lo ritroviamo celebrante nel 2008 di una messa nell’antico rito in cui sette suore della Congregazione dei francescani dell’Immacolata fanno la professioni dei voti perpetui. Oggi la congregazione in questione è stata commissariata da papa Francesco anche per contrasti e problemi sorti in merito all’amministrazione di alcuni beni.

Se questo è il quadro, parziale, dei legami del vescovo con settori importanti della Chiesa, non può essere dimenticato un episodio più recente. Solo nel febbraio scorso fatti è stato nominato vescovo di Sanremo monsignor Antonio Suetta, ex capo di quel seminario vescovile di Albenga al centro di una parte non piccola degli scandali fin qui emersi, nonché economo della diocesi, uomo insomma vicino a Oliveri. Suetta fra l’ altro nel 2009 ha preso il dottorato in teologia presso l’ateneo Regina Apostolorum dei Legionari di Cristo, altra congregazione della destra ecclesiale coinvolta in scandali sessuali e commissariata già da Benedetto XVI.
Fra i primi atti del nuovo vescovo di Sanremo c’è fra l’altro la partecipazione a una messa preconciliare nel luglio scorso. La nomina di Suetta formalmente è del papa ma di regola è il nunzio apostolico in Italia – lo stesso monsignor Bernardini- a fornire una terna di nomi dopo aver consultato la conferenza episcopale regionale, in questo caso per altro presieduta dal presidente della Cei il cardinale Bagnasco la cui voce ha il suo peso nelle nomine.
Quando il primo marzo scorso il cardinale consacrò come vescovo monsignor Suetta appena nominato a Sanremo, nel corso dell’ omelia disse fra l’ altro: «Saluto con particolare affetto il Monsignor Mario Oliveri, che ha donato generosamente un suo sacerdote, monsignor Antonio Suetta, per questo impegnativo servizio». Anche il cardinale Domenico Calcagno, si dice, è amico di Oliveri; Calcagno in Vaticano è ancora a capo – sia pure solo pro forma – dell’ Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica, divenuta la banca centrale del Vaticano. È dunque un mondo in crisi quello in cui si muove Oliveri, eppure vivo, che resiste al cambiamento. Ma per comprendere i legami forti del vescovo di Albenga all’interno della Chiesa bisogna andare indietro nel tempo, quando Oliveri svolse fra gli anni ’70 e ’80, una prima parte della carriera ecclesiale dentro il servizio diplomatico vaticano a diretto contatto con la Segreteria di Stato. Quel percorso però s’interruppe. Dopo incarichi di un certo rilievo nelle nunziature di Francia, Gran Bretagna e Italia, il monsignore non diventò mai nunzio apostolico e il suo cammino virò d’ improvviso verso la diocesi di Albenga di cui divenne vescovo nel 1990.

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3 commenti

  1. pienaluce ha detto:

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    URGE RIMEDIO RADICALE
    Questo, come il primo articolo, è il resoconto di un giornalista. Lasciamo perdere le cose periferiche o di opinione. Le cose essenziali sono quattro:

    1) i fatti sono chiari, gravi, scandalosi, documentati e – alcuni – sanciti anche da sentenze e questi fatti si protraggono da molto tempo;

    2) la Santa Sede non può non intervenire;

    3) inutile cercare di coprire o di giustificare, sarebbe molto peggio: l’unica cosa sensata è rimettere – da parte del vescovo – il mandato nelle mani del Papa e consentire in breve tempo la nomina del nuovo vescovo col mandato di fare una profonda e radicale pulizia.

    4) Questa soluzione è la migliore per la Chiesa, per la Diocesi, per il vescovo, per i preti e per tutto il popolo di Dio in quella Diocesi.

