La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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NOTA UFFICIALE DELL’ISTITUTO – Risposta a Fabio Cancelli*

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In riferimento all’articolo intitolato “La sospensione a divinis di sei Francescani dell’Immacolata. Risposta al comunicato di Padre Alfonso Maria Bruno”, pubblicato a firma di Fabio Cancelli sul piccolo blog “Riscossa Cristiana” il 7 ottobre scorso, si precisa quanto segue.

Secondo ciò che viene affermato nell’articolo, l’adozione di sanzioni nei confronti di chi trasgredisce il Voto di Obbedienza costituisce “il modo migliore per ottenere l’effetto contrario”.

In primo luogo, con tale asserzione l’Autore dimostra di ignorare un fondamentale principio giuridico: il Voto di Obbedienza costituisce un  Istituto del Diritto Canonico; di conseguenza – come avviene per ogni norma giuridica – l’osservanza del precetto viene garantita stabilendo una sanzione a carico dei trasgressori.

Fabio Cancelli sembra tuttavia prevedere che costoro intendano persistere nella loro violazione della norma.

Se questo dovesse dimostrarsi vero, si confermerebbe l’esistenza di un disegno volto alla divisione dell’Istituto, la cui unità e disciplina, nell’obbedienza al Santo Padre, costituisce precisamente il bene tutelato dalle norme penali contenute nel Diritto Canonico a tutela del Voto di Obbedienza.

Se in Commissario Apostolico, per la prima volta dalla sua nomina, è stato costretto a sanzionare alcuni Religiosi, ciò è avvenuto perché la ribellione alla autorità conferitagli dalla Santa Sede si è fortemente aggravata.

Fino ad ora, infatti, si era dato il caso di Religiosi renitenti alle disposizioni emanate dall’Autorità dell’Istituto: tale comportamento aveva dato luogo ad ammonizioni, in alcuni casi reiterate ma mai sfociate in provvedimenti disciplinari, nella speranza che un maturo discernimento riconducesse all’obbedienza i renitenti.

Recentemente, però, si sono determinate situazioni in cui risultava altrimenti impossibile ristabilire la vigenza delle norme giuridiche.

Nel caso della Nigeria, si sono verificati episodi di grave violenza ai danni di un Padre Guardiano, oltre che tra gli stessi Religiosi.

L’articolista si domanda “Chi può dire come sono andate veramente le cose?”

Lo svolgimento dei fatti risulta dalla relazione di tre Religiosi mandati “in loco” dall’Autorità dell’Istituto per svolgere una approfondita inchiesta, le cui conclusioni sono state trasmesse integralmente alla competente Congregazione affinché le valuti e – se lo ritiene necessario  le verifichi.

Da esse risulta inoppugnabile la responsabilità del Religioso sanzionato nell’istigare la situazione di violenza.

Nel caso delle Filippine, un gruppo di Religiosi hanno abbandonato, nell’ambito di un disegno comune di disobbedienza all’Autorità dell’Istituto, le rispettive sedi per raggrupparsi presso una Archidiocesi in cui vengono illecitamente ospitati, malgrado i ripetuti richiami all’Obbedienza ad essi rivolti dal Commissario Apostolico.

Il carattere collettivo assunto dalla loro ribellione rivela un disegno comune di divisione dell’Istituto, e la complicità esterna offerta a costoro dall’Ordinario del luogo ne estende gli effetti proiettandoli sull’insieme della Chiesa.

In merito alla asserita violazione, nell’ambito della procedura seguita per comminare le sospensioni “ad divinis”, della norma stabilita dal Canone 1720 (“Se l’Ordinario ha ritenuto doversi procedere con decreto per via extragiudiziale renda note all’imputato l’accusa e le prove, dandogli possibilità di difendersi”), si rileva in primo luogo che la citazione risultava materialmente impossibile presso le Case Mariane cui gli imputati erano assegnati avendole essi abbandonate.

Ciò è provato dal fatto, certificato dagli atti del procedimento, che non è stato possibile notificare agli imputati le lettere ad essi indirizzate con cui, previamente all’applicazione della sanzione, venivano sollecitati ed ammoniti affinché rientrassero presso le Case Mariane di rispettiva appartenenza.

Peraltro, l’invio della citazione presso i domicili “de facto” dei Religiosi avrebbe potuto considerarsi – benché impropriamente – come approvazione implicita e sanatoria di una delle infrazioni per cui essi sono stati sanzionati.

Sia per quanto riguarda la motivazione nel merito delle sanzioni, sia per quanto riguarda l’osservanza delle norme procedurali seguite per la loro erogazione, l’Autorità dell’Istituto ha comunque reso puntualmente conto del proprio operato al Santo Padre e alla competente Congregazione, che fino al momento attuale nulla hanno eccepito in proposito.

Quanto espresso da Padre Alfonso Maria Bruno, nella sua duplice missione di Segretario Generale e di Portavoce Ufficiale, riflette naturalmente il pensiero e l’orientamento nel governo del Commissario Apostolico.

 

P. Fidenzio Volpi, ofmcap

Commissario Apostolico

 

Roma, 8 ottobre 2014

* Al momento presente non sappiamo se Fabio Cancelli sia una persona reale o uno pseudonimo. Siamo contenti d’invitarlo per un cordiale colloquio in Curia, dove potrà fornire  le fonti o la documentazione a suffragio di quanto asserisce.

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2 commenti

  1. […] Verità Commissariamento FFII Iniziamo al volo con gli FI per chiuderla altrettanto al volo. Nuovo post su nuovo blog che parla direttamente e solamente di quanto sta capitando all’interno dell’istituto. Senza preconcetti, programmi estranei da portare avanti e a quanto pare pure con conoscenze dirette. E’ di parte? Si, è di parte e sta, mi pare, dalla parte del Vaticano. Come non segnalarlo dopo che l’imprescindibile dell’ultima volta è stato il nuovo blog di Fatima1960 “amici della verità“? Ma annamo avanti vah. […]

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  2. laiciffi ha detto:

    Grazie per la recensione, noi ci siamo permessi di linkarvi tra i siti amici, perché il vostro blog è sempre interessantissimo e super partes!

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