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  2. —————————————————–
    CORRIERE DELLA SERA, 2 NOVEMBRE 2014, p. 19
    REPORTAGE

    SCANDALI, PEDOFILIA E SFARZO NELLA DIOCESI IPERTRADIZIONALISTA

    Albenga, voci di una sostituzione per il vescovo Oliveri. La replica: solo chiasso
    di Francesco Alberti
    Monsignor Mario Oliveri, al centro, durante la celebrazione di una funzione ad Albenga, con l’addetto all’ombrello
    ALBENGA (Savona) Un sospiro e via, nel silenzio solido della cattedrale di San Michele: «Beati i perseguitati perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male di voi per causa mia…». Monsignor Mario Oliveri, il vescovo più discusso d’Italia, sceglie le parole di Matteo nel ponte di Ognissanti e solo un marziano in trasferta da Marte non coglierebbe nella sua omelia il tratto personale.
    Non c’è angolo del suggestivo centro storico medievale di Albenga che non sia percorso da spifferi affilati. «Se ne va? Non se ne va?». «È in cima alla lista nera di papa Francesco». «È in arrivo il commissario». Le finestre hanno gli occhi. Nessuno si fida più di nessuno. Troppi scandali, troppi preti a dir poco disinvolti. Episodi boccacceschi, in certi casi da codice penale: preti indagati e condannati per pedofilia, sacerdoti che scappano con la cassa o posano nudi su Facebook o corteggiano le fedeli o fanno i barman in locali notturni. Sentenze, fascicoli della Procura, dossier anonimi. Tutto inevitabilmente ricondotto sulle spalle di monsignor Oliveri, 71 anni, da 24 dominus incontrastato, accusato di aver troppo tollerato, troppo coperto, troppo di tutto.
    Fazioni contro. Nessuna possibilità di tregua. Al piano terra del Vescovado, il direttore della Caritas, Filippo Barbino, 46 anni, affonda il colpo: «La verità è che il vescovo ormai ha perso il contatto con la realtà, nega l’evidenza. Come Vicario di Cristo in terra dovrebbe ricercare il bene comune e non il proprio personale interesse: dovrebbe farsi da parte, dare un segno di umiltà». La risposta dello stesso vescovo, raggiunto telefonicamente dal Corriere , è un inno all’incomunicabilità: «Sono sereno. Le accuse ad alcuni sacerdoti? Solo un gran chiasso che non genera alcun bene alla Chiesa…». Se è per questo nemmeno ad Albenga, a sentire il sindaco Giorgio Cangiaro: «La gente è scossa, si rincorrono voci di ogni tipo: non è materia che mi compete, ma spero che tutto ciò finisca».
    Sembrerà azzardato, ma tra i planetari problemi che assillano papa Bergoglio la pratica Albenga un posticino se l’è conquistato. «In quella diocesi ci sono problemi seri» è la voce che si rincorre da settimane in Vaticano. E i comportamenti più o meno libertini di alcuni sacerdoti sono solo un aspetto della questione.
    La realtà è che questa diocesi, sotto il governo di Oliveri, è da sempre una sorta di ultima ridotta degli ultrà della tradizione preconciliare. Che qui sono tanti, forti e controllano il territorio. Sacerdoti che mal digeriscono (eufemismo) il nuovo corso di papa Francesco. Parrocchie (vedi Loano) nelle quali durante la Messa, anziché la formula «in comunione con papa Francesco», si continua a citare il predecessore Benedetto XVI. E di questa enclave fortemente «tradizionalista» il vescovo Oliveri è il punto di riferimento, lui che non ha mai nascosto simpatie per i lefebvriani, che fu tra i primi a celebrare la messa in latino dopo la liberalizzazione da parte di Ratzinger, che non disdegna vistosi paramenti d’oro e costose scarpe con fibbia d’argento a dispetto degli inviti alla sobrietà di Francesco. Inamovibile e intoccabile, il monsignore.
    Lo stesso cardinale Bertone cercò inutilmente di convincerlo a trasferirsi a Roma. Rocciosamente difeso dai suoi come «un uomo di fede dal cuore generoso, un pastore sempre pronto ad accogliere preti scomodi e in difficoltà».
    Ma ora sul suo regno sembrano scorrere i titoli di coda. Il recente invio ad Albenga del nunzio apostolico Adriano Bernardini è letto da tutti come premessa di un cambiamento ineluttabile (per la successione si fa il nome del salesiano Antonio Castellano). Dal Vaticano padre Lombardi non si sbilancia: «Non ci sono decisioni». Oliveri può ancora contare su sponde nella Santa Sede (i cardinali Leo Burke, Domenico Calcagno e Mauro Piacenza, oltre al vescovo di Ferrara, il ciellino Luigi Negri).
    Ma, come dice un anonimo all’ombra del Battistero, «è sotto assedio, questione di giorni».

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